Poliomielite
Cos’è
La poliomielite è una malattia infettiva molto contagiosa, causata da 3 tipi di Poliovirus intestinali, responsabile (in una piccola ma non trascurabile percentuale di casi) di gravi complicazioni paralitiche e morte.
Prima dell’avvento della vaccinazione antipolio, annualmente in Italia si verificavano alcune migliaia di casi (un picco fu registrato nel 1958 con più di 8.000 casi) ai quali si associavano centinaia di decessi; erano colpiti per lo più bambini in età scolare e per tale motivo la malattia venne anche chiamata “paralisi infantile”. Dopo l’introduzione della vaccinazione avvenuta in Italia prima con il vaccino Salk (nel 1957) e poi con il vaccino Sabin (nel 1964) la malattia subì una drastica riduzione fino alla definitiva scomparsa di casi avvenuta all’inizio degli anni ’80.
Oggi la poliomielite risulta scomparsa in tutti i paesi industrializzati (l’Europa è stata dichiarata polio-free nel giugno del 2002), mentre in alcuni paesi in via di sviluppo si registra tuttora qualche migliaio di casi di poliomielite paralitica, anche qui però in netta diminuzione grazie alla pratica sempre più diffusa della vaccinazione antipolio.
Causa
I Poliovirus si moltiplicano e risiedono nell’orofaringe e nell’intestino di un soggetto infetto, da cui vengono emessi all’esterno con le goccioline di saliva e con le feci. La trasmissione avviene pertanto molto facilmente, sia per via oro-orale, sia per via fecale-orale (cioè ingerendo cibi o acqua contaminati). La contagiosità massima è tra una settimana prima e dopo la comparsa dei sintomi.
Più esposti all’infezione e a sviluppare una malattia grave sono i soggetti con deficit immunitari, patologie croniche, malnutrizione.
Come si manifesta
Il periodo di incubazione varia da pochi giorni a circa 1 mese, mediamente da 1 a 3 settimane.
- In circa il 95% delle persone infettate dai virus della polio non si manifesta alcun disturbo. Sintomi minori possono comprendere mal di gola, febbre moderata, nausea e vomito.
- In circa il 2-3% dei casi il virus penetra nel sistema nervoso causando mal di testa, rigidità di collo, della schiena o delle gambe, stato di forte sonnolenza e abbattimento generale.
- In meno dell’1% dei casi si verifica nel giro di qualche giorno una progressiva paralisi muscolare (si parla in tal caso di poliomielite paralitica) per compromissione dei motoneuroni (le cellule nervose che controllano l’attività muscolare).
- Nella maggior parte dei casi ad essere interessati sono i muscoli di un arto (poliomielite spinale, più frequentemente di un arto inferiore e da un lato solo). Alcune persone possono recuperare la funzionalità muscolare in modo completo, tuttavia sono possibili ricadute dopo 30-40 anni con dolori muscolari e progressivo indebolimento.
- Nei casi gravi e, fortunatamente, più rari la paralisi colpisce anche il diaframma e i muscoli respiratori, i muscoli dell’orofaringe, della faccia e del collo (Poliomielite bulbare), rendendo spesso difficile o impossibile la respirazione autonoma e la deglutizione.
- Una grave ma rara complicazione, tipica dei neonati, è l’encefalite (infiammazione del cervello).
Diagnosi
La diagnosi deve essere sospettata, ovviamente soprattutto in contesti ambientali a rischio (paesi in via di sviluppo, immigrati, ecc.) in caso di improvvisa paralisi flaccida (cioè con perdita del tono muscolare) ad uno o più arti in un soggetto per il resto in apparenza neurologicamente normale.
La conferma diagnostica avviene con l’isolamento del virus nelle feci o in un tampone faringeo, oppure nel liquor cefalorachidiano (il liquido presente nel sistema nervoso centrale). Il virus isolato viene anche mappato geneticamente, in modo da appurare che si tratti del virus “naturale” o “selvaggio” e non del virus attenuato vaccinale (non più praticato da tempo in Italia).
Terapia
Non esiste cura per la poliomielite, se non tutti i provvedimenti di sostegno e riabilitativi alle funzioni motorie e talora vitali compromesse.
Prevenzione
Si basa sulla vaccinazione antipoliomielitica, praticata sin dai primi mesi di vita e mantenuta anche nei paesi ormai polio free, al fine di mantenere una sufficiente copertura vaccinale e quindi impedire che occasionali “new entry” del virus (sempre possibili con l’immigrazione) possano attecchire.