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Autosvezzamento o svezzamento tradizionale?

bambino seduto sul seggiolone mangia delle carote e dei broccoletti

Cos’è l’autosvezzamento

E’ il termine, inesatto ma semplice ed immediato, con cui si indica la cosiddetta “alimentazione complementare a richiesta”:

  • a richiesta perché è il bambino a segnalare il proprio interesse per i cibo, partecipando attivamente ai pasti dei grandi “arraffando” quello che gli capita sotto mano  e che gli sembra interessante per poi portarlo alla bocca o manipolarlo, buttarlo in terra, annusarlo, spalmarselo sulla faccia, ecc.;
  • complementare” rispetto al latte, che rimarrà alimento importante fin verso i 12 mesi ed oltre.

Nello svezzamento tradizionale il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad una mista avviene sulla base di uno schema che regola le modalità di introduzione dei singoli alimenti e le quantità orientative di alimenti per gruppo alimentare da somministrare a ciascun pasto; l’adulto aiuta il bimbo ad introdurre i cibi in bocca con il cucchiaino. Nell’autosvezzamento invece è il bambino, grazie alla sua istintiva ed innata capacità di nutrirsi, a scegliere quali alimenti mangiare, a decidere quanto mangiare e a scegliere come introdurre i cibi in bocca.

I concetti base dell’autosvezzamento: semplicità nella qualità e autonomia

I concetti base dell’autosvezzamento sono esposti e  trattati in diversi testi di riferimento, tra cui Io mi svezzo da solo. Dialoghi sullo svezzamento di Lucio Piermarini, W la pappa di Paola Negri,  Svezzamento e allattamento di G. De Fiore e J Newman, La pappa è facile di Giorgio Cozza. Consigliamo la lettura di uno si questi testi a tutti i genitori, anche a coloro che, legittimamente, intendano intraprendere un percorso più “tradizionale”.  Possono sostanzialmente riassumersi in due punti: semplicità nella qualità e autonomia.

Semplicità nella qualità

Gli alimenti appositamente studiati e realizzati per la prima infanzia sono ovviamente di ottima qualità. Nell’autosvezzamento si utilizzano però preferibilmente gli “alimenti di casa”, gli stessi cioè che assumono “i grandi”. Attenzione però: è questa l’occasione per fare un’attenta revisione su come voi grandi mangiate e per modificare le vostre abitudini, a cominciare dalla scelta delle materie  prime e dalla modalità con cui le cucinate (bevande dolci e gassate, sale, condimenti, fritti, grassi, dolciumi  in eccesso fanno male a tutti, grandi e piccini!). Inoltre è evidente che bisognerà prestare attenzione a proporre il cibo al bambino in un modo compatibile con le sue capacità di assumerlo e soprattutto che non lo esponga a rischi di soffocamento!

Il principio della semplicità nella qualità richiede quindi da parte dei genitori consapevolezza e cultura alimentare: particolare attenzione andrà posta alla varietà dei cibi proposti al bambino (devono essere presenti tutti i gruppi alimentari: carni, pesce e uova; latte e latticini, cereali e tuberi; legumi; grassi di condimento; ortaggi e frutta), in modo analogo alla varietà di principi nutritivi proposta con lo svezzamento tradizionale. Importante anche la modalità di presentazione (i cibi, sia cotti sia crudi, dovranno essere “a misura di bambino” affinché possa manipolarli, introdurli in bocca, masticarli e deglutirli in sicurezza).

Anche nel caso dell’autosvezzamento vale inoltre la regola del buon senso di introdurre gli alimenti con gradualità, uno o comunque pochi per volta, in modo da identificare eventuali intolleranze e/o allergie alimentari. Nel caso poi il bambino sia allergico ad uno o più alimenti è importante seguire le indicazioni del pediatra, in quanto alcune sostanze (ad esempio latte, uovo, grano soprattutto) possono essere contenuti anche in tracce in molti cibi di comune consumo.

Autonomia

I genitori devono fidarsi delle scelte alimentari del bambino e rispettare la sua autonomia.

Autonomia di gusti, che devono essere rispettati, come rispettate i vostri. Autonomia nella quantità sia complessiva in un pasto sia nelle varie componenti del pasto. Autonomia soprattutto nel “gesto” del cibarsi: prima con le mani (se non direttamente… con la bocca), poi via via, dandogli in mano le prime posatine con cui, per imitazione, imparerà a destreggiarsi, sia pure a prezzo di piccoli sfracelli intorno al seggiolone…

Svezzamento tradizionale o autosvezzamento?

Non ci stancheremo di ricordare che le scelte di genitorialità, a maggior ragione se riguardano aspetti così delicati e “naturali” come l’alimentazione, devono essere prese “ascoltandosi”, riconoscendo le proprie emozioni e ansie al riguardo, e scegliendo col buon senso e l’istinto la strada che più sentiamo nostra.

E’ vero infatti che uno svezzamento “tradizionale”,  articolato in tappe, formule, dosi, tappe e raccomandazioni  più rigide, rischia, se inteso alla lettera e senza la dovuta elasticità, di generare ansie e aspettative che, cozzando talora con i gusti e l’accettazione  del bambino, possono innescare pericolose “lotte” del tutto inappropriate ad un gesto così innato e piacevole come il cibarsi. 

E’ però altrettanto vero che una scelta esclusivamente ideologica “di testa” nella direzione dell’autosvezzamento  può generare a sua volta ansia nel genitore che rischia di smarrirsi  di fronte alle libere ed anarchiche scelte del bambino: mangerà a sufficienza? la sua dieta è  equilibrata?

Ascoltate quindi le vostre inclinazioni, le vostre insicurezze e le vostre ansie. I concetti di autonomia e di semplicità (ma nella qualità)  degli alimenti possono esservi utili anche nel caso di un percorso più “guidato”, mettendovi al riparo da interpretazioni troppo rigide. Nulla vieta inoltre che possiate scegliere strade intermedie: potreste ad esempio offrire al vostro bimbo  della mozzarellina ben tritata da prendere con le mani mentre voi gli somministrate la pappa; oppure col tempo potreste mettergli in mano un cucchiaino, in modo che pian piano impari ad “appropriarsi della pappa”, sia pure pagando  uno scotto in termini di… schizzi a destra e a manca.

Insomma, prioritario, più che la scelta del tipo di svezzamento, è l’obiettivo di preservare il “vero” significato che l’alimentazione ha, soprattutto in contesti ricchi e perfino opulenti come il nostro sul piano nutrizionale: quello relazionale, cioè di un momento comunitario gioioso e piacevole in cui le persone e i bimbi si riuniscono a tavola, mangiando e chiacchierando, al riparo da telefonini, computer, giornali, televisioni… e anche da eccessive aspettative (e relative discussioni) su “come mangia” il vostro bambino.

Pediatra di Famiglia a Bergamo (BG) – Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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