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Coronavirus e bambini: il pediatra risponde alle domande delle mamme e dei papà

In questo momento di emergenza per la pandemia di coronavirus, i timori delle mamme e dei papà sono molti.

E’ normale che la situazione attuale generi un po’ di apprensione nei genitori. Però allarmarsi inutilmente non serve. Occorre invece essere ben informati e sapere cosa occorre fare per evitare di entrare in contatto con il virus ma anche come comportarsi se si ha il timore di aver preso il virus.

In questo articolo, cerchiamo di rispondere in modo chiaro e semplice a tutte le domande che ogni giorno vengono fatte al pediatra.

Come si trasmette il virus?

Principalmente per via diretta, attraverso le goccioline emesse con la tosse, gli starnuti e durante la normale (anche se stretta) conversazione, fino ad una distanza di 2 metri.

Il virus si trasmette anche per via indiretta, cioè per contatto col virus depositatosi sugli oggetti e di qui portato alla bocca, al naso o agli occhi con le mani.

Minore ma non trascurabile la trasmissione per via orofecale (cioè dalle feci di un individuo malato, all’apparato gastrointestinale di un individuo sano), pare anche oltre il tempo in cui il virus è reperibile nelle vie respiratorie.

Può essere trasmesso dagli animali domestici?

No. Non vi sono prove che indichino che i comuni animali domestici (cani, gatti), possano contrarre il SARS-CoV-2 e trasmetterlo all’uomo. E’ comunque importante sempre lavarsi bene le mani dopo aver giocato o accarezzato il nostro cagnolino o gattino.

Può essere trasmesso da parte di animali o prodotti animali importati dalla Cina?

No, solo poche specie animali e pochi prodotti animali sono importabili nell’Unione Europea, e questi non possono trasmettere il coronavirus.

Può essere trasmesso tramite un pacco in consegna?

Il SARS-CoV-19 resiste sul rame fino a 8 ore, sul cartone fino a 24 ore, sull’acciaio fino a 48 ore e sulla plastica fino a 72 ore. Meglio quindi disinfettare un pacco al suo arrivo con alcool al 70%.

Il virus resiste nell’ambiente?

Sì.  Secondo una recente ricerca,  dopo che una persona infetta ha respirato, o tossito o parlato in un certo ambiente, soprattutto se senza protezione, il virus rimane sospeso nell’aria fino a 3 ore dopo. Il SARS-CoV-19 resiste invece  sulle superfici per molto più tempo:

  • sul rame fino a 8 ore,
  • sul cartone fino a 48 ore,
  • sull’acciaio fino a 48 ore e
  • sulla plastica fino a 72 ore.

Come posso eliminarlo dall’ambiente in cui viviamo?

Disinfettando le superfici e i giocattoli con disinfettanti a base di candeggina, ipoclorito di sodio o alcool.

Le confezioni acquistate al supermercato sono sicure?

Non si può escludere che siano contaminate (durante la preparazione, la collocazione negli espositori, da parte di altri clienti). E’ prudente quindi, prima di riporle nel frigorifero o in dispensa, lavarle con acqua e sapone oppure disinfettarle con alcool al 70%.

Posso portare in casa il virus con le scarpe, i vestiti o i capelli?

Uscendo di casa, è teoricamente possibile, anche se improbabile, che  possa introdurre in casa il virus calpestando  secrezioni emesse da altre persone con tosse o starnuti. Molto meno probabile, se osservo attentamente la distanza da altre persone e evito di appoggiarmi troppo in giro, che quantità significative di virus mi rimangano addosso sui vestiti o sui capelli. In ogni modo al rientro in casa mi metto le pantofole e disinfetto la suola delle scarpe con alcool, evito di appoggiare il cappotto sul divano e tanto meno di scuoterlo in casa.

I bambini si ammalano più facilmente?

No, come del resto avvenuto per le infezioni da altri coronavirus, come  SARS e MERS. Non è ancora del tutto chiaro se i bambini (fatto abbastanza curioso) hanno davvero poche probabilità di infettarsi e quindi di ammalarsi, o se, più probabilmente, si infettano comunque ma sviluppano la malattia in modo lieve o senza sintomi. Anche l’attuale epidemia italiana sembra confermare che i bambini, con l’eccezione dei neonati, tendono ad avere un quadro clinico molto più lieve rispetto agli adulti.

Abbiamo da tempo prenotato nei prossimi mesi un viaggio all’estero con i nostri bambini, manteniamo la prenotazione?

Meglio rinunciarvi, considerando che la situazione si normalizzerà molto lentamente, interessando in tempi diversi praticamente tutte le zone del pianeta.

Come posso proteggere il mio bambino dall’infezione?

  1. Prima di tutto date il buon esempio, applicando voi stessi le precauzioni igieniche per prevenire la diffusione del virus.
  2. Indossate in casa la mascherina solo se avete sintomi respiratori o se ci sono neonati o bambini molto piccoli o con malattie croniche.
  3. Lavate e disinfettate frequentemente le superfici di casa e i giocattoli con disinfettanti a base di alcool al 75% e cloro (candeggina all’1%).
  4. Durante il cambio del pannolino indossate mascherina e guanti monouso e lavate bene le mani prima e dopo l’operazione. Riponete i pannolini usati in un contenitore chiuso.
  5. Pulite e disinfettate accuratamente e più volte al giorno smartphone, telecomandi, joystick e tastiere, e evitate che vengano utilizzati da diverse  persone contemporaneamente.
  6. Eliminate mascherine usate e fazzoletti usa e getta riponendoli in un contenitore chiuso e smaltendoli nell’indifferenziata.
  7. Insegnate al bambino (e verificate che lo faccia davvero) a:
  • lavarsi le mani frequentemente, per almeno 1 minuto (usate una piccola clessidra o il “conto alla rovescia” di un cellulare, oppure  una canzoncina o una filastrocca), o in mancanza d’acqua, utilizzare i disinfettanti in gel a base di alcool almeno al 60%, strofinando bene le mani e le dita fino a che non sembrano essere asciutte;
  • coprire naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce, meglio con l’avambraccio o il gomito o un fazzoletto usa e getta;
  • evitare di toccarsi con le mani  gli occhi, il naso o la bocca: le mani entrano a contatto con superfici su cui il virus può essersi depositato, e da qui essere trasportato alle vie respiratorie;
  • non scambiarsi bottiglie, posate, bicchieri, spazzolini e altri oggetti personali;
  • mantenere una distanza di almeno due metri da persone affette da sintomi respiratori.

Se un familiare risulta infetto tutti in casa lo diventeranno

Non è vero. Anche se è ovviamente possibile e anche probabile che una persona che convive con un paziente positivo al Coronavirus venga a sua volta contagiata, è comunque opportuno assumere tutte le precauzioni per limitare la diffusione del virus, sia perchè comunque vale la pena fare ogni sforzo per ridurre le probabilità di contagiare gli altri, sia perchè ha molta importanza per tutti  tenere bassa  la carica virale in casa (cioè la quantità di virus circolante nell’abitazione), in quanto da questa può dipendere, anche in caso di malattia, un decorso più o meno favorevole

Cosa devo fare se siamo stati a contatto con  casi di infezione?

Se voi stessi o i vostri bambini siete stati  in contatto stretto con un caso di infezione da SARS-CoV-2, evitate contatti con altre persone e non andate né portate il bambino all’ambulatorio del pediatra o al Pronto Soccorso.

Informate telefonicamente

  • il pediatra o, in caso di sintomi respiratori,
  • il numero verde regionale o di ASL, se disponibile nella vostra zona;
  • il numero 1500 del Ministero della Salute o
  • il 112.

Devo fare indossare al mio bambino la mascherina?

Non è necessario, a meno che:

  • abbia sintomi respiratori come raffreddore, tosse o febbre e si abbia il sospetto che sia stato contagiato;
  • su indicazione del pediatra, dobbiate portarlo per una visita in ambulatorio;
  • il bambino ha una patologia cronica di base che lo rende più vulnerabile alle infezioni.

Che tipo di mascherina usare, se è il caso?

Per un uso non professionale è sufficiente la mascherina chirurgica classica, purché venga indossata e utilizzata correttamente.

Le mascherine più efficienti (tipo FFP2 o FFP3) sono riservate in questo momento a coloro che le devono utilizzare a scopo professionale (come  medici, pediatri e personale sanitario che venga a contatto diretto con pazienti potenzialmente o certamente portatori del coronavirus) e pertanto non sono reperibili in farmacia.

Non trovo mascherine chirurgiche. Vanno bene anche le mascherine fatte in casa?

Alcuni studi dimostrano che, in caso di necessità e di indisponibilità di mascherine chirurgiche, anche una mascherina fatta in casa, purché in grado di coprire bene bocca e naso, può avere un effetto protettivo, minore rispetto ad una mascherina chirurgica, ma pur sempre maggiore che se non se ne indossa nessuna. Importante comunque sostituirla non appena è inumidita o sporca, e, soprattutto, ricordare che l’uso della mascherina senza adottare tutte le altre precauzioni per limitare il contagio è del tutto inutile o controproducente.

Al rientro a scuola c’è bisogno del certificato?

Le scuole sono chiuse e lo rimarranno probabilmente per molto, Secondo le indicazioni ministeriali il certificato al rientro è necessario solo se si verificano ambedue le seguenti condizioni:

  • il bambino è stato assente per più di 5 giorni continuativi (anche prima che la frequenza scolastica nella sua zona venisse eventualmente sospesa)

E

  • il bambino è stato assente per malattia soggetta a notifica obbligatoria come ad esempio varicella, morbillo, scarlattina, rosolia o epatite, non per una forma influenzale o una gastroenterite virale.

I nonni dei bambini sono anziani e con qualche acciacco (diabete, asma, ecc.): possono stare a contatto con i bambini?

Chi rischia di più, in questa epidemia da SARS-CoV-2, sono gli anziani, soprattutto se già affetti da una patologia cronica. I bambini nella gran parte dei casi o non hanno sintomi o hanno sintomi lievi, ma possono ugualmente trasmettere il virus. Meglio quindi, se possibile, tenerli separati dai nonni.

Mio marito viaggia spesso all’estero per lavoro: rischia di trasmetterci il coronavirus?

Se non è rientrato da aree a rischio, il rischio è molto basso. Se invece è tornato  da un’area a rischio nei 14 giorni precedenti, o è stato a contatto con persone tornate dalla Cina nei 14 giorni precedenti, e accusa sintomi respiratori (in particolare febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratoria):

  • non recatevi autonomamente al Pronto Soccorso o all’ambulatorio del medico o del pediatra di famiglia, ma contattate il medico, riferendo i sintomi e il viaggio;
  • contattate il 112 o il numero verde 1500 del Ministero della Salute;
  • fategli indossare una mascherina quando è a contatto con altre persone;
  • lavate tutti frequentemente le mani con acqua e sapone o disinfettatele frequentemente con un gel disinfettante a base di alcool al 60%;
  • utilizzate fazzoletti usa e getta davanti alla bocca quando starnutire  o tossite.

Come posso sapere se una persona o un bambino potrebbero essere infetti?

Si deve sospettare che sia infetta una persona che

  1. presenti manifestazioni respiratorie acute con febbre richiedenti ricovero senza evidenza di altre cause che li giustifichino oppure
  2. presenti sintomi respiratori acuti (febbre o tosse o difficoltà respiratoria) e entro i 14 giorni precedenti:
  • sia stata in  in una zona in cui vi sia una diffusione comunitaria di infezione da Coronavirus;
  • sia stata a contatto stretto con una persona affetta da accertata infezione da Covid-19.

Come faccio a sapere se il mio bambino ha avuto un contatto stretto con una persona infetta?

  • Se è stato a stretto contatto (faccia a faccia entro due metri) con un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • se vive nella stessa casa di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • se ha viaggiato in aereo nella stessa fila o nelle due file antecedenti o successive a quella di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • se ha avuto un contatto diretto  con secrezioni di una persona affetta da Covid-19 (esempio fazzoletto);
  • se si è trovato in un ambiente chiuso (ad esempio sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri.

Il coronavirus è un virus molto pericoloso?

E’ molto contagioso, e quindi ha la capacità di infettare molte persone, ed è discretamente aggressivo: meno dei virus della SARS e della MERS, ma più dell’influenza.  Nei bambini  non sembra particolarmente aggressivo.

E’ vero che questa epidemia di coronavirus è poco più che un’influenza?

I numeri oramai sono lì a dimostrarci che il coronavirus è più pericoloso dell’influenza, per vari motivi.

  • Il tasso di letalità dell’influenza (cioè la percentuale di morti sul totale dei soggetti infettati) varia da anno ad anno, mediamente è intorno allo 0,02% (cioè due decessi ogni 10.000 infetti), con un picco comunque inferiore all’1% (cioè 1 decesso ogni 100 infettati) in occasione della stagione del 2009 (epidemia “suina”). Il tasso di letalità del coronavirus sembra attestarsi sopra al 3% (cioè 3 decessi ogni 100 infettati). Il valore sale considerevolmente se si considerano anziani e pazienti con patologie croniche.
  • La contagiosità del coronavirus è molto elevata, con un’indice di riproduzione (R0) ben superiore a 2 (ogni persona infetta contagia ben più di 2 persone); ciò vuol dire che il numero di persone che può infettare in breve tempo è maggiore di quello influenzale.
  • La contagiosità elevata, unita ad una discreta aggressività, è in grado di generare in poco tempo un elevato numero di malati richiedenti ricovero o addirittura terapia intensiva, mandando in crisi la capacità delle strutture di assistenza di gestire un simile afflusso.
  • A differenza dei virus influenzali, per il coronavirus non esiste vaccino.
  • A differenza dell’influenza, che ricorre stagionalmente e per cui quindi buona parte delle persone ha già anticorpi almeno in parte efficaci, il SARS-CoV-2 è assolutamente sconosciuto al sistema immunitario della gran parte della popolazione mondiale.

Si sente dire che l’epidemia è inarrestabile…

Certamente il coronavirus continuerà a diffondersi e ad infettare altre persone. Molto probabilmente dovremo tutti imparare a conviverci, come già facciamo con l’influenza. Le preoccupazioni, e soprattutto le precauzioni attuali hanno lo scopo fondamentale di evitare il diffondersi dell’infezione in modo così rapido da sovrastare le capacità del sistema sanitario di farvi fronte, esponendo così ad un alto rischio soprattuto i più deboli (anziani e pazienti con patologie croniche).

Cosa significa che l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia?

Significa che le dimensioni e l’estensione dell’epidemia oramai sono tali da interessare praticamente tutto il pianeta. Dal punto di vista pratico, considerando le singole nazioni, non vi è differenza sostanziale tra pandemia ed epidemia.

Come si manifesta il coronavirus? Come posso riconoscere i sintomi?

I sintomi ricordano quelli di una “normale influenza”: febbre, rinite, tosse, difficoltà respiratoria, fino alla polmonite.

Nell’adulto, nel 10% circa dei casi si possono avere complicazioni che richiedono ricovero in terapia intensiva per sostenere l’attività respiratoria e  le funzioni vitali del paziente e che, in alcuni casi, possono determinare la morte.

La fase critica sembra verificarsi ad una settimana circa dall’inizio dei sintomi, quando talora si verifica un brusco e repentino peggioramento, evidenziato anche, nel caso si disponga di un saturimetro (un apparecchio che misura in tempo reale il grado di ossigenazione del sangue, espresso come valore di PO2) da un calo della PO2 al di sotto del 94%, a riposo. Il decorso, nei casi  che richiedono ricovero e/o somministrazione di ossigeno e soprattutto nei casi in cui siano necessarie l’intubazione e la ventilazione assistita, è lungo, spesso 2-3 settimane prima del miglioramento decisivo.

Nel bambino invece il decorso è molto più lieve e quasi mai grave.

Come faccio a distinguere se il mio bambino ha l’influenza o il coronavirus?

E’ difficile capirlo in base ai sintomi, che sono molto simili. In questo periodo di picco dell’epidemia influenzale, è molto più probabile che il bambino abbia l’influenza, a meno che non sia stato a stretto contatto con un caso di infezione da SARS-CoV-2. Ciò che conta tuttavia è soprattutto segnalare al pediatra se il bambino presenta un’importante difficoltà respiratoria, cosa per altro abbastanza rara nell’influenza e ancora di più, almeno nei bambini,  in caso di infezione da Coronavirus.

Meglio uscire o stare in casa al caldo?

I virus si concentrano nei luoghi chiusi, soprattutto se affollati.  Normalmente sarebbe meglio quindi uscire… ma le norme attuali lo vietano, se non in caso di assoluta necessità, perché in questo momento è più importante evitare di diffondere il contagio ad altre persone. Ci resta però una risorsa importante: aerare spesso gli ambienti in cui viviamo, in modo da diluire la carica virale.

E’ vero che i farmaci per la pressione alta peggiorano la Covid-19?

Non vi sono per ora evidenze scientifiche in tal senso, così come nell’ipotesi opposta, cioè che addirittura possano essere di aiuto. E’ importante per ora mantenere la terapia anti-ipertensiva in atto ed eventualmente consultare il Medico di Famiglia prima di modificare la terapia autonomamente.

E’ vero che è meglio non assumere antinfiammatori come ibuprofene?

Non vi sono dati significativi in tal senso, ma prudenzialmente l’OMS sconsiglia l’utilizzo dell’ibuprofene senza aver consultato il proprio medico. In caso di febbre e dolore quindi prudenzialmente meglio ricorrere al paracetamolo.

Serve assumere cortisonici?

Solo in situazioni molto particolari. Evitate quindi di assumerli senza indicazione in tal senso da parte del medico.

Sono utili gli antibiotici?

Gli antibiotici, tutti gli antibiotici, sono inefficaci sul Coronavirus, anche se talora vengono prescritti dal medico soprattutto nell’adulto, temendo che all’infezione virale si aggiunga un’infezione batterica.

Ho sentito dire che gli antimalarici come la clorochina funzionano

Negli adulti con fattori di rischio (anziani, portatori di una o più patologie croniche) è prevista la possibilità dell’impiego della clorochina o dell’idrossiclorochina, che però va deciso di volta in volta, come per l’antibiotico, dal medico curante. Nel bambino, anche considerando la benignità del decorso della malattia, non ne è previsto l’impiego

Meglio rimandare le vaccinazioni?

No. I Centri vaccinali si sono organizzati in modo da continuare a praticare le vaccinazioni in sicurezza.  Meglio quindi continuare a seguire il normale programma vaccinale, soprattutto nei bambini piccoli, che hanno bisogno di essere protetti il prima possibile da altre infezioni altrettanto pericolose. Presentatevi quindi al centro vaccinazioni alla data e all’ora prevista (è ammesso un solo accompagnatore), muniti di mascherina.

Dicono di non assumere bevande o cibi freddi e di prendere vitamina C: è vero?

Assolutamente no! Non è vero che il gelato o i cibi freddi favoriscono l’infezione; non è vero che la vitamina C (o altri integratori) curano  la Covid-19,  non è vero che esistono metodi infallibili, come fare un respiro profondo, per capire se si è malati. E non fate gargarismi con candeggina o aceto, né bevete acqua o bevande molto calde … Fa parte del senso di responsabilità individuale evitare di diffondere fake come questi!

Che alimentazione deve seguire il mio bambino?

Deve seguire una alimentazione equilibrata, varia e ricca di frutta e verdura. Non esistono alimenti miracolosamente efficaci contro Covid-19.

Quanto tempo passa tra l’infezione e i primi sintomi?

Mediamente 5-7 giorni, con un minimo di uno e un massimo di 14 giorni (secondo alcuni dati forse anche più a lungo, fino a 27 giorni, ma si tratta di dati da verificare e comunque eventualmente riguardanti situazioni limite).

Fino a quando è contagiosa una persona infetta?

Non è ancora del tutto chiaro, probabilmente per tutto il periodo dei sintomi e ben oltre il momento della loro scomparsa.

Possono trasmettere il virus anche persone che apparentemente stanno bene?

Sì, anche se molto probabilmente meno di chi manifesta sintomi.

Se sono incinta e prendo il coronavirus, lo trasmetterò al mio bambino?

Non ci sono ancora riscontri sufficienti, ma dai dati attuali sembra che il “contagio verticale” (cioè da mamma a feto in utero) non avvenga.

Allatto al seno e sono risultata positiva o ho avuto un contatto stretto con un caso di Covid-19: devo smettere di allattare e stare separata dal bambino?

E’ una decisione da prendere caso per caso, anche considerando l’età del bambino e le condizioni materne, e consultando il pediatra. Dai dati fino ad ora raccolti il SARS-CoV-19 non è stato rilevato nel latte materno delle donne infette, mentre in alcuni casi sono stati trovati anticorpi contro il virus.

L’orientamento generale, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è quindi il più possibile favorire la continuazione dell’allattamento, ovviamente in un contesto separato dal resto della famiglia (bagno separato e camera solo per mamma e bambino) e rispettando le precauzioni strette che limitino il rischio di contagio per altre vie  (mascherina, disinfezione e lavaggio delle mani prima e dopo la poppata e il cambio/vestizione del bambino, ecc.). Nel caso la mamma debba essere temporaneamente separata dal bambino si può procedere alla spremitura manuale del seno, sempre con le dovute precauzioni igieniche, somministrando poi il latte al bambino col biberon.

Una volta guariti, ci si può riammalare?

In qualche caso sembra di sì, ma è presto per dire quanto ciò sia probabile, in quanto il numero di persone guarite è ancora relativamente basso.

Se il mio bambino non sta bene e temo possa avere il coronavirus lo porto direttamente in ambulatorio?

No! E non recatevi neppure voi all’ambulatorio! Contattate il pediatra per telefono, anche se faticate a trovare libera la linea, oppure chiamate il numero verde regionale o dell’ASL.

Il mio bambino è affetto da una patologia cronica…

La sua situazione di base merita particolare attenzione e prudenza (come del resto anche in caso di influenza), soprattutto se il bambino è affetto da deficit immunitario o patologia respiratoria cronica. In caso di dubbio rivolgetevi immediatamente al vostro pediatra.

Se il pediatra mi dice di portare il bambino in studio, quali precauzioni devo prendere?

Se il pediatra ritiene che non si tratti di infezione da SARS-CoV-2 e fissa per il bambino un appuntamento, accompagnatelo (una sola persona accompagnatrice, e in buona salute, per limitare il rischio di trasmettere infezioni), rispettando l’orario fissato e indossando voi stessi e facendo indossare la bambino una mascherina chirurgica.

Ho visto che il pediatra durante la visita indossa mascherina e/o visiera e adotta particolari precauzioni: è proprio necessario?

Sì, si tratta di precauzioni doverose e prescritte dalle direttive delle autorità sanitarie, utili sia a proteggere il pediatra sia voi e il vostro bambino, e  ad evitare che sia il pediatra stesso a diffondere il virus.

Il pediatra mi ha chiesto di portare noi le mascherine per la visita, perché le sue scorte vanno esaurendosi: ma perchè?

Purtroppo la situazione di emergenza ha reso difficile anche per Regioni e ASL approvvigionarsi delle mascherine (così come di altri Dispositivi di Protezione Individuale, come schermi protettivi, camici, guanti, gel disinfettanti) che – per disposizione esplicita ministeriale e delle autorità sanitarie regionali – le ASL debbono fornire ai pediatri e ai medici del Servizio Sanitario Nazionale e che devono essere obbligatoriamente indossati dai medici e dai pazienti durante le visite in ambulatorio o studio.

Può succedere che alcuni pediatri (una volta esaurite le scorte a disposizione dell’utenza) per limitare l’accesso non protetto allo studio, chiedano di portare da casa le mascherine che i genitori e i bambini dovranno indossare durante la visita oppure rimandino le visite non urgenti (limitandosi ad un consulto telefonico). Si tratta di misure che, anche se possono generare alcuni piccoli disagi alle famiglie (e che magari possono sembrare eccessive), in realtà servono per limitare le possibili occasioni di contagio. Si tratta quindi di precauzioni necessarie in questa fase di contenimento della diffusione del virus.

Se a casa non avete a disposizione le mascherine e il pediatra vi chiede esplicitamente di portarle con voi in studio per la visita, segnalatelo: sarà il pediatra a decidere come organizzare la visita in modo sicuro per voi e per il bambino.

Ho paura a portare il bambino alla visita di controllo

Chiedete al Pediatra se le visite di controllo continuano ad essere eseguite e fatelo partecipe dei vostri dubbi e delle vostre paure. Solitamente i pediatri si organizzano in modo da garantire un accesso protetto e privo di rischi di contagio per bambini ed adulti che si recano in ambulatorio per una visita di controllo. Informatelo se eventualmente avete avuto contatti a rischio, e regolatevi, nel portare il bambino alla visita, come sopra (mascherina, soprattutto per l’adulto accompagnatore, un solo accompagnatore sano, puntualità, ecc.)

Come funziona il tampone per la diagnosi?

Il prelievo avviene in modo analogo a quello utilizzato ad esempio per individuare lo streptococco beta emolitico gruppo A. Può però essere effettuato solo presso strutture ospedaliere. Se positivo ad un primo esame, il campione viene inviato all’Istituto Superiore di Sanità per un test di conferma. La risposta definitiva richiede circa 5-6 ore e, in caso di positività, il risultato viene comunicato anche all’OMS. Normalmente la procedura richiede fino a 2 giorni per la certezza diagnostica.

Come mai non si fanno test “a tappeto” su tutta la popolazione?

Più che la disponibilità di tamponi (che pure rappresenta o ha rappresentato un problema) a limitare il numero di test eseguibili in un giorno è la metodica stessa del test attualmente disponibile (test molecolare), realizzabile solo presso laboratori altamente specializzati perché complessa e lunga. E’ però allo studio l’utilizzo di un test “rapido” che, attraverso il prelievo di una piccola quantità di sangue, possa identificare in pochi minuti nel paziente gli anticorpi contro il SARS-CoV-2.

Il tampone è sempre attendibile?

E’ attendibile, anche se meno di modalità di prelievo però più “aggressive” e che si usano solo nei soggetti ricoverati o addirittura intubati, come il lavaggio broncoalveolare (BAL), in cui il prelievo avviene a livello dei bronchi e degli alveoli polmonari. Per questo comunque di solito nel caso in cui il primo prelievo sia negativo e i sintomi persistano si procede a ripeterlo una  seconda volta.

Chi deve fare il tampone?

Secondo le indicazioni del Ministero della Salute attualmente  il tampone viene eseguito solo in caso di:

  1. grave insufficienza respiratoria
  2. almeno un sintomo influenzale tra febbre/febbricola, malessere/spossatezza, mal di testa, dolori muscolari + almeno un sintomo tra tosse, mal di gola, respiro affannoso + provenienza da una zona a rischio
  3. caso sospetto: improvvisa comparsa di febbre o tosse o difficoltà respiratoria in un soggetto che nei 14 giorni precedenti abbia avuto contatto stretto con un caso confermato o probabile di infezione Covid-19.

Come si fa a sapere se una persona è guarita?

Una persona è guarita se non ha più sintomi e due test eseguiti a distanza di 24 ore risultano negativi.  Meno facile stabilirlo nei casi in cui la persona sia stata solo messa in isolamento perché asintomatica o con  un quadro clinico lieve, senza eseguire un test diagnostico. In ogni caso il tampone per accertare che il paziente non sia più contagioso viene effettuata non prima che siano passati 14 gg dalla diagnosi.

Mi devo preoccupare?

La situazione è seria, molto pericolosa per gli anziani, non particolarmente preoccupante per i bambini. Va presa seriamente, facendo ognuno la propria parte con senso di responsabilità, seguendo le indicazioni di chi di salute si occupa. Se avete dubbi, rivolgetevi al vostro Pediatra.

Numeri verdi regionali

Sono stati allestiti in diverse regioni italiane dei numeri verdi da contattare per ricevere informazioni sul Coronavirus

  • Lombardia: 800894545
  • Veneto: 800462340
  • Emilia Romagna: 800033033 
  • Piemonte: 800333444
  • Molise: 0874409000 e 0874313000
  • Alto Adige: 800751751
  • Provincia di Trento: 800867388
  • Marche: 800936677
  • Friuli Venezia Giulia: 800500300
  • Valle D’Aosta: 800122121
  • Toscana: 800556060
  • Umbria: 800636363
  • Campania: 800909699
  • Lazio: 800118800
  • Calabria: 800767676
  • Sicilia: 800458787
  • Puglia: 800713931
  • Basilicata: 800996688
  • Sardegna: 800311377
  • Abruzzo: Asl 1 L’Aquila 118; Asl 2 Chieti-Lanciano-Vasto 800 860 146; Asl 3 Pescara  333 616 26 872; Asl 4 Teramo 800 090 147

Per riassumere

Quindi, riassumendo:

  • rispettate le regole stabilite dalle autorità sanitarie e le norme igieniche di base (sempre valide peraltro per evitare la diffusione dei virus, come ad esempio quelli influenzali);
  • non uscite se non per necessità o urgenza;
  • se il vostro bambino non sta bene e temete che si tratti di Coronavirus, non recatevi nello studio del Pediatra né al Pronto Soccorso, ma contattate telefonicamente il Pediatra o i numeri verdi dedicati all’emergenza coronavirus.

Pediatra di Famiglia a Bergamo (BG) – Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.