Professioni
di aiuto e relazione di cura: ricerca di una dimensione narrativa
Gli
amici che hanno dato vita a questo sito sono ben consapevoli di quanto
sia importante approfondire i temi della relazione tra medico e paziente.
Mi hanno chiesto di curare uno spazio di discussione con i genitori
dei loro piccoli pazienti [ma anche con i pazienti stessi, quando in
grado di interagire senza la mediazione dei genitori] riguardo alle
dinamiche del rapporto medico e paziente.
Il lavoro sui casi è un momento
cardine del processo di formazione e di sviluppo delle competenze relazionali
nelle professioni di aiuto. In genere si lavora, in gruppo, sui casi
riportati dai medici e dagli operatori sanitari. Ma, per una visione
che non sia unilaterale, è importante dare voce direttamente
anche ai pazienti, alle madri, ai genitori. La voce dei pazienti può
essere ascoltata attraverso focus group, o interviste individuali semistrutturate.
Oggi la rete consente un dialogo ancora più diretto.
Questo sito vi offre la possibilità di raccontare episodi, vicende
che hanno segnato l'incontro con i vostri assistiti o con altri operatori
sanitari :colleghi ospedalieri o universitari, puericultrici, infermiere
etc
. Naturalmente non vi chiediamo di segnalare solo situazioni
problematiche, si apprende anche da quelle positive, e, soprattutto,
dalla possibilità di confrontare le une con le altre.
Sceglieremo i casi più interessanti per gli aspetti comunicativi
a cui daremo risposta sul sito. Gli altri saranno comunque utili, perché
ci aiuteranno a sviluppare momenti formativi, che tengano sempre più
conto dei bisogni dei pazienti ma anche del vissuto degli operatori.
In attesa delle vostre comunicazioni vi propongo due episodi che mi
sono stati raccontati recentemente dalla madre di due gemelli. Ve li
presento così come mi sono stati narrati.
Una premessa, ancora, come vedrete il primo episodio è problematico,
mentre il secondo mostra una comunicazione positiva. Il caso vuole che
nel primo siano coinvolte una puericultrice e una capo sala, mentre
nel secondo una pediatra di famiglia. Questo non vuol dire assolutamente
che i pediatri siano più competenti di altri operatori sanitari,
sul piano della relazione. Se il nostro dialogo si avvierà avremo
modo di incontrare soggetti più o meno competenti sia tra i pediatri
che tra gli altri operatori sanitari. Quindi nessun pregiudizio. Per
altro, nell'accostarci a questi racconti, è necessario sospendere
un atteggiamento giudicante; non si processa nessuno, nessuno deve sentirsi
accusato.
Gli aspetti relazionali del rapporto medico e
paziente si fondano su complessi movimenti emotivi e affettivi, di cui
non sempre siamo consapevoli, che spesso abbiamo difficoltà ad
identificare e riconoscere, e quindi a contenere.
Le professioni di aiuto sono di per sé faticose e impegnative,
la fatica e la tensione, naturalmente, possono condizionare e rendere
problematica la relazione.
Nel commentare i singoli episodi non pretendo si essere esaustivo. Mi
farò guidare dalle intuizioni, dal ricordo di altri episodi,
da ricordi personali; ma per completare la lettura saranno importanti
anche i vostri commenti.
Mario
Ancona, Psichiatra e Psicoterapeuta, Associazione ADR
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