​​

Uso dei tablet in età infantile: quali effetti sullo sviluppo cognitivo dei bambini

bambini giocano con il tablet

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressione tecnologica molto rapida, che ha reso tecnologie “smart” ad elevate prestazioni sempre più disponibili per il grande pubblico, in formati accessibili anche ai più piccoli. Un rapporto ISTAT del 2013 ha decretato che le famiglie italiane più “tecnologiche” sono proprio quelle con almeno un figlio minorenne e questo rapporto non prendeva ancora in considerazione l’avvento dei bambini 2.0.

Bambini 2.0

Dopo i “nativi digitali”, termine coniato nel 2001 dal sociologo Mark Prensky per definire la prima generazione nata a stretto contatto con pc e smartphone, oggi si parla già di “generazione touch”: si tratta dei bambini nati negli ultimi 3-4 anni, parallelamente all’avvento dei tablet, i quali hanno unito l’accessibilità dello smartphone ad un formato pensato appositamente per una possibile condivisione a livello familiare, con uno schermo più ampio che li rende maneggevoli e di facile uso anche per i più piccoli. Questo intento si è riflesso in un mercato, quello delle app, dove i produttori coprono ormai le esigenze più disparate, rivolgendosi anche al pubblico dei bambini.

L’insieme di questi elementi ha portato ad un’esposizione tale ai dispositivi tecnologici che, parafrasando una frase diventata già un classico, molti bambini “imparano prima a usare il tablet che non ad allacciarsi le scarpe”. Ciò sembra portare da un lato gratificazione a molti genitori, orgogliosi delle prodezze informatiche dei propri piccoli, all’altro ha, però, contribuito anche al dilagare di allarmismi di fronte ai primi studi internazionali eseguiti da associazioni pediatriche che hanno offerto risultati contrastanti sugli effetti che un’esposizione troppo precoce potrebbe avere sullo sviluppo cognitivo, linguistico e sociale. E’ doveroso però ricordare che i tablet sono sul mercato da troppi pochi anni affinché la ricerca scientifica possa essere già pervenuta a risultati certi e che, in linea generale, qualunque tematica di ricerca può ottenere risultati contrastanti.

Come filtrare dunque le informazioni contrastanti spesso “lanciate” a gran voce dai mezzi di informazione su questo tema?

Proviamo a rispondere ad alcune domande.

Come mai i bambini piccoli sono così attratti dai tablet?

L’intuitività delle numerose app progettate specificamente per i bambini va a braccetto con quella che è una delle prime modalità rappresentative ad essere utilizzata: si tratta della rappresentazione enattiva o operativa, così definita dallo psicologo cognitivista Jerome Bruner, ovvero sostanzialmente della capacità tipica dei bambini nei loro primi anni di vita di cercare attivamente di apprendere attraverso l’esperienza. Si tratta di un’abilità importantissima nelle prime esperienze, che viene via via affiancata con la crescita dalla possibilità di sfruttare le immagini e successivamente il linguaggio e ad altre modalità rappresentative simboliche per imparare. Questa modalità rappresentativa è quella che i bambini utilizzano nei loro primi tentativi di esplorazione del mondo, che avvengono principalmente a livello tattile: essendo questa la modalità di interazione privilegiata nell’uso delle tecnologie con touchscreen, bambini anche di pochi mesi diventano teoricamente “potenziali utenti”, tanto da generare un mercato di app pensate apposta per loro. Inoltre, gli stimoli luminosi, i colori vivaci e i suoni sono attrattive in comune con molti dei giocattoli che i bambini a questa età usano e preferiscono.

Quali sarebbero gli effetti dell’uso di tablet e smartphone sullo sviluppo cognitivo nei primi anni?

Innanzitutto, occorre segnalare l’esposizione prolungata agli schermi illuminati, che potrebbe causare affaticamento della vista e disturbi visivi, e la non ancora ben chiarita azione da parte delle onde elettromagnetiche di wi-fi e 3G, la cui esposizione sarebbe comunque preferibilmente da evitare per i più piccini.

In una recente intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica, il prof. Giuseppe Riva (docente di psicologia dei nuovi media presso l’Università Cattolica di Milano) ha evidenziato inoltre alcuni potenziali pro e contro dell’utilizzo dei nuovi dispositivi touchscreen da parte dei più piccoli: se da un lato migliora il processo di coordinamento dei movimenti e velocizza il processo decisionale, dall’altro l’utilizzo intuitivo riduce la capacità di mantenere l’attenzione su un compito a lungo.

tre bambini piccoli usano lo smartphone

Inoltre, il multitasking richiede un uso distribuito dell’attenzione che potrebbe in qualche modo penalizzare lo sviluppo delle abilità di attenzione sostenuta e delle capacità attentive in generale. D’altra parte, però, la stessa caratteristica sembrerebbe stimolare le abilità di integrazione cognitiva e l’elevata intuitività fornisce, inoltre, un’importante motivazione e un rinforzo all’utilizzo. Tali caratteristiche vengono sfruttate nei numerosi programmi di “edu-care”, che iniziano ad essere utilizzati anche in alcuni asili nido e scuole dell’infanzia. Molti di questi vengono sviluppati in collaborazione con professionisti dell’età evolutiva e sfruttano l’interattività e la tendenza del bambino ad utilizzare le rappresentazioni enattive e l’esplorazione tattile, al fine di rendere il piccolo utente un attivo costruttore della propria conoscenza già ben prima che si approcci alla carriera scolastica.

In realtà, però, uno degli studi più recenti (Milanaik et al. 2014) presentato al congresso delle Pediatric Academic Societies a Vancouver non confermerebbe le speranze dei genitori che l’uso di app educative potenzi le abilità cognitive: non sussisterebbe nessuna differenza a livello cognitivo tra i bambini che utilizzano queste applicazioni e quelli che non ne usufruiscono. Anzi, è stata riscontrata una relazione tra uso di app non educative/uso afinalistico di tablet e smartphone e un ritardo nello sviluppo del linguaggio: per quanto questo dato sia stato riportato spesso con toni allarmistici negli ultimi tempi da diversi quotidiani, è da sottolineare come il riscontro di una correlazione non implica un nesso di causalità; è infatti verosimile anche una lettura secondo la quale bambini che presentino uno sviluppo linguistico più lento tendano a preferire giochi più ricreativi e meno mediati dal linguaggio.

Come regolarsi, allora?

Questi risultati, ad ogni modo, confermano che l’utilizzo di dispositivi tecnologici con tecnologia touchscreen finanche nei primi anni di vita non sia da demonizzare ponendo divieti che apparirebbero anacronistici, ma neanche da considerare la migliore o peggio l’unica via per intrattenere e stimolare i più piccoli. Si deve tenere presente che, mentre per noi adulti tablet e smartphone sono l’ultima evoluzione di un progresso tecnologico della cui rapida evoluzione siamo stati testimoni negli anni, per i bambini che nascono oggi si tratta di oggetti appartenenti sin da subito alla loro quotidianità, oggetti di uso comune.

Studiosi ed esperti dell’età evolutiva concordano nel sottolineare che un uso regolamentato e consapevole del tablet possa essere considerato e diventare uno dei molteplici campi di esperienza dei bambini di oggi, accanto ad altre attività che non dovrebbero mai mancare per favorire uno sviluppo sereno: il gioco libero, la lettura, la sperimentazione e l’esplorazione, i giochi immaginativi e di finzione, le attività creative ed altro ancora. La vera potenzialità educativa dell’esperienza risiede nella possibilità di poterla condividere, in quanto il bambino cresce e apprende nella relazione: con i genitori, che lo aiuteranno anche nella costruzione di senso rispetto ai contenuti (ricordiamo che fino ad una certa età il confine tra realtà e finzione è labile) ma anche con i pari, favorendo anche lo sviluppo sociale, attraverso l’apprendimento cooperativo e la condivisione di un’esperienza di gioco.

Un altro caposaldo resta anche il concetto che ogni device elettronico deve sempre rimanere un mezzo, e non un fine: ribadito oggi per i tablet lo stesso discorso già sentito molte volte per la TV dove, pur a fronte di programmi e reti televisive sicure e pensate apposta per i più piccoli, non è mai un bene utilizzarla come “baby-sitter” bensì come occasione di condivisione di un’esperienza con i propri bambini.

Per i genitori in cerca di qualche consiglio per regolarsi nella scelta delle app per bambini di ogni età, si può raccomandare di considerarne innanzitutto i contenuti (appaiono adatti all’età di vostro figlio?) e il contesto d’uso (quanto tempo, con quale frequenza e con quali modalità vostro figlio utilizza il tablet?).
Inoltre, è importante stabilire delle regole in famiglia per l’utilizzo dei device elettronici, non solo per i più piccoli ma anche per gli adulti, che dovrebbero fornire il buon esempio.
Un ulteriore punto da tenere in considerazione sono le caratteristiche individuali dei bambini, ad esempio relativamente all’abilità di autoregolazione che si sviluppa con la crescita e che richiede sicuramente un maggior livello di contenimento da parte dell’adulto nei primi anni di vita.

In conclusione, citiamo un testo divulgativo che può fornire un’occasione di approfondimento su questo interessante tema: “Infanzia, media e nuove tecnologie: strumenti, paure e certezze” di Pira, Marrali, ed. Franco Angeli (2007).

Psicologhe, Conduttrici di Gruppi di Parole

Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.