Malattie infettive e Vaccinazioni - Adozione Internazionale
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Malattie Infettive e vaccini
AIDS

Che cos'è l'AIDS

L'AIDS (Sindrome di immunodeficienza acquisita) è una sindrome clinica caratterizzata da un progressiva immunodeficienza provocata dal virus HIV. I virus responsabili dell'AIDS sono di due tipi: HIV1 e HIV2. Il virus HIV1 è il principale responsabile dell'epidemia di AIDS . Il virus può attaccare numerose cellule dell'organismo, in particolare predilige i linfociti(globuli bianchi)che presentano sulla loro superficie il recettore chiamato CD4 i. Man mano che i linfociti vengono distrutti, la funzione del sistema immunitario si deteriora progressivamente fino ad arrivare alla fase sintomatica di AIDS.

Come ci si può infettare

L'infezione può essere trasmessa per via parenterale (trasfusioni di sangue infetto, trapianti, scambio di siringhe infette), attraverso i rapporti sessuali (sia eterosessuali che omosessuali) ed urogenitali (per il partner che entra in contatto con il sangue, il liquido seminale o le secrezioni vaginali), esposizione professionale, da madre infetta al bambino durante la gravidanza, al momento del parto e durante l'allattamento.
La trasmissione dell'infezione è condizionata dal rapporto virus ospite. Alcuni fattori sono importanti tra cui il tipo di virus (alcuni ceppi sono più virulenti di altri), la quantità di materiale infetto con cui si viene a contatto, il tempo di esposizione, la carica virale contenuta, lo stato di salute generale dell'ospite (presenza di malattie concomitanti).

Contagio tra madre sieropositiva e bambino.

Il bambino può essere contagiato durante la gravidanza, il parto e l'allattamento al seno (con estremi che vanno dal 25% in Africa all'3% in Italia).Generalmente i bambini nati da madre sieropositiva nascono sieropositivi per il passaggio di anticorpi di derivazione materna attraverso la barriera placentare, tuttavia fortunatamente solo una minoranza è realmente contagiata dal virus e quindi svilupperà anticorpi propri oltre che un progressivo danneggiamento del sistema immunitario, con comparsa di patologie opportunistiche. Per gli altri si assiste ad una negativizzazione per la perdita degli anticorpi ereditati dalla madre. Grazie alla messa in atto di un monitoraggio durante la gravidanza, alla possibilità di effettuare il parto cesareo e l'allattamento artificiale, la percentuale di bambini che contraggono l'infezione dalla madre si è ridotta notevolmente nei paesi industrializzati. Resta un problema aperto nei paesi del terzo mondo.

Incubazione

E' generalmente di 12-18 mesi per bambini non trattati durante il periodo perinatale,ma un numero sempre maggiore di bambini si mantiene asintomatico per piu' di 5 anni.

Sintomi

In seguito al contagio si ha la fase di infezione primaria che decorre asintomatica nel 25-50% dei soggetti mentre nei restanti si manifesta con quadri clinici aspecifici. I sintomi generalmente riportati configurano una sindrome definita simil-mononucleosica e cioè caratterizzata da un esantema e da una linfoadenopatia. E' stato descritto anche un possibile interessamento primario del sistema nervoso centrale con quadri clinici di encefalite o meningite e disturbi neurologici localizzati e generalmente reversibili. Il virus in questa fase si dissemina in tutti gli organi e tessuti.

Diagnosi

Il test normalmente usato come screening dell'infezione da HIV è un test che ricerca gli anticorpi contro il virus HIV (HIV1 e HIV2). Si tratta di un test immunoenzimatico (ELISA= Enzyme- linked immunosorbant assay), altamente sensibile, specifico e pratico da eseguire. Ogni test prima di essere dato come positivo viene riconfermato mediante un altro test denominato Western Blot. Questa tecnica è in grado di mostrare gli anticorpi diretti contro le diverse proteine del virus.
Il test per la ricerca degli anticorpi anti HIV può essere eseguito ad almeno un mese dall'episodio a rischio e va ripetuto a tre e sei mesi prima di poter essere considerato definitivamente negativo.
La PCR (Polymerase Chain Reaction) è un esame relativamente costoso e delicato da eseguire. Si avvale di una tecnica di amplificazione degli acidi nucleici (DNA o RNA) che consente di evidenziare sequenze geniche specifiche anche quando sono presenti in piccolissime quantità. La sua esecuzione risulta molto utile in condizioni ben determinate (es diagnosi precoce, soprattutto nel neonato..)

Che cosa si intende per sieropositività

E' la fase che fa seguito all'infezione primaria durante la quale si verifica un periodo piu' o meno lungo di latenza clinica cui corrisponde, tuttavia, una progressiva replicazione virale, una riduzione progressiva di linfociti CD4+ ed il progressivo deterioramento del sistema immune cellulo-mediato. Dal punto di vista clinico questa fase e' caratterizzata dalla presenza di una linfoadenopatia generalizzata. La durata media del periodo asintomatico si e' attualmente allungata grazie alle terapie disponibili, arrivando fino a 16 anni. I 2/3 dei soggetti, se non trattati, passato questo periodo sviluppa manifestazioni cliniche della malattia.

Che cosa si intende per Malattia Conclamata

E' la fase sintomatica dell'infezione da HIV durante la quale, a seguito di una progressiva immunodepressione causata dal virus stesso, si manifestano infezioni cosiddette maggiori o tumori. La velocita' di progressione della malattia da uno stadio ad un altro e' influenzata oltre che da fattori virali anche da fattori legati all'ospite quali la presenza di altre infezioni virali (infezione da virus B e C dell'epatite, da citomegalovirus, da virus di Epstein Barr ecc), dall'eta' del soggetto, dalla tossicodipendenza attiva, dalla terapia antiretrovirale.

Principali patologie che definiscono l'AIDS

AIDS DEMENTIA COMPLEX (ADC)
ASPERGILLOSI
CANDIDOSI DISSEMINATA, CANDIDOSI ESOFAGEA
CARCINOMA INVASIVO DELLA CERVICE UTERINA
COCCIDIOIDOMICOSI
CRIPTOCOCCOSI
CRIPTOSPORIDIOSI E MICROSPORIDIOSI
CYTOMEGALOVIRUS
HISTOPLASMOSI
INFEZIONE DA HERPES SIMPLEX E VARICELLA ZOSTER
ISOSPORIASI CRONICA
LEUCOENCEFALOPATIA MULTIFOCALE PROGRESSIVA (PML)
LINFOMI NON HODGKIN
MICOBATTERIOSI ATIPICHE DISSEMINATE
NEUROTOXOPLASMOSI
POLMONITE DA PNEUMOCISTIS CARINII
POLMONITI RECIDIVANTI
RETINITE DA CMV
SARCOMA DI KAPOSI
TUBERCOLOSI

Colera

Di cosa si tratta

E’ una malattia batterica. Il germe in causa è il vibrione del colera che produce una tossina responsabile dei danni a livello intestinale.

Come si manifesta

La diarrea costituisce il sintomo principale di tale malattia, le feci sono liquide, ricche di muco ed incolori, i dolori addominali possono essere assenti. Il colera è una malattia grave in quanto porta l’organismo ad una perdita importante di liquidi fino alla disidratazione grave ed allo shock.

Come si trasmette

La trasmissione avviene attraverso acque o cibi contaminati, in particolare crostacei e molluschi.


Periodo di incubazione

Varia da alcune ore fino a 5 giorni

Diffusione della malattia.

Il colera è particolarmente frequente nei paesi del sud-est asiatico, in India e in Africa. In Italia il colera costituisce un’eccezione, i casi osservati sono di persone che si sono recate in aree dove tale malattia è più frequente.

Vaccinazione Anticolera

  • E’ un vaccino inattivato.
  • Purtroppo ha efficacia bassa attorno al 50%
  • Per tale motivo non viene raccomandato ai viaggiatori in aree in cui il colera è diffuso.
  • La prevenzione pertanto si basa soprattutto su norme di igiene alimentare.
 
Epatite A


Di cosa si tratta

E’ una malattia virale che colpisce il fegato.

Come si manifesta

La malattia può decorrere in maniera silente senza la comparsa di alcun sintomo ben preciso, possono essere presenti anche solamente stanchezza, nausea, malessere generale. Il sintomo classico dell’epatite è l’ittero, colorito giallastro della pelle. Nella maggior parte dei casi non vi sono complicanze solo raramente vi può essere un decorso fulminante con conseguente decesso.

Come si trasmette


La trasmissione avviene per via alimentare attraverso cibi contaminati da materiale fecale infetto soprattutto i frutti di mare crudi, oppure da persona a persona.

Periodo di incubazione

E' di 15-50 giorni con una media di 25-30.

Vaccinazione Antiepatite A

  • Il vaccino è costituito da alcune particelle del virus inattivate.
  • Esistono due tipi di vaccino uno di tipo ridotto per uso pediatrico ed un tipo “adulti” che si somministra ai soggetti di età superiore ai 18 anni.
  • In Italia non è prevista una strategia vaccinale. Le raccomandazioni sono specifiche per ogni paese europeo ed  extraeuropeo.
  • In caso di contatto prolungato (convivenza) con una persona affetta da epatite A è possibile prevenire la malattia con la vaccinazione purchè sia effettuata entro pochi giorni dal possibile contagio.

 
Epatite B

Di cosa si tratta

E' una malattia virale che colpisce soprattutto il fegato

Come si manifesta

I sintomi della malattia acuta da HBV variano e possono comprendere perdita di appetito, affaticamento, nausea, ittero (colore giallo degli occhi e della pelle), dolore alle articolazioni e rash cutaneo. Più della metà di questi bambini infetti non mostra segni o sintomi, anche se possono diventare portatori cronici e possono sviluppare una malattia del fegato o il tumore del fegato, più tardivamente (di solito verso i 40 anni). Più giovane è il paziente quando acquisisce la malattia, più è probabile che sviluppi una malattia cronica del fegato o il tumore. Circa il 90% dei bambini che sono infettati dalla loro madre e dal 30% al 50% di quelli che si infettano all'età di 5 anni diventano portatori cronici dell'HBV, mentre le persone che si infettano da adulti hanno soltanto un 6-10% di rischio di infezione cronica.

Come si trasmette

Il virus dell'epatite B (HBV) è trasmesso da una persona all'altra col sangue e con i fluidi corporei. Si diffonde attraverso i contatti sessuali o l'uso di iniezioni di droghe, anche se una parte delle persone che si sono infettate, circa il 30%, non ha fattori di rischio noti. È anche trasmessa ai neonati dalle madri infette.

Vaccinazione antiepatite B

L'attuale vaccino è costituito da una proteina della superficie del virus (HBsAg) sintetizzata utilizzando la tecnica del DNA ricombinante. Il vaccino è prodotto da due diverse aziende e sebbene il contenuto di antigene sia diverso i due vaccini sono del tutto equivalenti ed interscambiabili.

Chi vaccinare

  • I neonati da madre infetta (HBsAg positiva) subito dopo la nascita
  • I bambini e gli adolescenti che non sono stati vaccinati da bambini

Chi non vaccinare

  • Le persone che hanno avuto una seria reazione allergica a precedenti dosi di vaccino B o componenti del vaccino
  • Le persone che sono moderatamente o seriamente malate dovrebbero consultare il loro medico prima di prendere qualsiasi vaccino.

Dosi e Calendario

  • Nei bambini si somministrano tre dosi di vaccino ai 3, 5 e 11 mesi di vita
  • Nei neonati da madre infetta (HBsAg positiva) si somministrano quattro dosi a 0, 1, 2 e 11-12 mesi di vita; assieme alla prima dose di vaccino si somministrano anche le immunoglobuline.
  • Negli adolescenti e negli adulti si somministrano tre dosi a 0, 1 e 6 mesi.

Efficacia del Vaccino

I vaccini antiepatite B sono efficaci al 95%. Il vaccino è in uso da quasi 15 anni, e gli studi condotti confermano che l'immunità dura per tutta la vita.

Effetti collaterali

La maggior parte delle persone che ricevono il vaccino dell'epatite B (65%) non presenta alcun effetto collaterale. Tra quelli che hanno reazioni avverse, i più avranno una reazione molto lieve.

Le reazioni lievi comprendono dolore, rossore e gonfiore nel punto dove l'iniezione è stata eseguita e febbre. Questi eventi avversi possono verificarsi subito dopo la vaccinazione e durare fino a un paio di giorni.

In casi molto rari (meno di un bambino ogni 10.000, circa lo 0.002%) i bambini possono presentare un'importante reazione allergica che si può presentare con alcuni di questi sintomi: difficoltà del respiro, asma, orticaria, pallore o stanchezza, battito cardiaco accelerato.

E' stato ipotizzato che il vaccino contro l'epatite B potesse causare sclerosi multipla. Autorevoli istituzioni di ricerca, prima, e l'Organizzazione mondiale della Sanità più recentemente (1998) hanno concluso che il vaccino contro l'epatite B non causa la sclerosi multipla.

  1. In caso di reazioni lievi:
  • Dare da bere molti liquidi
  • Non vestire troppo il bambino se è caldo
  • Usare farmaci a base di paracetamolo (non aspirina) o panni freddi , se necessario, per ridurre la febbre o il dolore
  • Nel caso che i sintomi si protraggano per più di due giorni può essere opportuno consultare il vostro medico per verificare che non si tratti di un comune effetto collaterale ad una vaccinazione ma piuttosto dei sintomi di un'altra malattia, che deve essere riconosciuta e trattata.
  1. Se si verifica una reazione moderata o grave, dovete rivolgervi immediatamente al vostro medico.

 
Tubercolosi

Di cosa si tratta

E’ una malattia batterica che coinvolge prevalentemente il polmone con possibile interessamento di tutti gli organi.


Come si manifesta

Nel bambino l’infezione primaria può essere asintomatica. Alcuni mesi dopo la malattia può riapparire con febbre, calo di peso, tosse, sudorazione notturna e brividi. La tubercolosi può colpire anche altri organi dando luogo ad esempio a meningite o nefrite.

Come si trasmette

La trasmissione avviene nella maggior parte dei casi attraverso le goccioline di saliva e delle secrezioni respiratorie, più raramente da madre a figlio durante la gravidanza.L’incubazione varia da 2 a 10 settimane.

Terapia e profilassi

Esiste un trattamento specifico a base di farmaci antitubercolari che segue vari schemi a seconda del quadro clinico. E’ prevista una profilassi per i soggetti che sono a contatto o convivono con soggetti affetti.

Vaccinazione Antitubercolare

  • E’ un vaccino vivo attenuato conosciuto con il nome di BCG (bacillo di Calmette Guerin)
  • Ha un’efficacia variabile
  • Va effettuato esclusivamente nei soggetti cutinegativi alla tubercolina
  • In Italia è prevista per i soggetti: cutinegativi conviventi con affetti da TBC , cutinegativi in aree ad alta morbosità tubercolare (cutipositività >5% a 6 anni)
 
Difterite

Di cosa si tratta

E’ una malattia batterica causata dal microrganismo Corynebacterium diphteriae, che produce una potente tossina responsabile della malattia.

Come si manifesta

Con una grave infiammazione delle vie respiratorie, la cui conseguenza più grave è una marcata difficoltà fino all’impossibilità respiratoria. La febbre è generalmente modesta. Nei paesi tropicali questo germe provoca spesso infezioni della pelle.
In questa malattia possono esservi complicanze spesso mortali come problemi al sistema nervoso (paralisi delle corde vocali, paralisi ascendenti), al cuore (miocardite), calo delle piastrine circolanti (trombocitopenia).

Come si trasmette

Il contagio avviene attraverso le goccioline di saliva o le secrezioni nasofaringee ed oculari. Il contagio avviene dopo il contatto stretto con una persona affetta.
I soggetti che, in seguito alla diagnosi hanno intrapreso una terapia antibiotica adeguata non sono più contagiosi dal 4° giorno dall’inizio della terapia. I soggetti non trattati possono essere contagiosi anche per 2 settimane dall’inizio della malattia.

Periodo di incubazione

E' di 2-5 giorni.

Dove rappresenta ancora un problema

In Italia non si registrano casi di difterite nei soggetti residenti dal 1994. Successivamente a tale data vi è solo la registrazione di casi importati. Nei paesi dell’ex Unione Sovietica dove la vaccinazione è stata somministrata in maniera inadeguata si sono verificati decine di migliaia di casi con numerosi decessi ed esportazione.

Vaccinazione Antidifterite

Il vaccino antidifterite si effettua per via intramuscolare, eventualmente contenuto anche nei i vaccini trivalenti, pentavalenti ed esavalenti; è costituito dalla tossina, del germe responsabile della malattia, in forma inattivata. Esistono due formulazioni di vaccino antidifterico: una, tipo “bambini”, più concentrata ed una, tipo “adulti”, meno concentrata, che si usa a partire dai 7 anni di età.

 
Le Leishmaniosi

Di cosa si tratta

Sono malattie causate da piccoli parassiti (protozoi) del genere Leishmania. Si conoscono numerose specie di Leishmanie: L. Tropica, L. Donovani, L. Infantum, L. Braziliensis, ecc..

Come si manifestano

I sintomi sono molto vari. In genere si distinguono:

  1. una Leishmaniosi cutanea, caratterizzata da lesioni ulcerose sulla pelle

  2. una Leishmaniosi cutaneo-mucosa, più grave, in cui le ulcere tendono ad interessare anche le mucose (bocca, fosse nasali)

  3. una Leishmaniosi viscerale, conosciuta anche col nome di Kala-azar, caratterizzata da accessi febbrili irregolari, perdita di peso, anemia, ingrandimento del fegato e della milza, e da un'altissima mortalità, se non trattata.

Come si trasmettono

Le Leishmanie vengono trasmesse all'uomo mediante la puntura di insetti appartenenti al genere Phlebotomus, un insetto vettore diffuso in tutte le regioni intertropicali e temperate del mondo. Benché si conoscano centinaia di specie di Flebotomi, solo una trentina sono responsabili della trasmissione della malattia. E' la femmina del Flebotomo che nel succhiare il sangue di mammiferi e dell'uomo, trasmette la malattia dagli animali all'uomo o da uomo ad uomo.

Come si curano

Esistono farmaci per la cura della malattia, ma il trattamento dev'essere fatto il più precocemente possibile.

Prevenzione

Consiste nell'evitare le loro punture mediante repellenti da applicare sulla pelle, nelle parti scoperte del corpo, e usare insetticidi e zanzariere negli ambienti in cui dorme. Non esiste un vaccino.

 

La Dengue e la Dengue emorragica

Di cosa si tratta

E' una malattia di origine virale. Esistono almeno 4 tipi di virus della Dengue: tipo 1,2,3,4.
La Dengue è una malattia in rapida progressione ed ormai si verificano milioni di casi ogni anno. E' diffusa in centro e sud America; nell'Africa subsahariana; in India, Indocina e nel sud-est asiatico.

Come si manifesta

I sintomi sono: febbre alta, mal di testa frontale, dolori alle articolazioni e ai muscoli. A volte c'è vomito, nausea ed eruzioni sulla pelle del torace e delle braccia, delle gambe ed anche del volto. Molti casi sono così lievi da non essere facilmente riconoscibili, ma al contrario la Dengue può presentarsi nella forma emorragica che è molto più grave.

Come si trasmette

Il virus viene trasmesso mediante la puntura della femmina della zanzara della specie Aedes aegypti; ma anche la specie Aedes albopictus (zanzara tigre) è in grado di fungere da vettore.

Prevenzione

Consiste nell' evitare le punture di zanzare, applicando repellenti sulla pelle, indossando vestiario che copra le braccia e le gambe, dormendo in locali forniti di zanzariere o di aria condizionata.
Non c'è una cura specifica per la Dengue e non esiste un vaccino.

 
Malaria

Di cosa si tratta

La malaria è la più grave e la più comune malattia tropicale. E' una malattia causata da protozoi del genere Plasmodium. I principali Plasmodi sono: Pl. falciparum, Pl. vivax, Pl. ovale, Pl. malariae.

Come si manifesta

Il rischio di contrarre la malaria è molto variabile in relazione al Paese a rischio che si visita, all'area (urbana o rurale) in cui si soggiorna, alle condizioni degli ambienti in cui si vive. La gravità della malattia è in relazione al Plasmodio responsabile (la mortalità per malaria è quasi sempre legata al Plasmodium falciparum), alla resistenza del Plasmodio alla Clorochina o ad altri antimalarici, alla precocità della diagnosi e del trattamento, oltre che alle condizioni del paziente.

I sintomi della malattia sono pertanto molto variabili. In genere è presente febbre, a volte preceduta da brividi, mal di testa, dolori muscolari e simil-influenzali; a volte si aggiunge anemia ed ittero. I sintomi però possono essere molto lievi e non destare apprensione nel viaggiatore. Gli episodi febbrili si ripetono a vari intervalli. Le recidive si possono verificare anche dopo anni dall'infezione primaria. La malaria da falciparum, se non trattata in tempo, può determinare insufficienza renale, coma e morte.

Come si trasmette

I protozoi vengono trasmessi da malato a sano attraverso la puntura della femmina di zanzare del genere Anofele. A volte la trasmissione si verifica con la trasfusione di sangue e, occasionalmente, da madre a feto durante la gravidanza.

Prevenzione

La prevenzione della malaria è basata in primo luogo sulla prevenzione meccanica e sulla prevenzione con farmaci e, in caso di infezione già avvenuta, sulla diagnosi precoce e sul trattamento precoce.

Prevenzione Meccanica

Ha lo scopo di impedire o ridurre al minimo le punture delle zanzare. Il viaggiatore dovrà adottare le seguenti misure:

  • dormire in stanze con reti alle finestre o con aria condizionata, oppure usare zanzariere, specialmente per i bambini, abbastanza ampie da poterle rimboccare sotto il materasso; sarebbe bene anche impregnarle con insetticidi;
  • usare un insetticida al piretro per eliminare eventuali zanzare;
  • chi sta fuori dopo il tramonto dovrebbe indossare vestiti che non lascino scoperte parti del corpo (camicie con maniche lunghe, pantaloni lunghi, ecc.); preferire abbigliamento di colore chiaro, perchè i colori scuri attraggono le zanzare;
  • spalmare o spruzzare le parti del corpo che rimangono scoperte con insetto-repellenti (da evitare il contatto     con le mucose o con gli occhi), tenendo presente che il sudore riduce l'effetto di tali preparati;
  • ricordare infine che le zanzare sono molto attive al buio, all'umido e al caldo.

Prevenzione con Farmaci

Dev'essere indicata dal medico caso per caso, tenuto conto che:

  • in molti Paesi esiste la resistenza alla Clorochina;
  • i farmaci antimalarici a volte sono controindicati;
  • nei bambini piccoli e nelle donne in gravidanza sono necessarie speciali precauzioni;
  • l'associazioni di antimalarici con altri farmaci può essere sconsigliabile;
  • l'autotrattamento deve essere riservato ai casi in cui il viaggiatore si dirige in località lontane da strutture sanitarie e deve essere limitato al tempo necessario a raggiungere un servizio sanitario per il trattamento più adeguato;
  • gli antimalarici possono dare effetti collaterali indesiderati.

Il viaggiatore deve inoltre sapere che nessun trattamento preventivo con farmaci garantisce al 100% l'eliminazione del rischio e perciò deve ricordare che, per ogni episodio febbrile che insorge durante il viaggio o dopo (anche a distanza di diversi mesi dalla prima esposizione), dovrebbe sottoporsi ad esame del sangue per la ricerca dei plasmodi.

I Paesi a rischio sono indicati nella mappa seguente:

I farmaci consigliati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per i Paesi a rischio sono indicati nelle schede sanitarie per ogni Paese nel sito www.port.venice.it, dove si possono reperire con facilità informazioni sulla situazione sanitaria di tutti i paesi del mondo e le notizie del bollettino epidemiologico dell'OMS.

Purtroppo ancor oggi, nonostante numerosi tentativi, alcuni dei quali incoraggianti, non è a disposizione un vaccino contro la malaria.


Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni.
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