Congiuntivite vernal
Cos’è
Il termine vernal (in inglese “primaverile”) sottolinea il periodo dell’anno in cui questo tipo relativamente raro di congiuntivite si manifesta o, nei casi che perdurano tutto l’anno, peggiora. In realtà spesso si tratta di una “cheratocongiuntivite”, cioè di un’infiammazione che coinvolge oltre alla congiuntiva anche la cornea, cioè la lente trasparente posta al centro del bulbo oculare in corrispondenza dell’iride (la parte pigmentata dell’occhio) e della pupilla. Ciò rende questa forma potenzialmente più severa e in grado, se non trattata adeguatamente, di provocare anche danni visivi. Si manifesta di solito dai 3 ai 10 anni, preferenzialmente nei maschi, e tende a risolversi alla pubertà.
Cause
Rimangono in gran parte sconosciute. Non è dimostrabile alcuna correlazione con specifici allergeni (pollini, acari, epiteli di animali, ecc.), a differenza che nella congiuntivite allergica. È invece evidente la correlazione tra intensità della radiazione luminosa e intensità dei sintomi, anche se non è noto il meccanismo che ne è alla base.
In una piccola percentuale di casi la cheratocongiuntivite vernal è familiare ed alcune combinazioni genetiche sembrano ricorrere più frequentemente in questi soggetti.
Come si manifesta
I sintomi si manifestano e/o peggiorano nel periodo primaverile-estivo, per migliorare e/o scomparire nel periodo autunnale-invernale e ripresentarsi o peggiorare nuovamente alla primavera successiva.
Il bambino presenta prurito e bruciore oculari, senso di corpo estraneo nell’occhio, e soprattutto fotofobia, cioè ipersensibilità alla luce. Quest’ultimo è il sintomo più tipico, e quindi particolarmente evidente all’aperto, o in presenza di forte irraggiamento (neve, sassi, spiaggia, acqua) e/o luminosità anche artificiale (schermi di consolle, luci alogene o al neon).
Gli occhi del bambino appaiono internamente molto rossi, sia a livello della congiuntiva tarsale (la congiuntiva che riveste internamente le palpebre), dove l’oculista potrà evidenziare la presenza di papille, cioè di sporgenze che danno alla congiuntiva un aspetto a ciottolato, sia in corrispondenza della congiuntiva bulbare (quella che riveste la parte bianca del bulbo oculare), dove l’oculista spesso riscontra delle piccole sporgenze biancastre o giallastre soprattutto al confine tra congiuntiva e cornea (limbus).
Facilmente si possono produrre delle erosioni corneali, spontaneamente o per effetto dello sfregamento degli occhi causato dal prurito. In alcuni casi queste ulcere, se non adeguatamente identificate e trattate, possono portare a danni permanenti della cornea. Altre potenziali, non frequenti, conseguenze possono essere deformazioni della cornea dovute al suo assottigliamento, con conseguenti astigmatismo (disuniformità della curvatura della cornea, che provoca alterazione della capacità visiva) o cheratocono (importante progressiva deformazione della cornea, che talora richiede un trapianto).
Diagnosi
Viene solitamente posta dall’oculista, ma già alcune caratteristiche consentono di sospettarla e soprattutto di distinguerla dalla congiuntivite allergica (da pollini, in particolare), che per sintomi e stagione di esordio “assomiglia” alla congiuntivite vernal: in particolare la persistenza dei sintomi nel periodo estivo (in cui la congiuntivite da pollini tende ad attenuarsi) e la scarsa efficacia degli antistaminici e in generale dei farmaci comunemente efficaci nella congiuntivite allergica
Terapia
La terapia viene decisa dall’oculista una volta posta la diagnosi
Nelle forme lievi qualche beneficio si può ottenere con gli antistaminici sia per applicazione locale (colliri) sia per via generale, o con altri colliri abitualmente usati con successo nelle congiuntiviti allergiche.
Invece nelle forme più severe gli unici farmaci efficaci sono i colliri cortisonici, che però possono essere somministrati a cicli di non più di una settimana circa e per non più di 4-5 volte in una stagione. È importante in questi casi rivolgersi a centri specializzati nella diagnosi e nel trattamento della congiuntivite vernal, dove eventualmente potrà essere impostata una terapia con colliri a base di ciclosporina (un farmaco immunosoppressore) anche per periodi relativamente lunghi.
Dato che l’ipersensibilità alla luce è uno dei disturbi più tipici e probabilmente anche parte del meccanismo che determina l’irritazione congiuntivale e corneale, è fondamentale utilizzare occhiali con filtro UV, soprattutto quando si è all’aperto e in condizioni di forte luminosità.