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Attaccamento madre-bambino (bonding): cos’è e perché è così importante

L’attaccamento della mamma al proprio bambino inizia a svilupparsi già prima della nascita quando con l’ecografia si vede la prima immagine e si iniziano a percepire i primi movimenti nella pancia. Anche il bambino inizia a conoscere i genitori tramite il suono della loro voce quando è ancora nell’utero materno.

Ma è subito dopo il parto – nel momento stesso in cui il cordone ombelicale che li ha uniti durante la gravidanza viene reciso – che  il primo sguardo e il primo vagito danno inizio ad una serie di scambi fra madre e bambino in grado di creare un legame fisico, emotivo e psicologico che durerà tutta la vita.

Questo legame è definito attaccamento (o bonding, inglese) e consente al bambino di mantenere la vicinanza ad una persona in grado di rispondere a tutti i suoi bisogni.

L’attaccamento ha la caratteristica di essere selettivo: il neonato cerca il contatto con la persona che lo accudisce (oggetto di attaccamento) e che gli dà benessere e sicurezza. La  relazione con questa figura (la mamma nella maggior parte dei casi) fornisce una base sicura dalla quale durante la crescita il bambino potrà allontanarsi per esplorare il mondo sapendo che potrà sempre farvi ritorno e che sarà sempre accolto, nutrito, rassicurato e confortato.

L’attaccamento può quindi essere considerato un importante istinto umano che aiuta il bambino a soddisfare bisogni primari che riguardano anche l’affettività e la sicurezza (e non solo esigenze alimentari o fisiche) e aiuta i genitori a mettersi in relazione positiva con il nuovo membro della famiglia.

Pianto e sorriso: ecco come comunica il neonato

Il neonato non ha la capacità motoria di cercare la madre ma fin dalla nascita dispone di numerosi strumenti per comunicare i suoi bisogni e generare una risposta di accudimento da parte della mamma: inizialmente lo strumento più utilizzato è il pianto a cui molto presto (per fortuna!) si aggiungerà il sorriso.

Pianto e sorriso hanno l’effetto di far avvicinare la mamma al bambino e vengono definiti “comportamenti di segnalazione”.

Questi comportamenti vengono utilizzati dal bambino in circostanze diverse: il pianto può segnalare la fame, il dolore o il dispiacere per la  separazione dalla madre. Il sorriso (come più tardi anche la lallazione, intorno al quinto/sesto mese) segnalano che il bambino è contento, non ha fame e non prova dolore. Il sorriso fa in modo che la mamma risponda, parlando al bambino, accarezzandolo o prendendolo in braccio, garantendo dunque stabilità alla relazione affettiva madre-figlio. Il sorriso funge anche da rinforzo gratificante per la madre e la predispone a rispondere ai segnali del proprio bambino in modo positivo e tale da favorire una crescita armonica.

Quando avviene l’attaccamento

La maggior parte delle volte l’attaccamento avviene immediatamente quando si entra in contatto con il nuovo arrivato. Altre volte richiede tempi più lunghi. Alcune ricerche hanno evidenziato che in circa il 20% dei casi le mamme o i papà non provano un vero trasporto affettivo verso il neonato nelle ore successive al parto. A volte ci vogliono settimane o mesi perché si verifichi un  vero attaccamento per cui non bisogna sentirsi in ansia o in colpa se inizialmente non ci si sente particolarmente legati al bambino; accadrà piano piano, col tempo.

Attaccamento sicuro e attaccamento insicuro

L’attaccamento può essere sicuro o insicuro.

Molte ricerche  hanno dimostrato che la qualità del legame del neonato con la madre o con la persona che si prende cura di lui condiziona in modo molto importante i comportamenti quando sarà adulto.

L’attaccamento sicuro ha origine da scambi emotivi reciproci e vissuti positivamente dai genitori che consentono al neonato di sentirsi calmo e fiducioso. L’attaccamento sicuro offre solide fondamenta per la vita futura del piccolo, favorendo la voglia di apprendere, una sana consapevolezza del proprio valore e la capacità di tenere in considerazione  gli altri.

L’attaccamento per  vari motivi insicuro non riconosce i bisogni di sicurezza e di comprensione del neonato e può favorire in lui dubbi circa la propria identità e il proprio valore, creando difficoltà in varie tappe dello sviluppo e nelle relazioni con gli altri  in momenti successivi della vita.

Cosa si può fare per favorire un buon attaccamento?

Ecco alcuni suggerimenti che possono facilitare l’attaccamento al proprio bambino.

  • Richiedere di avere un precoce e prolungato contatto pelle a pelle con il neonato subito dopo il parto. Questa pratica facilita molto l’attaccamento e favorisce l’allattamento al seno.
  • Scegliere di partorire in un Ospedale in cui neonato potrà dormire in camera con la mamma (rooming-in); questo metterà a disposizione più tempo per la conoscenza reciproca.
  • Una volta  a casa, riposare e farsi aiutare dal papà o da altre figure vicine alla famiglia nel disbrigo delle faccende domestiche per avere tutto il tempo necessario per accudire il proprio bambino.
  • Passare più tempo possibile a contatto diretto con il proprio bambino utilizzando una fascia o un marsupio quando ci si sposta, cullandolo in braccio o cantando una canzoncina. E’ bene ricordare che, in questa fase della vita, i bambini non si viziano – come viene spesso detto alle neo mamme – se si coccolano molto o se si prendono in braccio molto spesso. 
  • Massaggiare spesso, in modo delicato, il neonato: il massaggio migliora la relazione fra genitore e bambino e riduce  i casi di depressione post partum nella mamma. Per imparare ad eseguire i massaggi in modo corretto è possibile frequentare corsi, leggere libri o guardare alcuni video.
  • Allattare al seno sempre, quando possibile. L’allattamento al seno favorisce un attaccamento sicuro.
  • Quando non è possibile allattare al seno, rendere la poppata con il biberon un momento di intimità fisica e cure affettive e praticare l’allattamento a richiesta (proprio come quando si allatta al seno). E’ dimostrato che il contatto fisico e lo scambio emotivo tra la mamma e il suo bambino durante la poppata al biberon sono in grado di stimolare un attaccamento sicuro, proprio come l’allattamento al seno.
  • Ricercare una sintonia emotiva che permetta di reagire in modo accogliente ed empatico alle emozioni e agli stati d’animo del neonato nei primi giorni di vita. Certo, non è facilissimo, soprattutto all’inizio: si tratta di imparare a conoscere il bambino, il suoi bisogni, il modo in cui li esprime. Ma non è una missione impossibile: si imparerà osservando molto il proprio cucciolo e coltivando giorno per giorno questa capacità di sintonia empatica.

E se ad occuparsi del neonato deve essere il papà?

Per i papà che non hanno avuto la possibilità di vivere le esperienze pelle e a pelle dopo il parto e dell’allattamento al seno può essere un po’ più difficile stabilire un buon attaccamento con i  propri bambini fin dai primi giorni, ma con una buona disposizione d’animo e un atteggiamento positivo sapranno occuparsi molto bene dei loro piccolissimi cuccioli.

Ecco alcuni consigli per favorire un buon attaccamento fra  papà e bambino.

  • Iniziare a facilitare l’attaccamento già prima della nascita, cercando di  percepire i movimenti del bambino nel grembo materno appoggiando le mani sul pancione, accompagnando la mamma alle visite e osservando con lei le immagini delle ecografie
  • Visualizzare e immaginare sé stessi nel nuovo ruolo di padre.
  • Essere presenti in sala parto al momento della nascita
  • Partecipare attivamente alla cura del bambino cambiando i pannolini, facendo il bagnetto, facendolo addormentare cantando una ninna nanna, rendendosi disponibili ad aiutare durante i pasti notturni
  • Muoversi in casa tenendo il neonato a stretto contatto mediante l’utilizzo di una fascia o di un marsupio.

 

Pediatra Libero Professionista a Cantù (CO). Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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