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Informazioni e consigli sulla crescita e la salute del bambino,
solo da medici pediatri e professionisti qualificati.

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Influenza

Cos’è

L’influenza è tra le più comuni delle malattie infettive causate da virus.

Quando arriva l’influenza gli ambulatori dei pediatri di famiglia e i pronto soccorso pediatrici vedono un aumento brusco e numericamente rilevante delle richieste di visita e degli accessi. La cosa che preoccupa di più i genitori è la presenza di febbre spesso molto alta che dura diversi giorni.

La malattia colpisce un elevato numero di persone, soprattutto i bambini. La diffusione della malattia risulta infatti più agevole nelle collettività, laddove sono più frequenti le occasioni di contatto e di affollamento.

In Europa, e in genere nell’emisfero nord, le epidemie si verificano soprattutto nei mesi invernali, e durano 4-8 settimane. Casi sporadici si possono verificare anche in periodo non epidemici, ma comunque con una frequenza trascurabile, soprattutto in estate.

Cause

Sono stati identificati 3 tipi di virus influenzali: i tipi A e B, responsabili della sintomatologia influenzale classica, ed il tipo C, di scarsa importanza dal punto di vista clinico, in quanto causa di un’infezione generalmente asintomatica o simile al comune raffreddore.

Il virus di tipo A circola attualmente nell’uomo con due sottotipi H1N1 e H3N2. Il virus di tipo B non possiede sottotipi, ma comprende due famiglie distinte: Yamagata e Victoria. Nonostante, in linea generale, in Europa il virus A circoli maggiormente rispetto al virus B, solitamente i virus A e B circolano contemporaneamente in modo significativo, ed in alcune stagioni influenzali a dominare è stato il virus B.

Alla base delle epidemie dell’influenza vi è la tendenza di tutti i virus influenzali a subire mutazioni, cioè cambiamenti nella sequenza dei “mattoncini” di RNA che costituiscono il proprio genoma. Queste mutazioni cambiano le caratteristiche antigeniche, cioè l’aspetto esteriore del virus, rendendolo irriconoscibile o solo parzialmente riconoscibile agli anticorpi prodotti dall’organismo negli anni precedenti. Ne consegue che una persona già ammalatasi di influenza l’anno prima possa riammalarsi l’anno dopo.

I cambiamenti minori si verificano quasi annualmente e sono responsabili delle epidemie stagionali.
I cambiamenti maggiori sono responsabili delle grandi pandemie su scala mondiale. Si verificano ad intervalli di tempo imprevedibili (ogni 10-30 anni circa). Si ricordano in passato nel 1910 ” la Spagnola”, che ha ucciso oltre 20 milioni di persone in tutto il mondo (molte delle quali erano giovani adulti), e nel 1957 ” l’Asiatica”.

La malattia è molto contagiosa, e si diffonde da persona a persona soprattutto per via aerea. Il virus infatti viene diffuso nell’aria e nell’ambiente da una persona malata con le goccioline di saliva e muco diffuse nell’aria tossendo, starnutendo e parlando, per contagiare poi le persone vicine per inalazione e attraverso le mucose (bocca, occhi, naso).

I pazienti sono altamente infettivi soprattutto nelle 24 ore che precedono l’inizio dei sintomi fino all’acme della sintomatologia (il virus persiste comunque nelle secrezioni nasali per 5-7 giorni dopo l’inizio della malattia).

Possono essere infetti anche oggetti da poco contaminati da secrezioni naso-faringee. È possibile contagiarsi per via indiretta toccando con le mani oggetti da poco contaminati da secrezioni naso-faringee e portandosi poi le mani alla bocca.

Come si manifesta

Il periodo di incubazione, cioè il tempo che passa tra quando il soggetto contrae l’infezione e quando compaiono i sintomi, è in genere di 1-4 giorni.

La malattia può manifestarsi in modo più o meno grave. Si manifesta di solito con febbre improvvisa, brividi, mal di testa, malessere, dolori muscolari, tosse secca. Successivamente compaiono mal di gola, raffreddore, tosse più intensa, spesso dolori addominali, nausea e vomito. La febbre dura in genere 4-5 giorni, la tosse ed il raffreddore possono persistere più a lungo.
Le complicazioni più frequenti sono le polmoniti, le miositi (infiammazioni dei muscoli) e i disturbi del sistema nervoso. Più esposti a complicazioni (bronchiti e polmoniti soprattutto) sono i bambini piccoli e gli anziani, soprattutto se affetti da patologie croniche.

Diagnosi

La diagnosi è abbastanza facile durante l’epidemia, quando molte persone, bambini ed adulti, si infettano e si ammalano con sintomi molto simili. Più difficile distinguere l’influenza da altre comuni malattie respiratorie, molto frequenti nei bambini, al di fuori dell’epidemia influenzale o all’inizio dell’epidemia. Esiste la possibilità di una diagnosi precisa mediante tampone faringeo, ma solitamente è effettuata da pediatri e medici, detti per questo “sentinella”, che svolgono specificatamente la funzione di individuare i casi di influenza all’inizio dell’epidemia influenzale.

Terapia

Essendo una malattia virale, non esistono cure specifiche: si utilizzano farmaci antifebbrili (generalmente a base di paracetamolo), e rimedi per ridurre i disagi legati ai disturbi respiratori.
Solo in presenza di complicazioni il medico può prescrivere una terapia antibiotica.
Sono inoltre consigliati un’alimentazione leggera, ricca di liquidi, ed il riposo.

I soggetti di età superiore a 12 anni che si ammalano di influenza possono trarre beneficio da un farmaco antivirale (oseltamivir o zanamivir), che, assunto ai primi sintomi influenzali, sembra ridurre la durata della malattia.

È consigliabile che i bambini con influenza tornino a scuola quando sono sfebbrati da almeno 48 ore, ed in buone condizioni generali.

Cosa fare

Ancor prima di somministrare farmaci, è utile:

  • offrire spesso al bambino liquidi a temperatura ambiente (acqua, tè, camomilla) un poco zuccherati, a piccoli sorsi, a volontà;
  • non coprirlo in maniera eccessiva (perché così facendo non si permette al corpo di traspirare e, pertanto, di disperdere calore);
  • preparargli piccoli pasti facilmente digeribili, e non forzarlo se non ha appetito.

I farmaci antifebbrili vanno somministrati se la febbre è causa di “disagio”: di solito ciò si verifica per temperature superiori ai 38,5°C ascellari, ovvero ai 39°C rettali. Se invece la febbre è di lieve entità, se il bambino è abbastanza tranquillo e non lamenta dolori, di solito non è necessaria alcuna terapia medica.

Il farmaco di primo impiego è il paracetamolo. È consigliabile lo sciroppo; possono essere utilizzate anche le bustine e, nei bambini più grandi, le compresse. Le supposte vanno riservate ai casi di vomito o di rifiuto a prendere le medicine per bocca (perché vengono assimilate meno bene e più lentamente). Può essere utilizzato anche l’ibuprofene, purché a stomaco pieno (se assunto a stomaco vuoto può causare problemi gastrici), che associa all’azione antipiretica quella antinfiammatoria.

La dose dipende dal peso del bambino (e NON dalla sua età).

Quando consultare il pediatra

Consultate il medico se:

  • il bambino ha pochi mesi;
  • la febbre persiste da più di 48 ore;
  • sono presenti altri disturbi importanti o le condizioni generali non sono buone;
  • la temperatura è molto elevata, causa sofferenza al bambino, e non si abbassa dopo avere somministrato il paracetamolo.

È importante riferire:

  • l’età del bambino;
  • la dose di farmaco somministrata;
  • la temperatura misurata correttamente;
  • la durata della febbre;
  • eventuali altri disturbi;
  • se il bambino è stato a contatto, nei giorni precedenti, con persone ammalate.

Prevenzione

L’unica misura preventiva specifica efficace è la vaccinazione. Tuttavia sono molto utili nel ridurre la trasmissione del virus influenzale alcune misure di protezione personali:

  • lavare regolarmente le mani e asciugarle correttamente. Le mani devono essere lavate accuratamente per almeno 40-60 secondi con acqua e sapone, specialmente dopo aver tossito o starnutito. In caso di mancanza di acqua si può ricorrere ai disinfettanti per le mani a base alcolica;
  • coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, con fazzoletti monouso che vanno poi smaltiti correttamente. Se non si ha un fazzoletto, coprirsi la bocca con l’avambraccio, e non con la mano;
  • stare a casa, evitando il contatto con altre persone, soprattutto nella fase iniziale della malattia;
  • mantenere una distanza di almeno un metro da chi presenta sintomi dell’influenza ed evitare posti affollati;
  • evitare di toccarsi occhi, naso o bocca, in quanto in questo modo si può contrarre o trasmettere il virus toccando oggetti dell’ambiente;
  • le mascherine chirurgiche sono utili per ridurre la trasmissione dell’infezione, soprattutto in fase iniziale.

Ci si può difendere dall’influenza con la vaccinazione. I vaccini attualmente disponibili sono

  • un vaccino trivalente, contenente cioè un virus inattivato tipo A sottotipo H1N1, un virus inattivato tipo A sottotipo H3N2 e un virus inattivato di uno delle due famiglie B.
  • un vaccino tetravalente, comprendente anche un quarto virus inattivato dell’altra famiglia B.

Dal 2019 è disponibile anche in Italia, per soggetti di età superiore a 9 anni, un vaccino tetravalente prodotto con una nuova tecnica, non cioè coltivato su uovo, ma su cellule.

Dal 2020 è inoltre stato introdotto anche in Italia il vaccino per via nasale, un vaccino tetravalente con composizione leggermente diversa da quello infettivo, somministrabile solo dai 2 ai 18 anni di età. Si tratta di un vaccino vivente attenuato, controindicato pertanto in soggetti con deficit immunitari o che convivono con persone immunocompromesse.

La composizione è annualmente modificata in vista dei ceppi influenzali attesi sulla scorta delle indicazioni che l’OMS emette, per l’emisfero nord, solitamente a febbraio dell’anno precedente.

La protezione dura circa 6-8 mesi. Per questi motivi la vaccinazione deve essere ripetuta ogni anno.

I vaccini anti-influenzali sono efficaci (proteggono circa 70-80 soggetti su 100 vaccinati), sicuri e associati a minimi effetti collaterali. La copertura vaccinale non è tuttavia totale perché, a seguito di mutazioni genetiche sopravvenute dopo la formulazione del vaccino e/o (nel caso del vaccino trivalente) per la circolazione di un virus B di famiglia diversa da quella contenuta dal vaccino, si verifica un mismatch (cioè una non corrispondenza) tra ceppi contenuti nel vaccino e ceppi effettivamente circolanti. Per questo è preferibile eseguire la vaccinazione con vaccino tetravalente.

Nei bambini sono somministrati per via invettiva vaccini non costituiti da virus interi ma da virus disintegrati o da sottoparticelle purificate (detti “split” o a “subunità”): hanno il vantaggio di avere un basso rischio di effetti indesiderati importanti.

Gli eventuali effetti indesiderati sono in genere di lieve entità e durata: dolore, arrossamento, gonfiore, indurimento nel punto in cui è stato inoculato il vaccino, più raramente, entro 48 ore, modesti disturbi generali come malessere, febbre, dolori muscolari e articolari. Assai raramente possono verificarsi reazioni immediate di tipo allergico.

Molto adatto alla somministrazione nei bambini anche il vaccino nasale, sicuramente molto meno invasivo e di facile somministrazione.

Pediatra libero professionista a Bergamo. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.