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Informazioni e consigli sulla crescita e la salute del bambino,
solo da medici pediatri e professionisti qualificati.

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Metatarso varo

Cos’è

Il metatarso è una parte scheletrica del piede composta da cinque ossa che si articolano anteriormente con le prime falangi delle dita e posteriormente con le tre ossa cuneiformi e con l’osso cuboide che costituiscono la parte anteriore del tarso (il tarso è la parte scheletrica posteriore del piede composta da 7 ossa: il calcagno, l’astragalo, lo scafoide, il cuboide e i tre cuneiformi).

Il metatarso varo è un’anomalia già presente già alla nascita in cui le ossa che compongono il metatarso sono inclinate verso l’interno facendo assumere al piede una caratteristica forma a C con la parte anteriore del piede piegata verso l’interno.

Questa malformazione si presenta in circa 1-2 neonati su mille, in ugual misura fra maschi e femmine. In circa il 2-4% dei casi può essere associato a displasia congenita dell’anca.

Cause

La causa non è certa; è possibile una trasmissione su base genetica avvalorata dalla frequente presenza dello stesso problema in un parente di primo grado. Un’altra possibile causa è rappresentata dalla posizione assunta dal bambino nell’utero materno.

La deviazione verso l’interno di questa parte anatomica del piede è determinata dalla ridotta lunghezza dei muscoli della parte interna del piede e in particolare del muscolo adduttore dell’alluce.

Come si manifesta

A volte le forme lievi di questa malattia vengono confuse con l’atteggiamento fisiologico del piede del neonato. In realtà nel neonato sano il piede ruota in varismo (verso l’interno) a livello dell’articolazione della caviglia mentre nel metatarso varo la parte posteriore del piede è allineata correttamente e la rotazione verso l’interno avviene a livello della metà del piede ed è ben visibile osservando la pianta del piede che presenta una evidente incisura (piega molto accentuata) nella parte centrale interna del piede e una forma nettamente convessa del profilo esterno. L’alluce si presenta aperto a ventaglio con un aumento dello spazio fra primo e secondo dito.

Diagnosi

La diagnosi è clinica e viene fatta dal pediatra o dall’ortopedico, che potranno stabilire anche il grado di varismo, tracciando una linea parallela al bordo interno della parte posteriore del piede:

  • primo grado quando la linea incrocia l’alluce;
  • secondo grado quando la linea incrocia il secondo dito;
  • terzo grado quando la linea incrocia il terzo dito.

Importante anche la valutazione della flessibilità del metatarso varo: viene definito flessibile quando è possibile raddrizzarlo manualmente e non-flessibile quando è resistente a questa manovra.

Nei casi più gravi, quando si deve avere una idea più chiara della situazione anatomica prima di procedere ad un intervento chirurgico, può essere utile eseguire una radiografia del piede.

Terapia

Le forme più lievi, che rappresentano la stragrande maggioranza dei casi, tendono a guarire spontaneamente con la crescita. La guarigione può essere accelerata insegnando ai genitori ad effettuare più volte al giorno semplici manipolazioni:

  • con una mano si tiene bloccato la parte posteriore del piede e con l’altra si spinge la parte anteriore del piede verso l’esterno
  • si striscia lungo il bordo esterno del piede con un oggetto a punta smussa per indurre una risposta muscolare riflessa che tende a far muovere il piedino in direzione esterna.

Nelle forme intermedie che non rispondono agli esercizi si stretching è possibile utilizzare precocemente tutori graduabili man mano che la situazione anatomica si modifica. Gli apparecchi vanno rimossi più volte nella giornata in occasione del cambio del pannolino o del bagno del bambino. Vanno rimessi dopo aver eseguito una breve manipolazione del piede.

Nelle forme più impegnative non flessibili si può ricorrere all’utilizzo di apparecchi gessati. L’applicazione del gesso preparato “su misura” dall’ortopedico offre ottime garanzie di efficacia, e va alternato a sedute fisioterapiche di manipolazioni del piede. Ogni 3-4 settimane il gesso va rinnovato e dal 3°-4° mese può essere sostituito da un apparecchio ortopedico (scarpetta posturale).
Con questo trattamento il quadro evolve quasi sempre positivamente .

Molto raramente è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico che consiste nella resezione del tendine dell’adduttore dell’alluce, associata alla incisura della capsula dell’articolazione fra ossa metatarsali e ossa cuneiformi.

Pediatra libero professionista a Bergamo. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.