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Coronavirus: come aiutare i bambini ad essere sereni nell’emergenza

L’epidemia attuale di Covid-19, come altre situazioni di emergenza sanitaria e sociale (calamità naturali, attacchi terroristici, ad esempio), espone inevitabilmente i nostri bambini ad uno stress emotivo e psicologico, che non sempre manifestano.

I bambini sono certamente in grado di reggere questo stress, a patto che i genitori e gli adulti di riferimento ne siano consapevoli e li aiutino a conviverci e a elaborarne le cause.

Ecco alcuni consigli per aiutare i bambini ad essere sereni in questo momento di isolamento domestico.

Prendetevi cura della vostra serenità emotiva e del clima famigliare

Prima di tutto badate a voi stessi e al clima familiare. Essere e sentirsi sicuro per un bambino dipende soprattutto dal comportamento degli adulti che lo circondano. L’esempio dei genitori è importante: la mamma e il papà devono quindi essi stessi mantenere un atteggiamento positivo e non troppo ansioso e favorire un clima familiare disteso e positivo.

  • Stabilite, coinvolgendo anche i bambini più grandi e soprattutto gli adolescenti, una routine giornaliera (diversa a seconda del giorno della settimana) che preveda compiti familiari per ognuno e orari in cui ritrovarsi a giocare o a parlare.  Inserite nella routine quotidiana anche momenti di esercizio fisico, meglio se condivisi. Cercate di mantenere, per voi e per i bambini, delle buone abitudini di sonno, evitando tablet, pc e cellulari dopo una certa ora.
  • Dedicatevi ad attività piacevoli, che magari in altri momenti neppure consideravate o che “tenevate nel cassetto”:  leggere libri, fare giardinaggio, yoga, cucinare…
  • Evitate di continuare a consultare le news che provengono dai media. Stabilite se possibile due soli momenti della giornata in cui accedervi. Privilegiate le fonti ufficiali. Non lasciate la televisione accesa continuamente in sottofondo.
  • Parlate d’altro, distraetevi: continuare a parlare della situazione aumenta il clima di ansia e preoccupazione, senza alcun vantaggio.
  • Non rinunciate, voi e la vostra famiglia, alla socializzazione: anche se non si può uscire, si possono utilizzare skype, videochiamate e piattaforme di gioco online, oltre a telefono e e-mail.
  • Parlate regolarmente con qualcuno di cui avete fiducia e con cui condividere preoccupazioni, pensieri ed emozioni; chiudersi in se stessi non aiuta, e rischia di indurvi ad atteggiamenti di nervosismo ed aggressività. Se non riuscite a gestire la vostra ansia, consultate uno psicologo di fiducia.

Prestate attenzione ad eventuali comportamenti insoliti del bambino

Alcuni comportamenti del bambino possono essere la spia di una particolare difficoltà a gestire lo stress che la situazione gli genera:

  • difficoltà ad addormentarsi, incubi, risvegli notturni, enuresi (pipì a letto) o anche tendenza a dormire più del solito;
  • umore irritabile o depresso, iperattività;
  • gioco ossessivo, come ad esempio ripetere continuamente l’evento traumatico da cui è turbato;
  • aumento o diminuzione dell’appetito.

Parlate col vostro bambino di ciò che sta accadendo.

I bambini si fanno domande, se non le fanno a voi le fanno tra sè. Evitare l’argomento rende la situazione ancora più preoccupante ai loro occhi:  “E’ una cosa così terribile che non se ne può neppure parlare!”.

  • Cominciate col chiedere al bambino cosa ha già sentito o visto al proposito e che cosa ha capito della situazione, in modo da individuare eventuali sue incomprensioni, o deduzioni errate, o paure e dubbi. Lasciatelo parlare, ponetevi in un atteggiamento di ascolto attivo.
  • Spiegate, nel modo più semplice e diretto possibile, cosa sta accadendo. Quanto accuratamente e dettagliatamente farlo dipende dall’età del bambino e cambia da bambino a bambino: i più grandicelli normalmente richiedono spiegazioni più dettagliate e precise. Non è necessario spiegare tutto e subito. Lasciate al bambino il tempo per elaborare le vostre informazioni e magari tornare poi a chiedere ulteriori spiegazioni.
  • Incoraggiate il bambino a fare domande, e rispondete alle sue domande in modo diretto e chiaro. I bambini, come gli adulti, riescono a gestire meglio lo stress se capiscono cosa sta accadendo e come si può reagire alla situazione pericolosa.
  • Rispettate i tempi del bambino, senza forzare l’argomento ma  creando occasioni in cui il bambino possa manifestare le sue emozioni, le sue paure e le sue richieste di spiegazioni, mostrandovi disponibili fisicamente ed emotivamente alle occasioni in cui lui si sentirà pronto a parlarne.
  • Non stupitevi né preoccupatevi se il bambino sembra disinteressato a ciò che accade, o perché troppo piccolo e quindi non in grado di comprendere la situazione e le sue implicazioni, o, se grandicello, perché semplicemente non si sente ancora pronto a parlarne.

Limitate e sorvegliate l’esposizione del bambino alle immagini televisive

Limitate le occasioni in cui il bambino può assistere alle immagini televisive che riguardano l’accaduto, soprattutto nel caso di bambini piccoli. Guardate la televisione in compagnia dei bambini più grandi, approfittando dell’occasione per commentare ciò che state vedendo e le vostre e sue emozioni al riguardo.

Abbiate un atteggiamento positivo e fiducioso

Per dare serenità, occorre nella misura del possibile avere un atteggiamento positivo, fiducioso e costruttivo anche nell’emergenza.

  • Rassicurate il bambino riguardo ciò che voi, altri e lui stesso stanno e state facendo per affrontare l’emergenza e garantire la sicurezza sua, dei suoi cari e della comunità di cui fa parte.
  • Fate partecipe il bambino dell’importanza della solidarietà e della fiducia tra le persone per far fronte al pericolo comune. Fate degli esempi concreti, raccontate ciò che medici, infermieri, protezione civile, forze dell’ordine, governanti, ma anche tutti i cittadini e voi stessi della famiglia stanno e state facendo per fronteggiare la situazione, spiegando anche i motivi per cui molte persone si stanno impegnando con generosità e dedizione.
  • Aiutate il bambino a comprendere che, a maggior ragione in caso di eventi come questi, non esistono differenze né responsabilità legate a sesso, razza, religione: un virus, così come un terremoto o una calamità, colpiscono tutti allo stesso modo. Le difficoltà appartengono alla vita, come i momenti felici.
  • Condividete col bambino ciò che provate a proposito della situazione e dei disagi ma anche delle opportunità che essa comporta per voi, per la vostra famiglia (condivisione del tempo insieme, maggiore attenzione agli affetti) e quali pensieri e progetti state elaborando per gestirla. Prima di farlo però assicuratevi di essere in grado di proporre una prospettiva positiva e di speranza.
  • Aiutate il bambino ad individuare azioni concrete che può fare per aiutare se stesso e coloro che si trovano in difficoltà (ad esempio telefonare ai nonni perché si sentano meno soli) per quanto sta accadendo, concentrandovi su ciò che si può fare “qui e ora” piuttosto che su “ciò che si sarebbe dovuto fare” per prevenire la situazione.
  • Evitate commenti pessimisti e giudicanti in presenza dei bambini, anche quando tali commenti sono giustificati da comportamenti errati di altre persone. Se vi capita di discutere con altre persone riguardo tali comportamenti, mantenete un atteggiamento deciso e fermo ma non aggressivo nè tanto meno offensivo. Aiuterete il bambino ad adottare analoghi comportamente man mano che crescerà.
  • Non confondete comunque la speranza e la positività con la certezza assoluta: “andrà tutto bene” non significa che siamo immortali e invincibili, significa che è possibile, con l’impegno di tutti, migliorare questa situazione e uscirne anche migliori di prima
  • Siate coerenti, nelle azioni e nelle parole, con ciò che dite al bambino: vi ascolta anche quando non sembra farlo o è apparentemente distratto dal gioco. Se sentite il bisogno di confidarvi o manifestare le vostre preoccupazioni o anche il vostro sconforto, con altri familiari o amici, non fatelo in sua presenza.

Fate buon uso del tempo che dovete trascorrere in casa

Il maggior tempo a disposizione non necessariamente va riempito tutto e a tutti i costi con qualche attività strutturata. La noia è anche riflessione e stimolo alla creatività di ognuno, bambini e adulti. Come possiamo parlare e vederci coi nonni senza andare a trovarli? Come possiamo continuare a sentirci e vederci con gli amici, magari con problemi di salute, anche a distanza? C’è qualcuno che è in difficoltà e possiamo aiutare, sempre nel rispetto delle regole per evitare il contagio? Facciamo ginnastica, leggiamo storie e libri, suoniamo insieme?

Il tempo trascorso forzatamente in casa può anche essere l’occasione per alcuni momenti di condivisione affettiva: ad esempio per parlare di come eravamo da piccoli (tutti noi: nonni, genitori, figli), magari rispolverando album e foto e ricordi e racconti di famiglia.

E’ anche il momento per ripensare a parenti ed amici che magari non si sentono da tempo. Ricontattarli, anche per sapere come stanno in questo momento di paura e difficoltà, parlandone anche e raccontando di loro ai bambini trasmette il senso della solidarietà e dell’amicizia.

Limitate il tempo che i bambini passano al computer, alla play station o al telefonino, e possibilmente condividetelo con loro, esplorando insieme e sfruttando anzi se possibile questi strumenti per creare momenti di condivisione e di creatività familiare.

Trovare le parole per il lutto

Questa epidemia ha causato e causa tante sofferenze e spesso anche lutti in famiglia, soprattutto tra le vecchie generazioni. Spesso se ne vanno in silenzio, a causa dell’emergenza, senza più essere visti dopo il ricovero, senza cerimonie, senza un saluto. Sono i nostri genitori, ma sono anche i nonni dei nostri bambini, con cui hanno giocato, scherzato, che hanno abbracciato, da cui spesso sono stati accuditi in nostra assenza. Questa situazione è già difficile da accettare per un adulto: è impensabile che i bambini non si chiedano cosa è successo e perché. La mancanza di un momento, di una cerimonia, di un simbolo cui collegare il saluto rende ancora più difficile ad un genitore parlare al bambino della morte dei nonni. Eppure bisogna farlo, certo in modo diverso a seconda dell’età: ad un bambino piccolo, che vive la realtà in una dimensione di gioco e di favola, si può provare a spiegare la morte ricorrendo a immagini e storie; nel bambino più grande si può cercare di raccontare la realtà in modo semplice e con parole adatte all’età. E’ anche importante trovare un momento, una piccola cerimonia, con cui salutare i nonni, in attesa che, terminata l’emergenza, li si possa “andare a trovare” ; e ricordare, raccogliendo e vedendo insieme oggetti e foto e suoni che aiutino ad addolcire la tristezza.

In ogni caso, se avete dubbi o preoccupazioni sul comportamento del bambino, chiedete aiuto e consiglio al vostro pediatra o ad uno psicologo dell’età evolutiva.

Pediatra di Famiglia a Bergamo (BG) – Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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