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Svezzamento sicuro: le domande più frequenti delle mamme e dei papà, le risposte del pediatra

Il momento della prima pappa è molto atteso dai genitori: rappresenta un importante traguardo che testimonia in modo evidente che i loro bambini stanno crescendo. Insieme al desiderio e alla curiosità di osservare il comportamento dei loro piccoli di fronte a questa nuova esperienza, molte domande si affacciano alla mente di mamme e papà.

Ecco le risposte alle domande più frequenti.

Quando bisogna iniziare a proporre ai bambini alimenti diversi dal latte ?

L’alimentazione complementare, detta comunemente svezzamento, – ossia il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad una mista, in cui vengono proposti cibi prima semisolidi e poi solidi – è bene che venga iniziata intorno ai 6 mesi di vita. A questa età i bambini necessitano di sostanze nutritive come zinco, ferro, vitamine liposolubili e altri micronutrienti che non sono forniti in modo adeguato dal latte con cui sono stati nutriti fino ad allora (materno o in formula).

E’ importante chiarire che lo svezzamento può iniziare alcune settimane prima o dopo e che non esiste un momento preciso e uguale per tutti i bambini. Alcune variabili individuali (ad esempio un  bambino non sia ancora pronto a questa esperienza)  o familiari (una madre che debba riprendere il lavoro e vuole essere lei ad avviare lo svezzamento prima di delegare i nonni) possono far ritardare o anticipare di qualche settimana il momento dell’inizio dell’alimentazione complementare al latte, senza che questo rappresenti un problema.

Come si fa a capire se il proprio bimbo è pronto ad essere svezzato?

E’ il  bambino stesso a far capire di essere pronto all’introduzione nella sua dieta di alimenti diversi dal latte e questo avviene quando:

  • acquisisce la capacità di stare seduto in modo abbastanza autonomo, tenendo la schiena eretta;
  • perde il “riflesso di estrusione”, che permette ai neonati di poppare tirando fuori la lingua quando vengono toccate le labbra, e se ancora presente, si oppone con un conato al tentativo di introdurre cibo semisolido o solido in bocca;
  • dimostra interesse verso ciò che fanno i grandi a tavola durante i pasti;
  • acquisisce capacità di coordinare occhi, mani e bocca per guardare il cibo, prenderlo e portarlo alla bocca.

I nuovi alimenti vanno offerti con il cucchiaino, senza forzare il bambino.

E’ meglio svezzare i bambini in modo tradizionale o scegliere l’autosvezzamento?

Non mi sento di assumere una posizione troppo rigida in questo campo e ritengo che questa decisione debba essere presa dalla famiglia una volta  informata correttamente, in modo che possa operare scelte consapevoli e coerenti.

Nello svezzamento tradizionale il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad una mista si fa seguendo uno schema che indica le modalità di introduzione e le quantità orientative dei singoli alimenti a ciascun pasto e un adulto aiuta il bimbo ad introdurre i cibi in bocca con il cucchiaino.

Nell’autosvezzamento, invece, è il bambino a scegliere quali alimenti mangiare, a decidere quanto mangiare e a scegliere come introdurre i cibi in bocca, prendendoli con le mani.

Per lo svezzamento tradizionale si utilizzano alimenti appositamente preparati per tale scopo:

  • cucinati e preparati in ambito domestico (come passati di verdura, frutta grattuggiata, carne omogeneizzata) facendo attenzione alla qualità delle materie prime e
  • prodotti per la prima infanzia (come farine di cereali, omogeneizzati, pastina ecc.) che, essendo  appositamente studiati e realizzati per i bambini, sono sottoposti a severi controlli qualitativi e sono di ottima qualità.

Nell’autosvezzamento, o alimentazione complementare a richiesta, si utilizzano invece gli stessi alimenti che mangiano i genitori. Questo richiede una grande consapevolezza alimentare da parte della famiglia per quanto riguarda la qualità e la varietà delle materie prime e le modalità con cui vengono cucinate e proposte. E’ molto importante saper valutare le capacità dei bambini di assumere in modo autonomo i vari alimenti di manipolarli, introdurli in bocca, masticarli e deglutirli in sicurezza per non esporli al rischio di soffocamento e per evitare il rischio che la dieta del piccolo non sia correttamente bilanciata.

Cosa è possibile fare per proteggere i bambini  dal rischio di soffocamento?

Uno dei timori più grandi che i genitori hanno è che i bambini possano essere soffocati da pezzetti di cibo solido che finiscono nelle vie respiratorie. 

E’ importante dire che se lo svezzamento viene iniziato al momento giusto, senza forzature a mangiare controvoglia, la stragrande maggioranza dei bambini ha le competenze neurologiche necessarie per evitare il soffocamento.

Tuttavia, la possibilità che il cibo finisca nelle vie respiratorie è reale e non va sottovalutata.

Per non vivere questo momento con eccessiva apprensione, è bene che i genitori conoscano la differenza tra il conato (che è un riflesso fisiologico molto frequente quando i lattanti imparano a regolare la quantità di latte o di cibo solido che deglutiscono) e la crisi di soffocamento vera e propria (che invece è una emergenza grave).

Durante un conato i bambini presentano: lacrimazione degli occhi, lingua  spinta in avanti o fuori dalla bocca, un movimento come per vomitare (cosa che qualche volta accade!).

Durante una crisi di soffocamento i bambini: tossiscono o sussultano mentre provano a respirare e a eliminare il pezzo di cibo finito nelle vie respiratorie, non emettono suoni ma una specie di squittio per comunicare la loro difficoltà a respirare.

I cibi più pericolosi per la loro forma e dimensione sono: noccioline, olive, pezzi di frutta o verdura cruda, wurstel, ciliegie, uva, fagioli.

Il rischio di inalazione di un corpo estraneo è sempre presente nella vita dei bambini e bisogna essere sempre presenti quando mangiano. E’ di grande utilità, per tutti coloro che accudiscono bambini, partecipare a corsi in cui vengono insegnate le manovre di disostruzione delle vie respiratorie.

E’ necessario seguire un ordine particolare nell’introduzione dei vari alimenti?

L’ordine con cui si introducono gli alimenti semisolidi e solidi durante lo svezzamento non riveste più l’importanza che gli veniva attribuita in passato. Può cambiare in base ai gusti dei bambini e alla cultura alimentare della famiglia.

Bisogna attendere alcuni mesi prima di proporre alcuni alimenti per prevenire il rischio di allergia?

Fino ad alcuni anni fa si consigliava di aspettare il nono-decimo mese prima di  introdurre nella dieta dei bambini alimenti come uovo, pesce, pomodoro, fragole, arachidi ritenuti potenzialmente più allergizzanti.

Gli studi scientifici hanno dimostrato invece che introdurre questi alimenti precocemente già all’inizio dello svezzamento rende più difficile  il manifestarsi di un’allergia. E’ bene in ogni caso introdurre i singoli alimenti con gradualità uno alla volta in modo da poter individuare e correttamente trattare eventuali reazioni allergiche.

E’ vero che con l’inizio dello svezzamento alcuni bambini diventano stitici?

Può succedere che con lo svezzamento compaia anche un po’ di stitichezza. In questi casi si può aumentare la quantità di brodo per avere una pappa meno densa e dare più acqua da bere per rendere le feci più morbide. E’ utile  anche aumentare la quantità di zucchine e verdure verdi e limitare l’utilizzo di carote e patate e preferire mais e tapioca, crema multicereali e semolino alla crema di riso. 

Sale e zucchero possono essere utilizzati durante lo svezzamento?

Nel primo anno di vita sale e zucchero non vanno mai aggiunti agli altri alimenti per abituare i bambini fin da piccoli a gusti poco salati e poco dolci e fare già precocemente una azione di prevenzione nei confronti  della carie,  del rischio di obesità infantile e di malattie cardiovascolari in età adulta.

Come bisogna comportarsi se un bambino rifiuta le pappe?

Succede abbastanza spesso che un lattante rifiuti di assumere le pappe o che addirittura le sputi in ogni direzione. Se dopo diversi tentativi questo continua ad accadere, i genitori vengono presi da un senso di frustrazione e sconforto. Bisogna solo avere pazienza.

Il passaggio dal latte alle pappe è un cambiamento importante è può accadere che alcuni bambini non siano ancora pronti per questo cambiamento.

In generale è bene avvicinarsi al momento della pappa rilassati, fiduciosi e pazienti: nessun bambino ha mai avuto problemi perché ha fatto fatica ad accettare le pappe. Se chi dà la pappa è preoccupato o stressato, il bambino lo avverte immediatamente e accetta malvolentieri quel momento.

Meglio evitare elementi di distrazione durante la pappa, come radio o televisione accese o presenza di giocattoli. 

Se il rifiuto è parziale e il bimbo mangia solo un po’ di pappa, si può provare a dare qualche cucchiaino di frutta omogeneizzata in aggiunta, senza integrare la pappa con latte materno o artificiale: i bambini imparano in fretta che se rifiutano la pappa, arriverà in loro soccorso il seno della mamma o il biberon! Non succede niente se per un pasto un bambino mangia meno; recupererà nei pasti successivi.

Se il rifiuto è totale, conviene sospendere completamente lo svezzamento per 1-2 settimane e riprendere con calma, proponendo frutta omogeneizzata con un cucchiaino fra una poppata e l’altra e riproporre la pappa sono quando il bambino dimostra entusiasmo per l’arrivo del cucchiaino con la frutta.

Se le difficoltà persistono nonostante questi consigli, parlatene con il vostro pediatra che conoscendo meglio il bambino e il vostro nucleo familiare saprà sostenervi e vi aiuterà a trovare una soluzione.

Pediatra di Famiglia a Cantù (CO) - Agenzia di Tutela della Salute dell'Insubria, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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