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Vitamina D: un fondamentale supporto alla crescita dei bambini

primo piano di una boccetta in vetro e pipetta

Negli esseri umani le vitamine sono sostanze indispensabili per mantenere uno stato di buona salute; il nostro corpo non le produce in modo autonomo per cui  devono essere introdotte con l’alimentazione o con prodotti farmaceutici di sintesi.

La vitamina D fa eccezione in quanto può essere prodotta in modo autonomo dall’uomo partendo da una sostanza già presente a livello cutaneo che si attiva sotto l’azione dei raggi solari.

Cos’è la vitamina D, come si forma e quali alimenti la contengono

E’ necessario precisare che quando si parla di vitamina D si fa riferimento sia alla vitamina D2 (ergocalciferolo) che viene introdotta con gli alimenti, sia alla vitamina D3 (colecalciferolo) che si forma spontaneamente a livello cutaneo per azione dei raggi UV e che più che una vitamina deve essere ormai considerata un vero e proprio ormone.

Circa il  90% della vitamina D necessaria al nostro organismo verrebbe prodotta dalla pelle sotto forma di vitamina D3 se fosse possibile esporla al sole senza protezioni: sarebbero sufficienti 15-20 minuti al giorno di esposizione alla luce solare.

Il restante 10% potrebbe essere  introdotto con gli alimenti, sotto forma di vitamina di D2,  ma è bene sottolineare che si tratta di una forma molto meno attiva (da 50 a 100 volte) della vitamina D3.

Gli alimenti che contengono più vitamina D2 sono gli oli di pesce ed in particolar modo l’olio di fegato di merluzzo, di cui si faceva largo uso fino ad alcuni decenni fa, l’olio di sgombro, sardina e salmone.

Nel latte la quantità di vitamina D2 è variabile: nel latte materno si ritrovano 4-100 UI o Unità Internazionali/litro a seconda del periodo di lattazione, in quello vaccino 5-40 UI/litro.
I latti artificiali sono quasi tutti integrati con vitamina D e ne contengono almeno 400 UI/litro.

Altri alimenti ricchi di vitamina D2 sono il succo d’arancia, il pane, i cereali e l’uovo.

Quanta vitamina D occorre dare ai bambini e per quanto tempo

E’ ormai assodato che tutti i bambini dovrebbero evitare l’esposizione diretta ai raggi solari o utilizzare idonei strumenti di protezione  quando giocano all’aria aperta nelle giornate di sole per non aumentare i rischi di tumore della pelle a lungo termine. L’utilizzo  di creme e filtri solari purtroppo impedisce la formazione di vitamina D3.
Inoltre, come abbiamo visto, l’assunzione di latte materno non garantisce un apporto adeguato di questa importantissima vitamina.

Questi sono i motivi principali per cui i pediatri prescrivono, sin dalla dimissione dall’ospedale, l’utilizzo supplementare di gocce di vitamina D.

La quantità somministrata deve essere di 400 UI al giorno fin dai primi giorni di vita e deve continuare regolarmente fino a 18 mesi almeno nei bambini di pelle chiara e fino a 24 mesi almeno nei bambini di colore.
Stanno emergendo dati scientifici che suggerirebbero l’utilizzo di vitamina D anche nelle epoche successive della vita per la prevenzione di importanti malattie.

A cosa serve la vitamina D

La somministrazione di vitamina D a tutti i neonati è stata introdotta alcuni decenni fa per prevenire il rachitismo, una grave malattia a quei tempi molto diffusa fra i bambini, determinata dal ridotto assorbimento di calcio a livello delle ossa.
Negli ultimi anni sono emersi dati che dimostrano l’importanza della vitamina D non solo per l’assorbimento del calcio a livello osseo ma per molte altre condizioni che interessano la salute degli esseri umani.

Effetti ossei

La vitamina D è di fondamentale importanza per una corretta mineralizzazione delle ossa e dei denti. Essa controlla il metabolismo del calcio e del fosforo regolandone l’assorbimento intestinale e l’eliminazione o il riassorbimento a livello renale. Risulta quindi indispensabile per un corretto sviluppo scheletrico e quindi per la prevenzione del rachitismo nei bambini e dell’osteomalacia (una patologia a carico delle ossa che le rende più suscettibili a dolori, malformazioni e rotture) e dell’osteoporosi (caratterizzata da una riduzione della massa ossea) negli adulti.

Effetti extraossei

Nelle Consensus  Conferences promosse nel 2015 e nel 2017 dalla Società Italiana di Pediatria preventiva e sociale e dalla Società Italiana Pediatria sono state presentate ricerche che hanno evidenziato che le cellule della maggioranza dei tessuti posseggono recettori in grado di utilizzare la vitamina D.  Tra i possibili effetti non scheletrici della vitamina D, di grande interesse sembrerebbe  il suo ruolo nel ridurre il rischio di incidenza della maggioranza delle malattie croniche fra cui alcune molto comuni come il diabete e l’asma, di alcuni tipi di tumori soprattutto del colon, delle malattie autoimmunitarie, delle malattie infettive e di quelle cardiovascolari.

Quali esami si eseguono per valutare la carenza di vitamina D

Allo stato attuale delle conoscenze, l’esame più affidabile per valutare i livelli di vitamina D è il dosaggio nel sangue di un suo metabolita (ovvero di un prodotto del metabolismo della vitamina D), la 25 idrossi-vitamina D.
Valori inferiori a 12 ng/ml indicano una condizione negativa per la salute ossea, un ridotto assorbimento del calcio, una scarsa mineralizzazione ossea e vengono associati ad un aumentato rischio di rachitismo e/o di osteomalacia.
Solo livelli superiori a 20 ng/ml sono considerati sicuri e sufficienti per la salute dell’osso.

Sarà nel caso il pediatra a valutare l’opportunità di eseguire tale esame.