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Di
cosa si tratta
Normalmente
i bambini scaricano senza difficoltà feci di consistenza abbastanza
morbida, almeno una volta ogni 1-2 giorni.
Il numero della scariche dipende dall’alimentazione, ma anche da
molti altri fattori comportamentali, sociali, relazionali relativi alla
famiglia e all’ambiente in cui si vive.
Raramente
è una malattia “organica”,
ossia una vera e propria malattia dell’intestino: in questi casi
la stipsi è severa, è associata a vomito ripetuto, ad un
addome molto gonfio, a disturbi della crescita. Solo in questi casi sono
necessari esami specifici.
Di
solito è un disturbo “funzionale”
(legato al tipo di alimentazione, a problemi comportamentali, ad un mancato
coordinamento tra i meccanismi di contrazione dell’addome e di rilasciamento
dell’ano).
- Una
dieta troppo povera di fibre (quindi di cereali, frutta, verdura) può
essere un fattore favorente la stipsi (le fibre infatti portano alla
formazione di una massa fecale morbida, e stimolano i movimenti dell’intestino
accellerando la velocità di transito).
- Quando
viene introdotto il vasino, se si è troppo impositivi, o si trasmette
ansia, o fretta, o disgusto rispetto alle feci, il bambino interiorizza
un’immagine negativa del momento della defecazione.

Come
si manifesta
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parla di stipsi quando vengono eliminate, con fatica e dolore, feci
dure (caprine, cioè a "palline"), spesso meno di
2 volte alla settimana.
- La
stipsi "occasionale" è un'evenienza molto frequente,
e non causa problemi.
- La
stipsi che persiste nel tempo ("cronica") colpisce circa
il 3% dei bambini; anche se non è una condizione pericolosa
per la salute (non è responsabile di intossicazioni da
assorbimento di tossine, né di malattie dell'intestino),
crea comunque un disagio, che può compromettere la qualità
di vita del bambino
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Il
bambino stitico spinge senza risultato o eliminando solo una scarsa quantità
di feci; le feci che si accumulano possono formare una massa ristagnante,
voluminosa e dura, detta "fecaloma". La sua eliminazione può
comportare una lesione della mucosa anale, che, per lo sforzo può
fissurarsi (questi taglietti profondi, spesso sanguinanti, estremamente
dolorosi, sono detti "ragadi").
Per paura di soffrire il bambino impara a trattenere le feci (invece di
spingere con i muscoli dell'addome e rilasciare l'ano, contrae i glutei
e distende il dorso e il collo); si instaura così un circolo vizioso:
ritenzione-feci dure-dolore.

Cosa
fare
Non
esiste un'unica terapia che risolva il problema cronico della stipsi:
solo il pediatra che conosce la storia clinica del bambino può
fornire i rimedi più adeguati.
Il successo terapeutico è legato alla collaborazione tra famiglia
e pediatra, e alla costanza nel tempo.

Qualche
consiglio
- insegnare
al bambino a scaricarsi nel vasino
- Il
vasino va proposto intorno ai 2 anni: bisogna insegnare al piccolo a
riconoscere lo stimolo (più frequente dopo i pasti, per l’aumentare
dei movimenti intestinali), spingere con la pancia e rilasciare l’ano.
- E’
consigliabile, in un ambiente tranquillo, invitare il bambino a sedersi
correttamente sul vasino (piedi ben appoggiati a terra, ginocchia più
alte del sederino, gambe divaricate) preferibilmente dopo il pasto,
per non più di 5-10 minuti, se è possibile rilassarlo
raccontandogli una favola (ci sono anche libri per bambini che parlano
del vasino), complimentarsi con lui se riesce a scaricarsi.
- Se
rifiuta l’uso del vasino, ma è senza pannolino perché
riesce a controllare la pipì, è possibile, per un certo
periodo di tempo, riapplicarlo quando mostra di essere pronto per scaricarsi
(per evitare che trattenga le feci, peggiorando la situazione).
- E’
controproducente essere troppo impositivi, fargli fretta, farlo sedere
sul water (anche se con il riduttore, perché il bambino, non
appoggiando a terra i piedi, trova una maggiore difficoltà a
spingere), costringerlo a rimanere seduto per lungo tempo, mortificarlo
se il tentativo fallisce, manifestare disgusto alla vista delle feci.
- modificare
l’alimentazione (arricchire
la dieta con cereali integrali, verdura, frutta, legumi)
- se
non si ottiene beneficio, somministrare farmaci
“ammorbidenti”, a base di zuccheri (richiamando acqua nell’intestino,
“rammolliscono” le feci, e rompono il circolo vizioso feci
dure-dolore-ritenzione)
- per
risolvere un problema acuto, quando
il bambino non riesce a scaricarsi completamente da oltre 48-72 ore,
intervenire con:
- microclisma
o supposta di glicerina (nei casi più lievi)
- clistere
con sondino rettale di circa 100 ml di soluzione fisiologica tiepida
(nei casi più ostinati)
(sono rimedi efficaci nel risolvere un ristagno di feci dure ed occludenti,
ma che non aiutano il bambino a scaricarsi da solo regolarmente).
Le
informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono
in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto
medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio
Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e
revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni.
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