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Ciuccio e biberon: come capire quando l’uso diventa abuso

Consigli di psicopedagogia per genitori, per capire quando l’uso di ciuccio e biberon è normale e fisiologico, e quando invece rappresenta un modo per placare un disagio del piccolo.
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Succhiare al seno o – in caso di indisponibilità del latte materno – al biberon, svolge una importante funzione nutritiva ma ha anche un elevato valore rasserenante: svolge infatti una funzione auto-consolatoria per il neonato ed il bambino.

Quando l’uso del ciuccio e biberon è normale e fisiologico

Questa funzione consolatoria, non nutritiva, viene svolta anche dalla suzione del dito (che inizia già in epoca fetale, come si può vedere nelle immagini ecografiche in gravidanza) e dal ciuccio, chiamato proprio per questo “pacifier” in lingua anglosassone.

E’ quindi accettabile, se non addirittura consigliabile, l’uso del ciuccio nei primi 6 mesi di vita per aiutare il bambino a rasserenarsi in questa fase di adattamento alla vita extra-uterina. Il ciuccio sembra inoltre contribuire alla prevenzione della cosiddetta “morte in culla nel lattante” (anche se ovviamente non è il ciuccio in sé, ma la sua suzione che sembra prevenire la SIDS). Il ciuccio è comunque preferibile al dito in bocca, abitudine che si risolve con più difficoltà.

Tra i 2 e i 3 anni, se adeguatamente sostenuto dai genitori, generalmente il bambino sviluppa le capacità di saper affrontare e risolvere le situazioni stressanti, inizia ad acquisire una certa indipendenza anche emotiva e spesso autonomamente abbandona l’uso di ciuccio e biberon.

Molto spesso il bambino lascerà spontaneamente il ciuccio con l’ingresso all’asilo.

Quando l’uso del ciuccio e biberon può essere un problema

Volendo quindi stabilire un criterio temporale di massima, possiamo dire che fino all’età di circa 2 o al massimo 3 anni non ci sono grandi problemi nell’uso del ciuccio e del biberon, mentre un uso successivo e prolungato potrebbe essere un modo di placare un disagio del bambino che merita approfondimento.

Dal punto di vista psicologico ed emotivo, è molto importante che in particolare attorno ai 2 anni il ciuccio non diventi l’unico strumento per consolare il bambino, l’unico modo per risolvere le piccole difficoltà della vita (anche se purtroppo negli ultimi anni questa funzione viene sempre più spesso svolta dal cellulare!).

Quando preoccuparsi

E’ esperienza comune a molti genitori come la perdita del ciuccio può essere vissuta dal bambino come un sentimento di abbandono e provocare crisi di pianto a volte difficilmente consolabili.

Alcuni segnali possono aiutare i genitori a capire se l’uso che il bambino fa del ciuccio è “normale”, fisiologico oppure se nasconda un disagio del bambino o una sua fragilità emotiva o incapacità ad affrontare e risolvere le piccole difficoltà della vita:

  • uso del ciuccio giorno e notte;
  • incapacità di abbandonare il ciuccio all’epoca di ingresso alla scuola materna (intorno ai 3 anni). Ma attenzione: ogni bambino ha i suoi tempi ed alcuni si separano dal ciuccio più facilmente di altri: questo è del tutto normale;
  • abitudine a bere latte dal biberon anche durante le ore di sonno: questa modalità, che è abbastanza normale nel neonato che ancora non ha acquisito i meccanismi di regolazione sonno-veglia, è del tutto impropria intorno ai 2-3 anni (periodo in cui il bambino deve ormai aver imparato che si mangia da svegli, non mentre si dorme!);
  • uso prolungato di ciuccio o biberon associato ad altri problemi come difficoltà del sonno, alimentazione selettiva, scarsa relazione con i coetanei.

Un uso improprio di ciuccio e biberon, in particolare se associato ad altri problemi, necessita di un approfondimento da parte del pediatra e, se ritenuto necessario, del coinvolgimento di altre figure professionali (psicologa dell’età evolutiva, ortodonzista, logopedista).

Cosa fare quando un bambino “abusa” di ciuccio e biberon

Per aiutare il vostro bambino a separarsi serenamente dal ciuccio bisogna avere tanta pazienza e un atteggiamento positivo.

Scegliere il momento adatto

Cambiare una abitudine consolidata non è semplice, richiede tempo, pazienza e scelta di un momento adatto, senza particolari preoccupazioni per la famiglia o per il bambino. E’ necessario quindi evitare di programmare di togliere ciuccio o biberon in situazioni particolarmente stressanti per la famiglia (es. problemi di lavoro o di salute) o per il bambino (inizio asilo, nascita di un fratellino o di una sorellina, …).

Favorire l’autonomia del bambino

Innanzitutto è importante un passaggio mentale da parte dei genitori che è quello di favorire l’autonomia del bambino e non la sua dipendenza da noi. Un bambino più autonomo, con più fiducia nelle proprie capacità, avrà anche più facilità ad autoconsolarsi ed avrà quindi meno bisogno di un oggetto come il ciuccio o il biberon.

Bisogna chiedersi, per esempio, se è più importante che a 5 anni assuma il latte, alimento non più indispensabile a questa età, (anche a costo di berlo nel biberon “purché lo beva”!) o è forse meglio che sia autonomo nell’assumere il latte (anche mettendo in conto che per un po’ potrebbe rifiutarsi di bere il latte dalla tazza!).

Trasmettere messaggi positivi

Togliere il biberon ed il ciuccio non è una punizione! Non devono essere usati messaggi svalutanti come “Alla tua età usi ancora il ciuccio, non ti vergogni?”. Il bambino deve essere valorizzato e sostenuto con messaggi positivi come “Sono proprio contento perché stai crescendo e stai diventando grande!”.

Atteggiamenti punitivi o svalutanti renderanno ancora più difficile e traumatico l’abbandono del ciuccio e del biberon e potrebbero innescare comportamenti regressivi.

Rivolgetevi comunque al vostro pediatra di fiducia per essere sostenuti ed aiutati in questo processo di crescita.

Pediatra di Famiglia a Santa Maria Capua Vetere (CE) – ASL Caserta – Regione Campania

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