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Allattamento al seno: i dubbi delle mamme, le risposte del pediatra

mamma allatta al seno il figlio neonato

Ogni quanto devo attaccare il mio bambino al seno?

E’ una delle domande più frequenti che una mamma che allatta pone al pediatra. L’allattamento, soprattutto nelle prime settimane di vita, non deve seguire orari rigidi: se attaccate il bambino quando mostra di avere fame, senza farlo attendere troppo, eviterete che, succhiando in modo frenetico, possa irritare il capezzolo. In pratica, nei primi giorni, fintanto che la produzione di latte non si è stabilizzata e il neonato non ha recuperato il peso alla nascita (di solito entro le due settimane di vita), attaccate pure il bambino ogni volta che piange o sembra essere affamato. Poi, pur mantenendo l’allattamento “a richiesta”, è meglio rispettare pause di almeno due ore tra un pasto e l’altro, per evitare alla mamma ritmi spesso difficili da sopportare.

Avrò latte a sufficienza?

Il bambino, nelle prime settimane di vita, si scarica almeno 4 volte al giorno e bagna almeno 6 pannolini al giorno? Dopo il pasto, appare soddisfatto e si addormenta? Allora di sicuro mangia a sufficienza! Se invece è agitato o piange a lungo dopo la poppata, si attacca molto spesso e a lungo (più di 45 minuti), può sorgere il sospetto che il latte della mamma non sia sufficiente. Anche in questi casi, però, non perdetevi d’animo, ed eventualmente parlatene con il pediatra. Probabilmente il latte è comunque sufficiente se:

  • provate (di solito dopo 2-3 settimane dalla nascita) una sensazione di formicolio o di perdita di latte prima di allattare, o, mentre allattate, nel seno opposto a quello cui è attaccato il bambino;
  • il bambino cresce, riacquistando il peso alla nascita entro 10-15 giorni e con un ritmo, nei primi 3 mesi, di 120-250 g alla settimana (a seconda della sua costituzione).

Ecco perché si consiglia solitamente la “pesata settimanale” del bambino, nudo, alla stessa ora, prima del pasto.
Invece, non è di solito necessaria la “doppia pesata”, prima e dopo il pasto. Eseguita una volta ogni tanto, può essere ingannevole (la quantità di latte a poppata può oscillare considerevolmente da una poppata all’altra) e, comunque, l’ansia che genera finisce per ridurre a sua volta la produzione di latte. Può essere utile solo in casi particolari, in cui si sospetti che il latte non sia sufficiente, ma per poco tempo e a tutti i pasti, in modo da permettere di conoscere la quantità di latte assunta in un intero giorno. Non fate aggiunte di latte artificiale, se non ve ne è la necessità, soprattutto nelle prime 5-6 settimane di vita, perché fanno sì che il bambino stimoli di meno il seno e di conseguenza questo produca meno latte. Per lo stesso motivo, e sempre nelle prime 5-6 settimane, non offrite il biberon con acqua o altre bevande.

Posso mangiare di tutto?

Salvo casi particolari (ad esempio in caso di allergia dei genitori o dei fratelli del neonato, che vanno segnalate al pediatra), sono ben poche le limitazioni alla dieta della mamma che allatta:

  • caffè: preferibilmente decaffeinato, non più di 1-2 tazzine al giorno;
  • tè: preferibilmente deteinato;
  • vino e birra: al massimo ½ bicchiere di vino o una lattina di birra a pasto; da evitare i superalcolici!;
  • cibi che danno un gusto particolare al latte: da evitare cavoli, carciofi, cipolle, aglio, asparagi, cioccolato, aromi e spezie.

Nel caso in cui la mamma debba seguire una dieta priva di latte e latticini, è utile integrare la dieta con calcio.

E se devo assumere dei farmaci?

E’ meglio non assumere farmaci durante l’allattamento, salvo assoluta necessità e su indicazione del medico, in quanto possono sia ridurre la produzione di latte, sia modificarne la composizione, sia passare nel latte e provocare danni al bambino. Alcuni farmaci sono più “sicuri” di altri: paracetamolo, acido acetilsalicilico, amoxicillina ed eritromicina.

In pratica:

  • segnalate sempre al vostro medico che state allattando, se vi prescrive un farmaco;
  • consultate il pediatra prima di decidere di sospendere l’allattamento perché dovete assumere un farmaco;
  • se il farmaco, sentito il parere del medico, è compatibile con l’allattamento, prendetelo subito dopo la poppata e aspettate possibilmente alcune ore dopo l’assunzione, prima di riattaccare al seno il bambino.

mamma allatta al seno il neonato

Posso conservare il mio latte?

Talvolta è necessario “spremere” manualmente il seno, ad esempio per risolvere un ingorgo mammario o per offrire il latte al bambino in un secondo tempo. Più comodamente, si può “tirare il latte” col tiralatte:

  • attenzione all’igiene: lavatevi le mani e usate solo strumenti sterilizzati;
  • fate impacchi tiepidi o applicate una boule tiepida per qualche minuto, per favorire il flusso di latte;
  • dopo avere applicato l’imbuto del tiralatte sull’areola, tirate delicatamente ma con regolarità, oppure, con la mano, spremete delicatamente il seno.

Per conservare il latte così ottenuto:

  • utilizzate contenitori di plastica (il vetro è sconsigliato, perché sottrae al latte alcune sostanze, che rimangono attaccate alle pareti del contenitore);
  • conservatelo: in frigorifero, per non più di 24 ore, nel freezer del frigorifero per non più di 3 mesi, nel congelatore a -18°C non oltre i 2 anni;
  • scongelarlo nel frigorifero o in acqua fredda, non a temperatura ambiente.

Quando devo consultare il pediatra?

Rivolgetevi al pediatra se:

  • il bambino cresce meno di 150 grammi a settimana dopo le prime due settimane;
  • il seno fa male, è caldo o arrossato, soprattutto se avete febbre o compaiono strie gialle di pus nel latte;
  • il bambino fa fatica ad attaccarsi;
  • avete dei dubbi sul vostro latte e avete intenzione di sospenderlo.

Non è vero che…

  • Se il bambino non fa il ruttino, è segno che non ha digerito: il ruttino è solo il rumore della fuoriuscita dell’aria che si è raccolta nello stomaco durante il pasto, e non ha niente a che vedere con la digestione!;
  • il bambino non sa regolarsi da solo;
  • se non si seguono orari rigidi si rischia di dare cattive abitudini o di danneggiare lo stomaco del bambino;
  • il latte può “non avere sostanza”: col passare del tempo, il latte, è vero, diventa più acquoso, perché la sua composizione cambia, ma non per questo perde il suo valore nutrizionale.

Pediatra di Famiglia a Cantù (CO) - Agenzia di Tutela della Salute dell'Insubria, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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