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La "gravidanza" è giunta al termine: è stata dura
ma ora il bambino è con la famiglia, ha un nome, un'età,
un volto. Lo hanno abbracciato, dorme nella loro casa: ma ora ..... sarà
sano? I dati che ci hanno fornito sono credibili? Cosa è importante
controllare?
Queste
e altre domande si affollano alla mente.
Il
nucleo familiare che si presenta per la prima volta dal pediatra necessita
di disponibilità e anche di un approccio culturale nuovo.
Alcune
esperienze già fatte possono essere d'aiuto per l'impostazione
di un percorso assistenziale soddisfacente.
Alcuni anni fa il CIAI ha inviato ad alcune centinaia di famiglie di bimbi
adottati alcune schede da compilare che riguardavano i diversi problemi
che avevano incontrato al rientro in Italia con il tanto atteso bambino
adottato. Lo scopo era conoscere le difficoltà incontrate, in particolare
per quanto riguardava la salute dei bambini.
La maggior parte dei problemi è stata comune a molte famiglie,
anche se spesso provenivano da esperienze in paesi situati alla parte
opposta del globo.
Circa duecento famiglie hanno risposto
a questo questionario.
Nella
maggior parte dei casi già nel paese d'origine sono state fornite
informazioni sanitarie sotto forma di una vera e propria cartella clinica
completa oppure di una scheda delle vaccinazioni eseguite.
Solo in un quarto circa dei casi sono state fornite unicamente informazioni
verbali.
In pochi casi questi dati sono stati giudicati come non corretti, o addirittura
falsi, mentre di solito erano veritieri, anche se magari incompleti.
Quando era presente, la scheda sanitaria
comprendeva una visita medica, più
o meno approfondita, e notizie relative alle eventuali malattie congenite
o acquisite dal piccolo dopo la nascita. Purtroppo solo in un caso ogni
tre era presente la curva di crescita del peso e dell'altezza, grafico
molto importante per valutare la situazione complessiva dello stato di
nutrizione.
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La metà dei bambini sono stati sottoposti ad
esami del sangue,
un
quinto a radiografie, nel venti
per cento sono stati cercati batteri e parassiti
nelle feci.
In effetti, tra i controlli eseguiti in Italia
proprio l'esame delle feci è quello risultato più spesso
anormale: circa un quarto dei bambini aveva un'infezione
intestinale, spesso costituita da parassiti (giardia, amebe
o vermi, come si vede dalla tabella). Un bambino ogni dieci aveva più
infezioni contemporanee, in qualche caso addirittura quattro o cinque
insieme.
Purtroppo spesso questa è la norma nei loro paesi di origine ed
è proprio questo il fattore che più
spesso condiziona la mancata crescita dei piccoli.
Vaccinazioni
Solo poco meno della metà dei bambini
arrivati in Italia è stata sottoposta alle vaccinazioni previste
dal calendario seguito nei paesi europei. già obbligatorie
da più di 25 anni, come l'anti-poliomielite, l'anti-tetanica e
l'anti-difterica.
I piccoli vaccinati anche contro la pertosse, il morbillo erano il 20%
Un fortunatissimo 5 - 7% ha fatto anche l'anti-rosolia e l'anti-epatite
B.
In presenza di dubbi o di una documentazione incompleta,
a maggior ragione se la scheda delle vaccinazioni manca del tutto, è
obbligatorio seguire le indicazioni della legge italiana, anche a costo
di ripetere vaccinazioni magari già eseguite.
In questo caso, al di là della spesa inutile e del piccolo trauma
per i bimbi, di solito non ci sono rischi per la loro salute.
Malattie
Attraverso
l'acqua non potabile o gli alimenti, dopo batteri e parassiti già
visti, si trasmette anche il virus A dell'epatite,
malattia manifestata da alcuni bambini dopo l'arrivo in Italia.
L' epatite B era presente nel cinque
per cento circa dei piccoli.
Di solito questo virus è trasmesso dalla madre durante la gravidanza
o al momento del parto. Esso causa una forma di epatite più grave
della precedente, anche se non sempre il bambino appare clinicamente malato,
e con il rischio della cronicizzazione.
In approssimativamente un terzo dei casi
era stato effettuato anche il test per l'HIV,
risultato sempre negativo.
Oltre alle malattie infettive succitate, circa un quarto dei bambini ha
manifestato un problema medico poco dopo l'arrivo.
Il
25% soffriva
di una malattia della pelle.
Nella maggior parte dei casi era presente prurito, con o senza lesioni
cutanee visibili. Questo fastidioso sintomo può essere provocato
da molte cause, per esempio da eczemi, dalla presenza di parassiti nell'intestino
o nel sangue, dalla denutrizione e dalle conseguenti carenze, soprattutto
di ferro.
Il prurito in una decina di bambini era invece dovuto alla presenza di
ectoparassiti, l'acaro della scabbia o i pidocchi.
Anche le micosi cutanee, tra cui
la tigna è stata la più
frequente, erano presenti in circa il dieci per cento dei casi.
Numerosi bambini avevano altri disturbi, quali bronchite,
otite, anemia, infezioni delle vie urinarie, problemi ai denti
o erano stati sottoposti ad interventi chirurgici.
Rare sono state le situazioni più complesse, come qualche
caso di tubercolosi.
Rare
le malformazioni cardiache.
Per fortuna sono pochi i bambini che hanno manifestato malattie negli
anni successivi all'arrivo, meno del 5%, e ancora meno ne porteranno con
sé i postumi, per esempio deficit dell'udito a causa di otiti ripetute
e particolarmente severe.
Come facilmente prevedibile molti bambini, quasi
un terzo del totale, avevano un ritardo nella crescita,
talora con evidenti segni di denutrizione.
La causa più frequente era la presenza di parassitosi o infezioni
batteriche intestinali, ma in quasi tutti i casi la terapia appropriata
ha permesso di risolvere la situazione nel giro di pochi mesi, quasi sempre
con un recupero completo del bambino.
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Sono
risultate invece poco frequenti le alterazioni
comportamentali, come l'aggressività o la sindrome del
bambino iperattivo.
In questo caso quasi sempre il problema è stato risolto con il
ricorso a psicologi o psichiatri dell'età evolutiva.
In alcuni casi è stata segnalata la comparsa negli
anni successivi all'adozione di una situazione più complessa,
che di solito interessa le femmine e che prende il nome di pubertà
precoce.
Si tratta della comparsa dei caratteri sessuali in un'età inferiore
rispetto all'adolescenza.Ciò può essere dovuto a problemi
propri delle bambine, ma più frequentemente la causa, certamente
involontaria, sono proprio parenti ed amici che cercano di compensare
troppo in fretta le carenze fin li patite, riempiendo le piccole di dolci
e simili. Questo improvviso benessere può attivare in modo anormale
gli ormoni, con le conseguenze dette. Per evitare che ciò accada
è necessario un intervento preventivo del pediatra, con lo scopo
di spiegare ai genitori adottivi che il bambino, una volta abituato al
nuovo tipo di alimentazione, dovrà seguire una dieta varia e bilanciata,
senza eccessi calorici, sufficiente per fare recuperare una crescita normale.
Non pochi sono poi stati i problemi connessi con
la burocrazia: lo scontro qualche volta è iniziato fin
dall'incontro con le autorità aeroportuali, ma più spesso
l'apice si è raggiunto davanti agli sportelli delle ASL. La strada
maestra prevede il permesso di soggiorno, quindi l'acquisizione del codice
fiscale che è necessario per poter poi iscrivere il bambino al
Sistema Sanitario Nazionale. Solo dopo aver consegnato al Tribunale dei
Minorenni la documentazione originale del bambino, arriverà il
decreto di affidamento pre-adottivo, mentre quello definitivo arriva troppo
spesso a distanza di alcuni anni. Va ricordato che per la maggior parte
delle Autorità dei paesi d'origine dei bambini, l'adozione è
già effettiva e definitiva al momento della pubblicazione della
sentenza di adozione da parte del tribunale dei minorenni della città
d'origine. Evidentemente questa trafila non è chiara a molti funzionari
e ciò ha fatto saltare i nervi a molti genitori, mentre altri,
gli Italiani con la i maiuscola, hanno imparato in fretta a fare lo slalom
tra gli sportelli! Va segnalato che la lamentela che più frequentemente
è stata espressa dalle famiglie riguardava la mancanza di una figura
di riferimento che indicasse la strada più breve e sicura. Non
è stato infrequente il caso in cui proprio il pediatra di base
si è fatto carico di fornire le informazioni appropriate.
Proprio a questo riguardo va notato che il rapporto con i pediatri è
risultato complessivamente soddisfacente: pochi hanno lamentano la
scarsa familiarità dei medici con i problemi che possono avere
i bimbi provenienti da paesi in via di sviluppo, ma per fortuna
ci sono anche ASL che hanno adottato percorsi ben organizzati per chi
proviene da regioni extracomunitarie.
Pochi sono stati i casi nei quali è stata segnalata superficialità
o super medicalizzazione, problema questo presentatosi in alcuni
casi nei quali il medico ha sottoposto il bambino ad un numero eccessivo
di indagini alla ricerca di qualche strana malattia, che in realtà
non c'era.
Alcune considerazioni finali.
Esame
microbiologico delle feci
Rivolgersi al laboratorio di microbiologia di un ospedale dove ci sia
un reparto di malattie infettive.
In questi casi di solito vi è almeno un laboratorista esperto in
parassitologia, ricordando che i trofozoiti dei protozoi (ameba e giardia)
devono essere ricercati nelle feci a fresco (entro poche ore dalla raccolta
del campione, meglio se da feci poco formate), mentre le rispettive cisti
e le uova dei parassiti sono osservabili nei campioni conservati in formalina.
Entrambi questi esami devono essere ripetuti almeno tre volte prima di
accettare un loro esito negativo.
Specie patogene isolate dall'esame colturale o parassitologico delle feci
(197 bambini esaminati):
- Giardia
lamblia 21% Hymenolepis nana 12% Ascaris lumbricoides 10%
- Ossiuri
(Enterobius vermicularis) 9% Batteri (Salmonelle ed altri) 8%
- Trichuris
trichiuria 6% Entamoeba coli 6%
- Altri
parassiti (protozoi o vermi) 12% Poli infestazioni/infezioni 11%
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Particolare
attenzione va posta alle malattie infettive croniche come
la tubercolosi, la sifilide, l'epatite B
(meno frequente quella da HCV) e l'infezione da
HIV. Dato che solo nella minoranza dei casi la documentazione
che accompagna il bambino fa esplicitamente riferimento a queste infezioni,
il pediatra deve includere i relativi test tra i primi esami da eseguire,
non dimenticando che la positività del Tine test o della ricerca
degli anticorpi anti-HBs può essere solo la naturale risposta ad
un'infezione guarita o ad una vaccinazione praticata, ma non segnalata.
Attenzione va riservata ad un accurato esame
otologico, perché il problema d'organo più spesso
osservato era proprio a carico dell'organo dell'udito, spesso affetto
da otiti croniche recidivanti.
Nel caso, infine, di una patologia cutanea di dubbio inquadramento (specie
nei piccoli di colore e frequente una dermatite atopica oppure una micosi),
non bisogna esitare nel ricorrere alla consulenza di un collega dermatologo.
Va poi ricordato che l'osservazione dei bambini adottati, dei quali spesso
manca una anamnesi familiare, deve proseguire fino all'adolescenza, perché
alcuni problemi, sia strettamente medici, che di tipo affettivo o comportamentale,
possono manifestarsi nel corso degli anni.
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