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Informazioni e consigli sulla crescita e la salute del bambino,
solo da medici pediatri e professionisti qualificati.

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Svezzamento: 8 regole d’oro per viverlo bene (e senza paura!)

Bambino assaggia cibi durante lo svezzamento

Lo svezzamento, o più correttamente l’alimentazione complementare, è una fase della crescita che spesso suscita molte domande e qualche comprensibile ansia nei genitori. Quando iniziare e cosa offrire? Come capire se il bambino è sazio? E soprattutto, come vincere la paura del soffocamento?

In questo articolo risponderemo ai dubbi più comuni e vedremo alcune semplici regole per aiutare non solo il bambino, ma tutta la famiglia, a vivere questa fase di apprendimento in modo sereno e consapevole.

1. Lo svezzamento inizia quando il bambino è pronto

Una delle prime domande che i genitori rivolgono al pediatra riguarda quando introdurre l’alimentazione complementare. La risposta è che ogni bambino è differente e non esiste un’età valida per tutti.

Generalmente l’introduzione di cibi diversi dal latte viene consigliata attorno ai 6 mesi (e comunque non prima dei 5 mesi), quando il bambino “è pronto”, cioè:

  • sta seduto da solo;
  • mostra interesse per il cibo (segue la posata dal piatto alla bocca, sbava, fa dei gridolini…);
  • deglutisce senza rischi;
  • ha perso il “riflesso di estrusione”, cioè la tendenza a rifiutare tutto quello che non è seno o tettarella (questo riflesso, in cui la lingua si oppone e spinge fuori un cibo proposto con un cucchiaino, scompare spontaneamente attorno al sesto mese);
  • sa usare le mani per portare il cibo alla bocca e cerca di afferrarlo.

È molto importante che i genitori sappiano rispettare sia l’interesse che il disinteresse (autoregolazione) del bambino nei confronti del cibo, in questa che è una vera e propria fase di apprendimento.

2. Non esistono ricette uguali per tutti

Un altro dubbio comune di mamme e papà riguarda cosa offrire al bambino durante lo svezzamento. Anche in questo caso, non ci sono schemi rigidi da seguire, ma solo consigli per una sana alimentazione famigliare:

  • nessuna sequenza temporale per i vari alimenti;
  • nessuna imposizione (il bambino si autoregola);
  • nessun supplemento (salvo indicazione del pediatra).

È importante offrire cibi solidi a piccoli pezzi, non solo liquidi o semiliquidi, e preferire quando possibile alimenti freschi e di stagione (i cibi industriali sono più pratici, ma non sono superiori a quelli fatti in casa).

3. Assaggiando si impara (e anche rifiutando!)

I lattanti sono estremamente recettivi a cibi con diversi sapori e consistenze: dai 5-6 mesi è quindi importante aprire loro il mondo del cibo e del piacere di assaggiare, mangiare, gradire, provare e riprovare.

Anche sputare i cibi che vengono proposti, tanto diversi rispetto al latte per odore, colore, consistenza e temperatura, fa parte della normale sperimentazione sul campo.

4. Il rischio di soffocamento si previene con i “giusti” accorgimenti

Una delle principali preoccupazioni dei genitori è che l’introduzione di cibi solidi possa causare soffocamento, ma la soluzione non è dare tutto frullato!

Vediamo alcune indicazioni fondamentali su come ridurre questo rischio e superare la paura.

  • non lasciare mai il bambino da solo quando mangia;
  • non forzarlo a mangiare se non ha fame;
  • insegnargli che mentre si mangia non si fa altro (non si gioca, non si guarda la TV o altri dispositivi…);
  • prestare attenzione alle modalità di cottura (alcuni alimenti, come la mozzarella, con il calore si sciolgono e diventano collosi, aumentando il rischio di soffocamento);
  • scegliere formati di pasta piccoli o che facciano sempre passare aria (fusilli, rondelle bucate…);
  • imparare a tagliare correttamente gli alimenti:
    • nel senso della lunghezza quelli cilindrici (carote, banana…);
    • a spicchi quelli tondi (uva, ciliegie, olive, pomodorini…);
    • frantumati quelli secchi e duri (crackers, biscotti secchi…);
    • grattugiati quelli di consistenza dura (mela).
  • non somministrare frutta secca intera nei primi anni, ma solo tritata o in farina. 

Per affrontare inoltre con maggiore serenità e capacità eventuali episodi di soffocamento, sarebbe utile praticare un corso per apprendere le principali manovre di disostruzione delle vie aeree.

5. Il riflesso di estrusione non è un segno di soffocamento

Durante l’inizio dello svezzamento, attorno ai 6-mesi, capita spesso che il bambino presenti conati di vomito, lacrimazione, tosse, che si faccia rosso in viso e spinga la lingua in avanti

Queste manifestazioni sono dovute al cosiddetto gag reflex (o riflesso  di estrusione), un meccanismo di protezione assolutamente fisiologico e temporaneo che il lattante mette in atto per espellere il cibo solido, a causa della sua diversa consistenza rispetto al latte a cui è abituato. 

Anche se inizialmente spaventa i genitori, il gag reflex è un fenomeno transitorio e benigno, che va gestito con calma e senza interventi inappropriati, e che non deve essere assolutamente confuso con il soffocamento (una condizione meno frequente che è una vera emergenza, impedisce il respiro e va trattata con le apposite manovre di disostruzione).

In realtà questo riflesso ha proprio lo scopo di prevenire il soffocamento e spaventa più i genitori che il bambino stesso. In pochi giorni il lattante imparerà a riconoscere le varie consistenze dei differenti alimenti e a coordinare meglio la deglutizione, e il gag reflex scomparirà.

6. Il cibo è una fonte di relazione 

I bambini crescono e imparano molto per imitazione, anche a tavola! Perché un bambino mangi correttamente, quindi, è importante che anche gli adulti che lo circondano mangino correttamente.

Se i genitori (ma anche i nonni, i fratelli, i compagni di asilo) hanno un’alimentazione variata e mangiano con piacere ed entusiasmo, anche il bambino imparerà ad assaggiare tutto.

Stare tutti insieme a tavola:

  • senza distrazioni (no a TV o tablet, sì a chiacchiere e a favole da raccontare),
  • con un tempo dedicato (ma non infinito!),
  • con un atteggiamento sereno e coinvolgente durante il pasto,

è fondamentale per costruire una relazione positiva con il cibo e con gli altri.

7. I segnali di sazietà del bambino vanno rispettati

Quando è sazio il bambino manda alcuni segnali che i genitori devono saper riconoscere e ascoltare affinché il piccolo impari ad autoregolarsi:

  • si distrae più facilmente;
  • gira la testa da un lato all’altro;
  • tende ad allontanare il piatto con le mani;
  • piange se viene forzato ad alimentarsi.

Se si pensa a quanti messaggi fra adulti e bambino passano durante il periodo condiviso della nutrizione, è necessario riflettere su quello che viene spesso detto, ostacolando la formazione di una buona relazione famigliare.

Non risultano adeguate alla comprensione del bambino, e quindi non sono utili ma anzi potenzialmente dannose, frasi come:

  • “mangia che ti fa bene” (il bambino non ha la capacità di stabilire una correlazione tra alimentazione e salute);
  • “pulisci tutto quello che c’è nel piatto” (la fame non è sempre la stessa e il fabbisogno energetico dei bambini è variabile).

8. Occhio a non esagerare con le porzioni

Gli schemi che prevedono la quantità in grammi di ogni singolo alimento sono ormai superati (solo nelle fasi iniziali e per genitori poco esperti potrebbero avere ancora una certa utilità), ma questo non vuol dire che bisogna sentirsi liberi di eccedere nella quantità di cibo da offrire.

È importante sapere che spesso i bambini hanno bisogno di meno calorie rispetto a quelle che vengono considerate adeguate da parte dei genitori. È preferibile quindi fare piccole porzioni e poi eventualmente aggiungere altro cibo, piuttosto che proporre un piattone colmo.

Un buon suggerimento è quello di seguire i segnali che manda il bambino e parlarne con il pediatra, che vi fornirà alcune raccomandazioni nutrizionali.

Pediatra e Professore a contratto dell’Università di Firenze per i Master in Fisioterapia pediatrica, formatrice secondo il modello OMS-Unicef per la promozione dell’allattamento materno e Presidente della SICuPP Toscana.

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