Autore:

Gianni Caso

Fimosi e altri problemi del pene: il Pediatra risponde

20 gennaio 2011

 

In questo articolo troverete le più significative risposte ai quesiti pervenuti alla rubrica sul tema; le risposte fanno riferimento alle conoscenze scientifiche alla data in cui la risposta è stata erogata, e potrebbero in qualche caso essere state superate da più recenti acquisizioni. Una revisione periodica da parte della redazione (v. data dell’articolo) consentirà di eliminare le risposte non in linea con le conoscenze mediche più moderne.

Data Titolo
07/03/2005 Pisellino chiuso – 4 anni e mezzo
03/06/2005 Fimosi e pressione urinaria


Pisellino chiuso – 4 anni e mezzo

Gentile dottore, mio figlio di quattro anni e mezzo ha ancora il pisellino del tutto chiuso tanto è vero che quando fa pipì la pelle assume la forma di una tasca da pasticcere. Sono contraria alle pratiche di apertura forzata, ma mi chiedo se e quando potrà avvenire l’apertura spontanea. Le chiedo gentilmente se esiste in modo per aiutarlo e qual’è indicativamente l’età massima entro la quale va obbligatoriamente aperto.

In condizioni normali il prepuzio (la pelle che riveste la punta del pene) rimane aderente al glande (la parte terminale del pene) fino ai 3-4 anni, dopo di che comincia a scollarsi naturalmente, magari con l’aiuto di una “ginnastica” prepuziale (tirare cioè indietro la pelle del prepuzio, delicatamente, ma senza paura) che il bambino stesso può imparare da solo a fare, soprattutto quando la pelle, dopo il bagno, la doccia o il bidet, è più morbida ed elastica. Prima dei 3 anni non solo non è necessario, ma può anche essere controproducente forzare all’indietro la pelle del prepuzio.

Dopo i 3-4 anni, se non è possibile retrarre all’indietro il prepuzio, la causa può essere la persistenza delle aderenze balanoprepuziali (cioè delle aderenze tra glande e prepuzio) oppure un prepuzio troppo stretto (solo in tal caso si parla propriamente di “fimosi”). Sarà il pediatra a valutare in quale delle due condizioni ci si trova. Si potrà al limite attendere fino ai 5 anni, a meno di 2 condizioni:
il fatto che, come lei ha descritto molto bene usando l’immagine della “tasca da pasticcere”, quando il bambino fà pipì il pene si gonfi prima di emettere l’urina. Questo fenomeno indica che il getto di urina, per poter uscire, deve raggiungere una pressione maggiore del normale, per poter vincere la resistenza determinata dall’ostruzione a valle (il restringimento del prepuzio, cioè del “cappuccio” che riveste la punta del pene). Questa pressione aumentata, però, si riflette non solo a valle, ma anche a monte, potendo perciò provocare reflussi di urina in senso opposto, cioè verso la vescica.
la ricorrenza di episodi di infezione del prepuzio e del pene (balaniti o balanopostiti), favorite e videntemente dal ristagno, tra glande e prepuzio e soprattutto nel solco che delimita posteriormente il glande (solco balanoprepuziale) di batteri e secrezioni
In questi casi è necessaria la valutazione dell’urologo pediatra, per determinare se il restringimento è causato solo da aderenze balanoprepuziali (risolvibili talora applicando per qualche tempo una pomata cortisonica o qualche volta con lo scollamento manuale e l’aiuto di un anestetico locale) oppure da un vero e proprio prepuzio troppo stretto, problema che può essere risolto solo chirurgicamente con la circoncisione.

Fimosi e pressione urinaria

Gentile pediatra, tempo fa le ho scritto a proposito del prepuzio a sacca da pasticcere del mio bambino di 4 anni e mezzo.Ho trattato il bimbo per un mese con diprosone e il prepuzio riusciva a scoprire il glande almeno fino a metà, inoltre l`effetto sacca è notevolmente diminuito. Adesso ho inziato il secondo ciclo e mi sono accorta che forse si è un po` richiuso anche se non ai livelli dell`inizio cura. E` da ritenersi normale o dovevo continuare a stimolarlo? Inoltre, mentre ho capito gli effetti di una infezione non sono riuscita a capire bene le conseguenze dell`aumento di pressione dell`urina nonchè del riflusso della stessa verso la vescica, può spiegarmelo? Il fatto che la situazione sia migliorata è un buon segno o c`è ancora sospetto di recidiva di fimosi?

Da quello che mi dice, la buona risposta al trattamento locale col diprosone indica che nel suo caso ci sono buone possibilità di risolvere la cosa senza alcun intervento chirurgico e che non ci troviamo di fronte ad una fimosi “vera”. Anche la leggera riaccentuazione della chiusura del prepuzio una volta sospesa la terapia non preoccupa. Nell’intervallo tra i cicli, comunque, è buona norma che il bambino, anche da solo, magari dopo il bagno o la doccia, quando la pelle del prepuzio è più morbida ed elastica, si abitui a tirare all’indietro la pelle del prepuzio il più possibile.

A proposito degli effetti della pressione urinaria, ecco qui. Normalmente, al momento della minzione (quando il bambino fa pipì), le pareti della vescica si contraggono, comprimendo l’urina che vi è contenuta, mentre il muscolo detrusore della vescica (la parte della vescica per intenderci che ne chiude lo sbocco verso l’uretra, cioè il canale che dalla vescica porta le urine all’esterno sboccando alla punta del glande) si rilascia, permettendo così che l’urina venga spinta senza fatica all’esterno. Se, a qualsiasi livello dell’uretra e per qualsiasi motivo, l’urina incontra un ostacolo al deflusso (come avviene talora ad esempio nella fimosi nel caso del fenomeno da lei descritto come “tasca del pasticciere”), perchè l’urina superi l’ostacolo è necessario che la pressione con cui viene spinta sia maggiore. Ciò comporta un lavoro supplementare della muscolatura vescicale, che a lungo andare può anche inspessire le pareti della vescica e alterare la forma di quest’ultima, facendo sì che anche al termine della minzione un po’ di urine ristagnino, col rischio di infettarsi. Inoltre, quando l’urina incontra l’ostacolo, in parte refluisce verso la vescica, portandovi germi che frequentemente popolano l’ultimo tratto dell’uretra. Il rischio è di favorire le infezioni vescicali (l’urina in vescica nel bambino normalmente è sterile, cioè non è infetta da batteri), che a loro volta possono più facilmente “risalire” verso i reni attraverso gli ureteri per effetto della compressione cui l’urina è sottoposta in vescica sotto l’azione della muscolatura vescicale al momento della minzione. Provi a pensare ad un contenitore non rigido pieno d’acqua, con due sbocchi (quello a valle rappresenta l’uretra), quello a monte, che rappresenta l’uretere, e va verso il rene, è dotato di una valvolina che fa sì che comprimendo il contenitore per fare uscire l’urina questa vada verso l’uretra, e non refluisca all’indietro verso l’uretere. Provi a stringere l’uretra e a comprimere a questo punto il contenitore. Vedrà che a lungo andare la valvolina non tiene più, e il liquido riotrna indietro verso l’uretere, provocando quello che tecnicamente si definisce “reflusso vescico-ureterale”.

Se volete approfondire un argomento, utilizzate il nostro motore di ricerca, che vi proporrà tutti gli articoli di amicopediatra.it in cui l'argomento è trattato.



Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.