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Informazioni e consigli sulla crescita e la salute del bambino,
solo da medici pediatri e professionisti qualificati.

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I disturbi del sonno dei bambini

Disturbi del sonno dei bambini

I disturbi del sonno dei bambini, detti anche “parasonnie”,sono spesso fonte di grande preoccupazione nei genitori. Per la maggior parte, tuttavia, sono una normale tappa nello sviluppo attraverso la quale i bambini passano senza alcun danno.

Russamento

Il russamento è un disturbo del sonno che nei bambini tende spesso a presentarsi in seguito a:

  • ingrossamento delle tonsille e/o delle adenoidi;
  • infezioni delle vie respiratorie superiori (ad es. raffreddore);
  • allergie.

In casi più rari, il russare può essere il sintomo di un’apnea ostruttiva del sonno, una condizione che tende ad essere più comune nei bambini affetti da obesità.

Sonnambulismo

Il sonno dei bambini, come quello degli adulti, è caratterizzato da diverse fasi. Il passaggio da una all’altra può portare a risvegli parziali, durante i quali i bambini possono essere più inclini a parlare o camminare nel sonno (sonnambulismo).

Questi episodi sono legati all’immaturità del sistema nervoso e, nella maggior parte dei casi, non richiedono interventi specifici. Garantire al bambino un sonno adeguato per la sua età contribuirà a ridurre questi episodi.

Per i bambini che camminano nel sonno, è fondamentale adottare misure di sicurezza per prevenire eventuali incidenti:

  • evitare il posto letto più alto se si usa un letto a castello;
  • assicurarsi che il pavimento sia libero da ostacoli o giocattoli ingombranti che potrebbero farlo inciampare;
  • installare dei cancelletti di sicurezza e chiuderli durante la notte se in casa ci sono scale;

Queste semplici precauzioni aiutano a proteggere il bambino durante gli episodi di sonnambulismo, permettendo ai genitori di gestire la situazione con maggiore serenità.

Pavor nocturnus

Tra i disturbi del sonno dei bambini che più spaventano i genitori troviamo il pavor nocturnus, noto anche come terrori notturni, da non confondere con i normali incubi.

Durante gli episodi di pavor notturno, il bambino “si sveglia” improvvisamente con occhi sbarrati e un’espressione terrorizzata, talvolta agitandosi e urlando o piangendo.

Nonostante la forte apprensione che suscitano nei genitori, i terrori notturni non hanno un impatto sulla sfera emotiva del bambino, che al risveglio non conserva alcun ricordo dell’episodio. Poiché si verificano durante il sonno profondo, il modo migliore per gestirli è aspettare che passino, aiutando il piccolo a tornare a letto se necessario.

È invece sconsigliabile svegliarlo, poiché tentare di calmarlo o rassicurarlo non avrebbe alcun effetto positivo.

Se gli episodi sono frequenti, un metodo utile può essere tenere un diario per circa una settimana per individuare l’orario in cui si verificano. Successivamente, si può provare a svegliare il bambino circa 15-30 minuti prima degli episodi, una strategia che, secondo gli esperti, può aiutare a prevenirli.

In ogni caso, solitamente, gli episodi di pavor nocturnus tendono a scemare con l’età del bambino. Se così non avviene, se tendono a ripetersi sempre più frequentemente o se causano situazioni di rischio per l’incolumità fisica del bambino, è meglio consultare il pediatra.

Altri disturbi del sonno dei bambini

Oltre ai disturbi che abbiamo esaminato, esistono anche delle condizioni mediche che possono interferire con il sonno notturno dei bambini, portando i piccoli a svegliarsi o ad avere difficoltà ad addormentarsi. Vediamo quali.

Rigurgito e reflusso gastroesofageo

Questo disturbo si verifica quando il bambino rigurgita in parte ciò che ha mangiato. 

Si tratta di un’evenienza molto comune nei primi mesi di vita, che tende solitamente ad attenuarsi man mano che il bambino cresce e l’alimentazione da esclusivamente liquida diventa sempre più solida. Non si tratta di un vero problema, anche quando i rigurgiti sono molto frequenti e talora abbondanti, a patto che:

  • il bambino cresca regolarmente di peso;
  • il rigurgito non sia seguito da dolore; in questi casi il bambino piange o fa delle smorfie di dolore dopo il rigurgito, sia che questo sia evidente (con emissione di latte dalla bocca) sia in caso di “ruminazione” (il bambino non rigurgita in modo evidente, ma sembra avere qualcosa in bocca che poi deglutisce nuovamente); la cosa si verifica più spesso quando è coricato, disturbando anche il sonno e l’addormentamento;
  • il bambino non abbia episodi di apnea (come arresto del respiro, con pallore o cianosi, cioè colorito bluastro del viso) collegabili al rigurgito;
  • il bambino non presenti accessi di tosse notturna improvvisi e inspiegabili (ad esempio per un’infezione delle vie respiratorie).

In questi casi, in cui è possibile che il bambino soffra di MRGE (Malattia da Reflusso Gastro Esofageo), è importante contattare il pediatra.

Intolleranza/allergia al latte

L’intolleranza al lattosio (lo zucchero contenuto in abbondanza nel latte materno e anche nel normale latte in formula) è molto rara nel neonato a termine, mentre può verificarsi talora nei neonati pretermine oppure, transitoriamente, a seguito di gastroenteriti virali.

Maggiore è la probabilità, soprattutto nei bambini che presentano genitori allergici, che il bambino presenti un’allergia alle proteine del latte vaccino (caseina, betalattoglobulina, alfalattalbumina le più frequentemente in causa). Si tratta anche in questo caso di una condizione che tende nella gran parte dei casi a regredire entro l’anno di vita, ma può, nel frattempo, provocare disturbi anche importanti, come:

  • pianto prolungato
  • difficoltà di crescita
  • malattia da reflusso gastro esofageo
  • vomito
  • coliche
  • meteorismo addominale
  • diarrea (talora con muco e sangue)
  • dermatite atopica
  • disturbi respiratori

Infezioni dell’orecchio medio

Le otiti (solitamente medie) sono molto comuni nei bambini e, il più delle volte, rappresentano una complicazione di un’infezione virale delle prime vie respiratorie. Non sempre sono di facile individuazione e spesso sono causa di disturbi del sonno.

Il bambino con otite presenta di solito pianti improvvisi, intervallati da momenti di benessere, soprattutto quando è coricato. Inoltre, porta la mano all’orecchio o, se ha solo pochi mesi, spinge improvvisamente la testa all’indietro.

La pressione sul trago (la “paletta” che parzialmente occlude il foro del condotto uditivo esterno) può provocare dolore e quindi pianto, ma questa manovra, da farsi quando il bambino è tranquillo e non piange, “funziona” solo nel bambino di pochi mesi.

Digrignamento dei denti (bruxismo)

Il digrignamento dei denti durante il sonno, definito bruxismo notturno, è un fenomeno piuttosto comune non solo negli adulti, ma anche nei bambini.

In genere esiste una predisposizione familiare, ma le cause non sono sempre identificabili.

In alcuni casi può essere associato a una malocclusione dentaria o a una sindrome ostruttiva delle prime vie respiratorie (OSA), ma talvolta può essere ricondotto anche a stati di ansia o stress. Talvolta può provocare dolore ai muscoli facciali e mal di testa, che possono compromettere la qualità del sonno.

Di solito il bruxismo è un disturbo temporaneo e non causa problemi, a meno che non si prolunghi nel tempo. Ad esempio, se persiste dopo la comparsa dei denti definitivi, potrebbe danneggiarli.

Pertanto, se il problema del digrignamento non si risolve spontaneamente, è consigliabile consultare il pediatra.

Pipì a letto (enuresi)

Bagnare il letto durante la notte è una situazione molto più ricorrente di quanto si immagini nei bambini e la cosa, per lo meno sotto i 6 anni, non dovrebbe destare allarmismo o preoccupazione nelle famiglie.

Gli episodi di enuresi si manifestano in circa:

  • il 40% dei bambini a 3 anni;
  • il 10% dei bambini a 6 anni;
  • il 5% dei bambini a 10 anni;
  • il 3% dei dodicenni;
  • l’1% dei diciottenni e…
  • lo 0,5% degli adulti.  

Si parla di enuresi primaria quando il bambino non ha mai acquisito il controllo notturno o di enuresi secondaria se torna a bagnare il letto dopo aver acquisito per 6 mesi consecutivi il controllo delle urine.

Sotto i 6 anni bagnare il letto è una situazione abbastanza comune e “normale” e, come tale, andrebbe gestita rassicurando i genitori, spesso condizionati dal fatto che famiglie ed educatori si aspetterebbero che un bambino non bagni più a letto entro i 3-4 anni.

Sebbene, dunque, sia molto importante abituare il piccolo all’uso del vasino, è anche bene non forzare i suoi tempi e accompagnarlo serenamente durante questo periodo di passaggio, eventualmente adottando semplici stratagemmi e abitudini.

Se il bambino bagna il letto tutte le notti da sempre, è molto probabile che semplicemente non abbia ancora raggiunto la maturità fisiologica che gli consentirebbe di controllare in modo automatico la minzione anche nel sonno. L’atteggiamento migliore da assumere, in questi casi, è la pazienza, eventualmente coadiuvata da qualche piccolo accorgimento, come:

  • abituare il piccolo a fare la pipì prima di andare a nanna;
  • evitare di dargli latte, camomilla o tisane nelle ore che precedono il sonno;
  • non stressarlo con inutili rimproveri e continue lamentele. In particolare, se non sembra soffrire, è meglio dargli ancora del tempo prima di considerare la pipì a letto un problema investendolo di questa consapevolezza;
  • evitare di svegliare il bambino durante la notte per accompagnarlo in bagno. Questo, probabilmente, potrebbe servire a non dover cambiare lenzuola o coperte, ma non sarebbe di alcun aiuto per il bambino. Meglio optare, piuttosto, per un pannolino da eliminare definitivamente nel momento in cui il numero delle notti asciutte superi quello delle notti bagnate.

Nel caso in cui il bambino torni improvvisamente a bagnare il letto quando sembrava avere raggiunto un buon controllo, il motivo potrebbe essere ricercato in cambiamenti o “traumi” intervenuti a stravolgere la routine del bimbo (per esempio, la nascita di un fratellino, l’inizio della scuola materna, una malattia…).

In questi casi varrebbe la pena capire quale potrebbe essere stata la causa scatenante (spesso di ordine psicologico), rassicurando il bambino e i genitori.

Il consiglio è comunque di non sottolineare il problema della perdita di urine per evitare di traumatizzarlo ulteriormente compromettendo la sua autostima. Il ritorno temporaneo all’uso del pannolino durante la notte, in attesa che il “momento critico” venga pian piano elaborato, può essere utile.

Anche al di sopra dei 6 anni, quando più propriamente si parla di enuresi, molto spesso si tratta solo di un ritardo di maturazione della capacità di trattenere le urine che tende spontaneamente a risolversi, come testimonia il fatto che solo l’1 % degli adolescenti presenta ancora il problema. Tuttavia, in questi casi è bene interpellare il pediatra.

Infine qualche piccolo consiglio “salvasonno”. Preparate il letto del bambino a strati in questo modo:

  • posizionate un telino salvapipì sopra il coprimaterasso;
  • aggiungete il lenzuolo di sotto e il lenzuolo di sopra e rimboccateli sotto il materasso;
  • posizionate un altro telino salvapipì sul lenzuolo di sopra;
  • a questo punto, aggiungete un secondo lenzuolo di sotto e procedete normalmente con il lenzuolo di sopra e le eventuali coperte.

Se il bambino dovesse fare la pipì a letto, vi basterà togliere il primo strato di lenzuola e il telino salvapipì, e avrete pronte delle lenzuola asciutte senza dover rifare il letto durante la notte o dover necessariamente spostare il piccolo nel lettone.

Pediatra libero professionista a Bergamo. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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