Toxoplasmosi congenita
Cos’è
La toxoplasmosi è una malattia infettiva causata da un parassita, chiamato Toxoplasma gondii, che colpisce moltissimi animali (gatto in particolare), e che può infettare l’uomo.
La toxoplasmosi può essere acquisita, cioè contratta dopo la nascita, ma qui ci occupiamo soprattutto della toxoplasmosi congenita, cioè delle manifestazioni nel neonato (talora gravi), di una toxoplasmosi contratta dalla madre in gravidanza.
Cause
Il parassita adulto vive nell’intestino del gatto (che a sua volta si infetta mangiando le cisti di animali infetti come i topi). Le uova del parassita, eliminate tramite le feci del gatto, entrano nell’ambiente.
Maturano nel terreno per 2-5 giorni prima di essere contagiose e possono essere ingerite accidentalmente da una persona (adulto o bambino) o da altri animali. Nell’uomo il parassita non riesce a completare il proprio ciclo (in pratica non riesce a diventare un parassita “adulto”) ma rimane allo stato di cisti nei muscoli od in altri organi. Queste cisti possono quindi riattivarsi e causare la malattia.
La trasmissione dall’animale all’uomo avviene attraverso varie modalità:
- consumo di carne cruda o poco cotta (in particolare maiale, agnello e pecora, ma anche carni bovine);
- consumo di vegetali contaminati da feci di animali infetti (gatto in particolare);
- ingestione accidentale dopo contatto con feci di gatto randagio o domestico (esempio dopo pulizia della lettiera).
In condizioni igieniche poco sicure anche l’acqua potabile non trattata ed il consumo di latte fresco non pastorizzato sono possibili cause di infezione.
La malattia non si trasmette tramite contagio diretto cioè da uomo ad uomo, ad eccezione della trasmissione verticale, che avviene in gravidanza tra madre e feto.
Toxoplasmosi e gravidanza
La toxoplasmosi fa parte di una serie di malattie che vanno indagate in corso di gravidanza, quelle del cosiddetto complesso TORCH (Toxoplasmosi, Rosolia, Citomegalovirus, Herpes).
Questa malattia può essere particolarmente pericolosa se contratta durante la gravidanza perché l’infezione può trasmettersi dalla madre al feto attraverso la placenta, potendo essere causa di malformazioni, o in casi particolarmente gravi, aborti e morte in utero.
Vari studi hanno dimostrato che in gravidanza il principale fattore di rischio è costituito dalla assunzione di carne poco cotta, mentre meno frequentemente sono in causa il consumo di verdure contaminate, ed il contatto con feci di gatto.
Diagnosi di toxoplasmosi in gravidanza
Poiché la malattia in gravidanza è molto spesso asintomatica, sarebbe utile che ogni donna prima della gravidanza, o comunque nelle prime settimane di gravidanza, conosca il proprio stato anticorpale, se cioè è stata in contatto con il parassita e se ha sviluppato gli anticorpi. Questo test, che si esegue tramite un prelievo del sangue chiamato Toxo Test, attraverso il dosaggio degli anticorpi specifici IgM e IgG, permette di classificare le donne in tre categorie
- protetta: sono presenti anticorpi IgG (vuol dire che ha sviluppato gli anticorpi, il test non va più ripetuto), gli anticorpi IgM sono negativi;
- suscettibile: non ha né anticorpi IgM né IgG (vuol dire che ha la possibilità di contrarre la malattia, il test va ripetuto almeno altre 2 volte a 20 e 36 settimane, per escludere il rischio di contagio nel corso della gravidanza, e quindi di infezione del feto);
- a rischio: sono presenti anticorpi IgM, mentre quelli di tipo IgG possono essere negativi e positivizzarsi successivamente. In questo caso è necessario seguire attentamente la gravidanza con test sierologici più sofisticati per confermare la diagnosi, valutare una eventuale terapia per la madre e seguire il neonato fino al primo anno di vita.
Poiché la malattia contratta in gravidanza può causare gravi problemi al feto, in caso di positività viene consigliato un approfondimento con test più accurati (ELISA, test di avidità e agglutinazione ed altri test) eseguiti in laboratori specializzati. Questi test andranno anche utilizzati per seguire il neonato da madre con infezione in gravidanza.
Come si manifesta
L’infezione nei primi mesi di gravidanza è meno frequente ma più grave, mentre l’infezione contratta negli ultimi mesi di gravidanza è più frequente ma meno grave.
Quando il contagio avviene nelle prime settimane (nel primo trimestre) ci sono rischi elevati di aborti spontanei o gravi lesioni cerebrali (idrocefalo, calcificazioni cerebrali che possono portare ad epilessia e ritardo mentale, gravi problemi della vista), prematurità, scarso accrescimento fetale.
La maggior parte (70-90%) dei nati da madre che ha contratto toxoplasmosi dopo le 16-24 settimane di gestazione e che è stata adeguatamente seguita e trattata, non presenta segni o sintomi della malattia alla nascita, ma necessita di un adeguato monitoraggio per identificare eventuali problemi che possono manifestarsi successivamente:
- difetti della vista (corioretinite);
- difetti dell’udito;
- problemi cerebrali (convulsioni, ritardo dello sviluppo psicomotorio).
In una minoranza dei casi, i neonati al termine della gravidanza possono presentare i seguenti sintomi:
- rash (eruzione cutanea);
- linfoadenomegalia (ingrossamento dei linfonodi);
- ittero;
- piatrinopenia (basso numero di piastrine);
- milza e fegato ingrossati;
- microcefalia (circonferenza cranica piccola).
Diagnosi
In caso di infezione materna durante la gravidanza, il bambino alla nascita viene subito valutato e poi seguito per diversi mesi clinicamente e con accertamenti sul sangue e sui vari organi possibili bersagli del toxoplasma (encefalo, apparato uditivo e visivo in particolare).
Terapia
In tutti casi il neonato con toxoplasmosi congenita verrà trattato con terapia antibiotica ed acido folico per una durata di tempo variabile dai 3 ai 12 mesi.
Prevenzione
Attualmente non è ancora disponibile un vaccino in grado di prevenire la malattia.
Tenendo presente che il principale fattore di rischio è costituito dall’assunzione di carne poco cotta, mentre è stato attualmente ridimensionato il ruolo svolto dal gatto, è possibile comunque attuare una serie di misure per limitare al minimo la possibilità di infezione:
- evitare il consumo di carne cruda o poco cotta;
- evitare il consumo di insaccati e carpacci;
- evitare di assaggiare la carne durante la cottura;
- lavare bene le mani e gli utensili utilizzati in cucina, in particolare dopo aver tagliato carne o vegetali crudi;
- lavare accuratamente vegetali e frutta;
- evitare il contatto con feci di gatto ed in ogni caso lavare bene le mani dopo eventuale pulizia della lettiera (lavare la lettiera possibilmente con acqua bollente, utilizzando guanti);
- usare prodotti in scatola per l’alimentazione del gatto e cambiare la lettiera tutti i giorni (in modo da non permettere la schiusa delle cisti del parassita eventualmente presenti nelle feci);
- non permettere al gatto di salire su tavoli da pranzo o piani della cucina;
- evitare contatti con gatti randagi;
- lavare molto bene le mani ed evitare il contatto con bocca ed occhi dopo lavori di giardinaggio, usare guanti se si tocca la terra di orti o giardini.
Cosa fare in caso di toxoplasmosi in gravidanza ed in allattamento
Nel caso comunque si verifichi un contagio è necessario che la donna sia attentamente monitorata durante il corso della gravidanza.
È comunque raccomandato praticare una terapia antibiotica che si è dimostrata efficace nel ridurre o impedire la comparsa di complicanze nel feto.
Una donna che ha contratto la malattia in gravidanza o durante i primi mesi di allattamento può tranquillamente allattare al seno, in quanto non c’è rischio di trasmissione attraverso il latte materno.