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Svezzamento e rischio soffocamento: cosa occorre sapere

Quando un bambino inizia lo svezzamento (abbandona cioè un’alimentazione esclusivamente lattea iniziando ad assumere altri alimenti, anche in forma solida), uno dei timori che tipicamente hanno i genitori è il rischio di soffocamento.

E’ bene precisare subito che i bambini sono pronti per lo svezzamento quando hanno raggiunto un’adeguata maturità neurologica, hanno cioè perso il riflesso di estrusione che, da neonati, permetteva loro di tirare fuori la lingua per poppare quando venivano sfiorate loro le labbra ma “li proteggeva” dal rischio di soffocamento opponendosi con un conato all’introduzione di cibo solido in bocca.

Quindi i bambini che iniziano lo svezzamento, e che non sono forzati a mangiare, hanno le competenze neurologiche necessarie per evitare il soffocamento.

Ma attenzione: la possibilità che il cibo prenda la via sbagliata, quella respiratoria invece della digestiva, è reale e non va sottovalutata.

Ecco ciò che i genitori devono sapere per vivere serenamente questa importante fase delle crescita e al contempo essere consapevoli dei possibili rischi.

Conato o crisi di soffocamento?

Va prima di tutto chiarita la differenza tra il “conato”, evento frequente in cui i bambini bloccano la respirazione e protrudono la lingua nell’intento di liberarsi di qualcosa che dà loro fastidio (questo è un semplice meccanismo di difesa coronato da successo) e la crisi di soffocamento vera e propria, evento raro in cui il corpo estraneo impedisce la respirazione e i bambini cominciano a tossire cercando di espellerlo (cosa che peraltro spesso si verifica).

Nei bambini piccoli è molto forte il “riflesso faringeo”, cioè quello che allo stimolo del palato molle o della parte posteriore della lingua provoca un conato impedendo a corpi estranei di arrivare in gola. È importante non confondere questo riflesso con il soffocamento; un bambino che accenna un conato di vomito perché sta sperimentando con il cibo non si sta strozzando; vuol dire solo che ha i riflessi a posto.

Molti bambini fanno dei conati mentre imparano a regolare la quantità di latte o cibo solido che deglutiscono.

Il conato chiude automaticamente la gola e spinge la lingua verso la parte anteriore della bocca. È un riflesso che abbiamo tutta la vita ed è simile al riflesso legato alla deglutizione, allo starnutire e al tossire. Il bambino può avere molti conati quando viene introdotto per la prima volta al cibo solido, mentre impara a regolare la quantità di cibo che riesce a masticare e deglutire in una sola volta. E, proprio come capita agli adulti, è anche probabile che abbia un conato quando assaggia del cibo che non gli piace. Tra l’altro, nei bambini piccoli, questo riflesso è più spostato in avanti nella lingua, per cui è più facile da attivare. Verso i 9 mesi comincerà a regredire fino a raggiungere in poco tempo la radice della lingua. Un bambino che ha conati, di norma risolverà il problema da sé rapidamente e questa sarà solo una fase temporanea.

C’è una grande differenza tra conati di vomito e episodi di soffocamento, e imparare a riconoscere la differenza renderà immediatamente i pasti più rilassati.

Segni distintivi dei conati (non necessariamente compaiono tutti):

gli occhi lacrimano;

la lingua è spinta in avanti o fuori dalla bocca;

• il bambino fa un movimento come per vomitare, per provare a spostare il cibo in avanti; è anche possibile che vomiti.

Segni distintivi del soffocamento (non necessariamente compaiono tutti):

• il bambino tossisce o sussulta mentre prova a respirare e a eliminare l’ostruzione;

• il bambino non emette suono;

• il bambino emette una specie di squittio sottovoce per comunicare che è in difficoltà.

Mantenere sempre alto il livello di attenzione

E’ importante ricordare che  il rischio di inalazione di un corpo estraneo è sempre presente nella vita di un bambino, non solo nel periodo dello svezzamento: occorre quindi mantenere alto il livello di attenzione ed essere sempre presenti quando il bambino mangia. 

Ogni anno in Italia si ricoverano in ospedale circa 1.000 bambini per inalazione di corpi estranei. Quasi tutti questi ricoveri, per fortuna, terminano in guarigione, anche se a volte la terapia non è semplice. Secondo i dati dell’Istat sono registrati circa 8 decessi l’anno, in media, per soffocamento da cibo tra 0 e 2 anni (un dato che pone questa causa molto al di sotto dei decessi per incidenti stradali o per SIDS). Con l’aumentare dell’età, il rischio diminuisce e i decessi annuali sono rarissimi.

I cibi più pericolosi sono quelli che per forma (rotonda o cilindrica) o dimensioni (tanto piccoli da scivolare giù prima che il bambino li afferri in bocca o tanto grandi da essere difficili da gestire in bocca) entrano più facilmente nelle vie respiratorie e le ostruiscono: noccioline, olive, pezzi di frutta o verdura cruda, wurstel, ciliegie, uva, fagioli etc.

E’ altamente consigliato partecipare ad un corso sulla prevenzione del rischio di soffocamento e sulle manovre di disostruzione in quanto il bambino che comincia a gattonare avrà la tendenza a mettersi in bocca tutto quello che si trova a portata di mano, indipendentemente dal fatto che sia commestibile.