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Come abituare il bambino a mangiare in modo vario e sano

bambino piccolo sorride felice mangiando la pastina sul seggiolone

L’educazione ad una corretta alimentazione inizia già dai primi mesi di vita. E’ importante abituare il bambino sin da piccolo ad alimentarsi in modo vario, con cibi sani. Una corretta dieta e delle sane abitudini di vita riducono il rischio di malattie quali sovrappeso ed obesità ed il miglior modo per trasmetterle ai propri bambini è fare in modo che tutta la famiglia condivida lo stesso stile alimentare e di vita.

L’inizio della alimentazione complementare (o svezzamento) rappresenta un momento in cui i genitori, se non lo hanno già fatto, devono decidere come affrontare il tema alimentazione assumendosi una precisa  responsabilità e cogliendo l’occasione per migliorare  la dieta di tutta la famiglia. Il momento del pasto è molto importante e deve essere nel tempo non solo nutrimento fisico ma anche relazione, piacere, convivialità. I genitori sono il modello più autorevole per il bambino e come e con cosa si alimentano i genitori e gli altri componenti della famiglia condizionerà permanentemente le scelte future del bambino e la sua salute.

Già durante la gravidanza e l’allattamento le madri dovrebbero analizzare con obiettività il proprio comportamento alimentare e valutare se utilizzano in modo adeguato alimenti con effetti benefici sulla salute, come verdura e frutta, e se seguono una dieta equilibrata, in cui sono presenti tutti i gruppi alimentari.


Il gusto si può educare (ancora prima di nascere)

Le preferenze innate del gusto non sono immutabili, ma possono essere modificate dalle esperienze sensoriali precoci.

Il gusto si sviluppa già durante la vita uterina

Molti studi sui condizionamenti ambientali dimostrano che il bambino è preparato ai sapori della dieta materna già in utero e poi durante l’allattamento. Questi “ponti sensoriali” che collegano vita intra ed extrauterina permettono al bambino di riconoscere i sapori ai quali è già stato esposto, e di cui conserva memoria, facilitando con l’inizio dell’alimentazione complementare l’accettazione degli alimenti solidi riconosciuti come “familiari”, con effetti duraturi nel tempo. 

I bambini non precedentemente condizionati dall’alimentazione materna (se la mamma durante la gravidanza e l’allattamento non ha seguito una dieta varia ed equilibrata) sono più predisposti a preferire alimenti dal sapore dolce, salato e umami (uno dei cinque gusti fondamentali percepiti dal gusto umano – amaro, dolce, salato, acido e umami – associato prevalentemente al glutammato presente negli alimenti a base di carne) e alimenti con elevata densità energetica come quelli a maggior contenuto di grassi.
Al contempo sono portati a diffidare del sapore amarognolo presente in diverse verdure e dal sapore acidulo di diversi frutti.

L’industria alimentare sfrutta ampiamente questa tendenza, orientando i consumi verso prodotti variamente manipolati dal sapore dolce, grasso e salato, facilmente accettati dal palato fin dai primi mesi di vita.

Come proporre nuovi sapori al bambino

Accade quindi con una certa frequenza che all’inizio i lattanti rifiutino nuovi alimenti, specie se hanno un sapore amaro o acido; di conseguenza i genitori tendono a non riproporli più dopo alcuni tentativi falliti, lasciandosi condizionare da una serie di aspetti come un’espressione facciale del bambino interpretata acriticamente come disgusto, ma che in realtà può essere dovuta a sorpresa o interesse, com’è del tutto naturale di fronte a una esperienza sensoriale completamente nuova.

Lasciar giocare con il cibo

Nel primo anno di vita i bambini, se messi nelle condizioni di esplorare il cibo, imparano a conoscere e distinguere i cibi che vengono proposti attraverso la progressiva integrazione di informazioni e dettagli sensoriali (di tipo visivo, tattile, gustativo, olfattivo, di consistenza). Oltre a proporre nella giusta varietà e qualità alimenti passati, sminuzzati, tagliati a pezzi, triturati è opportuno quindi permettere al bambino di divertirsi nel manipolare il cibo.

Incoraggiamenti, non costrizioni

L’acquisizione di preferenze o avversioni per gli alimenti da parte dei bambini è fortemente influenzata dal tono emotivo/affettivo associato alle interazioni che si svolgono durante l’atto del mangiare. L’attenzione positiva dell’adulto può favorire l’accettazione di un nuovo alimento, mentre la pressione esercitata per indurre il bambino a finire il cibo che è nel piatto può generare avversioni permanenti per quel dato cibo.

Se le prime esperienze con nuovi cibi sono gratificanti, il bambino si spingerà oltre con la sua esplorazione le volte successive, si sentirà protetto e non percepirà il cibo nuovo come qualcosa di minaccioso.

I genitori devono dare il buon esempio

L’accettazione di nuovi alimenti è inoltre facilitata se i genitori danno il buon esempio personale nel mangiarli e ne incoraggiano il consumo con commenti entusiastici ed espressioni facciali di piacere gustativo, agendo da modelli positivi. I bambini hanno infatti la tendenza istintiva-imitativa ad assaggiare un nuovo alimento quando vedono che un adulto familiare di cui si fidano lo mangia con piacere.

Mangiare insieme in famiglia lo stesso cibo rassicura il bambino e contribuisce a confermargli la sua identità sociale, rafforza il suo senso di appartenenza al gruppo.

I genitori hanno il compito di decidere cosa, quando, dove mangiare e di cercare mangiare insieme a tavola per fare in modo che il ciclo appetito/sazietà si svolga regolarmente ma non devono mai forzare i bambini a mangiare contro voglia.

Il bambino apprende attraverso i suoi segnali interni di fame/sazietà ad autoregolarsi se gli viene consentito di farlo spontaneamente. Il bambino ha il diritto di decidere liberamente se mangiare  e quanto mangiare di quello che i genitori gli propongono.

L’applicazione di questo principio rafforza e consolida la capacità di autoregolazione del bambino e lo sviluppo della sua autonomia, ed è ritenuta la migliore pratica di alimentazione da numerose agenzie e organizzazioni scientifiche.