Bambini e soffocamento: cosa non fare

In caso di soffocamento nei bambini, è fondamentale sapere non solo come intervenire (si veda l’articolo sulle manovre di disostruzione pediatrica), ma anche cosa evitare di fare per non peggiorare la situazione e per affrontare l’emergenza nel modo più efficace possibile.
Non è raro, infatti, che davanti ad un bambino che sta soffocando, il genitore allarmato metta in atto delle manovre “istintive” che possono rivelarsi inutili o, ancor peggio, aggravare l’ostruzione delle vie aeree, rendendo più difficile la rimozione del corpo estraneo. Questa evenienza, invece, richiede competenza e sangue freddo da parte dell’adulto, per poter essere affrontata nel modo corretto.
Vediamo quindi insieme quali sono i comportamenti da evitare in caso di soffocamento nei bambini.
Bambini e soffocamento: cosa NON fare
- NON scuotere o mettere il bambino a testa in giù tenendolo per i piedi: queste manovre potrebbero causare un ulteriore spostamento verso il basso del corpo estraneo, con peggioramento dell’ostruzione.
- NON cercare di rimuovere il corpo estraneo con le dita: se non è ben visibile, si corre il rischio di spingerlo più in profondità. Questa manovra può essere effettuata solo ed esclusivamente se il corpo estraneo è “affiorante” e ben visibile nella bocca.
- NON dare da bere acqua al bambino nella speranza che risolva l’ostruzione: potrebbe invece accadere l’esatto contrario.
- NON iper-estendere il collo del bambino: fargli piegare la testa all’indietro può causare un peggioramento dovuto alla chiusura delle vie aeree.
- NON iniziare le manovre di disostruzione se il bambino tossisce: è infatti possibile che con la tosse sia capace di espellere da solo il corpo estraneo, le manovre di disostruzione vanno invece iniziate solo quando il bambino smette di tossire o non riesce a respirare spontaneamente.
- NON esitare a chiamare aiuto: in caso di soffocamento è sempre prudente allertare il servizio di emergenza 112 o 118 mentre si iniziano le manovre di disostruzione.
- NON perdere la calma: l’agitazione dell’adulto si trasmette al bambino, con il rischio di aggravare ulteriormente la situazione.