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Gli esami per la valutazione dell’udito nei bambini

bambina viene visitata dall'otorinolaringoiatra

L’integrità della funzione uditiva è una condizione necessaria per il corretto sviluppo del linguaggio e di altre abilità cognitive e comportamentali del bambino.

Se sospettate che vostro figlio non senta bene, parlatene con il vostro pediatra che, dopo un’accurata valutazione, potrà nel caso richiedere approfondimenti diagnostici specifici.

Vediamo quali sono gli esami per la valutazione dell’udito nei bambini che consentono di accertare se il bambino ha un deficit uditivo.

Audiometria

La metodica più precisa è l’audiometria tonale, in cui al bambino, in una camera isolata e mediante apposite cuffie, vengono inviati suoni di varia frequenza (dai più acuti ai più bassi), misurando, per ciascuna frequenza, qual è l’intensità minima che egli percepisce (detta “soglia”). I risultati vengono riportati in un diagramma in base al quale è possibile stabilire sia se il bambino presenta un’ipoacusia (da un lato o da ambedue i lati), sia il tipo di ipoacusia (trasmissiva o percettiva).  L’audiometria tonale è fattibile solo nel bambino grandicello e collaborante. Nel bambino piccolino (da 1 a 5 anni di età) si può ricorrere all’audiometria comportamentale, che consiste di varie metodiche (a seconda dell’età e del grado di collaborazione del bambino) che studiano  le variazioni provocate nel comportamento del bambino da parte di stimoli sonori.

audiometria

Impedenzometria

Si tratta di un esame, assolutamente non invasivo né doloroso, che valuta il grado di elasticità del timpano, cioè della membrana tesa tra il condotto uditivo esterno e l’orecchio medio. Essa può essere  ridotta o del tutto compromessa in caso di presenza dietro il timpano, dentro l’orecchio medio, di  catarro o comunque di un liquido (invece che di aria, come normalmente dovrebbe essere). Pensando all’orecchio medio come ad un piccolo tamburo, la perdita di elasticità del timpano (la “pelle” del tamburo) dipende sia dalla presenza di liquido al posto dell’aria nella “cassa” del tamburo, sia dal fatto che il timpano viene stirato verso l’interno della cassa, diventando più teso del normale e quindi meno efficace nel riprodurre i suoni. L’elasticità viene valutata inviando al timpano attraverso il condotto uditivo una pressione variabile. Il risultato viene riportato in un diagramma, detto timpanogramma, che viene poi classificato in 3 tipi  principali (A, B, C) a seconda che la risposta del timpano sia corretta o alterata. L’esame non deve essere eseguito in corso di otite media acuta, in caso di perforazione timpanica o di presenza di cerume nel condotto uditivo esterno.
L’impedenzometria è quindi l’esame  più utile, nel bambino non così collaborante da poter eseguire un’audiometria tonale, per valutare l’esistenza o meno di un’ipoacusia trasmissiva, frequente in caso di otite media effusiva  o anche solo di una insufficienza tubarica (malfunzionamento della tuba uditiva) e ancora di più per seguirne l’andamento nel tempo e/o a seguito delle terapie.

Otoemissioni acustiche

Si tratta di un test che è entrato oramai nella routine dei centri neonatali come prova di screening (cioè eseguita a tappeto a tutti i neonati) per la ricerca di casi di ipoacusia. Il test viene eseguito nel neonato durante il sonno spontaneo, ponendo all’ingresso del condotto uditivo un piccolo microfono che registra le otoemissioni acustiche, cioè le onde sonore prodotte dalle ciglia della coclea, l’organo uditivo che normalmente svolge la funzione di trasformare le vibrazioni sonore in impulsi elettrici. Se queste otoemissioni  risultano assenti, normalmente il test viene ripetuto una seconda volta e, in caso di nuovo risultato negativo, si procede alla misurazione dei potenziali evocati uditivi.

Potenziali evocati uditivi del Tronco encefalico (ABR)

Si tratta di un test che viene eseguito presso centri specialistici e che consente di appurare con certezza, anche nei casi dubbi agli altri test come le otoemissioni, se il bambino presenta un deficit uditivo. Il test misura attraverso elettrodi applicati sul capo del bambino gli impulsi elettrici che giungono al tronco encefalico (la parte dell’encefalo in cui risiedono i centri dell’udito) in seguito a stimoli sonori. Viene solitamente utilizzato nei  neonati che abbiano presentato un test delle otoemissioni acustiche ripetutamente negativo, oppure nel bambino di pochi mesi in cui il pediatra sospetti difetti nell’udito.