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Ambliopia (occhio pigro) nei bambini: cosa si può fare

Cos’è l’ambliopia

L’ambliopia, anche conosciuta come occhio pigro, è la riduzione della capacità visiva di uno (o, più raramente, di ambedue gli occhi) dovuta ad un anomalo sviluppo del sistema visivo durante l’infanzia (il termine ambliopia viene dal greco: ambli = debole + opia = vista). E’ la prima causa di scarsa capacità visiva nell’infanzia.

Lo sviluppo della vista avviene nei primi anni di vita grazie al fatto che le immagini esterne vengono correttamente indirizzate e recepite a livello della retina (lo strato più interno che tappezza la parte posteriore del bulbo oculare e che ospita i fotoricettori) e di qui convogliate, attraverso il nervo ottico, alle aree cerebrali della vista.

Qualsiasi fattore (oculare o non) interferisca con questo meccanismo, provocando l’arrivo al cervello di immagini non corrette, fa sì che il cervello “scelga” di fare affidamento sull’occhio che funziona meglio, “trascurando” l’altro, che perde pertanto la propria capacità visiva (e diventa quindi “pigro”). In tal caso l’ambliopia è unilaterale.

Se l’insufficiente stimolazione delle aree visive cerebrali avviene da ambedue gli occhi, si può avere l’ambliopia bilaterale (condizione più rara che, se non correttamente trattata, può portare alla cecità).

Se la causa che determina tale meccanismo viene riconosciuta e trattata precocemente, il cervello talora è in grado di “rimparare” a elaborare le immagini (una volta che le riceve normalmente), recuperando in tutto o almeno in parte la capacità visiva. Se invece la diagnosi è tardiva  e la causa non viene curata, l’ambliopia può diventare irreversibile, anche in presenza di strutture oculari e nervose normali.

Cause dell’ambliopia

Ambliopia refrattiva

La causa più frequente è un importante deficit nella capacità refrattiva (o di messa a fuoco) delle immagini quale ad esempio la miopia, l’astigmatismo o l’ipermetropia (ambliopia refrattiva).

Se i due occhi mettono a fuoco le immagini in modo differente (ad esempio un occhio è miope e l’altro no), il cervello “sceglie” di processare le immagini provenienti dall’occhio che le mette a fuoco meglio, “abbandonando” l’occhio meno performante, che diviene ambliope (pigro, appunto). In questo caso l’ambliopia conseguente è unilaterale.

Se il deficit visivo riguarda entrambi gli occhi, l’ambliopia conseguente è bilaterale.

Ambliopia da strabismo

Una causa frequente è anche lo strabismo (cioè il fatto che gli occhi non sono e/o non si muovono parallelamente tra loro). Anche in questo caso il cervello “ignora” l’occhio difettoso, determinando l’ambliopia (in questi casi pertanto unilaterale).

Ambliopia da deprivazione

Altre volte a determinare l’ambliopia è un problema che, in uno o talora ambedue gli occhi, impedisce fisicamente l’arrivo delle immagini alla retina: tra le cause più frequenti vi sono una cataratta (perdita di trasparenza del cristallino), una ptosi palpebrale (abbassamento della palpebra) che arriva a coprire la pupilla, un retinoblastoma (un tumore della retina). Questo tipo di ambliopia (detta “da deprivazione” perché la causa “priva” l’occhio della sua normale funzione) è rara, talora bilaterale, e difficilmente recuperabile se la rimozione della causa non è molto precoce.

Come si manifesta

Spesso l’ambliopia viene scoperta perché il pediatra o l’oculista valutano il bambino che presenta i sintomi di uno strabismo, o di una cataratta ecc.

L’ambliopia refrattiva bilaterale viene solitamente riconosciuta dai genitori in quanto il bambino non vede bene.

Se invece l’ambliopia è unilaterale, generalmente né il bambino né i genitori ne colgono i segnali perché “apparentemente” il bambino vede bene (compensa infatti con l’occhio che vede meglio). Talvolta può  ammiccare frequentemente (strizzare gli occhi), o sentire il bisogno di avvicinare molto gli oggetti al viso.

Viene quindi generalmente individuata solo con i test visivi del pediatra o dell’oculista.

Diagnosi

La diagnosi precoce è di fondamentale importanza per impostare un trattamento altrettanto tempestivo.

La funzione visiva del bambino è valutata alla nascita in ospedale e monitorata con regolarità durante la crescita, in occasione dei bilanci di salute dal pediatra, con alcuni test visivi di screening (ricerca del riflesso rosso, stereotest, test dell’acuità visiva). E’ quindi generalmente il pediatra, anche grazie ad una serie di domande sulla capacità visiva del bambino rivolte ai genitori in occasione della visita, a fare la prima diagnosi di ambliopia.

Sarà poi lo specialista oculista a confermare la diagnosi di ambliopia e a individuarne la causa.

Terapia

La rimozione o correzione il più possibile precoce della causa responsabile dell’ambliopia è di fondamentale importanza per il recupero delle funzione visiva dell’occhio o degli occhi interessati. Il cervello infatti ha una certa capacità (secondo recenti studi entro certi limiti fino all’adolescenza) di “rimparare” a riconoscere e elaborare le immagini provenienti dall’occhio ambliope, una volta che queste gli arrivano in modo corretto.

Terapia dell’ambliopia refrattiva

In caso di ambliopatia refrattiva l’oculista prescriverà occhiali o lenti correttive per l’occhio  o gli occhi interessati dal deficit visivo (miopia, astigmatismo, ipermetropia ecc.).

Terapia dell’ambliopia da deprivazione

Nei casi di ambliopia da deprivazione, la terapia consiste nella correzione della ptosi, della cataratta, del retinoblastoma o di altra causa similare e avrà possibilità di dare risultati tanto più efficaci quanto prima avviene.

Terapia dell’ambliopia da strabismo

Anche nel caso dell’ambliopia da strabismo, la terapia consiste nella correzione dello strabismo, il più precocemente possibile.

Occlusione dell’occhio sano

Se l’ambliopia è unilaterale, la “rieducazione” del cervello a ricevere ed elaborare nuovamente le immagini provenienti dall’occhio ambliope viene solitamente stimolata attraverso l’occlusione dell’occhio sano, in modo che il cervello sia costretto a riattingere alle informazioni visive provenienti dall’occhio “pigro”. L’occlusione viene realizzata o mediante un cerotto apposito applicato sull’occhio che vede bene (ne esistono di varia misura a seconda dell’età del bambino), oppure, se il bambino deve portare degli occhiali, sulla lente del lato desiderato. Raramente l’oculista può decidere di ricorrere all’applicazione nell’occhio “sano” di gocce che lo rendano meno “efficiente” rispetto all’occhio ambliope.

Sarà l’oculista a prescrivere la durata della terapia occlusiva nel corso dei mesi e all’interno della giornata, e a stabilire la cadenza dei controlli attraverso cui monitorare il recupero visivo.

La terapia di occlusione, se praticata precocemente e con le modalità e la durata indicata dall’oculista, consente nella maggior parte dei casi un buon recupero della funzione visiva dell’occhio “pigro”. E’ necessario che i genitori ne siano ben consapevoli e siano scrupolosi nel seguire le indicazioni dell’oculista, anche quando (come spesso succede) il bambino non accetta volentieri l’occlusione.

Pediatra di Famiglia a Bergamo (BG) – Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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