Autore:

Gianni Caso

Diarrea e vomito: il Pediatra risponde

22 gennaio 2011

 

In questo articolo troverete le più significative risposte ai quesiti pervenuti alla rubrica sul tema; le risposte fanno riferimento alle conoscenze scientifiche alla data in cui la risposta è stata erogata, e potrebbero in qualche caso essere state superate da più recenti acquisizioni. Una revisione periodica da parte della redazione (v. data dell’articolo) consentirà di eliminare le risposte non in linea con le conoscenze mediche più moderne.

Data Titolo
12/12/2004 Sindrome postgastroenteritica
03/05/2005 Gastroenterite: rispettare l’inappetenza
03/08/2005 Gastroenterite: l’utilità della dieta
22/08/2005 E’ diarrea o no?
02/09/2005 Diarrea da stafilococco?
14/12/2005 Muco nelle feci
15/12/2005 Gastroenteriti ripetute
22/12/2005 Arrossamento sederino
29/12/2005 Coliche e  scariche
12/01/2006 Amido e gastroenterite

Sindrome postgastroenteritica

Sono la mamma di un bambino di quasi 5 anni e di una bimba di quasi 2. Ho questo problema: da ormai un mese entrambi i bambini hanno dei problemi intestinali, iniziati con diverse scariche giornaliere di diarrea. Hanno seguito dieta in bianco e assunto fermenti lattici ma il problema non si è mai completamente risolto; ha semplicemente subito una evoluzione:

1) il bambino alterna alcuni giorni in cui, apparentemente, non ha disturbi ad altri in cui lamenta dolori al basso ventre e fa delle “puzzette” liquide che non riesce a controllare;
2) la bambina, analogamente, alterna giorni normali ad altri in cui le feci sono molli, giallastre, di sgradevole odore acido, con presenza di muco e di residui di cibo. Prima di svuotarsi lamenta dolore.

La coprocoltura effettuata non ha riscontrato niente di anomalo anche se ho il sospetto di non averla eseguita in modo corretto (ho raccolto i campioni la sera prima della consegna e li ho conservati in frigorifero).

Intanto, il fatto che ambedue siano affetti da una forma che sembra apparentemente della stessa natura è paradossalmente tranquillizzante, in quanto rende molto improbabile una patologia individuale potenzialmente severa.

Le gastroenteriti infettive, che siano virali (più frequenti) o batteriche (di solito più aggressive), spesso lasciano dietro di sè degli strascici. Lo strato superficiale dell’intestino, colpito dall’infezione, viene rimpiazzato abbastanza velocemente, ma con cellule immature, meno capaci, cioè, rispetto alle cellule originarie, di digerire ed assorbire le sostanze nutritive contenuti negli alimenti. Il risultato è che per un tempo variabile, che può prolungarsi anche per diverso tempo, l’intestino funziona male, digerisce e assorbe poco. Le sostanze contenute negli alimenti e poco digerite (il lattosio, in particolare, cioè uno zucchero contenuto ad esempio nel latte) rimangono nell’intestino, dove vengono fermentate dalla flora batterica intestinale, con conseguente produzione di gas e di acidi, che, oltre a provocare disturbi, come mal di pancia, senso di aria nella pancia, scariche indigerite, ecc, a loro volta sono “tossiche” per la mucosa che riveste l’intestino. Insomma, facilmente si crea un circolo vizioso, chiamato anche “Sindrome postgastroenteritica”, che somiglia un po’ alle condizioni di un motore ingolfato: anche la poca benzina che entra non brucia, e anzi finisce per ingolfare ulteriormente il motore…

Questa della sindrome postgastroenteritica è “una” possibilità, ma in effetti nel suo caso andrebbe esclusa una possibile infezione batterica persistente (la coprocoltura come da lei eseguita non è il massimo, soprattutto perchè non consente ad esempio la ricerca del Campylobacter, che richiede feci “fresche” raccolte da non più di 2 ore), così come si dovrebbe anche escludere una possibile parassitosi intestinale, mediante la ricerca della Giardia (i campioni devono essere almeno 3 e vanno raccolti secondo modalità ben precise, per cui è bene sentire il laboratorio). Certo, nel decidere il da farsi molto dipende anche da una valutazione obiettiva, a cominciare dall’andamento del peso dei bambini, da parte del suo pediatra


Gastroenterite: “rispettare” l’inappetenza

Sono il papà di una splendida bambina (Xxxxxxxx) che ha 14 mesi è da qualche giorno che siamo in apprensione per i motivi che vi elenco:

- venerdì 29 Aprile e Sabato 30 Aprile ha avuto un episodio febbrile con picchi fino a 39,5° (la temperatura è stata tenuta sotto controllo con antipiretici); – contemporaneamente alla febbre ha avuto episodi di diarrea e ha iniziato a non mangiare più né cibi solidi (minestrine, riso, frutta, ecc) né latte; – ha continuato sempre e solo a bere Acqua;

- nella giornata di Lunedì ci siamo recati dal Pediatra per una visita di controllo e ha riscontrato che la bambina stava bene (niente gola arrossata, addome trattabile, spalle libere) ma gli ha prescritto dei fermenti lattici e un medicinale, che non menziono per correttezza, per tenere sotto controllo la diarrea e il vomito (aveva avuto un episodio);

- nella giornata di Martedì la situazione è rimasta invariata e si è aggiunta anche dei dolori al pancino, in pratica la bimba quando ha queste coliche tende a contrarre le gambe (e dalla suo pancino si sentono forti rumori gassosi ); – contattato telefonicamente ci ha prescritto delle gocce da somministrargli per alleviare le crisi gassose ma la situazione sembra rimanere invariata;

Quello che ci preoccupa è che la bimba continua a rifiutare il cibo, molte volte ha questi episodi di dolore al pancino e spesso cerca rifugio consolatorio tra le braccia di Noi genitori o dei nonni e non vuole fare nemmeno due passi, chiaramente la sua vitalità è diminuita fortemente.

Cosa ci potete consigliare?

Grazie 1000

E’ difficile, e poco corretto, pronunciarsi sul caso specifico, non conoscendo, a differenza del vostro pediatra, non solo la situazione clinica del momento, ma soprattutto la famiglia e il bambino, con i suoi precedenti clinici. Posso solo fare alcune considerazioni di carattere generale.

Da quanto lei riferisce, sembra che Xxxxxxxx sia vittima di una delle tante infezioni virali gastrointestinali tipiche di questo periodo dell’anno, e caratterizzate da diarrea, vomito e febbre. Inevitabilmente, come vi è facile immaginare se pensate a come ci si sente, anche da adulti, quando ci si trova in situazioni simili, il bambino colpito da queste infezioni è inappetente e giù di corda, e tale rimane anche oltre il periodo di masima intensità dei sintomi. L’inappetenza, anzi, è una forma “naturale” di difesa dell’organismo, e in particolare dell’apparato gastrointestinale, che, colpito dal virus, rimane a lungo, per giorni dopo la fase acuta, particolarmente disturbato e in difficoltà a digerire alimenti abitualmente assimilati senza problemi. Le coliche che seguono, anche per diversi giorni, il momento più acuto di diarrea e vomito, sono dovute alla scarsa digestione degli alimenti, che rimangono indigeriti nell’intestino, fermentano creando gas, acidità delle feci e dolore.

Trattandosi di infezioni per lo più virali, il loro decorso è scarsamente influenzato da farmaci. Ed infatti, oltre ai fermenti lattici, alla somministrazione di acqua e sali minerali (tipo Xxxxxxxx bustine) il provvedimento più opportuno è proprio quello di “rispettare” l’inappetenza, facendo anzi in modo che anche quel poco che la bambina mangi sia particolarmente digeribile: riso bollito, con poco olio e parmigiano, tea e fette biscottate, patata bollita e schiacciata, somministrati preferibilmente in porzioni piccole e frequenti, tiepidi e senza alcuna forzatura, dovrebbero costituire gli unici alimenti consentiti nei giorni iniziali di malattia, per poi passare gradualmente alla pasta in bianco, al petto di pollo, alla mela e alla banana, anche al latte (magari per qualche giorno delattosato), ad un po’ di prosciutto, a qualche biscotto secco. Completamente fuori luogo briochine, dolciumi, grassi e fritti, o anche alimenti richi di fibre, che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Normalmente, queste infezioni tendono spontaneamente a regredire, e anche l’inappetenza e i dolori, soprattutto se la dieta leggera viene osservata scrupolosamente, gradualmente migliorano, consentendo alla bambina, una volta superato il rpoblema, un facile e rapido recupero sia del buon umore che del peso eventualmente perduto. Certamente, è opportuno ricontattare il pediatra se così non avviene, e soprattutto se i dolori diventano sempre più forti, o continui, o si associano feci gelatinose, ricche di muco o addirittura sangue, o ricompare il vomito o la febbre.

Gastroenterite: l’utilità della dieta

Salve invio quesito urgente: bimba di otto anni da 5 giorni 2-3 scariche di diarrea liquida, febricola serotina e 1-2 episodi di vomito al giorno, condizioni generali buone. Nei momenti di remissione vivace e normale. Terapia : Xxxxxxxxx, Xxxxxxxxxxxx, liquidi, frutta.

Che fare ancora!

Grazie

Premettiamo che non è prerogativa di questa rubrica dare risposta problematiche urgenti, anche perchè poco si concilia l’urgenza clinica con una rubrica via Internet.

Da quanto lei riferisce, e con tutte le cautele che una valutazione a distanza impone, la sua bimba sembra affetta da gastroenterite, cioè una infezione, per solito virale, dello stomaco e dell’intestino. La causa solitamente virale rende inutili provvedimenti tendenti a rimuoverne la causa (antibiotici, ad esempio, del tutto inutili coi virus) e richiede solo provvedimenti palliativi, come appunto quelli che lei ha già preso.

Ne manca uno, o per lo meno lei non l’ha citato: la dieta. Anch’essa non è una soluzione generale al problema, ma è un aiuto, nell’attesa che spontaneamente stomaco ed intestino riprendano a funzionare come prima. La situazione che segue ad un episodio gastroenteritico, infatti, è abbastanza simile a quanto avviene con un motore ingolfato: non riesce a smaltire anche la quantità abituale di benzina, che anzi finisce per ingolfarlo ancora di più … Anche se la bambina sarà probabilmente poco appetente, ciò che conta, visto il ricorrere non tanto della diarrea quanto del vomito, è la qualità e la digeribilità di ciò che mangia. Se la bambina vomita ancora, pertanto, somministrate piccole quantità (un cucchiaino da caffè ogni 5 minuti, senza cedere allla sete della bimba, che ne chiederà di più) di liquidi trasparenti (acqua, o camomilla, o tea deteinato) freddi e con soluzioni reidratanti (tipo Idravita bst), evitando alimenti per 5-6 ore; poi, per 2 giorni, togliete latte e derivati, offrite solo riso bollito con poco olio e parmigiano, patata bollita e schiacciata con olio, tea deteinato con fette biscottate. dopo 2 giorni, riprendete un’alimentazione più varia, ma pur sempre leggera, con latte delattosato (tipo latte Accadì, o Zymil), biscotti secchi (non i frollini al burro!), pasta in bianco (con olio, non burro), petto di pollo ai ferri, mela, banana. Per una settimana almeno, comunque, pur riprendendo una dieta gradualmente più ampia, evitate dolciumi, grassi, fritti, ecc.

Tutto ciò, lo ripeto, fatta salva la natura virale, molto probabile e frequente in questo periodo, della gastroenterite. Non posso escludere a priori una causa ad esempio batterica (salmonella, campylobacter, o altri battericome quelli responsabili ad esempio della “diarrea del viaggiatore”), anche se mi sembra improbabile in base a quanto lei riferisce. Comunque, se con tutti i provvedimenti citati il problema persiste, oltre a fra vedere la bimba da un pediatra, consiglierei l’esecuzione di una coprocoltura, tenendo presente che comunque l’eventuale riscontro di un’infezione batterica da Salmonella e anche da Campylobacter ha più un significato sul piano di salute pubblica (infatti va segnalato all’Ufficio Igiene) che sul piano individuale: anche le forme batteriche, infatti, con l’eccezione della “diarrea del viaggiatore” e, talora, delle enteriti da Campylobacter, vengono solitamente trattate allo stesso modo di quelle virali, senza ricorrere all’antibiotico.

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