Tonsillite
Cos’è
Con il termine tonsillite si intende l’infezione delle tonsille da parte di virus o batteri.
Le tonsilliti sono molto frequenti nell’infanzia, perché proprio contro le tonsille (“centraline” del sistema immunitario), poste strategicamente ai lati del faringe dietro la bocca, quindi, all’imbocco delle vie aeree e dell’apparato gastrointestinale, impattano i numerosissimi virus e i batteri che circolano nelle comunità infantili.
Ciò innesca una battaglia tra i microorganismi e le cellule immunitarie di cui le tonsille sono costituite, che provoca l’infiammazione delle tonsille stesse e quindi i sintomi tipici della tonsillite. La battaglia non è comunque inutile, perché:
- impedisce al virus o al batterio di penetrare più in profondità nell’organismo;
- il virus nella maggior parte dei casi (spesso anche il batterio) viene sconfitto e debellato dopo qualche giorno;
- il contatto col sistema immunitario attiva meccanismi difensivi “memoria”, che “ricordano” il microorganismo per riconoscerlo e combatterlo molto più efficacemente e tempestivamente qualora dovesse “ripresentarsi”.
In alcune tonsilliti batteriche invece, soprattutto causate dallo Streptococco Gruppo A, l’infezione può prendere il sopravvento, rischiando di diffondersi o di innescare reazioni a carico di altri organi, per cui è necessario “aiutare” il sistema immunitario somministrando un antibiotico.
Cause
La maggior parte dei virus cerca di penetrare nell’organismo attraverso le prime vie respiratorie e quindi le tonsilliti virali sono le più numerose. Alcune di esse sono più identificabili, come la Mononucleosi infettiva, causata dal virus di Epstein Barr o dal Citomegalovirus, la faringostomatite erpetica, la tonsillite da adenovirus, l’erpangina .
Le forme batteriche sono meno numerose e interessano maggiormente bambini più grandi. Quelle più frequenti e anche più temibili sono dovute allo Streptococco beta emolitico Gruppo A (tonsillite streptococcica).
Tonsillite streptococcica
Lo Streptococco Gruppo A è un battere molto diffuso nell’ambiente, viene facilmente trasmesso da persona a persona parlando, tossendo o starnutendo. Per questo l’infezione di solito interessa gola e tonsille, dove il battere può “sopravvivere” senza dare sintomi (in tal caso il soggetto infettato viene definito “portatore sano”), oppure moltiplicarsi, provocando i sintomi tipici di una faringotonsillite. Esistono tra gli Streptococchi Gruppo A, tre “famiglie” che, oltre a dare una faringotonsillite, provocano un’eruzione cutanea: si parla in tal caso di scarlattina.
Una persona può ammalarsi di tonsillite streptococcica più volte nella vita, perché dello streptococco esistono diverse famiglie: quando un soggetto viene colpito da una di esse, sviluppa una difesa immunitaria specifica per quella famiglia e non efficace anche contro altre famiglie. Infatti, anche della scarlattina una persona può ammalarsi fino a tre volte, quante sono le famiglie di streptococchi che possono causarla.
Sia le forme virali che quelle batteriche sono altamente contagiose, con un’incubazione (cioè il tempo che intercorre tra l’acquisizione del virus o batterio e la comparsa dei sintomi) che varia a seconda del microorganismo, nella maggior parte dei casi di pochi giorni.
Il portatore sano per lo Streptococco Gruppo A è contagioso senza accusare sintomi, ma può anche ammalarsi improvvisamente (ad esempio per una temporanea diminuzione delle sue difese immunitarie).
Come si manifesta
Il sintomo principale è il mal di gola, accompagnato da difficoltà a deglutire, dolore spesso riferito ad una o ambedue le orecchie. Facilmente si associa febbre, tono nasale della voce e ingrossamento dei linfonodi ai lati del collo.
Le forme virali hanno di solito un decorso più lieve, sono accompagnate generalmente da altri sintomi tipici dei virus come tosse, raffreddore, spesso diarrea e vomito. Non necessitano e non rispondono alle terapie antibiotiche, tendono a passare da sole nel giro di qualche giorno, con il solo aiuto di antifebbrili e antidolorifici per applicazione locale o per bocca.
Le forme batteriche invece sono in genere più aggressive, con forte mal di gola, mal di testa, febbre spesso elevata, ingrossamento dei linfonodi del collo, spesso visibile pus sulle tonsille. Non tendono a guarire spontaneamente e richiedono spesso una terapia antibiotica. In particolare quelle da Streptococco Beta Emolitico Gruppo A, se non riconosciute ed opportunamente curate con l’antibiotico, comportano un rischio fino al 3% dei casi di complicanze reumatiche (al cuore e alle articolazioni) e fino al 10-15% di sviluppare una glomerulonefrite post streptococcica, una seria e potenzialmente pericolosa complicazione renale.
Altre possibili complicazioni sono:
- l’ascesso peritonsillare, cioè la formazione di una raccolta di pus dietro e intorno ad una tonsilla, che spinge la tonsilla verso l’ugola, ostruendo la gola; è caratterizzato da febbre alta, brividi, mal di testa, malessere generale, forte dolore e gonfiore a un lato del collo e della gola, perdita di saliva e difficoltà importante a deglutire anche i liquidi, difficoltà a parlare e talora anche di respiro;
- la propagazione o il “passaggio” dell’infezione a uno o più linfonodi del collo (adenite streptococcica), che si ingrandiscono ulteriormente, anche talora in assenza di un importante sintomatologia tonsillare.
Quando le tonsilliti batteriche si ripetono con una frequenza particolarmente alta (7 episodi nell’ultimo anno, oppure 5 episodi all’anno per 2 anni, 3 episodi all’anno per 3 anni) si parla di tonsilliti ricorrenti, condizione che richiede approfondimenti e una valutazione da parte dello specialista otorinolaringoiatra.
Il ripetersi delle infezioni tonsillari può portare nel tempo all’ipertrofia tonsillare (v.), cioè un ingrandimento persistente delle tonsille (condizione normale nei primi anni di vita), che può provocare disturbi oggetto di valutazione (ed eventuale trattamento) da parte del pediatra e dello specialista otorinolaringoiatra.
Diagnosi
Alcuni aspetti clinici consentono di orientarsi verso una causa virale o batterica. È importante riconoscere le forme batteriche, soprattutto streptococciche, in modo da trattarle opportunamente con un antibiotico.
Un metodo che il pediatra utilizza è il punteggio di McIsaac, basato su 5 parametri.
- Età tra 3 e 14 anni.
- Temperatura corporea uguale o superiore a 38°C.
- Gonfiore e dolore ai linfonodi del collo.
- Tonsille gonfie e con pus.
- Assenza di tosse.
Ad ognuno di questi parametri viene attribuito un punto. In caso di somma pari a 4-5 punti vi è un’alta probabilità che si tratti di tonsillite streptococcica, se il punteggio è inferiore a 3 la probabilità è molto bassa.
Tampone faringeo
La diagnosi di certezza di faringotonsillite da Streptococco Gruppo A o di scarlattina si ha però solo con la positività del tampone faringeo. Consiste nel toccare la gola del paziente con un lungo bastoncino con all’estremità del cotone. Il tampone può essere analizzato dal laboratorio di microbiologia alla ricerca del battere con esito in 3-4 giorni, oppure mediante un kit a disposizione del pediatra (test rapido) che consente l’individuazione del battere nel giro di pochi minuti.
Indipendentemente dal tipo di tampone utilizzato, ciò che rende il test attendibile è però la tecnica di esecuzione, in particolare la precisione con cui l’operatore, mentre blocca la lingua del bambino con l’abbassalingua, va a toccare ripetutamente la parete posteriore del faringe interessata dall’infezione. Importante quindi che il tampone venga eseguito da un medico o da personale infermieristico.
L’esito del tampone deve comunque essere interpretato da un medico, anche per evitare di trattare con un antibiotico un paziente “portatore sano” dello streptococco e i cui sintomi sono da attribuire ad un altro agente infettivo. Solitamente non è utile ripetere il tampone dopo la terapia antibiotica, se il bambino viene rapidamente a stare bene.
Ulteriori esami potranno essere prescritti dal pediatra quando sospetti altre cause, come ad esempio una mononucleosi infettiva, o in caso di tonsilliti streptococciche ricorrenti, allo scopo soprattutto di monitorare il rischio di complicazioni (come la malattia reumatica o la glomerulonefrite post streptococcica).
Terapia
Se la tonsillite è di origine virale, non è necessaria alcuna terapia antibiotica. Bisogna solo controllare e lenire i sintomi del bambino somministrando antidolorifici e antipiretici al bisogno, collutori per il mal di gola. Con un po’ di riposo il bambino si riprende solitamente nel giro di qualche giorno.
La terapia antibiotica è necessaria se è in causa lo Streptococco Beta emolitico Gruppo A. Questo batterio solitamente non presenta particolari resistenze agli antibiotici ed è sensibile a diverse molecole, tra cui l’Amoxicillina, che rappresenta l’antibiotico di prima scelta. Sarà comunque ovviamente il pediatra curante, che conosce il bambino e le sue eventuali intolleranze farmacologiche, a operare la scelta più adatta.
Analoga la terapia in caso di adenite streptococcica. L’ascesso peritonsillare rappresenta invece un’urgenza che richiede solitamente il drenaggio dell’ascesso in ospedale da parte del chirurgo otorinolaringoiatra.
Non debbono invece essere trattati i pur numerosi portatori sani, cioè coloro che, pur avendo il batterio in gola, non presentano sintomi.
Riammissione a scuola
Nelle forme virali la riammissione viene solitamente stabilita dal pediatra di volta in volta, in base soprattutto ai tempi di ripresa del bambino.
In caso di tonsillite streptococcica la riammissione in comunità per legge può avvenire 48 ore dopo l’inizio della terapia antibiotica, ma ovviamente, a norma di buon senso, il bambino potrà riprendere la scuola e soprattutto le attività sportive e faticose in genere solo quando sta bene.
Prevenzione
Valgono le precauzioni generali utili a limitare la trasmissione di un virus o batterio da persona a persona.
- Insegnare al bambino a lavarsi le mani frequentemente, soprattutto prima e dopo aver mangiato o essere andato alla toilette.
- Insegnare al bambino a coprire naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce, meglio con l’avambraccio o il gomito o un fazzoletto usa e getta, che va poi gettato nella spazzatura.
- Insegnare al bambino a non condividere con altri cibo, bicchieri, spazzolini, bottigliette.
- Arieggiare frequentemente gli ambienti chiusi, soprattutto se frequentata da qualcun che presenta sintomi respiratori.
- Tenere a casa da scuola o dall’asilo il bambino malato e chiedete al pediatra quando può essere riammesso.