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I compiti scolastici: problema dei bambini o dei genitori?

bambina bionda sbuffa con accanto il papà con un quaderno in mano

Quello dei compiti è un argomento quotidiano per molti genitori, spesso faticoso e talvolta oggetto di vere e proprie “lotte di potere”. Come fare, di fronte a queste difficoltà, per rendere i compiti a casa un’occasione costruttiva e non solo esecutiva e fonte di malumori da ambo le parti?

Apprendimento: non solo la testa, ma anche la pancia…

Alcune scuole di pensiero nel campo delle teorie sull’intelligenza (quelle riconducibili ad una visione incrementale, di cui un’autrice di punta è Dweck Carol, per chi volesse approfondire), pur con la dovuta attenzione al livello cognitivo generale degli studenti e ad eventuali defaillances rispetto ad abilità specifiche, pongono in luce l’influenza dell’atteggiamento verso lo studio sui risultati effettivi.

La curiosità verso l’apprendimento, l’interesse per la novità, la motivazione e l’impegno o, al contrario, la paura del fallimento, l’incertezza rispetto alle proprie potenzialità e una bassa tolleranza alla frustrazione possono influenzare in modo molto concreto la prestazione, a scuola ma anche nei compiti a casa. Ciò che spesso porta a trasformare lo svolgimento dei compiti in situazioni di acuto conflitto è proprio legato ai fattori emotivi che intervengono sull’apprendimento e che, a volte, per la fretta o per il peso attribuito alla prestazione, non vengono ascoltati ed emergono in maniera dirompente e disfunzionale.

Qualche uffa (di grandi e piccini) e qualche antidoto alle paure

Ma quanti compiti hai?!?

Una lamentela che si ascolta spesso ha a che fare con il carico di lavoro che, a parere di molti, risulta eccessivo; quello che forse talvolta si tende a dimenticare è che, progressivamente negli anni,  la scuola abitua i bambini e poi i ragazzi alla fatica e alla gestione e organizzazione di compiti via via più complessi e commisurati alle potenzialità della loro età, stimola la forza d’animo, l’autocontrollo e la costanza. In questo, inoltre, è insito un ruolo educativo, cruciale per aiutare i bambini nella crescita, anche sotto l’aspetto della disciplina. Bisogna, quindi, tenere a mente che lamentele provenienti dai genitori su questo punto esautorano di fatto l’autorevolezza della scuola agli occhi dei bambini i quali, a loro volta, si lamenteranno ancor più esplicitamente dei troppi compiti in un circolo vizioso decisamente poco costruttivo!

Io, alla tua età…

Spesso il confronto con i figli (esplicito o meno) viene naturale: quante volte succede di ritrovare se stessi nelle difficoltà o nei punti di forza del figlio in diverse materie, o nelle strategie adottate per risolvere o evitare i problemi. L’atteggiamento che ogni adulto possedeva e ha mantenuto dentro di sé verso lo studio influenza in modo ancora molto vivo l’approccio che egli utilizza quando si accosta al figlio che deve fare i compiti; essere in grado di riconoscerlo e di indirizzare, senza influenzare, il piccolo studente verso le sue specifiche modalità di studio e di svolgimento del carico di lavoro è molto importante al fine di evitare alcuni frequenti errori.

Fai così! Anzi, faccio io, se no…

L’errore sicuramente più frequente è quello di sostituirsi al bambino in modo più o meno attivo: dall’imporgli una strategia per risolvere un compito al mettersi concretamente a svolgerlo al posto del bambino. In una recente inchiesta, è emerso che un genitore su sei si sostituisce al figlio nel fare i compiti per vari motivi, ad esempio perché si è fatto tardi o ci si è ostinati troppo e non si riesce a continuare, o ancora per non farlo andare a scuola con i compiti non completati. Queste “soluzioni”, però, si rivelano controproducenti: il bambino non impara a confrontarsi con una situazione frustrante e ad utilizzare le proprie risorse per uscirne e il confronto con le difficoltà troppo a lungo rimandato, nel momento in cui si presenta, ad esempio con una verifica, rischia di essere ancora più critico per l’alunno che non ha avuto modo di sperimentarsi in un contesto più “protetto” dove l’errore è meno penalizzato. Arrivare qualche volta a scuola con i compiti non completati o con un argomento non del tutto compreso, ma avendo svolto quello che si porta con impegno ed autonomia, responsabilizza il bambino.

Inoltre, di fronte a situazioni in cui la strategia che useremmo noi per risolvere i compiti è diversa rispetto a quella proposta dal bambino è importante rispettare il metodo di lavoro da lui proposto, guidandolo, in caso di errori, a comprenderne il motivo e aiutandolo a regolare le proprie emozioni negative trovando insieme una strategia migliore. È  molto importante anche attribuire un senso agli errori, abbandonando approcci punitivi e/o colpevolizzanti che rischiano di essere controproducenti.

Occorre tenere sempre presente che la funzione dei compiti a casa è quella di mantenere il bambino in esercizio, ma anche di valutare se emergono difficoltà nel passaggio tra operazioni guidate nel gruppo classe e poi in autonomia: se l’obiettivo diventa mandare i figli a scuola con i compiti finiti e corretti, i bambini non riusciranno a monitorare le proprie capacità e ad accrescerle, minando così la fiducia in se stessi.

In ultimo, anche la tentazione di sostituirsi all’insegnante, ad esempio spiegando un metodo diverso da quello presentato a scuola o anticipando argomenti, rischia solo di creare confusione al bambino e, nuovamente, di esautorare la figura del docente.

Come approcciarsi al compito in modo più sereno: in concreto… organizziamoci!

L’ideale sarebbe riuscire ad adottare con il bambino un approccio più responsabilizzante e meno volto alla prestazione, rinforzando il suo impegno e i suoi sforzi più che i risultati effettivi del suo lavoro. Tuttavia, questi ultimi subiscono anche l’influenza di una serie di fattori esterni che possiamo imparare a controllare; per affrontare i compiti in modo positivo, occorre perciò anche una buona organizzazione.

papà aiuta bambino a svolgere i compiti

  • Innanzitutto, un ambiente sufficientemente tranquillo e privo di stimoli che possono diventare motivo di distrazione: dagli animali di casa, alla mamma che fa i mestieri, alla tv accesa o i fratellini più piccoli che giocano… poco importa che si tratti di uno spazio dedicato esclusivamente al bambino, più importante che sia dedicato esclusivamente ai compiti!
  • Le priorità: una delle funzioni più importanti del genitore sarà aiutare il figlio ad organizzare il lavoro stabilendo delle priorità. Prima i compiti più facili o quelli più difficili? Prima lo studio o gli esercizi? Non c’è una risposta univoca, ma sarà importante pensare insieme ad una strategia che possa rivelarsi efficace per il peculiare modo di funzionare di quel bambino. Si tratta di un investimento di tempo utile per il bambino che, in prospettiva, dovrà svolgere questa operazione in modo autonomo.
  • Quanto tempo dedicare ai compiti? Un’indicazione utile in questo senso può essere quella di introdurre delle piccole pause ogni 45 minuti, in conformità con l’andamento dei cicli naturali di attenzione; questo dovrebbe aiutare a recuperare le energie per affrontare con più grinta la materia successiva limitando le dispersioni. Anche la varietà delle materie sostiene l’attenzione: se ci sono molti compiti di una stessa materia può rivelarsi utile spezzare con altre materie in modo da evitare di giungere ad un “punto di fusione” che pregiudicherà l’esecuzione delle discipline successive.
  • Infine, può essere utile dedicare del tempo al controllo degli esercizi svolti, sottolineando l’importanza di tale fase ai bambini che, ormai stanchi, tenderanno a sottovalutarla.

Psicologhe, Conduttrici di Gruppi di Parole

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