Paracetamolo in gravidanza e rischio di autismo

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OMS ed EMA ribadiscono: nessun legame dimostrato
Hanno destato scalpore le recenti affermazioni di personaggi politici secondo cui l’assunzione di paracetamolo in gravidanza potrebbe essere causa di autismo nel nascituro.
Anche l’FDA (Food and Drug Agency, l’agenzia americana di sorveglianza sui farmaci), ha fatto propria la raccomandazione per le gravide di non assumere paracetamolo.
A fare chiarezza è intervenuta, con comunicato del 25 settembre 2025, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), massima autorità mondiale in campo sanitario.
In tale comunicato l’OMS afferma con chiarezza che NON vi sono evidenze scientifiche che avvalorino questa ipotesi, nonostante i numerosi studi condotti, anche su larga scala.
Anche l’EMA (European Medicine Agency, l’agenzia europea di sorveglianza sui farmaci, in pratica l’alter ego europeo della FDA statunitense) conferma che NON ritiene di modificare le attuali indicazioni sull’uso del paracetamolo in gravidanza.
Perché il paracetamolo è ancora la scelta migliore
Il paracetamolo, come è noto, è un farmaco antidolorifico e antifebbrile universalmente utilizzato e considerato la prima scelta in caso di febbre o dolore anche in gravidanza.
Alternative come l’acido acetilsalicilico o l’ibuprofene presentano maggiori rischi di effetti indesiderati e la stessa febbre in gravidanza, soprattutto se elevata, rappresenta un fattore di rischio per il feto.
A maggior ragione, quindi, l’indicazione di evitarne l’assunzione in gravidanza deve essere supportata da evidenze scientifiche significative.
Il dibattito attuale, tuttavia, può essere un’occasione per ribadire il consiglio alle gravide di utilizzare con molta prudenza e per il tempo minimo necessario qualsiasi farmaco, paracetamolo compreso, seguendo le valutazioni e le indicazioni del medico curante.