Covid-19 e bambini: cosa è cambiato

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Covid-19: è ancora emergenza?
Da maggio 2023, come da dichiarazione dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), il Covid-19 non è più un’emergenza per la salute pubblica mondiale.
Ciononostante, il virus continua a circolare nelle comunità e rimane potenzialmente un serio rischio per la salute, soprattutto per alcune categorie di persone come:
- anziani (ultrasessantenni)
- donne gravide
- persone con condizioni croniche come obesità, diabete, patologie cardiache o respiratorie, deficit immunitari, ecc.
Ci sono ancora molti casi di Covid-19?
Secondo i dati del Ministero della Sanità, dopo i picchi di incidenza di luglio 2024, il numero di casi positivi settimanali è andato scendendo. Ciononostante in Italia, nella settimana dal 24 al 30 ottobre 2024, a fronte di circa 6000 casi positivi (su circa 80000 tamponi eseguiti), si sono avuti 35 ricoveri in terapia intensiva e 108 decessi.
Si tratta tra l’altro di dati sottostimati (soprattutto il numero di casi positivi), poiché per il minore stato di allerta le persone inevitabilmente tendono a non eseguire il test col tampone, soprattutto in presenza di sintomi lievi.
Il Covid-19 si trasmette ancora allo stesso modo?
L’infezione si trasmette ancora principalmente attraverso i “droplets”, cioè le goccioline di saliva emesse nell’aria da chi è infetto respirando, parlando (soprattutto se ad alta voce), starnutendo o tossendo, da 2 giorni prima di manifestare i sintomi a 5 (e talora 10) giorni dopo.
Le particelle del virus, contenute nelle goccioline, penetrano nel soggetto sano attraverso la respirazione o depositandosi nel naso o sugli occhi o sulla bocca. Una persona può contagiarsi anche toccando oggetti contaminati e portando poi le mani alla bocca o agli occhi o al naso. Ciò però è possibile entro poco tempo dall’emissione del virus da parte del soggetto infetto. Oggi infatti si ritiene che, anche se è vero che il virus può rimanere attivo anche a lungo su una superficie contaminata, è ben difficile che a distanza di 2-3 giorni ne rimanga una quantità sufficiente per infettare una persona.
Ovviamente quindi i contesti più a rischio per contrarre l’infezione rimangono gli ambienti chiusi, poco ventilati ed affollati, oltre che quelli professionali (personale medico o paramedico, ad esempio).
È importante ricordare che:
- chi è infetto è contagioso anche se non ha sintomi
- può essere contagiato anche chi ha già contratto in passato il Covid o è stato vaccinato.
I bambini si infettano come gli adulti?
All’inizio della pandemia sembrava che i bambini si contagiassero meno facilmente degli adulti, ma, soprattutto con l’avvento della variante omicron (novembre 2021), si è visto che si infettano altrettanto facilmente. D’altra parte il bambino non sembra essere particolarmente sensibile all’infezione, anche se ovviamente il contesto scolastico lo espone particolarmente al rischio di contrarre il virus. In altre parole, il rischio di contrarre l’infezione da parte dei bambini dipende dal rischio generale della popolazione cui il bambino appartiene.
Inoltre, poichè nei bambini il Covid-19 decorre molto spesso in modo asintomatico o comunque con sintomi molto lievi, esso può più facilmente passare inosservato e quindi trasmettersi alle persone conviventi o comunque a stretto contatto con il bambino.
Anche nei bambini è possibile contrarre il Covid anche se si è già fatta l’infezione naturale o la vaccinazione.
I sintomi del Covid-19 sono ancora gli stessi?
Le mutazioni del virus e la vaccinazione di massa hanno cambiato radicalmente non solo il ritmo con cui il Covid si propaga, ma soprattutto l’intensità con cui l’infezione si manifesta. Ciò, insieme ad una maggiore conoscenza del modo in cui evolve la malattia, ha ridotto notevolmente la frequenza e la gravità delle complicazioni. Nonostante ciò ancora si muore per Covid-19, soprattutto nel caso di anziani o persone con patologie croniche preesistenti.
Se nel periodo pandemico il Covid-19 colpiva da subito i bronchi e le basse vie respiratorie, col mutare del virus (in particolare con la comparsa della variante omicron nel novembre 2021) e con il miglioramento delle difese immunitarie della popolazione grazie alla vaccinazione di massa, attualmente il virus ha come bersaglio soprattutto le alte vie aeree.
I sintomi negli adulti
In pratica la gran parte dei soggetti infettati non presenta per nulla sintomi, oppure accusa solo lievi o moderati disturbi respiratori (come mal di gola, raffreddore, tosse), e/o gastrointestinali (diarrea), associati talora a:
- febbre,
- stanchezza,
- dolori muscolari
- malessere generale.
Come si vede, disturbi del tutto sovrapponibili a molte altre infezioni virali, tra cui l’influenza. Il sintomo forse più tipico, e che deve far sospettare che si tratta di Covid-19, rimane la perdita o l’alterazione del senso del gusto e dell’olfatto.
Talora però, soprattutto in soggetti a rischio, il Covid si manifesta in modo molto più aggressivo, con complicazioni soprattutto respiratorie che possono anche portare a morte.
I sintomi nei bambini
Il Covid-19 nel bambino continua a presentarsi in modo lieve (il più delle volte come un banale raffreddore) o senza alcun sintomo, e i casi di infezione seria riguardano solitamente bambini con patologie croniche o deficit immunitari. Anche la grave complicazione associata al Covid detta Sindrome Infiammatoria Multisistemica è divenuta più rara col passare del tempo.
Come si fa la diagnosi di Covid-19
Attualmente si ricorre raramente e solo in contesti particolari (ospedalizzazione ad esempio) al tradizionale tampone nasofaringeo con metodica PCR e ancora meno ai test sierologici.
Di fatto, il più delle volte si ricorre all’autodiagnosi, cioè all’esecuzione a domicilio di un tampone nasale antigenico per Covid-19 a risposta rapida, acquistabile in farmacia e molto meno “invasivo” e disturbante rispetto al tampone nasofaringeo con metodica PCR, che poteva essere eseguito solo da parte di personale medico o paramedico.
Il tampone antigenico rimane tuttavia meno affidabile del tampone con metodica PCR (tuttora disponibile in caso di necessità di una diagnosi più certa), a maggior ragione se eseguito “fai da te”, sia per il rischio di errori nell’esecuzione del prelievo e del test, sia per la possibilità ad esempio che il test, eseguito troppo presto, possa risultare falsamente negativo perchè la carica virale è ancora troppo bassa per consentire l’identificazione delle strutture del virus.
Un ulteriore rischio deriva dal fatto che chi esegue il test per conto suo poi non si attenga alle corrette precauzioni per evitare di diffondere l’infezione soprattutto a persone con fragilità e quindi a rischio di malattia severa.
Può essere utile quindi, soprattutto se si ha difficoltà a seguire correttamente le istruzioni e ad eseguire manualmente il test, affidarsi per la sua esecuzione ed interpretazione a personale qualificato (medico, paramedico, farmacista). Inoltre, se il primo test risulta negativo ma sono passati pochi giorni dall’inizio dei sintomi e questi permangono, è consigliabile ripetere il test.
Cosa fare se un bambino risulta positivo al Covid-19
Da luglio 2024 non vi sono più obblighi di isolamento in caso di positività al Covid-19 ed è quindi possibile uscire e fare vita normale, compresa la frequenza scolastica.
Tuttavia, come da circolare ministeriale dell’agosto 2023, in caso di positività al test è buona norma attenersi ad alcune semplici raccomandazioni per prevenire la diffusione dell’infezione ad altre persone, soprattutto se fragili.
- Se il bambino è un soggetto fragile (patologie croniche, immunodepressione, ad esempio), informare il pediatra curante.
- Se il bambino ha dei sintomi, tenerlo a casa fino alla loro scomparsa.
- Informare le persone con cui si è stati a contatto nei giorni precedenti l’inizio dei sintomi o la positività del tampone, soprattutto se si tratta di anziani, donne gravide, soggetti fragili o immunodepressi.
- Far lavare frequentemente e bene le mani al bambino.
- Evitare di portarlo in ambienti affollati.
- Fargli indossare la mascherina se si è in presenza di altre persone.
- Evitare che il bambino entri in contatto con anziani, immunodepressi, soggetti fragili, donne in gravidanza.