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Allergia alle proteine del latte vaccino

bambino non vuole bere il bicchiere di latte

Cosa è l’allergia alle proteine del latte vaccino

E’ la più comune delle allergie alimentari, che colpisce circa il 7% dei bambini sotto l’anno.  Consiste in un’allergia ad alcune proteine del latte di mucca, che è alla base dei latti per l’infanzia e che è contenuto in un gran numero di alimenti.

Se il bambino è allattato artificialmente, compare in genere verso il 2° mese di vita; se il bambino è allattato al seno, compare al momento dello svezzamento o del passaggio dal latte materno al latte artificiale. Talvolta i sintomi possono comparire anche nel bambino allattato esclusivamente al seno, per il possibile passaggio nel latte materno delle proteine del latte vaccino contenute nella dieta materna.

L’allergia  tende a scomparire alla fine dell’anno di vita, ed è molto raro che persista oltre i 3-4 anni.

Allergia al latte o intolleranza al lattosio? 

Il latte può creare disturbi con due modalità ben distinte:

  1.  l’allergia alle proteine del latte vaccino, causata da una anomala reazione del sistema immunitario alle proteine contenute nel latte;
  2. l’intolleranza al lattosio, cioè la condizione causata dalla carenza più o meno marcata di un enzima, la lattasi, che è necessario per “digerire” il lattosio, uno zucchero contenuto largamente nel latte vaccino ma anche nel latte materno o in altri tipi di latte.

L'”intolleranza alle proteine del latte vaccino” (definizione utilizzata erroneamente in passato anche dai medici come sinonimo di “allergia alle proteine del latte vaccino”) di fatto non esiste (e questa definizione non dovrebbe pertanto essere utilizzata).

Cause dell’allergia alle proteine del latte vaccino

Come detto, l’allergia alle proteine del latte vaccino è causata da un’abnorme reazione del sistema immunitario alle proteine contenute nel latte di mucca e in tutti i suoi derivati (latti formulati dell’infanzia, formaggi, ecc.). Delle oltre 25 proteine contenute nel latte vaccino, quelle implicate in tale reazione sono quasi esclusivamente la caseina (Caseina AaS1 in particolare), la alfalattalbumina e la betalattoglobulina.

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo di un’allergia alle proteine del latte vaccino è una predisposizione ereditaria all’allergia (si parla anche di “costituzione atopica”): alcuni soggetti, cioè, nascono con una tendenza ad essere allergici. Si tratta infatti spesso di bambini con dermatite atopica  e/o con uno o ambedue i genitori o fratelli affetti da allergie. Non è chiaro ancora invece se  l’introduzione precoce del latte o addirittura il latte assunto dalla mamma durante la gravidanza costituisca un rischio o, viceversa, protegga contro lo sviluppo dell’allergia.

I sintomi dell’intolleranza alle proteine del latte vaccino

Solitamente l’allergia alle proteine del latte compare al momento dell’introduzione de latte formulato o quando le proteine del latte vengono introdotte con l’alimentazione complementare (divezzamento). Più raramente essa può manifestarsi anche in chi è allattato al seno, a seguito del passaggio nel latte materno delle proteine del latte assunte dalla madre con la sua alimentazione.

A seconda che la reazione allergica sia o meno causata dal coinvolgimento di particolari anticorpi detti IgE, si parla di

  • allergia IgE mediata (circa il 60% del totale) o
  • allergia non IgE mediata.

Tale distinzione ha un suo peso anche pratico, in quanto solitamente le reazioni IgE mediate (dette anafilattiche) sono più rapide e più violente rispetto a quelle non IgE mediate, cioè provocate da meccanismi immunitari, ancora non ben chiariti. In rari casi i due meccanismi (IgE e non IgE) coesistono.

Sintomi immediati (allergia IgE mediata)

I sintomi delle forme IgE mediate compaiono solitamente entro 1-2 ore dall’assunzione dell’alimento e possono interessare più organi:

  • pelle: orticaria e angioedema, eruzioni e arrossamenti cutanei, solitamente pruriginosi, dermatite atopica;
  • apparato respiratorio: congiuntivite, rinite, laringospasmo, asma bronchiale;
  • apparato gastrointestinale: prurito alla bocca, mal di pancia, vomito e diarrea.

Nei casi gravi si possono avere reazioni anafilattiche importanti fino allo shock anafilattico.

Sintomi tardivi (allergia non IgE mediata)

I sintomi compaiono da ore a giorni dopo l’assunzione dell’alimento e principalmente interessano l’apparato gastrointestinale:

  • diarrea, con muco e talora sangue nelle feci, o viceversa stitichezza;
  • sindrome del colon irritabile, con senso di gonfiore e dolore addominali,
  • esofagite, con dolore e reflusso acido dietro lo sterno.

Talora però anche l’apparato respiratorio (tosse persistente, broncospasmo) o la pelle (dermatite atopica) possono esserne disturbati. Nel tempo inoltre il bambino può perdere peso.

L’allergia regredisce entro l’anno in circa il 50% dei casi, entro i 2 anni in circa il 70% dei casi e entro i 3 anni in circa il 90% dei casi. Tuttavia chi ha o ha avuto un’allergia alle proteine del latte è a maggior rischio di diventare allergico ad altri alimenti (uovo, arachidi, noci, nocciole, ecc.) e di sviluppare altre forme di allergia, come l’allergia agli acari e la rinocongiuntivite allergica a pollini.

Come si diagnostica l’allergia alle proteine del latte vaccino

Più che i test, per porre il sospetto della diagnosi è importante un corretto inquadramento dei sintomi da parte del medico.

La conferma della diagnosi si basa principalmente sull’effetto positivo sui sintomi dell’eliminazione del latte e dei derivati dalla dieta del bambino e, nel caso questi sia allatto al seno, anche dalla dieta materna (test di eliminazione). L’eliminazione dalla dieta deve essere scrupolosa e protrarsi per almeno 4-6 settimane, prima di ottenere la controprova con la reintroduzione delle proteine del latte nella dieta (test di provocazione). Il test di provocazione viene solitamente eseguito in contesto protetto (ospedaliero) e previa esecuzione dei test (Prick e RAST principalmente) che servono ad identificare una reazione IgE mediata (mentre non sono utili nei casi di allergia non dipendente dal sistema delle IgE).

Si tratta di allergia alle proteine del latte o di intolleranza al lattosio?

Le due condizioni presentano in comune alcuni sintomi, come meteorismo intestinale (abnorme produzione di gas nell’intestino), senso di distensione e gonfiore intestinale, diarrea, che si verificano dopo l’assunzione di latte. Le analogie si fermano qui, però. Infatti:

  • nell’allergia sono spesso presenti anche disturbi a carico di altri apparati, come la cute e l’apparato respiratorio, mentre nell’intolleranza al lattosio i sintomi sono quasi esclusivamente gastrointestinali.
  • Nell’allergia bastano anche piccole quantità di latte o alimenti contenenti latte per causare i sintomi, che possono anche essere gravi indipendentemente dalla dose assunta, mentre in caso di intolleranza al lattosio spesso il soggetto tollera una certa quantità di alimenti contenenti latte, e i sintomi si presentano oltre tale soglia.
  • L’allergia colpisce preferibilmente i primi anni di vita, per poi regredire nella maggior parte dei casi entro i 3-4 anni, mentre l’intolleranza al lattosio spesso si manifesta tardivamente, e ben difficilmente regredisce.
  • Nell’allergia il Prick test e il RAST sono spesso (anche se non sempre) positivi, mentre nell’intolleranza al lattosio l’unico test diagnostico utile, ma eseguibile solo a partire dai 7-8 anni di età, è il breath test al lattosio.
  • In ambedue le condizioni la diagnosi è molto probabile se il test di eliminazione è positivo (miglioramento con l’eliminazione dell’alimento), ma in caso di allergia è necessario eliminare completamente latte, derivati e alimenti contenenti anche solo tracce di latte, mentre nell’intolleranza al lattosio è sufficiente eliminare il lattosio, cioè lo zucchero del latte, ricorrendo ad esempio a latte e ad altri alimenti delattosati.

Come si cura

Importante: se sospettate che il vostro bambino sia allergico alle proteine del latte vaccino, non fate auto-diagnosi né tantomeno eliminate di vostra iniziativa il latte e i suoi derivati dalla sua dieta. E’ fondamentale che la diagnosi di allergia e le indicazioni di cura siano fatte dal pediatra.

Terapia dietetica: quali alimenti eliminare

Una volta fatta la diagnosi, la terapia si basa esclusivamente sull’abolizione temporanea ma scrupolosa dalla dieta delle proteine del latte vaccino. Il latte (formulato o fresco) contenente proteine del latte vaccino, dovrà essere sostituito secondo le indicazioni del pediatra. Da eliminare anche formaggi, formaggini, burro, cioccolato, latte condensato, panna, salsicce, bresaola, margarina, dolci, biscotti (tranne quelli che escludano espressamente la presenza di proteine del latte vaccino in etichetta), pastina, parmigiano, prosciutto cotto (tranne quelli privi di proteine del latte vaccino), yogurt, pane o grissini al latte, farine lattee, besciamella ed in generale tutti gli alimenti contenenti latte. L’eliminazione dalla dieta dovrà riguardare anche le carni vaccine, in quanto circa il 15% dei bambini affetti da allergia alle proteine del latte vaccino risulta allergico anche alla carne di bovino.

In sostituzione del latte formulato, l’opzione migliore è quella dei latti a base di proteine fortemente idrolizzate, cioè frammentate in tanti pezzetti così piccoli da non essere riconosciuti dal sistema immunitario. In alternativa sono disponibili formule a base di aminoacidi (i singoli “mattoni” che costituiscono le proteine). Si tratta di latti costosi e dal gusto “discutibile”, ma che danno garanzie molto migliori rispetto al

  • latte di soia (il 15% dei bambini allergici alle proteine del latte si allergizzano anche alla soia),
  • latte di capra e pecora (le cui proteine presentano forti somiglianze con quello vaccino), e anche
  • latte d’asina (pur contenendo proteine con caratteristiche differenti, non è facile da reperire in forma pastorizzata, è costoso, e presenta caratteristiche nutrizionali non ideali).

Il pediatra, in base anche alla durata dell’eliminazione del latte e dei derivati dalla dieta, valuterà se prescrivere al bambino (e/o alla madre in caso di allattamento materno) un’integrazione con calcio.

La reintroduzione dovrà avvenire con tempi e modalità stabiliti dal pediatra, senza tentativi estemporanei da parte dei genitori: le eventuali reazioni, possibili per dosi anche piccolissime di proteine del latte, potrebbero da un lato essere molto pericolose per il bambino, dall’altro confondere il quadro clinico e rendere più difficile la sua interpretazione da parte del medico. Detto questo, molti pazienti tollerano piccole quantità di prodotti contenenti latte vaccino cotto, e ciò sembra rappresentare un indizio del fatto che l’allergia sta pian piano regredendo.

Terapie mediche

Trovano applicazione in casi particolari, soprattuto di allergia grave e persistente. Tra queste da ricordare la terapia desensibilizzante per via orale e/o sublinguale, che consistono nella somministrazione per bocca o rispettivamente sotto la lingua prima di piccole e crescenti quantità di proteine del latte in contesto ospedaliero protetto, seguita da un ulteriore graduale somministrazione di dosi crescenti e tollerate, fino al raggiungimento di una dose di mantenimento che viene somministrata per un certo periodo di tempo. Lo scopo di tale terapia è quella di indurre nel soggetto, attraverso dosi controllate e graduali, una tolleranza alle proteine del latte. L’efficacia di tale approccio terapeutico, riservato a casi di allergia grave, sembra aggirarsi intorno al 30-40%.

Prevenzione 

L’allattamento al seno esclusivo è il principale provvedimento utile  a prevenire l’allergia alle proteine del latte vaccino, soprattutto se il bambino è a rischio allergico.

Secondo le più recenti acquisizioni scientifiche nei soggetti a rischio allergico (figli o fratelli di soggetti allergici), non è necessario eliminare preventivamente il latte e dei suoi derivati dalla dieta materna durante la gravidanza e l’allattamento.

Allo stesso modo, i bambini intolleranti alle proteine del latte vaccino, non devono ritardare l’introduzione nella dieta di altri alimenti potenzialmente allergizzanti, come uovo, pesce, agrumi, pomodoro (come invece veniva consigliato in passato).

Pediatra libero professionista a Bergamo. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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