Malattie infettive non esantematiche
Di cosa si tratta
Le malattie infettive dei bambini costituiscono una delle preoccupazioni maggiori dei genitori, perché frequentemente accompagnano le prime epoche della vita.
Alcune sono accompagnate da un’eruzione cutanea (esantema) e vengono dette per tale motivo “esantematiche”, mentre altre no.
Quale causa dell’infezione possono esserci molto frequentemente virus (che non sono sensibili alla terapia antibiotica, che quindi non va utilizzata se non in caso di complicanze), più raramente invece batteri o parassiti.
In questo articolo cercheremo di rispondere ad alcune delle domande più frequenti fatte dai genitori al pediatra circa le malattie non esantematiche:
- Qual è il periodo di incubazione?
- Come si trasmette?
- Per quanto tempo il bambino è contagioso?
- Quando è possibile riprendere la scuola?
In tutti i casi, sono particolarmente utili per la prevenzione delle malattie infettive alcuni semplici accorgimenti quali: corretta igiene degli oggetti condivisi, disinfezione delle superfici contaminate, coprire naso e bocca per evitare diffusione delle goccioline di saliva e soprattutto lavaggio accurato delle mani.
Per alcune di queste malattie, in ragione della loro contagiosità e pericolosità, è previsto un obbligo di notifica, che consiste nel comunicare, da parte del pediatra, la comparsa della malattia al servizio di epidemiologia dell’ASL.
Brucellosi
Causa: Brucella (batterio)
Periodo di incubazione: 3 settimane in media, ma variabile da una settimana a vari mesi
Periodo di contagiosità: rarissimo il contagio interumano
Trasmissione: ingestione latte non pastorizzato e prodotti caseari, contatto con animali infetti (inalazione di aerosol o penetrazione attraverso ferite cutanee). Raro il contagio da madre a figlio attraverso l’allattamento.
Provvedimenti per il paziente: terapia antibiotica combinata adeguata per 6-8 settimane (cotrimossazolo e rifampicina nei bambini di età inferiore a 8 anni; doxiciclina e rifampicina nei bambini di età maggiore a 8 anni)
Consigli per i contatti: nessuno
Riammissione a scuola: a guarigione clinica avvenuta, poiché il contagio non avviene per contatto interumano
Notifica: Si
Epatite A
Causa: HAV (virus)
Periodo di incubazione: da 15 a 50 giorni, in media 28-30 giorni
Periodo di contagiosità: l’infettività è massima nell’ultima parte del periodo di incubazione. Il virus è infatti presente nelle feci 7-10 giorni prima (periodo di massima possibilità di trasmettere l’infezione) e fino a circa una settimana dopo la comparsa dei sintomi, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni. Nei bambini piccoli e nei neonati il virus può essere presente nelle feci anche per periodi più lunghi, anche se l’infezione tende ad essere più frequentemente asintomatica (il 70% dei bambini con meno di 6 anni di età non sviluppa sintomi)
Trasmissione: per via orofecale (cioè attraverso il contatto diretto o indiretto con feci di persone infette) oppure ingestione di bevande o cibi contaminati (acqua o alcuni cibi crudi o non cotti a sufficienza, in particolare molluschi allevati in acque contaminate). Molto raramente la trasmissione avviene attraverso sangue contaminato.
Provvedimenti per il paziente: la terapia è solo di supporto, in associazione alle misure preventive standard (ad esempio si consiglia di evitare la manipolazione dei cibi per almeno una settimana dopo la comparsa dei sintomi)
Consigli per i contatti: indicata la somministrazione del vaccino (o delle immunoglobuline nei bambini con età minore di 1 anno o negli adulti con più di 40 anni), purché questa avvenga entro due settimane dall’esposizione, nelle seguenti situazioni: familiari e contatti sessuali; centri per bambini/asili*. Se sono passate più di due settimane dall’esposizione, non è necessaria la profilassi con vaccino e/o IgM.
Riammissione a scuola: dopo una settimana dalla scomparsa dei sintomi o dopo la somministrazione delle immunoglobuline (questo vale, ad esempio, per i contatti asintomatici di un paziente con infezione da HAV che possono quindi essere riammessi a scuola dopo opportuna profilassi)
Notifica: Si
NB:*Nel caso di coinvolgimento di centri in cui sono ammessi bambini che indossano il pannolino, se ≥ 1 caso è confermato tra i bambini e i membri dello staff, o ≥ 2 casi tra i contatti dei dipendenti o tra le famiglie dei bambini, le immunoglobuline (o il vaccino) dovrebbero essere somministrate a tutti i soggetti non vaccinati della struttura (bambini e personale). Nel caso di centri in cui non sono ammessi bambini che utilizzano il pannolino, il vaccino o le Ig andranno somministrate ai contatti avuti in classe del soggetto infetto (bambini e personale). Se ci sono casi di Epatite A in 3 o più famiglie, il vaccino o le Ig andranno somministrate anche ai familiari di bambini che portano il pannolino e al personale
Epatite B
Causa: Virus HBV (virus)
Periodo di incubazione: 45-160 giorni, in media 90 giorni
Periodo di contagiosità: l’infettività inizia alcune settimane prima dell’eventuale manifestarsi della sintomatologia e permane per tutta la durata della malattia. Tutti i soggetti HBsAg positivi sono da considerare potenzialmente infettanti
Trasmissione: esposizione diretta a sangue attraverso la cute (tramite aghi, lacerazioni, morsi) o attraverso le mucose (es. occhio), o tramite l’uso di oggetti contaminati (spazzolini, asciugamani, forbici, pettini, rasoi). Contatto con fluidi corporei (siero, liquido spermatico, secrezioni vaginali, liquido amniotico..),quindi anche attraverso rapporti sessuali. La trasmissione da madre infetta a figlio può avvenire tramite il passaggio nel canale del parto. La possibilità di contagio attraverso trasfusione è attualmente praticamente inesistente nei paesi industrializzati, mentre ancora possibile in paesi in via di sviluppo
Provvedimenti per il paziente: terapia specifica con antivirali nei casi di infezione cronica
Consigli per i contatti: in caso di esposizione diretta a sangue di un soggetto con Epatite B (HbsAg positivo) i soggetti non vaccinati devono ricevere sia le immunoglobuline che la vaccinazione, per via intramuscolare ed in due sedi iniettive diverse. La somministrazione deve avvenire possibilmente entro 24 ore dall’esposizione , (e comunque, secondo il decreto (3), le immunoglobuline al massimo entro 7 giorni e il vaccino entro 14 giorni dall’esposizione). La schedula vaccinale andrà completata secondo le raccomandazioni per età. I bambini che non hanno completato il ciclo vaccinale, devono ricevere le immunoglobuline e completare la schedula. Per i soggetti pur vaccinati in precedenza, di cui non si conosca la risposta anticorpale al ciclo di immunizzazione primaria, è indicata la somministrazione di immunoglobuline specifiche insieme ad una dose di vaccino e l’esecuzione di un test per la ricerca degli anticorpi anti-HBs a distanza di almeno un mese. Se non si sa nulla dello stato infettivo della fonte di contagio (es. vittime di violenze sessuali, puntura con ago di soggetto non noto), è indicata per i soggetti non vaccinati solo la somministrazione della prima dose di vaccino entro 24 ore (la schedula vaccinale andrà poi completata secondo le raccomandazioni per età). La profilassi post-esposizione non è necessaria per le persone immunizzate in precedenza che abbiano un titolo anticorpale maggiore o uguale a 10 mUI/ml.
Per i contatti familiari è sufficiente la vaccinazione secondo le raccomandazioni per età. Solo nel caso dei contatti familiari i con età <12 mesi che non sono ancora stati vaccinati per l’epatite B o non hanno ancora completato la schedula, è indicata la somministrazione di immunoglobuline, oltre al completamento della vaccinazione secondo la schedula raccomandata di tre dosi. (2)
Per quanto riguarda invece i neonati nati da madre con Epatite B HbsAg+, già alla nascita (entro 12-24 ore) è indicata la somministrazione della prima dose di vaccino in associazione alle immunoglobuline specifiche (verrà poi stabilito uno schema vaccinale specifico in base alle diverse situazioni) (2,3)
Riammissione a scuola: l’allontanamento del bambino portatore cronico di epatite B non è indicata a meno che non ci siano fattori di rischio: comportamenti aggressivi (rischio di morsi), dermatiti generalizzate o problemi di sanguinamento.
Notifica: Si
Epatite C
Causa: HCV (virus)
Periodo di incubazione: 2 settimane-6 mesi, in media 6-7 settimane
Periodo di contagiosità: per tutta la durata della malattia, a partire da 1-2 settimane dopo aver contratto l’infezione. Tutte le persone con HCV-RNA nel sangue sono considerate infettive.
Trasmissione: prevalentemente attraverso il sangue (contatto percutaneo con sangue infetto attraverso ferite da aghi o altri oggetti per iniezione contaminati). Più rara la trasmissione attraverso rapporti sessuali (è necessaria una carica virale più alta rispetto all’epatite B per contrarre l’infezione). Per i bambini la via di trasmissione più frequente è quella materno-fetale (probabilità di trasmissione al feto da madre positiva per il virus HCV del 5-6%). Non è stata dimostrata la trasmissione attraverso il latte materno, quindi donne con Epatite C possono allattare al seno purchè sospendano immediatamente l’allattamento in caso di lesioni sanguinanti sul capezzolo (es. ragadi) o in caso di mastite.–> redbook e NASPGHAN
Provvedimenti per il paziente: terapia antivirale specifica. Indicata la vaccinazione contro i virus dell’Epatite A e B. Il soggetto con infezione da Epatite C dovrà astenersi dal donare sangue e dal condividere spazzolini o rasoi con altri individui.
Consigli per i contatti: non è attualmente disponibile un vaccino e non è indicata la somministrazione di immunoglobuline per i soggetti esposti al sangue di un individuo con un’infezione da epatite C. Per i figli nati da madre infette, vanno ricercati gli anticorpi anti-HCV dopo i 18 mesi di vita (prima dei 18 mesi è ancora possibile ritrovare in circolo gli anticorpi materni. L’ HCV-RNA, invece, potrebbe essere ricercato già a 1-2 mesi di vita)
Riammissione a scuola: Non è indicato l’allontanamento da scuola dei bambini con Epatite C
Notifica: Si
Influenza
Causa: Virus influenzale
Periodo di incubazione: 1-4 giorni
Periodo di contagiosità: La contagiosità è massima nelle 24-48 ore prima dell’inizio dei sintomi fino al picco della sintomatologia, ma il virus persiste comunque nelle secrezioni nasali fino a 5-7 giorni dopo l’inizio della malattia. I bambini e le persone con sistema immunitario debole possono essere contagiosi anche per un periodo più lungo.
Trasmissione: prevalentemente per contatto diretto con il soggetto infetto attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni naso-faringee (tosse/starnuti della persona infetta in stretta vicinanza alla persona suscettibile con successiva penetrazione del virus attraverso le mucose di occhi, naso e bocca). E’ possibile anche la trasmissione indiretta tramite oggetti da poco contaminati da secrezioni naso-faringee.
Provvedimenti per il paziente: terapia prevalentemente sintomatica (antipiretici, adeguata idratazione, riposo..). Solo in casi veramente particolari e su indicazione del pediatra, può essere valutata eventuale terapia con farmaci antivirali (oseltamivir, zanamivir)
Consigli per i contatti: sono indicate le misure abituali di protezione personale (lavaggio accurato delle mani, evitare contatti stretti con la persona infetta, eventuale uso di mascherina,..), ma l’unica misura preventiva veramente efficace è il vaccino. Per tale motivo si consiglia di vaccinare annualmente contro l’influenza i bambini di età maggiore di 6 mesi che presentano maggior rischio di complicazioni per la presenza di patologie di base e i familiari e i contatti stretti di questi ultimi. Viceversa, si consiglia anche di vaccinare i bambini (>6 mesi) che vivono con persone che, per patologie croniche di base, sono ad alto rischio di complicanze. In questi casi (ed altri definiti con precisione dal ministero della salute nelle raccomandazioni annuali di prevenzione dell’influenza) il vaccino è offerto gratuitamente dall’ASL. In altri casi il vaccino può essere comunque consigliato, ad esempio ai bambini che frequentano una collettività infantile.
Riammissione a scuola: dopo almeno 48 ore dalla scomparsa della febbre
Notifica: No
Mononucleosi
Causa: EBV (virus)
Periodo di incubazione: 4-6 settimane
Periodo di contagiosità : variabile, poiché l’eliminazione del virus con la saliva può continuare anche per settimane o mesi dopo la comparsa dei sintomi.
Trasmissione: saliva (è la famosa “malattia del bacio”), sangue, rapporti sessuali
Provvedimenti per il paziente: nessuna in particolare, riposo e buona idratazione. Evitare solo attività sportiva da contatto per circa tre settimane in caso di splenomegalia (ingrossamento della milza) per possibile rottura della milza. Per la presenza generalmente di astenia è consigliato limitare comunque sforzi fisici.
Consigli per i contatti: nessuno in particolare. Basta evitare contatti con la saliva del bambino affetto (quindi evitare di utilizzare stesse posate, bicchieri, asciugamani e di condividere cibo o bevande)
Riammissione a scuola: dopo 2-3 giorni alla scomparsa della febbre, se le condizioni generali sono ritornate buone; altrimenti è consigliabile aspettare qualche giorno in più. La mononucleosi provoca spesso stanchezza ed un abbassamento temporaneo delle difese immunitarie (per cui il bambino per alcune settimane sarà più predisposto a contrarre altre infezioni)
Notifica: No
Parotite
Causa: Paramyxovirus
Periodo di incubazione: 12-25 giorni (in media 16-18)
Periodo di contagiosità: da 1-2 giorni prima a 5-9 giorni dopo l’inizio della tumefazione. (redbook da 5 giorni prima . Su AP da 1-2 giorni prima.)
Trasmissione: attraverso saliva e secrezioni respiratorie, es. tosse/starnuti (contatto diretto con soggetto infetto).
Provvedimenti per il paziente: terapia solo sintomatica
Consigli per i contatti: nei soggetti non vaccinati è indicazione la somministrazione del vaccino, ma la sua somministrazione non previene la comparsa della malattia.*
Riammissione a scuola: dopo 5 giorni dalla comparsa della tumefazione della parotide
Notifica: Si
*Durante un’epidemia di parotite tutti gli studenti che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, dovrebbero ricevere una seconda dose. I soggetti che non hanno documentazione relativa alla vaccinazione, in caso di epidemia, devono essere vaccinati o esclusi da scuola fino al 26esimo giorno dopo l’esordio dell’ultimo caso di parotite. Dopo la vaccinazione, invece, la riammissione a scuola può essere immediata
Pediculosi del capo
Causa: Pediculus capitis (parassita)
Periodo di incubazione: circa 1 settimana (in genere 6-9 giorni), cioè il periodo che va dalla deposizione delle uova fino a quando le larve si schiudono. Dopo circa 7 giorni, le larve raggiungono lo stadio adulto.
Periodo di contagiosità : fintanto che uova, forme larvali o adulte sono presenti e vitali sulle persone infestate (o su indumenti ed altri oggetti personali dove i pidocchi possono restare vivi fino a 2 giorni).
Trasmissione: prevalentemente tramite contatto diretto con il soggetto infetto. Più raramente attraverso il contatto con oggetti personali del soggetto infetto (spazzole, cappelli, sciarpe, cuscini, coperte..)
Provvedimenti per il paziente: *Wet combing; ** applicazione di shampoo, lozioni, gel o spray medicati consigliati dal pediatra; pettini e spazzole vanno immersi in acqua calda per 10 minuti e/o lavati con shampoo antiparassitario. Disinfettare cappelli, asciugamani, lenzuola, coperte utilizzate dalla persona infetta, in acqua calda (> 60 gradi) o a secco, oppure lasciare gli indumenti all’aria aperta per almeno 48 ore (pidocchi e uova muoiono in 5 minuti se esposti a temperature superiori ai 53.5°)
Consigli per i contatti: sorveglianza sanitaria e trattamento precoce solo dei contatti infestati (cioè con almeno 1 pidocchio visibile). I compagni di letto vanno invece trattati in via preventiva, cioè anche se non presentano i pidocchi.
Riammissione a scuola: ***24 ore dopo aver iniziato adeguato trattamento, anche se sono ancora presenti lendini.
Notifica: Si
NB: * Wet Combing: è una pratica che consiste nel pettinare i capelli, dopo averli bagnati, dalla base alla punta con un pettine a denti fitti per cinque-quindici minuti ogni 2-3 giorni per almeno 2 settimane e comunque fino a quando per 3 trattamenti successivi non si vedono più pidocchi. Lo scopo è eliminare tutti i pidocchi vivi, il cui ciclo vitale completo è di circa 3 settimane.
** I prodotti medicati sono a base di insetticidi come la permetrina, i derivati della piretrina ed il malation. In generale, nei bambini al di sotto dei due anni e nelle donne in gravidanza è preferibile evitare questi prodotti e prediligere la rimozione meccanica tramite pettine (laddove sia necessario utilizzarlo, la permetrina è il più sicuro tra i 3). Devono essere applicati in modo uniforme sul cuoio capelluto e sui capelli per l’intera lunghezza, lasciati in sede per almeno 30 minuti e, quindi, risciacquati. In alternativa si possono utilizzare prodotti a base di oli vegetali che agiscono come agenti soffocanti il pidocchio, come il dimeticone al 4%. Per essere sicuri di uccidere anche i pidocchi schiusi dopo il primo trattamento, in ogni caso è necessario praticare un secondo trattamento a distanza di 7-10 giorni dal primo (quando cioè tutte le uova eventualmente già presenti si sono schiuse).
*** Le lendini possono restare attaccate al capello anche quando sono morte o vuote. Per questo anche in presenza di lendini, se è stata iniziata adeguata terapia, il bambino può essere riammesso a scuola.
Pertosse
Causa: Bordetella pertussis (batterio)
Periodo di incubazione: 5- 21 giorni (in media 10 giorni)
Periodo di contagiosità: la contagiosità è massima nel periodo catarrale (quello con sintomi aspecifici quali rinite, febbricola..) e nelle prime due-tre settimane dall’inizio della fase parossistica (quella con gli accessi di tosse tipici della malattia). In pazienti trattati con antibiotico adeguato (macrolide) la contagiosità si estingue in circa 5 giorni dall’inizio della terapia.
Trasmissione: secrezioni respiratorie. Dato che né il vaccino né l’infezione stessa conferiscono un’immunità permanente, si possono verificare con una certa frequenza casi di pertosse in età scolare, adolescenti e adulti. Proprio gli adolescenti (es. i fratelli più grandi) e gli adulti con sintomi lievi sono un’importante fonte di infezione per lattanti e bambini piccoli.
Provvedimenti per il paziente: terapia antibiotica specifica: l’ azitromicina per 5 giorni è la terapia di prima scelta. La terapia va iniziata nella fase catarrale della malattia, non nella fase parossistica della malattia (con l’inizio degli accessi di tosse, gli antibiotici non hanno effetto sul decorso della malattia)
Consigli per i contatti: i contatti stretti con età minore di 7 anni che non siano vaccinati o non abbiano completato la schedula vaccinale devono iniziare o continuare la vaccinazione antipertosse. Tutti i contatti stretti (anche i compagni d’asilo) e i conviventi devono ricevere una profilassi antibiotica, indipendentemente dallo stato vaccinale e dell’età per limitare la diffusione della malattia. In caso di soggetti ad alto rischio di pertosse grave o conviventi di soggetti ad alto rischio di pertosse grave, come lattanti/gravide, è consigliata la profilassi anche se il contatto non è stato stretto. La profilassi antibiotica va intrapresa entro 21 giorni dal contatto con il caso infetto (nei soggetti a rischio di cui sopra, si può considerare anche se sono trascorsi più di 21 giorni). Gli antibiotici utilizzati in profilassi sono gli stessi utilizzati per la terapia.
Riammissione a scuola: dopo 5 giorni dall’inizio della terapia antibiotica o dopo 21 giorni dall’inizio dei sintomi (se la terapia antibiotica non è stata praticata).
Notifica: Si
*NB: dato che i sintomi della pertosse negli adolescenti e negli adulti possono essere lievi e la malattia può non essere diagnosticata, c’è un alto rischio di trasmissione ai neonati che non hanno ricevuto il ciclo completo di vaccini e che possono sviluppare, in caso di malattia, complicanze gravi. Attualmente si stanno rivedendo le strategie di vaccinazione per garantire una protezione ai neonati, proponendo la vaccinazione alle donne in gravidanza e la vaccinazione di tutti i componenti del nucleo familiare e di coloro che saranno a stretto contatto col neonato, per evitare la trasmissione del batterio responsabile della pertosse da parte di questi soggetti. Nell’ultimo Piano Nazionale Vaccinale, infatti, è contenuta la raccomandazione di richiamare nelle gestanti l’immunizzazione dalla pertosse con il vaccino trivalente (pertosse, tetano e difterite, dTpa). Il periodo raccomandato per effettuare la vaccinazione è il terzo trimestre di gravidanza, idealmente intorno alla 28a settimana, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare. In considerazione del fatto che gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il trascorrere del tempo, è raccomandato effettuare la vaccinazione dTpa ad ogni gravidanza.
Rotavirus
Causa: Rotavirus
Periodo di incubazione: 1-3 giorni , di solito meno di 48 ore
Periodo di contagiosità: dalla comparsa della diarrea fino a 2-5 giorni dopo l’arresto della stessa. In realtà è stato visto che il virus è presente in alte percentuali nelle feci di pazienti infetti diversi giorni prima e giorni dopo la fine della diarrea .
Trasmissione: orofecale (prevalentemente attraverso la contaminazione delle mani), sia per contatto diretto da persona a persona, sia attraverso cibi o oggetti contaminati (ad esempio sui giocattoli). È particolarmente frequente tra i bambini che frequentano l’asilo nido o la scuola materna, cioè quella fascia d’età in cui i bambini portano spesso alla bocca le mani contaminate dal virus presente nell’ambiente.
Provvedimenti per il paziente: non esiste una terapia specifica. L’unica cosa importante è un’adeguata reidratazione, innanzitutto per via orale. Se ciò non è possibile, come spesso accade nei bambini molto piccoli dove questa forma di diarrea è particolarmente frequente, può essere necessario il ricovero e l’attuazione di una reidratazione per via endovenosa
Consigli per i contatti: in generale, per prevenire la diffusione delle malattie diarroiche è fondamentale mantenere buone condizioni igieniche sia a casa che negli asili nido. Lavarsi le mani con il sapone o con altri detergenti non uccide il virus, ma può limitarne la diffusione. L’utilizzo di candeggina diluita (1 parte di candeggina in 2 parti di acqua) è utile per la disinfezione delle superfici non porose. Ad oggi è disponibile un vaccino contro il Rotavirus, che viene somministrato per via orale ed è raccomandato universalmente a tutti i bambini a partire dalla sesta settimana di vita. Il ciclo vaccinale consiste di 2 o 3 dosi (in base al vaccino utilizzato). La prima dose va somministrata tra le 6 e le 14 settimane (+6 giorni) di età, l’ultima dose rispettivamente entro 24 o 32 settimane di vita (a seconda che si utilizzi il vaccino a due o tre dosi) (vd. Vaccinazione contro il Rotavirus, AP). Più precisamente il vaccino a 2 dosi andrebbe somministrato a 2 e 4 mesi di vita, quello a 3 dosi a 2,4 e 6 mesi di vita (terza dose massimo entro gli 8 mesi di vita per l’AAP). Tra una dose e l’altra dovrebbero passare almeno 4 settimane. – medico e bambino, redbook
Riammissione a scuola: È indicato l’allontanamento da scuola fino ad avvenuta guarigione clinica della fase acuta. In media la diarrea da rotavirus ha una durata che va dai 3 agli 8 giorni.
Notifica: No
Salmonellosi
Causa: Salmonella tiphy e paratithy (batteri): sono responsabili del tifo e delle febbri enteriche frequenti in Paesi in via di sviluppo; altri sierotipi di Salmonella sono responsabili di gastroenteriti acute più frequenti nei Paesi industrializzati
Periodo di incubazione: abitualmente 7-14 giorni per S. tiphy e paratiphy (ma può variare da 3 giorni a 2 mesi). Per la gastroenterite da altre salmonelle, il periodo di incubazione è di 6-72 ore (generalmente 12-36 ore)
Periodo di contagiosità: La contagiosità dura fino a quando la salmonella è presente nelle feci e tale periodo ha una durata variabile. In caso di febbre tifoide, l’eliminazione del batterio con le feci di solito non supera le 12 settimane. Raramente però, può durare più di 3 mesi e ancora più raramente può durare anche più di anno, definendo lo stato di portatore cronico. Anche in caso di gastroenterite la durata dell’escrezione del batterio con le feci è variabile, ma di solito dura massimo 12 settimane (soprattutto in bambini con età<5 anni e quelli trattati con antibiotico) Review 2019
Trasmissione: orofecale, tramite ingestione di alimenti contaminati soprattutto se crudi (in particolare uova, ma anche latte, frutta e verdure, carne, preparati per dolci o insalate) o acqua contaminata, ma anche tramite contatto con piccoli animali domestici (in particolare tartarughe d’acqua o roditori) o oggetti contaminati da persone infette.
Provvedimenti per il paziente: nel caso di febbri enteriche (da S. tiphy e parathiphy) è necessaria una terapia antibiotica specifica e allontanamento, fino a negativizzazione della coprocoltura, dalle attività che comportino la manipolazione o distribuzione di alimenti, l’assistenza sanitaria e quella all’infanzia. Fondamentalmente l’esclusione del soggetto infetto è giustificata fino a quando i risultati di 3 coprocolture di campioni fecali, prelevati a non meno di 24 ore di distanza l’uno dall’altro e a non meno di 48 ore dalla sospensione di qualsiasi antibiotico, risultino negative. Per le gastroenteriti da altre salmonelle non tifoidee la terapia antibiotica non è indicata (a meno che non ci siano particolari fattori di rischio di malattia invasiva, compresi i bambini con meno di 3 mesi di vita) poiché non accorcia la durata della malattia e può prolungare l’escrezione fecale del germe. Redbook 2018, review 2019
Consigli per i contatti: in caso di febbre tifoidea, allontanamento di conviventi e contatti stretti dalle attività che comportino la manipolazione o distribuzione di alimenti, l’assistenza sanitaria e quella all’infanzia, fino a risultato negativo di 2 coprocolture eseguite su campioni prelevati a non meno di 24 ore di distanza l’uno dall’altro e dopo sospensione per 48 ore di qualsiasi trattamento antimicrobico.* Esistono anche due tipi di vaccini attivi nei confronti di Salmonella tiphy, il cui valore è però limitato in caso di esposizione a casi conclamati, mentre può essere utile in caso di convivenza con portatori cronici.
In caso di gastroenterite, non è indicata l’esecuzione di coprocolture e/o terapia antibiotica nei contatti asintomatici. I contatti sintomatici, invece, devono essere allontanati dalla comunità fino alla scomparsa dei sintomi
Riammissione a scuola: per la febbre tifoidea, dopo negativizzazione degli esami sulle feci (vd sopra). Per la gastroenterite, la riammissione a scuola è consentita subito dopo la scomparsa dei sintomi (senza necessità di coprocolture di controllo), cioè dopo la risoluzione completa della diarrea secondo i criteri per la riammissione a scuola definiti per qualsiasi forma di diarrea (vd shigellosi le feci sono contenute nel pannolino o quando i bambini addestrati al bagno non si sporcano e quando la frequenza delle feci diventa non più di 2 scariche al di sopra della frequenza normale del bambino)
Notifica: Si
*queste sono le indicazioni stabilite dal ministero della salute nel Decreto ministeriale Circolare n° 4 del 13 marzo 1998 Protocollo 400.3/26/1189 MISURE DI PROFILASSI PER ESIGENZE DI SANITA’ PUBBLICA. In tale occasioni è possibile comunque rivolgersi ai dipartimenti sanitari locali o statali per avere informazioni in merito alle norme sulla durata dell’esclusione e i test da eseguire, che possono variare in base alla giurisdizione
Scabbia
Causa: Sarcoptes scabiei (parassita)
Periodo di incubazione: 2-6 settimane (1-4 giorni in caso di reinfezione)
Periodo di contagiosità: dalla fase di incubazione fino a che gli acari e le uova non sono state distrutte da adeguato trattamento. La scabbia, in pratica, si può trasmettere per tutto il periodo in cui il paziente rimane infetto e non trattato.
Trasmissione: contatto diretto e prolungato con la pelle di una persona infetta; sono necessari da 15 a 20 minuti di contatto perché si verifichi la trasmissione. Più raramente il contagio avviene attraverso biancheria da letto, indumenti e asciugamani
Provvedimenti per il paziente: terapia topica con preparati a base di permetrina in crema o unguento al 3-5 %, applicati la sera sulle lesioni cutanee e lasciate in sede per l’intera notte prima di rimuoverle con una doccia. Possono essere necessarie due o più applicazioni, ciascuna a distanza di una settimana, per eliminare tutti gli acari. Lenzuola, coperte e vestiti vanno lavati a macchina con acqua a temperatura maggiore di 60 °C; i vestiti non lavabili con acqua calda vanno tenuti da parte per una settimana, per evitare reinfestazioni. I parassiti non sopravvivono più di tre giorni senza contatto con la pelle.
Consigli per i contatti: per i familiari e per i soggetti che abbiano avuto contatti cutanei prolungati con il caso è indicato il trattamento profilattico simultaneo.
In caso di epidemie è indicato il trattamento profilattico dei contatti.
Riammissione a scuola: dopo almeno 24 ore dall’inizio del trattamento
Notifica: Si
Shigellosi
Causa: Shigella (batterio)
Periodo di incubazione: 1-7 giorni (in genere 1-3 giorni)
Periodo di contagiosità: 1-4 settimane dalla comparsa dei sintomi
Trasmissione: orofecale; ingestione di liquidi o alimenti contaminati; rapporti sessuali
Provvedimenti per il paziente: evitare zone ricreative acquatiche per 2 settimane dopo la scomparsa dei sintomi; esclusione dalla preparazione dei cibi; terapia antibiotica specifica (anche se nelle infezioni da alcuni ceppi di Shigella l’infezione si autolimita spontaneamente in 24-48 ore)
Consigli per i contatti: accurato lavaggio delle mani dopo contatto con il caso affetto; tutti i contatti sintomatici devono praticare una coprocoltura.
Riammissione a scuola: da rimandare fino a completamento del trattamento, completa risoluzione della diarrea (da almeno 24 ore) e fino a che almeno 2 coprocolture risultino negative*
Notifica: Si
*in seguito i bambini potranno ritornare a scuola se le feci sono contenute nel pannolino o quando i bambini addestrati al bagno non si sporcano e quando la frequenza delle feci diventa non più di 2 scariche al di sopra della frequenza normale del bambino (indicazioni che dovrebbero essere seguite ogni qualvolta un bambino presenti diarrea e frequenti strutture di assistenza all’infanzia)