Autore:

Gianni Caso

Testicoli ingrossati: il Pediatra risponde

9 gennaio 2011

 

In questo articolo troverete le più significative risposte ai quesiti pervenuti alla rubrica sul tema; le risposte fanno riferimento alle conoscenze scientifiche alla data in cui la risposta è stata erogata, e potrebbero in qualche caso essere state superate da più recenti acquisizioni. Una revisione periodica da parte della redazione (v. data dell’articolo) consentirà di eliminare le risposte non in linea con le conoscenze mediche più moderne.

Data Titolo
03/12/2004 Idrocele
09/03/2005 Idrocele comunicante

Idrocele

Gent.mo dottore, mio figlio ha 1 anno e mezzo e da circa 20 giorni ho notato un ingrossamento del testicolo dx.Il bambino non manifesta dolore nemmeno se la zona ingrossata viene toccata. Mi sono rivolta al pediatra di base che ha riscontrato in effetti la presenza di acqua nella parte dx della sacca.
Nonostante mi abbia tranquilizzato dicendo che non si tratta di nulla di serio mi ha consigliato di controllare che l’ingrossamento non aumenti e mi ha dato appuntamento dopo un mese per valutare la necessita’ di una visita specialistica.
In attesa del prossimo controllo volevo avere delucidazioni su questo argomento.

Il termine tecnico della situazione cui lei fa riferimento è “idrocele”, che significa, appunto, presenza di liquido nello scroto.

Lo scroto è una specie di sacchetto, diviso in 2 parti, ciascuna delle quali ospita un testicolo. Nell’idrocele si crea un accumulo di liquido trasparente, acquoso, all’interno dello scroto, ma esternamente al testicolo, che, di fatto, non ne viene interessato nè normalmente disturbato. Lo scroto appare pertanto più o meno gonfio dal lato interessato dall’idrocele. Il gonfiore può anche variare nel tempo, diminuendo e aumentando a seconda del momento. Il liquido proviene dall’addome, attraverso il canale inguinale. Questo, da ciascun lato, attraversa obliquamente la parete dell’addome dall’esterno verso l’interno, all’altezza appunto dell’inguine, per sboccare alla radice dello scroto dello stesso lato. La sua funzione è quella di consentire al testicolo del lato corrispondente di “scendere” dalla cavità addominale, in cui dimora per gran parte della gravidanza, nello scroto. Ciò avviene di solito negli ultimi periodi della gravidanza, ma talora alla nascita uno o ambedue i testicoli possono non avere ancora completato la discesa nello scroto, ed essere pertanto localizzati in un punto qualsiasi del percorso (dalla cavità addominale al canale stesso, fino alla radice dello scroto). Si parla a seconda dei casi di “criptorchidismo” o “testicolo ritenuto”. Nella maggior parte dei casi la discesa si completa dopo la nascita, di solito entro i 2 anni.

Anche quando la discesa si è verificata (prima o dopo la nascita che sia), il canale inguinale rimane aperto per un certo tempo, e questo giustifica il libero passaggio di liquido dalla cavita addominale allo scroto. Ed infatti l’idrocele è una situazione piuttosto frequente nei primi mesi, tendendo via via a ridursi fino a scomparire entro i 2 anni di vita.

Se così non avviene, o se compare tardivamente, dopo questa età, di solito si consiglia l’intervento di chiusura del canale inguinale, mediante la “graffatura” dello stesso. Si tratta di un intervento che deve essere eseguito da chirurghi pediatri, ma che è di fatto molto semplice, quasi ambulatoriale (di solito la degenza è di un giorno), senza praticamente effetti collaterali. Nelle condizioni e ai tempi di cui sopra (dopo i 2 anni al massimo) è consigliabile farlo, non tanto per l’idrocele in sè, che è innocuo, ma perchè l’idrocele è una spia del fatto che il canale inguinale è ancora aperto, non tende pertanto a chiudersi come dovrebbe, e attraverso questo canale inguinale potrebbe farsi strada, oltre al liquido, anche un’ansa intestinale: in pratica, si verificherebbe un’altra situazione, quella di un’ernia inguinale. Questa può in qualsiasi momento andare incontro a strozzamento (condizione urgente e pericolosa, caratterizzata da dolore e tumefazione rossa, calda, molto dolente), e comunque, col suo “andirivieni” attraverso la partee dell’addome, sotto l’effetto del pianto e degli sforzi, può a lungo andare “sfiancare” le pareti del canale, rendendo di fatto necessario un intervento più complesso e un decorso postoperatorio più fastidioso. La maggior parte delle ernie inguinali dell’adulto sono di fatto dovute ad un canale inguinale aperto dalla nascita, in cui l’ernia si è ad un certo punto insinuata magari per effetto di uno sforzo più violento del solito.

Giustamente il suo pediatra le ha dato delle prudenti indicazioni proprio per identificare possibili segni dell’associazione di un ernia e, soprattutto, le ha consigliato l’attesa, per vedere se l’idrocele regredisce o se, invece, persistendo l’idrocele, è necessario sentire il parere del chirurgopediatra.

Idrocele comunicante

Mi chiamo Xxxxxxxx e gia’ un mese e mezzo fa circa le avevo mandato un e-mail riguardo mio figlio. Xxxxxx ha 20 mesi e da novembre presenta un idrocele destro. Il pediatra,e poi lei me ne aveva dato la conferma, mi aveva consigliato, nel caso in cui questo gonfiore non fosse sparito, una visita chirurgica. Cosi’ ho fatto. All’ospedale di Xxxxxx (XX), ha visitato Xxxxxx il Dott. Xxxxxxxx (Chirurgo pediatra) che in meno di 5 minuti di visita mi ha messo in lista per l’intervento per idrocele comunicante. L’intervento e’ fissato per il 29 marzo e io ho un grosso dubbio che non so come risolvere. Il pediatra di base non mi ha soddisfatto in quanto dice che se il chirurgo reputa utile l’operazione va fatta e basta. Vista la sua gentilezza vorrei disturbarla ancora una volta per tranquillizzarmi. Dopo 2 o 3 giorni dalla visita io non ho piu’ visto quel gonfiore che prima vedevo tutti i giorni, se non 2 o 3 volte al massimo. Ma non puo’ essere che questo idrocele se ne stia andando ed io opero il bambino per niente? Se adesso l’acqua non c’e’ e non opero Matteo, poi si puo’ comunque ripresentare in eta’ adulta? E Quindi e’ meglio operare in ogni caso visto che la presenza di acqua c’e stata ed ha segnalato l’apertura di questo canale ? Non esiste un’ecografia che valuti non la presenza di acqua ma la chiusura o apertura del canale? Le sarei infinitamente grata se riuscisse a rispondermi a giorni in modo di arrivare al giorno dell’intervento sicuri di cio’ che stiamo facendo.

Gentile signora, al di là della persistenza dell’idrocele all’età di quasi 2 anni, è soprattutto la sua intermittenza a suggerire che si tratta , come il chirurgopediatra, in un tempo breve ma per lui sufficiente a fare questa diagnosi, ha confermato, di idrocele “comunicante”. La raccolta liquida, cioè, “comunica”, attraverso il canale inguinale, con la cavità peritoneale (l’addome), e questo che fa sì che questo liquido compaia e scompaia, come lei ha notato. Quello che conta è che proprio questo fatto dimostra che il canale inguinale è aperto, e non ha, a questo punto, possibilità di chiudersi spontaneamente, costituendo pertanto una condizione di rischio (in tempi molto variabili, ma comunque il rischio è consistente) perchè un’ansa intestinale si faccia strada attraverso il canale inguinale e determini un’ernia. L’ecografia non consente alcun vantaggio in tal senso, mentre serve proprio a confermare la natura liquida del gonfiore dello scroto.

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