Relazione di cura: Introduzione
  a cura di Mario Ancona

La Relazione di cura


Professioni di aiuto e relazione di cura: ricerca di una dimensione narrativa

Gli amici che hanno dato vita a questo sito sono ben consapevoli di quanto sia importante approfondire i temi della relazione tra medico e paziente. Mi hanno chiesto di curare uno spazio di discussione con i genitori dei loro piccoli pazienti [ma anche con i pazienti stessi, quando in grado di interagire senza la mediazione dei genitori] riguardo alle dinamiche del rapporto medico e paziente.

Il lavoro sui casi è un momento cardine del processo di formazione e di sviluppo delle competenze relazionali nelle professioni di aiuto. In genere si lavora, in gruppo, sui casi riportati dai medici e dagli operatori sanitari. Ma, per una visione che non sia unilaterale, è importante dare voce direttamente anche ai pazienti, alle madri, ai genitori. La voce dei pazienti può essere ascoltata attraverso focus group, o interviste individuali semistrutturate. Oggi la rete consente un dialogo ancora più diretto.

Questo sito vi offre la possibilità di raccontare episodi, vicende che hanno segnato l'incontro con i vostri assistiti o con altri operatori sanitari :colleghi ospedalieri o universitari, puericultrici, infermiere etc … . Naturalmente non vi chiediamo di segnalare solo situazioni problematiche, si apprende anche da quelle positive, e, soprattutto, dalla possibilità di confrontare le une con le altre.

Sceglieremo i casi più interessanti per gli aspetti comunicativi a cui daremo risposta sul sito. Gli altri saranno comunque utili, perché ci aiuteranno a sviluppare momenti formativi, che tengano sempre più conto dei bisogni dei pazienti ma anche del vissuto degli operatori.

In attesa delle vostre comunicazioni vi propongo due episodi che mi sono stati raccontati recentemente dalla madre di due gemelli. Ve li presento così come mi sono stati narrati.
Una premessa, ancora, come vedrete il primo episodio è problematico, mentre il secondo mostra una comunicazione positiva. Il caso vuole che nel primo siano coinvolte una puericultrice e una capo sala, mentre nel secondo una pediatra di famiglia. Questo non vuol dire assolutamente che i pediatri siano più competenti di altri operatori sanitari, sul piano della relazione. Se il nostro dialogo si avvierà avremo modo di incontrare soggetti più o meno competenti sia tra i pediatri che tra gli altri operatori sanitari. Quindi nessun pregiudizio. Per altro, nell'accostarci a questi racconti, è necessario sospendere un atteggiamento giudicante; non si processa nessuno, nessuno deve sentirsi accusato.
Gli aspetti relazionali del rapporto medico e paziente si fondano su complessi movimenti emotivi e affettivi, di cui non sempre siamo consapevoli, che spesso abbiamo difficoltà ad identificare e riconoscere, e quindi a contenere.
Le professioni di aiuto sono di per sé faticose e impegnative, la fatica e la tensione, naturalmente, possono condizionare e rendere problematica la relazione.

Nel commentare i singoli episodi non pretendo si essere esaustivo. Mi farò guidare dalle intuizioni, dal ricordo di altri episodi, da ricordi personali; ma per completare la lettura saranno importanti anche i vostri commenti.

Mario Ancona, Psichiatra e Psicoterapeuta, Associazione ADR

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