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Come capire se il bambino sente bene

bambina bionda avvicina la mano all'orecchio per ascoltare

Ipoacusia è il termine tecnico con cui si indica il calo dell’udito. L’ipoacusia può essere di diversa intensità (lieve, moderata, grave o profonda, nel qual caso si parla di sordità), monolaterale o bilaterale (a seconda che riguardi una o entrambe le orecchie), progressiva (se peggiora con in tempo) o improvvisa, selettiva (se riguarda solo alcune frequenze) o non selettiva (se riguarda tutte le frequenze, basse, medie e acute).

E’ un disturbo molto diffuso in età pediatrica: secondo i dati forniti dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma, 1 neonato su 1000 è affetto da ipoacusia congenita (presente alla nascita), in un caso su 4 in modo così grave da pregiudicare il normale sviluppo del linguaggio. Inoltre, sulla base di una stima dell’Università di Pisa, circa 3 bambini su 1000 sono colpiti da ipoacusia successivamente alla nascita (ipoacusia acquisita). 

Quali sono le cause dell’ipoacusia infantile

L’ipoacusia può dipendere da un difetto nella trasmissione degli stimoli uditivi al nervo acustico, per esempio per un tappo di cerume, o una lesione del timpano, oppure per la presenza di catarro nell’orecchio medio: si parla in questo caso di ipoacusia trasmissiva.

Se invece il difetto sta nella capacità di trasformare le onde sonore in impulsi elettrici (lesioni dell’orecchio interno) o di trasmettere questi ultimi ai centri uditivi del cervello (lesioni del nervo acustico) o di ricevere ed elaborare tali impulsi (lesioni o anomalie congenite dell’encefalo), si parla di ipoacusia sensoriale o percettiva.

Come riconoscere i sintomi dell’ipoacusia in un bambino

Nel bambino dei primi mesi saranno di solito le domande del pediatra alle visite di controllo (dette anche visite filtro), spesso anche attraverso la somministrazione ai genitori di un questionario uditivo, ad aiutare la mamma ed il papà a cogliere indizi di qualcosa che non va nell’udito del piccolo.

Il bambino con un udito nella norma:

  • nel primo mese sobbalza ai rumori secchi e acuti;
  • a 2-3 mesi apre gli occhi con rumori improvvisi;
  • a 4 mesi si gira verso la fonte del rumore;
  • a 8 mesi riconosce il suo nome;
  • a 1 anno capisce il no;
  • a 15 mesi comprende ed esegue istruzioni complesse (“prendi la palla”), e così via.

Parallelamente procede il suo linguaggio, dai versi gutturali dei primissimi tempi ai gorgheggi del terzo mese, alla lallazione dei 7-8 mesi fino alle prime parole bisillabiche (mamma e papà) verso l’anno, le 7-8 parole dei 15-18 mesi, la frase nucleare (cioè l’abbinamento di due vocaboli, tipo “mamma-pappa”), verso i 2 anni.

L’ipoacusia può essere sospettata nel bambino in età prescolare se

  • alza sistematicamente il volume della televisione;
  • chiede continuamente di ripetere quanto gli si parla;
  • mentre ascolta qualcuno che gli parla, osserva il movimento delle labbra dell’interlocutore;
  • non risponde se viene chiamato da un’altra stanza.

Nel bambino in età scolare, oltre a questi segnali, sono indicatori di una possibile ipoacusia le difficoltà scolastiche e la tendenza ad isolarsi e non socializzare.

Attenzione però  a non “confondere le acque” con la vostra comprensibile ansia di genitori: il bambino potrebbe “prenderci gusto” e fingere di non sentire allo scopo di mantenere l’attenzione su di lui. Se sospettate un deficit uditivo, non parlate mai delle vostre legittime preoccupazioni  in sua presenza e monitorate la cosa con attenzione ma anche con scaltrezza: fate delle prove, ad esempio pronunciando a voce normale, senza che il bambino possa vedere il movimento delle vostre labbra (ponendovi dietro il bambino ora da un lato ora dall’altro) frasi che sicuramente lo interessano (ad esempio parlando di giochi o caramelle o amichetti). Se il bambino interviene nella conversazione, dimostrando di sentire, potete stare tranquilli, anche se di lì a poco magari egli riprende il suo “giochino”.

Le conseguenze dell’ipoacusia

L’ipoacusia, soprattutto se diagnosticata tardivamente, ritarda o compromette lo sviluppo delle abilità di espressione e comprensione linguistica. Il deficit linguistico, a sua volta, provoca problemi nell’acquisizione della capacità di leggere e di scrivere con conseguenti difficoltà scolastiche. Le difficoltà nella comunicazione incontrate da un bambino con deficit uditivi spesso portano ad un isolamento sociale e ad una scarsa autostima.

Quando rivolgersi al pediatra

Nel caso sospettiate che vostro figlio abbia un deficit uditivo, e comunque se riscontrate un ritardo significativo nello sviluppo del linguaggio, parlatene con il vostro pediatra: ricordate che l’udito, oltre ad essere importante per la vita sociale del bambino, è un presupposto fondamentale per l’apprendimento del linguaggio, per cui la prudenza in questo caso non è mai troppa! Il pediatra potrà eventualmente prescrivere accertamenti (esame audiometrico o altri esami più specialistici) e valutare, insieme allo specialista ORL, quali cure o percorsi riabilitativi intraprendere (cure farmacologiche o interventi chirurgici, in caso di ipoacusia trasmissiva; amplificazione con apparecchi acustici o impianto cocleare in caso di sordità percettive da gravi a profonde).