Informazioni e consigli sulla crescita e la salute del bambino,
solo da medici pediatri e professionisti qualificati.

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Coronavirus e bambini: il pediatra risponde alle domande delle mamme e dei papà

Sono molti i dubbi e i timori dei genitori riguardo la salute dei propri bambini durante la pandemia da Covid-19. E’ normale che la situazione generi un po’ di apprensione nei genitori. Però allarmarsi inutilmente non serve. Occorre invece essere ben informati e sapere cosa occorre fare per evitare di entrare in contatto con il virus ma anche come comportarsi se si ha il timore di aver preso il virus.

In questo articolo, cerchiamo di rispondere in modo chiaro e semplice a tutte le domande che ogni giorno vengono fatte al pediatra.

Come si trasmette il virus?

Principalmente per via aerea diretta, attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti e durante la normale conversazione. Mentre le goccioline più grosse e pesanti (droplets) arrivano al massimo fino ad una distanza di circa 2 metri, quelle più fini e leggere possono essere trasportate dall’aria a diversi metri da chi le ha emesse (aerosol), ed in ambienti chiusi e poco ventilati infettare altre persone anche non vicine a chi le ha emesse.

Gli studi più recenti considerano meno importante la trasmissione per via indiretta, cioè per contatto col virus depositatosi sugli oggetti e di qui portato alla bocca, al naso o agli occhi con le mani.

Minore (ma non trascurabile) la trasmissione per via orofecale (cioè dalle feci di un individuo malato, all’apparato gastrointestinale di un individuo sano, come può avvenire se, ad esempio, il genitore non si lava bene le mani dopo aver cambiato il pannolino al bambino positivo).

Può essere trasmesso dagli animali domestici?

I comuni animali domestici (cani, gatti) possono contrarre il SARS-CoV-2 (in genere lo contraggono dalle persone con cui vivono). In genere non manifestano sintomi, o si ammalano in forma lieve. E’ bene quindi assumere anche nei loro confronti comportamenti igienici prudenti:

  • lavarsi sempre le mani prima e dopo il contatto con gli animali e dopo aver pulito la lettiera e/o la cuccia;
  • pulirgli le zampe dopo la passeggiata e prima di rientrare in casa, senza usare gel disinfettanti (perché sono irritanti);
  • se si sospetta di avere l’infezione da Covid-19, possibilmente affidare il proprio animale ad un altro membro della famiglia o a un esterno; se non è possibile, usare sempre mascherina e guanti e monitorarne lo stato di salute;
  • se l’animale manifesta sintomi respiratori o gastroenterici (difficoltà respiratoria, tosse, vomito, diarrea, inappetenza, febbre),  chiamare il veterinario che valuterà se è opportuno sottoporlo al test per il Covid-19.
  • se l’animale risulta positivo al Covid deve essere posto in isolamento presso una struttura dedicata, fino alla guarigione.

Il virus resiste nell’ambiente?

Sì.  Secondo una recente ricerca,  dopo che una persona infetta ha respirato, o tossito o parlato in un certo ambiente, soprattutto se senza protezione, il virus rimane sospeso nell’aria fino a 3 ore dopo.

Il SARS-CoV-19 resiste invece  sulle superfici per molto più tempo:

  • sulla carta da stampa fino a 2-3 ore,
  • sul rame fino a 8 ore,
  • sul tessuto fino a 24 ore,
  • sulle banconote, sul cartone e sul vetro fino a 48 ore,
  • sull’acciaio e sulla plastica fino a 4 giorni,
  • sulle mascherine fino a 1 settimana.

Tuttavia viene considerata molto bassa la probabilità che una persona, toccando o manipolando un oggetto contaminato da Covid-19, possa contrarre una quantità di virus sufficiente ad infettarlo.

Come posso eliminarlo dall’ambiente in cui viviamo?

Disinfettando le superfici e i giocattoli con disinfettanti a base di 

  • ipoclorito di sodio (candeggina allo 0,5-1%) o
  • alcool al 70%, o
  • acqua ossigenata

Anche il calore molto elevato è efficace (vapore a 100 gradi).

Meno efficaci, ma comunque utilizzabili,

  • banzalconio cloruro (0,05-0,2%) o la
  • clorexidina digluconato (0,02%).

Da ricordare che, se la superficie è sporca. la disinfezione deve essere preceduta dalla rimozione della polvere e dal lavaggio con un normale detersivo.

Posso portare in casa il virus con le scarpe, i vestiti o i capelli?

E’ teoricamente possibile (anche se improbabile) che si possa introdurre in casa il virus calpestando mentre si è fuori casa secrezioni emesse da altre persone con tosse o starnuti, o che quantità significative di virus mi rimangano addosso sui vestiti o sui capelli.

In ogni modo al rientro in casa, meglio non entrare in casa con le scarpe, disinfettare la suola delle scarpe con alcool, evitare di appoggiare giacche e cappotti sul divano o sul letto ed evitare di meno scuoterli in casa.

Le confezioni acquistate al supermercato sono sicure?

La probabilità che il coronavirus possa entrare in casa tramite le confezioni del supermercato contaminate (durante la preparazione, la collocazione negli espositori, da parte di altri clienti) è molto bassa.

Può comunque essere  prudente, prima di riporle nel frigorifero o in dispensa, lavarle con acqua e sapone oppure disinfettarle.

Come si manifesta il coronavirus? Come posso riconoscere i sintomi?

I sintomi, sia negli adulti, sia nei bambini, ricordano quelli di una “normale influenza”: febbre, rinite, tosse, difficoltà respiratoria, fino alla polmonite.

Adulti

Nell’adulto, nel 10% circa dei casi si possono avere complicazioni che richiedono ricovero in terapia intensiva per sostenere l’attività respiratoria e  le funzioni vitali del paziente e che, in alcuni casi, possono determinare la morte. Nell’adulto, la fase critica può verificarsi ad una settimana circa dall’inizio dei sintomi, quando talora si verifica un brusco e repentino peggioramento, evidenziato anche da un calo della PO2 (ossigenazione del sangue) al di sotto del 94%, a riposo (il valore dell’ossigenazione del sangue può essere misurato a domicilio con l’uso di un saturimetro (un apparecchio che misura in tempo reale il grado di ossigenazione del sangue, espresso come valore di PO2).

Il decorso, nei casi  che richiedono ricovero e/o somministrazione di ossigeno e soprattutto nei casi in cui siano necessarie l’intubazione e la ventilazione assistita, è lungo, anche di settimane o mesi.

Bambini

Nel bambino il decorso è in genere molto più lieve e quasi mai grave.

Mediamente i primi sintomi compaiono dopo 5-7 giorni dall’infezione, con un minimo di uno e un massimo di 14 giorni (secondo alcuni dati forse anche più a lungo, fino a 27 giorni, ma si tratta di dati da verificare e comunque eventualmente riguardanti situazioni limite).

I bambini si ammalano più facilmente?

No, come del resto avvenuto per le infezioni da altri coronavirus (come  SARS e MERS). Si infettano comunque ma di solito sviluppano la malattia in modo lieve o senza sintomi.

Come posso proteggere il mio bambino dall’infezione?

  1. Prima di tutto date il buon esempio, applicando voi stessi le precauzioni igieniche per prevenire la diffusione del virus.
  2. Indossate in casa la mascherina solo se avete sintomi respiratori o se ci sono neonati o bambini molto piccoli o con malattie croniche.
  3. Lavate e disinfettate frequentemente le superfici di casa e i giocattoli con disinfettanti a base di alcool al 75% o cloro (candeggina all’1%).
  4. Durante il cambio del pannolino indossate mascherina e guanti monouso e lavate bene le mani prima e dopo l’operazione. Riponete i pannolini usati in un contenitore chiuso.
  5. Pulite e disinfettate accuratamente e più volte al giorno smartphone, telecomandi, joystick e tastiere, e evitate che vengano utilizzati da diverse  persone contemporaneamente.
  6. Eliminate mascherine usate e fazzoletti usa e getta riponendoli in un contenitore chiuso e smaltendoli nell’indifferenziata.
  7. Insegnate al bambino (e verificate che lo faccia davvero) a:
  • lavarsi le mani frequentemente, per non meno di 20 secondi (usate una piccola clessidra o il “conto alla rovescia” di un cellulare, oppure  una canzoncina o una filastrocca), o in mancanza d’acqua, utilizzare i disinfettanti in gel a base di alcool almeno al 60%, strofinando bene le mani e le dita fino a che non sembrano essere asciutte;
  • coprire naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce, meglio con l’avambraccio o il gomito o un fazzoletto usa e getta;
  • evitare di toccarsi con le mani  gli occhi, il naso o la bocca: le mani entrano a contatto con superfici su cui il virus può essersi depositato, e da qui essere trasportato alle vie respiratorie;
  • non scambiarsi bottiglie, posate, bicchieri, spazzolini e altri oggetti personali;
  • mantenere una distanza di almeno due metri da persone affette da sintomi respiratori.
  • indossare la mascherina (se il bambino ha più di 6 anni è obbligatorio) in presenza di altre persone

Lavarsi le mani: per 20 secondi o per un minuto?

Nei protocolli di sanificazione si consiglia di lavare le mani per almeno un minuto. Si tratta di una prescrizione di sicurezza, da seguire soprattutto quando ci si trova in condizioni di maggiore rischio (sanificazione di ambienti potenzialmente contaminati, gestione di indumenti ed effetti personali di soggetti infetti, assistenza a pazienti o familiari con Covid-19, addetti alla ristorazione o ai banchi di vendita dei supermercati, ecc.). In caso di bambini e nella routine quotidiana è comunque opportuno lavare le mani per non meno di 20 secondi.

Se un familiare risulta infetto, tutti in casa lo diventeranno?

Non necessariamente. E’ ovviamente possibile (e anche probabile) che una persona che convive con un paziente positivo al coronavirus venga a sua volta contagiata: è comunque opportuno assumere tutte le precauzioni per limitare la diffusione del virus, sia perché vale la pena fare ogni sforzo per ridurre le probabilità di contagiare gli altri, sia perché ha molta importanza per tutti  tenere bassa  la carica virale in casa (cioè la quantità di virus circolante nell’abitazione), in quanto da questa può dipendere, anche in caso di malattia, un decorso più o meno favorevole.

Cosa devo fare se siamo stati a contatto con casi di infezione?

Se voi stessi o i vostri bambini siete stati  in contatto stretto con un caso di infezione da SARS-CoV-2, evitate contatti con altre persone e non andate né portate il bambino all’ambulatorio del pediatra o al Pronto Soccorso e informate telefonicamente il pediatra

Come faccio a sapere se il mio bambino ha avuto un contatto stretto con una persona infetta?

Se negli ultimi 2 giorni

  • è stato faccia a faccia entro due metri e per almeno 15 minuti con un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • ha vissuto nella stessa casa di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • ha viaggiato in aereo o in treno o in qualsiasi mezzo di trasporto entro 2 posti da quello di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • è stato a contatto diretto con una persona affetta da Covid-19 (ad esempio in braccio, o preso per mano, ecc.)
  • ha avuto un contatto diretto  con secrezioni di una persona affetta da Covid-19 (esempio fazzoletto);
  • si è trovato in un ambiente chiuso (ad esempio sala d’attesa dell’ospedale, aula, ) con un caso di COVID-19  senza adeguati dispositivi di protezione (mascherina).

Devo fare indossare al mio bambino la mascherina?

Indossare la mascherina è obbligatorio sopra i 6 anni di età. E’ comunque utile anche nei bambini di età inferiore, in quanto anche indossarla a lungo non comporta alcun problema di ossigenazione o accumulo di anidride carbonica, come erroneamente si pensa.

Sotto i due anni  i bambini non dovrebbero indossare una mascherina, e in generale la miglior prevenzione consiste nel tenere a casa i bambini.

Indossare una mascherina diventa necessario nel caso in cui:

  • abbia sintomi respiratori come raffreddore, tosse o febbre e si abbia il sospetto che sia stato contagiato;
  • su indicazione del pediatra, dobbiate portarlo per una visita in ambulatorio;
  • il bambino ha una patologia cronica di base che lo rende più vulnerabile alle infezioni.
  • il bambino si trovi in un ambiente chiuso dove non c’è possibilità di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro.

Che tipo di mascherina usare, se è il caso?

Per un uso quotidiano è sufficiente la mascherina chirurgica classica, purché venga indossata e utilizzata correttamente.  Nel bambino è importante che la mascherina abbia dimensioni e forma tali da aderire bene al suo piccolo viso, per cui possono andare bene anche mascherine fatte in casa, purché multistrato e con strato filtrante interno.

Nel caso si frequenti ambienti chiusi e mal ventilati e in presenza e vicinanza di altre persone sono invece consigliabili le mascherine di tipo FFP2, che oltre a limitare maggiormente l’emissione di goccioline nell’ambiente, proteggono il soggetto dall’inalazione della maggior parte delle goccioline emesse da altri.

I nonni dei bambini sono anziani e con qualche acciacco (diabete, asma, ecc.): possono stare a contatto con i bambini?

Chi rischia di più, in questa epidemia da SARS-CoV-2, sono gli anziani over 60, soprattutto se già affetti da una patologia cronica. I bambini nella gran parte dei casi o non hanno sintomi o hanno sintomi lievi, ma possono ugualmente trasmettere il virus. Meglio quindi, se possibile, tenerli separati dai nonni.

E’ vero che l’epidemia di coronavirus è poco più che un’influenza?

I numeri oramai sono lì a dimostrarci che il coronavirus è molto più pericoloso dell’influenza, per vari motivi.

  • Il tasso di letalità dell’influenza (cioè la percentuale di morti sul totale dei soggetti infettati) varia da anno ad anno, mediamente è intorno allo 0,02% (cioè due decessi ogni 10.000 infetti), con un picco comunque inferiore all’1% (cioè 1 decesso ogni 100 infettati) in occasione della stagione del 2009 (epidemia “suina”). Il tasso di letalità del coronavirus sembra attestarsi tra il 2 e  il 3% (cioè 2-3 decessi ogni 100 infettati). Il valore sale considerevolmente se si considerano anziani e pazienti con patologie croniche.
  • La contagiosità del coronavirus è molto elevata, con un’indice di riproduzione (R) che può tranquillamente superare  2 (ogni persona infetta contagia ben più di 2 persone); ciò vuol dire che il numero di persone che può infettare in breve tempo è maggiore di quello influenzale.
  • La contagiosità elevata, unita ad una discreta aggressività, è in grado di generare in poco tempo un elevato numero di malati richiedenti ricovero o addirittura terapia intensiva, mandando in crisi la capacità delle strutture di assistenza di gestire un simile afflusso.
  • A differenza dell’influenza, che ricorre stagionalmente e per cui quindi buona parte delle persone ha già anticorpi almeno in parte efficaci, il SARS-CoV-2 è assolutamente sconosciuto al sistema immunitario della gran parte della popolazione mondiale.

Come faccio a distinguere se il mio bambino ha l’influenza o il coronavirus?

E’ difficile capirlo in base ai sintomi, che sono molto simili. Ciò che conta è soprattutto segnalare al pediatra se il bambino presenta un’importante difficoltà respiratoria, cosa per altro abbastanza rara nell’influenza e ancora di più, almeno nei bambini,  in caso di infezione da coronavirus.

E’ vero che le “varianti” del coronavirus sono più aggressive nei bambini?

Le varianti  si trasmettono più facilmente, ma non necessariamente più aggressive, né tantomeno si esistono evidenze scientifiche che colpiscano di più e più gravemente i bambini.

Meglio l’aria aperta?

I virus si concentrano nei luoghi chiusi, soprattutto se affollati.  Meglio quindi uscire, purché si rispettino e si facciano rispettare al bambino le distanze interpersonali minime, anche verso altri bambini. Altri provvedimenti importanti:

  • aerare spesso gli ambienti in cui viviamo, in modo da diluire la carica virale;
  • utilizzare il più possibile i balconi, soprattutto col tempo bello e con l’arrivo della primavera;

E’ vero che i farmaci per la pressione alta peggiorano il Covid-19?

Non vi sono per ora evidenze scientifiche in tal senso, così come nell’ipotesi opposta, cioè che addirittura possano essere di aiuto. E’ importante che chi utilizza farmaci per la pressione alta mantenga la terapia  in atto e non modifiche la terapia autonomamente  senza aver consultato il Medico di Famiglia.

E’ vero che è meglio non assumere antinfiammatori come ibuprofene?

Questa ipotesi è stata smentita dagli studi recenti.  In caso di febbre e dolore quindi si può ricorrere al paracetamolo o all’ibuprofene.

Serve assumere cortisonici?

Solo in situazioni molto particolari. Evitate quindi di assumerli senza indicazione in tal senso da parte del medico.

Sono utili gli antibiotici?

Gli antibiotici (tutti gli antibiotici) sono inefficaci sul coronavirus, anche se talora vengono prescritti dal medico, soprattutto nell’adulto, quando si sospetti che  all’infezione virale si sia aggiunta un’infezione batterica. Come ogni altro farmaco, non devono essere utilizzati senza il parere del medico.

Meglio rimandare le vaccinazioni previste per l’infanzia?

No. I Centri vaccinali si sono organizzati in modo da continuare a praticare le vaccinazioni in sicurezza. Meglio quindi continuare a seguire il normale programma vaccinale, soprattutto nei bambini piccoli, che hanno bisogno di essere protetti il prima possibile da altre infezioni altrettanto pericolose. Presentatevi quindi al centro vaccinazioni alla data e all’ora prevista (è ammesso un solo accompagnatore), muniti di mascherina.

E’ utile che vaccini mio figlio contro l’influenza?

La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata, oltre che nei soggetti a rischio (anziani, portatori di patologia cronica o deficit immunitari, ecc.) anche nei bambini tra 6 mesi e 6 anni. Il motivo è che il vaccino antinfluenzale, oltre a proteggere il bambino dell’influenza, dovrebbe contribuire a ridurre il rischio di circolazione del virus influenzale nella popolazione e quindi di confondere influenza e Covid-19, che si manifestano in modo molto simile.

Adesso che è disponibile un vaccino anche per il Covid-19, posso far vaccinare il mio bambino?

Attualmente è possibile vaccinare bambini in età dai 5 anni in su. Il vaccino è sicuro ed efficace, per cui è assolutamente consigliato, sia per proteggere il bambino, sia per contribuire a ridurre la diffusione del virus.

Se il bambino contrae il Covid può essere ugualmente vaccinato?

Sì, anzi è consigliabile farlo, ma ad almeno 3 mesi dall’infezione.

Se sono passati meno di 12 mesi dall’infezione riceverà una sola dose di vaccino.

Se  sono passati più di 12 mesi dall’infezione riceverà due dosi di vaccino (come i bambini che non hanno  contratto l’infezione).

E se contrae il Covid dopo essere stato vaccinato?

Dipende da quante dosi di vaccino ha ricevuto al momento dell’infezione:

  • se contrae il Covid da 1 a 13 giorni dopo la prima dose riceverà la seconda dose da 3 a 6 mesi dopo l’infezione e poi una dose di richiamo dopo 5 mesi;
  • se contrae il Covid prima della seconda dose di vaccino ma dopo almeno 14 giorni dalla prima dose non riceverà la seconda dose ma solo la dose di richiamo dopo 5 mesi;
  • se contrae il Covid dopo aver ricevuto ambedue le dosi riceverà solo la dose di richiamo dopo 5 mesi dall’infezione.

Dicono di non assumere bevande o cibi freddi: è vero?

Assolutamente no! In generale, fate attenzione alle false informazioni che circolano in rete che sono non solo inattendibili ma spesso anche pericolose per la salute!

NON è vero che il gelato o i cibi freddi favoriscono l’infezione.

NON è vero che esistono metodi infallibili, come fare un respiro profondo, per capire se si è malati.

NON è vero che i gargarismi (con aceto o altre sostanze pericolosissime, come la candeggina!) uccidono il virus.

NON è vero che l’acqua calda o altre bevande molto calde proteggono dall’infezione.

Bisogna fare attenzione alle false informazioni ed evitare di diffonderle. Fate sempre riferimento alle fonti ufficiali e al vostro medico o pediatra.

E’ utile assumere vitamine?

Non vi sono evidenze che attestino l’efficacia di varie vitamine (tra cui la vitamina C ed E), nella cura e nella prevenzione del Covid-19. E’ sufficiente una buona ed equilibrata alimentazione, ricca comunque di verdura, frutta e liquidi. Studi recenti, italiani, sembrano supportare l’utilità della somministrazione della Lattoferrina, a scopo sia preventivo che terapeutico nelle forme lievi. La vitamina D può essere utile, sentito il pediatra, per supplire alla scarsa esposizione al sole nel protratto periodo di soggiorno casalingo forzato. Inoltre essa risulta spesso carente nella popolazione, ed essendo implicata nell’efficacia delle difese immunitarie, la sua assunzione viene talora consigliata anche a scopo preventivo verso il Covid-19.

Che alimentazione deve seguire il mio bambino?

Deve seguire una alimentazione equilibrata, varia e ricca di frutta e verdura. Non esistono alimenti miracolosamente efficaci contro Covid-19.

Fino a quando è contagiosa una persona infetta?

Non è ancora del tutto chiaro, probabilmente per tutto il periodo dei sintomi e ben oltre il momento della loro scomparsa.

Qualche dubbio non ancora del tutto chiarito riguarda l’effettiva contagiosità di soggetti che, una volta clinicamente guariti, risultano persistentemente positivi anche a settimane di distanza dalla guarigione clinica: sembra infatti che il test positivo a distanza di tempo possa identificare una carica virale bassissima o anche solo tracce virali residue di fatto non in grado di infettare altre persone. E’ questo il motivo per cui dopo 21 giorni anche il soggetto con tampone persistentemente positivo, purché ovviamente asintomatico, può riprendere le normali attività sociali.

Possono trasmettere il virus anche persone che apparentemente stanno bene?

Sì: sono proprio i soggetti asintomatici a rappresentare il silenzioso ma efficace canale di trasmissione dell’infezione nella popolazione.

Se sono incinta e prendo il coronavirus, lo trasmetterò al mio bambino?

E’ possibile che ciò avvenga. Anche per questo, per proteggere i neonati, particolarmente a rischio di complicanze in caso di infezione da Covid e non vaccinabili, è opportuno che la donna gravida si vaccini per il Covid-19. La vaccinazione, soprattutto se eseguita nei primi mesi di gravidanza, provoca nella madre la produzione di anticorpi contro il Covid-19, che vengono trasmessi al feto attraverso la placenta, proteggendo il neonato dal covid anche per diversi mesi dopo la nascita.

Allatto al seno e sono risultata positiva o ho avuto un contatto stretto con un caso di Covid-19: devo smettere di allattare e stare separata dal bambino?

E’ una decisione da prendere caso per caso, anche considerando l’età del bambino e le condizioni materne, e consultando il pediatra. Dai dati fino ad ora raccolti il SARS-CoV-19 non è stato rilevato nel latte materno delle donne infette, mentre in alcuni casi sono stati trovati anticorpi contro il virus.

L’orientamento generale, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è quindi il più possibile favorire la continuazione dell’allattamento anche per le mamme affetta da coronavirus, ovviamente in un contesto separato dal resto della famiglia (bagno separato e camera solo per mamma e bambino) e rispettando le precauzioni strette che limitino il rischio di contagio per altre vie (mascherina, disinfezione e lavaggio delle mani prima e dopo la poppata e il cambio/vestizione del bambino, ecc.). Nel caso la mamma debba essere temporaneamente separata dal bambino si può procedere alla spremitura manuale del seno, sempre con le dovute precauzioni igieniche, somministrando poi il latte al bambino col biberon.

Una volta guariti, ci si può riammalare?

Alcuni casi farebbero pensare di sì, anche se vi è il dubbio che, piuttosto che di una vera nuova infezione, si tratti di una riattivazione dell’infezione in pazienti mai del tutto guariti. Saranno necessari mesi per stabilire se e quanto a lungo una persona guarita dal Covid-19 sviluppa una immunità difensiva che lo protegga da nuove infezioni.

Se il mio bambino non sta bene e temo possa avere il coronavirus, lo porto direttamente in ambulatorio?

No! E non recatevi neppure voi all’ambulatorio! Contattate il pediatra per telefono, anche se faticate a trovare libera la linea, oppure chiamate il numero verde regionale o dell’ASL.

Il mio bambino è affetto da una patologia cronica…

La sua situazione di base merita particolare attenzione e prudenza (come del resto anche in caso di influenza), soprattutto se il bambino è affetto da deficit immunitario o patologia respiratoria cronica. In caso di dubbio rivolgetevi immediatamente al vostro pediatra.

Se il pediatra mi dice di portare il bambino in studio, quali precauzioni devo prendere?

Se il pediatra ritiene che non si tratti di infezione da SARS-CoV-2 e fissa per il bambino un appuntamento, accompagnatelo (una sola persona accompagnatrice, e in buona salute, per limitare il rischio di trasmettere infezioni), rispettando l’orario fissato e indossando voi stessi e facendo indossare la bambino una mascherina chirurgica.

Ho paura a portare il bambino alla visita di controllo

Solitamente i pediatri si organizzano in modo da garantire un accesso protetto e privo di rischi di contagio per bambini ed adulti che si recano in ambulatorio per una visita di controllo. Informatelo se eventualmente avete avuto contatti a rischio, e regolatevi, nel portare il bambino alla visita, come sopra (mascherina, soprattutto per l’adulto accompagnatore, un solo accompagnatore sano, puntualità, ecc.)

Come viene eseguito il tampone?

Il tampone è il metodo più affidabile e decisivo per la diagnosi di Covid-19 e si esegue prelevando del muco dalla gola e dal naso del paziente con un bastoncino cotonato. E’ molto importante che venga effettuato correttamente,  prima tamponando il faringe (la gola) e poi ambedue le narici o almeno una narice. Può essere effettuato solo presso o comunque a cura di strutture ospedaliere e accreditate, e richiede almeno 2 giorni per la risposta perché la metodica del test (test molecolare) è complessa e lunga.

Il tampone può essere pericoloso?

Il tampone è fastidioso, ma non doloroso e tanto meno pericoloso. Per una corretta esecuzione la testa del  bambino deve essere ben bloccata, analogamente a quando si esegue il “comune” tampone faringeo per lo streptococco.

I tamponi rapidi sono affidabili?

Il tampone più affidabile rimane quello molecolare. I tamponi antigenici nasofaringei (quelli per intenderci eseguiti ad esempio in farmacia), danno un risultato in pochi minuti, anche se sono un po’ meno affidabili rispetto al molecolare. Ancora meno affidabili i “tamponi fai da te”, acquistabili in farmacie e supermercati, in quanto “cercano” il virus solo nelle narici, senza entrare in profondità e raggiungere il rinofaringe (come avviene invece nel caso del tampone molecolare o negli antigienici della farmacia).

I test sierologici sono utili?

I test sierologici non servono per fare diagnosi di Covid-19. Per la loro rapidità e la loro applicabilità su un gran numero di persone, si prestano soprattutto a screening sistematico sulla popolazione o su particolari categorie (come ad esempio personale di un ospedale), alla ricerca dei soggetti asintomatici in grado però di diffondere il virus, da sottoporre quindi a tampone e, in caso di positività di quest’ultimo, ad isolamento o indagini epidemiologiche ad hoc, come ad esempio quella appena iniziata in Lombardia per ricercare i soggetti che hanno avuto e superato l’infezione.

Non serve effettuare i test sierologici prima di effettuare la vaccinazione anticovid.

Come si fa a sapere se una persona è guarita?

Una persona è guarita se non ha più sintomi e il tampone risulta negativo.

Il tampone viene eseguito non prima di 7 giorni dalla diagnosi (con tempi diversi a seconda dello stato vaccinale) e dopo almeno tre giorni di completo benessere (esclusi ageusia e anosmia, cioè la perdita del gusto e dell’olfatto, che possono persistere anche a lungo).

Per riassumere

Quindi, riassumendo:

  • rispettate le norme igieniche di base (sempre valide peraltro per evitare la diffusione dei virus, come ad esempio quelli influenzali);
  • rispettate le regole stabilite dalle autorità sanitarie. Le regole cambiano perché nel tempo cambia la situazione epidemiologica. Cercate di restare informati ed utilizzate sempre fonti di informazione sicure. Nel dubbio, rivolgetevi al vostro medico o al vostro pediatra;
  • se il vostro bambino non sta bene e temete che si tratti di Coronavirus, non recatevi nello studio del Pediatra né al Pronto Soccorso, ma contattate telefonicamente il Pediatra o i numeri verdi dedicati all’emergenza coronavirus.

Pediatra libero professionista a Bergamo. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.