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Coronavirus e bambini: il pediatra risponde alle domande delle mamme e dei papà

Sono molti i dubbi e i timori dei genitori riguardo la salute dei propri bambini durante la pandemia da Covid-19. E’ normale che la situazione generi un po’ di apprensione nei genitori. Però allarmarsi inutilmente non serve. Occorre invece essere ben informati e sapere cosa occorre fare per evitare di entrare in contatto con il virus ma anche come comportarsi se si ha il timore di aver preso il virus.

In questo articolo, cerchiamo di rispondere in modo chiaro e semplice a tutte le domande che ogni giorno vengono fatte al pediatra.

Come si trasmette il virus?

Principalmente per via diretta, attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti e durante la normale conversazione, fino ad una distanza di circa 2 metri.

Il virus si trasmette anche per via indiretta, cioè per contatto col virus depositatosi sugli oggetti e di qui portato alla bocca, al naso o agli occhi con le mani.

Minore (ma non trascurabile) la trasmissione per via orofecale (cioè dalle feci di un individuo malato, all’apparato gastrointestinale di un individuo sano, come può avvenire se, ad esempio, il genitore non si lava bene le mani dopo aver cambiato il pannolino al bambino).

Può essere trasmesso dagli animali domestici?

Lo si sospetta (in base ad alcuni riscontri su gatto, furetto e cane) ma non vi sono prove certe che indichino che i comuni animali domestici (cani, gatti), possano contrarre il SARS-CoV-2 e tanto meno che possano contribuire a diffonderlo tra le persone. E’ comunque importante sempre lavarsi bene le mani dopo aver giocato o accarezzato il nostro cagnolino o gattino ed evitare le effusioni troppo ravvicinate. Al ritorno dalla passeggiata, laviamo le zampe del cane con acqua e sapone delicato, evitando invece igienizzanti a base alcoolica, perché irritanti.

Può essere trasmesso tramite un pacco in consegna?

Il SARS-CoV-19 resiste sul cartone fino a 24 ore e sulla plastica fino a 72 ore. Meglio quindi disinfettare un pacco al suo arrivo con alcool al 70%.

Il virus resiste nell’ambiente?

Sì.  Secondo una recente ricerca,  dopo che una persona infetta ha respirato, o tossito o parlato in un certo ambiente, soprattutto se senza protezione, il virus rimane sospeso nell’aria fino a 3 ore dopo. Il SARS-CoV-19 resiste invece  sulle superfici per molto più tempo:

  • sul rame fino a 8 ore,
  • sul cartone fino a 48 ore,
  • sull’acciaio fino a 48 ore e
  • sulla plastica fino a 72 ore.

Non è ancora stato determinato se alla persistenza su oggetti e superfici corrisponde anche una persistente capacità di infettare le persone che ne vengano a contatto.

Come posso eliminarlo dall’ambiente in cui viviamo?

Disinfettando le superfici e i giocattoli con disinfettanti a base di  ipoclorito di sodio (candeggina allo 0,5-1%) o alcool al 70%, o acqua ossigenata. Meno efficaci, ma comunque utilizzabili, il banzalconio cloruro (0,05-0,2%) o la clorexidina digluconato (0,02%) . Anche il calore molto elevato è efficace (vapore a 100 gradi). Da ricordare che, se la superficie è sporca. la disinfezione deve essere preceduta dalla rimozione della polvere e dal lavaggio con un normale detersivo.

Le confezioni acquistate al supermercato sono sicure?

Anche se meno importante del contatto diretto e stretto con una persona infetta, la spesa è un canale con cui il coronavirus può teoricamente entrare in casa tramite le confezioni del supermercato contaminate (durante la preparazione, la collocazione negli espositori, da parte di altri clienti). E’ prudente quindi, prima di riporle nel frigorifero o in dispensa, lavarle con acqua e sapone oppure disinfettarle.

Posso portare in casa il virus con le scarpe, i vestiti o i capelli?

E’ teoricamente possibile (anche se improbabile) che si possa introdurre in casa il virus calpestando mentre si è fuori casa secrezioni emesse da altre persone con tosse o starnuti. Molto meno probabile, se osservo attentamente la distanza da altre persone e evito di appoggiarmi troppo in giro, che quantità significative di virus mi rimangano addosso sui vestiti o sui capelli. In ogni modo al rientro in casa, meglio non entrare in casa con le scarpe, indossare  le pantofole, disinfettare la suola delle scarpe con alcool, evitare di appoggiare il cappotto sul divano e tanto meno di scuoterlo in casa.

Come si manifesta il coronavirus? Come posso riconoscere i sintomi?

I sintomi, sia negli adulti, sia nei bambini, ricordano quelli di una “normale influenza”: febbre, rinite, tosse, difficoltà respiratoria, fino alla polmonite.

Adulti

Nell’adulto, nel 10% circa dei casi si possono avere complicazioni che richiedono ricovero in terapia intensiva per sostenere l’attività respiratoria e  le funzioni vitali del paziente e che, in alcuni casi, possono determinare la morte. Nell’adulto, la fase critica sembra verificarsi ad una settimana circa dall’inizio dei sintomi, quando talora si verifica un brusco e repentino peggioramento, evidenziato anche, nel caso si disponga di un saturimetro (un apparecchio che misura in tempo reale il grado di ossigenazione del sangue, espresso come valore di PO2) da un calo della PO2 al di sotto del 94%, a riposo. Il decorso, nei casi  che richiedono ricovero e/o somministrazione di ossigeno e soprattutto nei casi in cui siano necessarie l’intubazione e la ventilazione assistita, è lungo, spesso 2-3 settimane prima del miglioramento decisivo.

Bambini

Nel bambino invece il decorso è molto più lieve e quasi mai grave.

Mediamente i primi sintomi compaiono dopo 5-7 giorni dall’infezione, con un minimo di uno e un massimo di 14 giorni (secondo alcuni dati forse anche più a lungo, fino a 27 giorni, ma si tratta di dati da verificare e comunque eventualmente riguardanti situazioni limite).

I bambini si ammalano più facilmente?

No, come del resto avvenuto per le infezioni da altri coronavirus (come  SARS e MERS). Non è ancora del tutto chiaro se i bambini (fatto che sarebbe abbastanza curioso) hanno davvero poche probabilità di infettarsi e quindi di ammalarsi, o se, più probabilmente, si infettano comunque ma sviluppano la malattia in modo lieve o senza sintomi.

Anche l’attuale epidemia italiana sembra confermare che i bambini, con l’eccezione dei neonati, tendono ad avere un quadro clinico molto più lieve rispetto agli adulti.

Come posso proteggere il mio bambino dall’infezione?

  1. Prima di tutto date il buon esempio, applicando voi stessi le precauzioni igieniche per prevenire la diffusione del virus.
  2. Indossate in casa la mascherina solo se avete sintomi respiratori o se ci sono neonati o bambini molto piccoli o con malattie croniche.
  3. Lavate e disinfettate frequentemente le superfici di casa e i giocattoli con disinfettanti a base di alcool al 75% o cloro (candeggina all’1%).
  4. Durante il cambio del pannolino indossate mascherina e guanti monouso e lavate bene le mani prima e dopo l’operazione. Riponete i pannolini usati in un contenitore chiuso.
  5. Pulite e disinfettate accuratamente e più volte al giorno smartphone, telecomandi, joystick e tastiere, e evitate che vengano utilizzati da diverse  persone contemporaneamente.
  6. Eliminate mascherine usate e fazzoletti usa e getta riponendoli in un contenitore chiuso e smaltendoli nell’indifferenziata.
  7. Insegnate al bambino (e verificate che lo faccia davvero) a:
  • lavarsi le mani frequentemente, per non meno di 20 secondi (usate una piccola clessidra o il “conto alla rovescia” di un cellulare, oppure  una canzoncina o una filastrocca), o in mancanza d’acqua, utilizzare i disinfettanti in gel a base di alcool almeno al 60%, strofinando bene le mani e le dita fino a che non sembrano essere asciutte;
  • coprire naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce, meglio con l’avambraccio o il gomito o un fazzoletto usa e getta;
  • evitare di toccarsi con le mani  gli occhi, il naso o la bocca: le mani entrano a contatto con superfici su cui il virus può essersi depositato, e da qui essere trasportato alle vie respiratorie;
  • non scambiarsi bottiglie, posate, bicchieri, spazzolini e altri oggetti personali;
  • mantenere una distanza di almeno due metri da persone affette da sintomi respiratori.
  • indossare la mascherina (se il bambino ha più di 6 anni è obbligatorio) in presenza di altre persone

Lavarsi le mani: per 20 secondi o per un minuto?

Nei protocolli di sanificazione si consiglia di lavare le mani per almeno un minuto. Si tratta di una prescrizione di sicurezza, da seguire soprattutto quando ci si trova in condizioni di maggiore rischio (sanificazione di ambienti potenzialmente contaminati, gestione di indumenti ed effetti personali di soggetti infetti, assistenza a pazienti o familiari con Covid-19, addetti alla ristorazione o ai banchi di vendita dei supermercati, ecc.). In caso di bambini e nella routine quotidiana è comunque opportuno lavare le mani per non meno di 20 secondi.

Se un familiare risulta infetto, tutti in casa lo diventeranno?

Non necessariamente. E’ ovviamente possibile (e anche probabile) che una persona che convive con un paziente positivo al coronavirus venga a sua volta contagiata: è comunque opportuno assumere tutte le precauzioni per limitare la diffusione del virus, sia perché vale la pena fare ogni sforzo per ridurre le probabilità di contagiare gli altri, sia perché ha molta importanza per tutti  tenere bassa  la carica virale in casa (cioè la quantità di virus circolante nell’abitazione), in quanto da questa può dipendere, anche in caso di malattia, un decorso più o meno favorevole.

Cosa devo fare se siamo stati a contatto con casi di infezione?

Se voi stessi o i vostri bambini siete stati  in contatto stretto con un caso di infezione da SARS-CoV-2, evitate contatti con altre persone e non andate né portate il bambino all’ambulatorio del pediatra o al Pronto Soccorso e informate telefonicamente il pediatra

Come faccio a sapere se il mio bambino ha avuto un contatto stretto con una persona infetta?

  • Se è stato a stretto contatto (faccia a faccia entro due metri) con un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • se vive nella stessa casa di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • se ha viaggiato in aereo nella stessa fila o nelle due file antecedenti o successive a quella di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • se ha avuto un contatto diretto  con secrezioni di una persona affetta da Covid-19 (esempio fazzoletto);
  • se si è trovato in un ambiente chiuso (ad esempio sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri.

Devo fare indossare al mio bambino la mascherina?

Indossare la mascherina è obbligatorio sopra i 6 anni di età. Sotto i due anni  i bambini non dovrebbero indossare una mascherina, e in generale la miglior prevenzione consiste nel tenere a casa i bambini. Indossare una mascherina diventa necessario nel caso in cui:

  • abbia sintomi respiratori come raffreddore, tosse o febbre e si abbia il sospetto che sia stato contagiato;
  • su indicazione del pediatra, dobbiate portarlo per una visita in ambulatorio;
  • il bambino ha una patologia cronica di base che lo rende più vulnerabile alle infezioni.
  • il bambino si trovi in un ambiente chiuso dove non c’è possibilità di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro

Che tipo di mascherina usare, se è il caso?

Per un uso quotidiano non professionale è sufficiente la mascherina chirurgica classica, purché venga indossata e utilizzata correttamente.  Nel bambino è importante che la mascherina abbia dimensioni e forma tali da aderire bene al suo piccolo viso, per cui possono andare bene anche mascherine fatte in casa, purché multistrato e con strato filtrante interno.

Le mascherine più efficienti (tipo FFP2 o FFP3) sono preferibilmente da riservare a coloro che le devono utilizzare a scopo professionale (come  medici, pediatri e personale sanitario che venga a contatto diretto con pazienti potenzialmente o certamente portatori del coronavirus).

Non trovo mascherine chirurgiche. Vanno bene anche le mascherine fatte in casa?

Alcuni studi dimostrano che, in caso di necessità e di indisponibilità di mascherine chirurgiche, anche una mascherina fatta in casa, purché in grado di coprire bene bocca e naso, può avere un effetto protettivo, minore rispetto ad una mascherina chirurgica, ma pur sempre maggiore che se non se ne indossa nessuna. Dovrebbero essere “costruite” in modo da avere uno strato impermeabile e uno o più strati, meglio se sostituibili, di tessuto non tessuto filtrante. Importante comunque sostituirla non appena è inumidita o sporca, e, soprattutto, ricordare che l’uso della mascherina senza adottare tutte le altre precauzioni per limitare il contagio è del tutto inutile o controproducente.

I nonni dei bambini sono anziani e con qualche acciacco (diabete, asma, ecc.): possono stare a contatto con i bambini?

Chi rischia di più, in questa epidemia da SARS-CoV-2, sono gli anziani over 60, soprattutto se già affetti da una patologia cronica. I bambini nella gran parte dei casi o non hanno sintomi o hanno sintomi lievi, ma possono ugualmente trasmettere il virus. Meglio quindi, se possibile, tenerli separati dai nonni.

E’ vero che questa epidemia di coronavirus è poco più che un’influenza?

I numeri oramai sono lì a dimostrarci che il coronavirus è più pericoloso dell’influenza, per vari motivi.

  • Il tasso di letalità dell’influenza (cioè la percentuale di morti sul totale dei soggetti infettati) varia da anno ad anno, mediamente è intorno allo 0,02% (cioè due decessi ogni 10.000 infetti), con un picco comunque inferiore all’1% (cioè 1 decesso ogni 100 infettati) in occasione della stagione del 2009 (epidemia “suina”). Il tasso di letalità del coronavirus sembra attestarsi tra il 2 e  il 3% (cioè 2-3 decessi ogni 100 infettati). Il valore sale considerevolmente se si considerano anziani e pazienti con patologie croniche.
  • La contagiosità del coronavirus è molto elevata, con un’indice di riproduzione (R0) ben superiore a 2 (ogni persona infetta contagia ben più di 2 persone); ciò vuol dire che il numero di persone che può infettare in breve tempo è maggiore di quello influenzale.
  • La contagiosità elevata, unita ad una discreta aggressività, è in grado di generare in poco tempo un elevato numero di malati richiedenti ricovero o addirittura terapia intensiva, mandando in crisi la capacità delle strutture di assistenza di gestire un simile afflusso.
  • A differenza dei virus influenzali, per il coronavirus non esiste vaccino.
  • A differenza dell’influenza, che ricorre stagionalmente e per cui quindi buona parte delle persone ha già anticorpi almeno in parte efficaci, il SARS-CoV-2 è assolutamente sconosciuto al sistema immunitario della gran parte della popolazione mondiale.

Come faccio a distinguere se il mio bambino ha l’influenza o il coronavirus?

E’ difficile capirlo in base ai sintomi, che sono molto simili. Ciò che conta è soprattutto segnalare al pediatra se il bambino presenta un’importante difficoltà respiratoria, cosa per altro abbastanza rara nell’influenza e ancora di più, almeno nei bambini,  in caso di infezione da coronavirus.

Meglio l’aria aperta?

I virus si concentrano nei luoghi chiusi, soprattutto se affollati.  Meglio quindi uscire, purché si rispettino e si facciano rispettare al bambino le distanze interpersonali minime, anche verso altri bambini. Altri provvedimenti importanti:

  • aerare spesso gli ambienti in cui viviamo, in modo da diluire la carica virale;
  • utilizzare il più possibile i balconi, soprattutto col tempo bello e con l’arrivo della primavera;
  • sfruttare il più possibile il giardino, facendo attenzione, se si tratta di uno spazio condominiale, a non entrare in contatto (adulti e bambini), con altri nuclei familiari.

E’ vero che i farmaci per la pressione alta peggiorano la Covid-19?

Non vi sono per ora evidenze scientifiche in tal senso, così come nell’ipotesi opposta, cioè che addirittura possano essere di aiuto. E’ importante che chi utilizza farmaci per la pressione alta mantenga la terapia  in atto e non modifiche la terapia autonomamente  senza aver consultato il Medico di Famiglia.

E’ vero che è meglio non assumere antinfiammatori come ibuprofene?

Non vi sono dati significativi in tal senso, ma precauzionalmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia l’utilizzo dell’ibuprofene senza aver consultato il proprio medico. In caso di febbre e dolore quindi prudenzialmente meglio ricorrere al paracetamolo.

Serve assumere cortisonici?

Solo in situazioni molto particolari. Evitate quindi di assumerli senza indicazione in tal senso da parte del medico.

Sono utili gli antibiotici?

Gli antibiotici (tutti gli antibiotici) sono inefficaci sul coronavirus, anche se talora vengono prescritti dal medico soprattutto nell’adulto, temendo che all’infezione virale si aggiunga un’infezione batterica. Come ogni altro farmaco, non devono essere utilizzati senza il parere del medico.

Ho sentito dire che gli antimalarici come la clorochina funzionano

Negli adulti con fattori di rischio (anziani, portatori di una o più patologie croniche) e nelle forme ad esordio aggressivo è prevista la possibilità dell’impiego della clorochina o dell’idrossiclorochina, che però va deciso di volta in volta (come per l’antibiotico), dal medico curante.

Nel bambino, anche considerando la benignità del decorso della malattia, non ne è previsto l’impiego.

Meglio rimandare le vaccinazioni?

No. I Centri vaccinali si sono organizzati in modo da continuare a praticare le vaccinazioni in sicurezza. Meglio quindi continuare a seguire il normale programma vaccinale, soprattutto nei bambini piccoli, che hanno bisogno di essere protetti il prima possibile da altre infezioni altrettanto pericolose. Presentatevi quindi al centro vaccinazioni alla data e all’ora prevista (è ammesso un solo accompagnatore), muniti di mascherina.

Dicono di non assumere bevande o cibi freddi: è vero?

Assolutamente no! In generale, fate attenzione alle false informazioni che circolano in rete che sono non solo inattendibili ma spesso anche pericolose per la salute!

NON è vero che il gelato o i cibi freddi favoriscono l’infezione.

NON è vero che esistono metodi infallibili, come fare un respiro profondo, per capire se si è malati.

NON è vero che i gargarismi (con aceto o altre sostanze pericolosissime, come la candeggina!) uccidono il virus.

NON è vero che l’acqua calda o altre bevande molto calde proteggono dall’infezione.

Bisogna fare attenzione alle false informazioni ed evitare di diffonderle. Fate sempre riferimento alle fonti ufficiali e al vostro medico o pediatra.

E’ utile assumere vitamine?

Non vi sono evidenze che attestino l’efficacia di varie vitamine (tra cui la vitamina C ed E), nella cura e nella prevenzione del Covid-19. E’ sufficiente una buona ed equilibrata alimentazione, ricca comunque di verdura, frutta e liquidi. La vitamina D può essere utile, sentito il pediatra, per supplire alla scarsa esposizione al sole nel protratto periodo di soggiorno casalingo forzato.

Che alimentazione deve seguire il mio bambino?

Deve seguire una alimentazione equilibrata, varia e ricca di frutta e verdura. Non esistono alimenti miracolosamente efficaci contro Covid-19.

Fino a quando è contagiosa una persona infetta?

Non è ancora del tutto chiaro, probabilmente per tutto il periodo dei sintomi e ben oltre il momento della loro scomparsa, in alcuni casi per settimane.

Possono trasmettere il virus anche persone che apparentemente stanno bene?

Sì, è oramai assodato, anche se probabilmente meno di chi manifesta sintomi. Si tratta ovviamente di una buona cosa per chi supera l’infezione senza alcun danno, non altrettanto per chi deve cercare di bloccare la diffusione del contagio, in quanto sono proprio i soggetti asintomatici a rappresentare il silenzioso ma efficace canale di trasmissione dell’infezione nella popolazione.

Se sono incinta e prendo il coronavirus, lo trasmetterò al mio bambino?

Non ci sono ancora riscontri sufficienti, ma dai dati attuali sembra che il “contagio verticale” (cioè da mamma a feto in utero) non avvenga.

Allatto al seno e sono risultata positiva o ho avuto un contatto stretto con un caso di Covid-19: devo smettere di allattare e stare separata dal bambino?

E’ una decisione da prendere caso per caso, anche considerando l’età del bambino e le condizioni materne, e consultando il pediatra. Dai dati fino ad ora raccolti il SARS-CoV-19 non è stato rilevato nel latte materno delle donne infette, mentre in alcuni casi sono stati trovati anticorpi contro il virus.

L’orientamento generale, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è quindi il più possibile favorire la continuazione dell’allattamento anche per le mamme affetta da coronavirus, ovviamente in un contesto separato dal resto della famiglia (bagno separato e camera solo per mamma e bambino) e rispettando le precauzioni strette che limitino il rischio di contagio per altre vie (mascherina, disinfezione e lavaggio delle mani prima e dopo la poppata e il cambio/vestizione del bambino, ecc.). Nel caso la mamma debba essere temporaneamente separata dal bambino si può procedere alla spremitura manuale del seno, sempre con le dovute precauzioni igieniche, somministrando poi il latte al bambino col biberon.

Una volta guariti, ci si può riammalare?

Recenti casi verificatisi in Sud Corea farebbero pensare di sì, anche se vi è il dubbio che, piuttosto che di una vera nuova infezione, si tratti di una riattivazione dell’infezione in pazienti mai del tutto guariti. Saranno necessari mesi per stabilire se e quanto a lungo una persona guarita dal Covid-19 sviluppa una immunità difensiva che lo protegga da nuove infezioni.

Se il mio bambino non sta bene e temo possa avere il coronavirus, lo porto direttamente in ambulatorio?

No! E non recatevi neppure voi all’ambulatorio! Contattate il pediatra per telefono, anche se faticate a trovare libera la linea, oppure chiamate il numero verde regionale o dell’ASL.

Il mio bambino è affetto da una patologia cronica…

La sua situazione di base merita particolare attenzione e prudenza (come del resto anche in caso di influenza), soprattutto se il bambino è affetto da deficit immunitario o patologia respiratoria cronica. In caso di dubbio rivolgetevi immediatamente al vostro pediatra.

Se il pediatra mi dice di portare il bambino in studio, quali precauzioni devo prendere?

Se il pediatra ritiene che non si tratti di infezione da SARS-CoV-2 e fissa per il bambino un appuntamento, accompagnatelo (una sola persona accompagnatrice, e in buona salute, per limitare il rischio di trasmettere infezioni), rispettando l’orario fissato e indossando voi stessi e facendo indossare la bambino una mascherina chirurgica.

Ho visto che il pediatra durante la visita indossa mascherina e/o visiera e adotta particolari precauzioni: è proprio necessario?

Sì, si tratta di precauzioni doverose e prescritte dalle direttive delle autorità sanitarie, utili sia a proteggere il pediatra sia voi e il vostro bambino, e  ad evitare che sia il pediatra stesso a diffondere il virus.

Ho paura a portare il bambino alla visita di controllo

Chiedete al Pediatra se le visite di controllo continuano ad essere eseguite e fatelo partecipe dei vostri dubbi e delle vostre paure. Solitamente i pediatri si organizzano in modo da garantire un accesso protetto e privo di rischi di contagio per bambini ed adulti che si recano in ambulatorio per una visita di controllo. Informatelo se eventualmente avete avuto contatti a rischio, e regolatevi, nel portare il bambino alla visita, come sopra (mascherina, soprattutto per l’adulto accompagnatore, un solo accompagnatore sano, puntualità, ecc.)

Come viene eseguito il tampone?

Il tampone è il metodo più affidabile e decisivo per la diagnosi di Covid-19 e si esegue prelevando del muco dalla gola e dal naso del paziente con un bastoncino cotonato. E’ molto importante che venga effettuato correttamente,  prima tamponando il faringe (la gola) e poi ambedue le narici o almeno una narice. Può essere effettuato solo presso o comunque a cura di strutture ospedaliere, non privatamente, e richiede almeno 2 giorni per la risposta perché la metodica del test (test molecolare) è complessa e lunga.

Chi deve fare il tampone?

I criteri di esecuzione del tampone sono cambiati nel tempo e variano anche molto a seconda della regione.  L’ultima circolare del Ministero della Salute (4 aprile), estende la possibilità di eseguire il tampone anche ai casi paucisintomatici (con sintomi lievi) e ai contatti stretti e asintomatici (senza sintomi) di casi di Covid-19.

Tuttavia, dato il numero limitato di tamponi effettuabili e esaminabili dai laboratori, soprattutto nelle zone di più elevata diffusione dell’infezione, il tampone viene prioritariamente eseguito ad alcune categorie di persone (pazienti ricoverati in ospedale, case di cura, operatori sanitari, persone a rischio ecc.).

Test sierologici

I test sierologici non servono per fare diagnosi di Covid-19, ma, per la loro rapidità e la loro applicabilità su un gran numero di persone, si prestano soprattutto a due impieghi:

  1. screening sistematico sulla popolazione (come avvenuto ad esempio in Sud Corea) o su particolari categorie (come ad esempio personale di un ospedale), alla ricerca dei soggetti asintomatici in grado però di diffondere il virus, da sottoporre quindi a tampone e, in caso di positività di quest’ultimo, ad isolamento
  2. indagini epidemiologiche ad hoc, come ad esempio quelle in corso  in Veneto, per studiare l’andamento nel tempo degli anticorpi e il loro reale potere difensivo verso Covid-19, o quella appena iniziata in Lombardia per ricercare i soggetti che hanno avuto e superato l’infezione

Se una persona ha nel sangue gli anticorpi IgG è protetto contro nuove infezioni?

Non vi sono ancora certezze riguardo quanto gli anticorpi del tipo IgG, che sono indicativi di una precedente infezione da Covid-19, durino nel tempo e soprattutto se siano davvero in grado di proteggere la persona contro nuove infezioni Covid-19.

Come si fa a sapere se una persona è guarita?

Una persona è guarita se non ha più sintomi e due test eseguiti a distanza di 24 ore risultano negativi. Il tampone viene eseguito non prima di 14 giorni dalla diagnosi.

Mi devo preoccupare per la cosiddetta Fase 2?

Il rischio che con la riapertura delle attività lavorative e sociali, seppur graduale e controllata, l’epidemia riprenda forza è concreto. Per questo è importante attenersi alle indicazioni delle autorità sanitarie e mantenere comportamenti e precauzioni utili a evitare o limitare il rischio di contagiare se stessi e gli altri

Per riassumere

Quindi, riassumendo:

  • rispettate le regole stabilite dalle autorità sanitarie e le norme igieniche di base (sempre valide peraltro per evitare la diffusione dei virus, come ad esempio quelli influenzali);
  • rispettate le regole stabilite dalle autorità sanitarie;
  • se il vostro bambino non sta bene e temete che si tratti di Coronavirus, non recatevi nello studio del Pediatra né al Pronto Soccorso, ma contattate telefonicamente il Pediatra o i numeri verdi dedicati all’emergenza coronavirus.

Pediatra di Famiglia a Bergamo (BG) – Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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