Autore:

Gianni Caso

La corsa, il primo sport

18 giugno 2012

Non correre!

Chi è quel genitore che una volta o l’altra non l’ha detto al suo bambino scorrazzante pericolosamente tra tappeti, spigoli e vetri? Dopo aver speso tempo ed energie per aiutare il proprio bambino nei primi mesi di vita a camminare e parlare, i genitori spesso passano poi altrettanto tempo a farli stare seduti e tranquilli. Considerando però il sempre maggior numero di bambini sovrappeso o obesi, forse i nostri bambini passano troppo tempo a star seduti …

Nascondino e stili di vita

Intendiamoci, è saggio insegnare al bambino a non correre tra le mura di casa. Però correre è un’attività naturale per il bambino, e dovrebbe essere incoraggiato. I giochi che si basano sulla corsa, come ad esempio nascondino, sono divertenti e aiutano i bambini a stabilire le prime associazioni tra esercizio e divertimento. Far gareggiare i bambini in età prescolare e della scuola primaria in corse a piedi, anche casuali, può essere un modo per i genitori di  trasformare la naturale propensione dei bambini a correre in un’abitudine quotidiana come parte di un sano stile di vita.

Piccoli corridori

Correre per gioco, e come parte di un gioco, è senza dubbio utile. Un po’ diverso, e controverso, il discorso della corsa competitiva. Secondo alcuni sarebbe meglio non introdurre precocemente i bambini in una logica competitiva, e altri sollevano dubbi sull’effettivo effetto benefico della corsa intesa come sport specifico. In realtà anche per un piccolino la corsa può essere considerata un mezzo sano e piacevole per mantenersi in forma, a patto che da parte di genitori e allenatori non vengano esercitate forzature per conseguire irragionevoli obiettivi. I bambini non sono semplicemente piccoli adulti: il loro fisico in evoluzione presenta abilità e limitazioni diverse da quelle di un adulto, per cui essi necessitano di livelli di allenamento che non espongano in alcun modo a rischi al loro sviluppo e alla loro salute a breve e lungo termine. Per fare un esempio, data la relativa capacità del fisico delbambino di regolare la propria temperatura corporea, dovrebbero essere evitare distanze superiori a pochi chilometri, soprattutto se il clima è particolarmente caldo o freddo. D’altra parte, i ripetuti impatti determinati dalla corsa possono causare più facilmente fratture da stress o altri traumatismi, ma se il tutto viene mantenuto entro termini ragionevoli, la maggior parte dei bambini possono correre senza problemi se si eccettuano occasionali dolori muscolari.

Maratone e minicorse per bambini

Sempre più spesso gli organizzatori di maratone e corse di endurance per adulti affiancano all’evento principale corse su brevi distanze, di qualche chilometro, destinate ai bambini. Lo scopo è duplice: da un lato favorire il coinvolgimento nell’evento di tutta la famiglia, dall’altro cominciare ad introdurre i piccoli al mondo della corsa. Gli stessi genitori impegnati nella maratona possono aver piacere che i loro bambini comincino a seguire le loro orme, cimentandosi su distanze brevi e non troppo stancanti. D’altra parte il meccanismo dell’emulazione spiega come i figli di genitori fisicamente attivi  tendono ad avere un minor rischio di sovrappeso e malattie correlate con questo. 

Corsa e sport di squadra

La corsa, e la capacità di mantenere un’attività fisica per un certo lasso di tempo, sono capacità vitali che possono essere applicate a numerosi sport. Per questo è frequente che allenatori di altri sport inseriscano regolarmente la corsa nei programmi di allenamento. Un altro  vantaggio della corsa è la relativa indipendenza dell’allenamento del singolo rispetto a quello di altri bambini. D’altra parte, è vero che uno sport di squadra offre indubbi vantaggi sul piano relazionale rispetto ad uno sport singolo come il running, soprattutto man mano che l’età sale e si avvicina all’adolescenza. A ciò si può ovviare inserendo il bambino in una società di atletica: qui, se da un lato imparerà a familiarizzare con altri gesti fisici “di base” come il lancio e il salto, dall’altro si troverà comunque in un ambiente in cui la condivisione della fatica negli allenamenti, il sincero sostegno reciproco durante  le competizioni, insieme alla cultura del rispetto delle regole e dell’avversario, non potranno che aiutarlo a crescere come atleta e soprattutto come persona.

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