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Coronavirus: cosa occorre sapere, come difendersi

Epidemia di polmonite “cinese”: di cosa si tratta

Dal primo focolaio in Cina ai focolai in altri stati

Il 31 dicembre 2019 in Cina, precisamente nella città di Wuhan (11 milioni di abitanti), sono stati segnalati i primi casi di una forma respiratoria aggressiva, dovuta ad un tipo di coronavirus mai isolato in precedenza nell’uomo. L’epidemia, iniziata in realtà a novembre 2019, si è poi diffusa in tutta la Cina e nelle nazioni di tutto il mondo, dapprima con  casi “importati” (cioè pazienti provenienti dalla Cina), poi con i primi casi  “autoctoni”, cioè provocati da un contagio locale, quindi con focolai veri e propri di diffusione del virus.

I nomi dell’epidemia: da 2019-nCoV a Covid-19 e SARS-CoV-2

  • 2019-nCoV è il nome attribuito inizialmente al nuovo Coronavirus: 2019 indica l’anno di comparsa del virus, “n” sta per “novel  (nuovo)”, “CoV” sta per “Corona Virus”;
  • SARS-CoV-2: è il nome attuale e definitivo dato al nuovo Coronavirus: “SARS” significa “Severe Acute Respiratory Syndrome (Sindrome respiratoria acuta grave)”, “CoV” sta per “Corona Virus” e “2” distingue questo virus da quello responsabile dell’epidemia del 2002, detta appunto “SARS”, dovuta ad un altro Corona Virus;
  • Covid-19: è il nome della  malattia causata dal SARS-CoV-2: “Covi” sta per “Coronavirus”, “d” sta per “disease (malattia)”, “19” indica l’anno di comparsa dell’epidemia.

Cina: epidemia in rallentamento, ma attenzione alla seconda ondata…

I dati trasmessi all’OMS dalle autorità cinesi  dimostrano un rallentamento dell’epidemia. Prosegue, a rilento e con qualche passo indietro, la  riapertura della città di Wuhan, dopo il lunghissimo ed estenuante periodo di isolamento dal resto della Cina. Sembra quindi avere avuto effetto il grandissimo sforzo cinese teso, mediante misure draconiane e spesso coercitive da un lato e un rapido aumento delle risorse e delle strutture assistenziali dall’altro, a limitare al massimo la propagazione del contagio e far fronte ai numerosissimi accessi di casi richiedenti ricovero e assistenza. Contemporaneamente, analogamente alla Sud Corea, la Cina inasprisce le precauzioni rispetto ai viaggiatori provenienti da Europa e USA, nel timore di una “ondata di ritorno” delle infezioni da Covid-19.

L’esperienza Sud Coreana: un modello?

La tragica esperienza della MERS del 2015 ha indotto le autorità Sud Coreane, in previsione di nuove eventuali epidemie, a predisporre un piano di emergenza così articolato:

  • Predisposizione di una filiera produttiva pronta, in caso di necessità, a produrre in breve tempo un elevato numero di tamponi e test rapidi sul sangue, e di dispositivi di protezione individuale
  • Predisposizione di test diagnostici  e di laboratori accreditati e pronti, in caso di necessità, ad esaminare in breve tempo un altissimo numero di tamponi
  • Predisposizione di un piano in caso di epidemia che preveda l’esecuzione in breve tempo e a tappeto, in soggetti con sintomi e non, di test diagnostici e conseguentemente l’immediato isolamento dei soggetti risultati positivi e dei loro contatti stretti.

Di fatto questo approccio, che per dare l’esempio ha comportato l’esecuzione, nel tempo in cui in Italia venivano eseguiti 5000 tamponi, di oltre 100000 test diagnostici, ha fatto sì che l’epidemia, importata in Sud Corea pressoché in contemporanea con l’Italia, dopo il boom iniziale sia stata contenuta, venendo di conseguenza assorbita meno drammaticamente dal Sistema Sanitario (nonostante ad esempio il numero di posti di terapia intensiva in Sud Corea sia inferiore anche a quello pur basso dell’Italia) e comportando tra l’altro un numero di decessi molto inferiore a quello di altre nazioni, Cina ed Italia in particolare.

La situazione nel mondo

Mentre la situazione in Cina migliora, l’epidemia  si diffonde in tutti gli stati del mondo (Pandemia).  Gli Stati Uniti superano di gran lunga gli altri paesi in termini di numeri di casi,  e, oltre alla grave situazione in Iran,  preoccupano le segnalazioni sempre più frequenti e diffuse nei paesi africani, sia per le già precarie condizioni di gran parte della popolazione sia per gli standard molto bassi della maggior parte dei sistemi sanitari.

La situazione in Europa

Situazione molto critica soprattutto in Spagna, ma anche Francia, Germania, Svizzera e Regno Unito. Mentre però la  Spagna sembra seguire il tragico percorso italiano, con un rapido e incontrollato aumento dei positivi (il più alto al mondo, ora superiore anche a quello italiano) e un alto numero di decessi, in altri paesi, come la Germania, grazie a una strategia molto aggressiva di test ed isolamento sia dei malati che dei contatti asintomatici, ma anche ad una disponibilità di posti di terapia intensiva e in generale di letti ospedalieri circa 5 volte superiore a quella italiana, il numero di decessi è decisamente contenuto.

La situazione in Italia

Continua ad essere critica la situazione in Lombardia e in Valle D’Aosta, più sotto controllo in altre due regioni inizialmente colpite al pari della Lombardia, come  Veneto e in Emilia Romagna, lievitano i numeri in tutte le altre regioni d’Italia. Sono ad oggi , secondo i dati ufficiali, 94067 i positivi malati (il 5% circa le forme gravi),  24392 altri positivi guariti, 17127 i decessi (il 12% del totale dei casi). Particolarmente critica la situazione nelle terapie intensive, dato anche il tempo lungo che richiede il ricovero (mediamente 3 settimane), ma anche per la medicina territoriale, “presa in mezzo” tra l’estrema diffusione dei casi e la scarsa dotazione in mezzi di protezione individuale, e quindi costretta ad operare prevalentemente per telefono. Ne è derivato un’altissima percentuale, ben superiore a qualsiasi altro paese, di  operatori sanitari malati (più dell’8% del totale, oltre 10000, di cui oltre il centinaio deceduti).  Si conferma un tasso apparentemente basso di interessamento dei bambini con forme  generalmente lievi e pochi casi gravi.

L’Italia continua a detenere il triste primato mondiale di decessi, elevatissimo soprattutto se confrontato con il totale dei  casi positivi, con un apparente tasso di letalità (percentuale di decessi rispetto ai casi positivi) di oltre il 10%.

In alcune regioni come la Lombardia è stato seguito un approccio completamente diverso da quelli sudcoreano e tedesco citati sopra, eseguendo il tampone  di fatto solo ai pazienti ricoverati in ospedale e rinunciando da molto presto ad eseguire tamponi sia ai soggetti non richiedenti ricovero sia ai contatti dei soggetti malati. Ciò da un lato ha fatto sì che molti casi, asintomatici (cioè senza disturbi) o paucisintomatici (cioè con sintomi lievi), ma molto probabilmente a loro volta infetti (come ad esempio un familiare convivente di un soggetto infetto e diagnosticato con tampone), non rientrano nel computo dei casi positivi al coronavirus semplicemente perché non viene loro eseguito il tampone. Il numero totale di infetti, quindi, è da considerare molto più alto dei dati ufficiali, probabilmente più di 10 volte tanto. D’altra parte, se è vero che, come viene spesso ricordato, Covid-19 in molti casi è una concausa della morte di persone anziane e con patologie croniche, è altrettanto vero che in zone tragicamente funestate dall’epidemia il numero reale di decessi in cui comunque il coronavirus ha giocato una sua parte è molto maggiore di quello ufficiale, anche perché il tampone non viene eseguito in caso di decesso, come spesso avviene, a domicilio.

Altre regioni, come il Veneto e l’Emilia Romagna, pur colpite all’inizio molto duramente e  quasi in contemporanea con la  Lombardia, hanno invece perseguito una politica più serrata di identificazione e di conseguente isolamento sia dei malati che dei contatti asintomatici, col risultato di rallentare molto i contagi e quindi di sovraccaricare di meno le strutture ospedaliere e soprattutto le risorse di terapia intensiva; il risultato è un incremento significativamente più lento dei contagi ma soprattutto dei decessi.

Provvedimenti sul territorio nazionale

Ci si aspetta di vedere nel prossimo periodo l’effetto dei provvedimenti restrittivi alla mobilità delle persone e alle attività commerciali decise con i vari decreti nazionali e ribaditi o “rimodellati” da circolari a volte contraddittorie.

  • divieto di entrata e uscita dalla zona rossa (previsto l’arresto fino a  3 mesi in caso di violazione)
  • divieto di spostamento all’interno della zona rossa, che non sia motivato da inderogabili esigenze di lavoro o da situazioni di emergenza o da motivi di salute, previa esibizione ai controlli di un’autocertificazione
  • divieto di spostamento da una casa di proprietà all’altra, comprese seconde case utilizzate per vacanza
  • in caso di febbre superiore a 37.5° raccomandazione di rimanere al proprio al domicilio, evitare contatti sociali e avvisare il medico curante
  • stop a ogni attività e competizione sportiva
  • chiusura impianti sciistici
  • chiusura al pubblico di parchi, ville, aree di gioco o giardini pubblici
  • stop a qualsiasi attività ludica, sportiva, culturale con presenza di pubblico
  • chiusura luoghi di intrattenimento pubblico (cinema, discoteche, teatri, pub, sale bingo, sale giochi, ecc.), musei, palestre, piscine, centri termali, sociali, ricreativi, centri diurni
  • stop a cerimonie civili e religiose, compresi funerali
  • consentito l’accesso ai luoghi di culto, purché sia rispettata la distanza minima di un metro tra le persone
  • chiusura di asili nido, scuole di ogni ordine e grado, università (con eccezione delle facoltà e corsi di specializzazione medici), concorsi pubblici (esclusi quelli di natura medica)
  • chiusura ristoranti e bar, con l’eccezione di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo la rete stradale, autostradale e all’interno delle stazioni ferroviarie, aeroportuali, lacustri e negli ospedali, garantendo, in ogni caso, la distanza interpersonale di un metro.
  • chiusura mercati, con l’eccezione delle attività di vendita di alimentari
  • stop di attività commerciali, con l’eccezione di
    – servizi di ristorazione mediante consegna a domicilio
    – farmacie, parafarmacie, vendita articoli igienico-sanitari
    – vendita alimentari (compresi ipermercati e supermercati e discount)
    – servizi bancari e postali
    – distributori di carburante
    – attività di lavanderia e tintoria
    – tabaccai, edicole, ferramenta, vendita al dettaglio di articoli per l’illuminazione, vernici
    – negozi di  computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo
    – negozi di audio e video, elettrodomestici, apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni
    – negozi di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale, saponi, detersivi
    – vendita al dettaglio di piccoli animali domestici
    – negozi di materiale per ottica e fotografia
    – vendita effettuata per mezzo di distributori automatici
    – vendita online o per corrispondenza o per telefono
  • vietata la permanenza in sala d’attesa di accompagnatori di pazienti portati al PS
  • vietata ogni attività ludica o sportiva all’aperto, se non “in prossimità della propria abitazione”

Provvedimenti in Lombardia

Stante la situazione particolarmente grave che si registra in Lombardia, il 22 marzo è entrata in vigore (fino al 15 aprile) l’ordinanza regionale che ha accentuato ulteriormente i provvedimenti restrittivi nazionali, lasciando per altro ai singoli comuni la facoltà di prendere misure ulteriormente restrittive. In particolare:

  • vietata qualsiasi attività sportiva e motoria all’aperto, anche se svolta singolarmente
  • vietati gli assembramenti nei luoghi pubblici
  • chiuse tutte le attività commerciali con l’eccezione di farmacie, parafarmacie, edicole
  • chiusi gli Uffici Pubblici, con l’eccezione dei servizi di pubblica utilità ed essenziali
  • chiusi gli studi professionali
  • chiuse le strutture recettive salvo quelle adibite ad emergenza
  • chiusi i mercati all’aperto
  • misurazione della temperatura corporea presso supermercati, farmacie e luoghi di lavoro
  • chiusura dei distributori automatici di bibite e alimenti
  • fermo dei cantieri edili, salvo quelli riguardanti strutture sanitarie, ferrovie, strade e autostrade

Al 112 e al 1500 si sono affiancati i numeri regionali, e in alcune zone particolarmente interessate dall’epidemia anche provinciali o di ASL:

  • Lombardia: 800894545
  • Veneto: 800462340
  • Emilia Romagna: 800033033 
  • Piemonte: 800333444 e 800192020
  • Molise: 0874409000 e 0874313000
  • Alto Adige: 800751751
  • Provincia di Trento: 800867388
  • Marche: 800936677
  • Friuli Venezia Giulia: 800500300
  • Valle D’Aosta: 800122121
  • Toscana: 800556060
  • Umbria: 800636363
  • Campania: 800909699
  • Lazio: 800118800
  • Calabria: 800767676
  • Sicilia: 800458787
  • Puglia: 800713931
  • Basilicata: 800996688
  • Sardegna: 800311377 e 3336144123
  • Abruzzo: Asl 1 L’Aquila 118; Asl 2 Chieti-Lanciano-Vasto 800 860 146; Asl 3 Pescara 118 – 333 616 26 872; Asl 4 Teramo 800 090 147

Criteri per l’esecuzione del tampone: Circolare del 4 aprile

I criteri di esecuzione del tampone sono cambiati nel tempo e variano anche molto a seconda della regione.  L’ultima circolare del Ministero della Salute, del 4 aprile, estende la possibilità di eseguire il tampone anche ai casi paucisintomatici (con sintomi lievi) e ai contatti stretti e asintomatici (senza sintomi) di casi di Covid-19. Tuttavia, dato il numero limitato di tamponi effettuabili e esaminabili dai laboratori, soprattutto nelle zone di più elevata diffusione dell’infezione, sono state indicate anche delle categorie di pazienti cui il tampone è prioritariamente da eseguire:

  • pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave;
  • casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) e nelle altre strutture di lunga degenza;
  • operatori sanitari esposti a maggior rischio (compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale ausiliario e i tecnici verificatori),  operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia,  operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani;
  • persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità quali malattie polmonari, tumori, malattie cerebrovascolari, insufficienza cardiaca, patologie renali, patologie epatiche, ipertensione, diabete e immunosoppressione con segni di malattia acuta respiratoria
  • primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse

Se la capacità di esecuzione dei test è limitata, tutti gli altri individui che presentano sintomi possono essere considerati casi probabili e isolati senza test supplementari;
Nelle aree in cui vi è ancora una limitata trasmissione di SARS-CoV-2, se si dispone di risorse sufficienti, effettuare test diagnostici in tutti i pazienti con infezione respiratoria.

Non andare al Pronto Soccorso!

Se avete importante difficoltà respiratoria e temete di avere l’infezione da Coronavirus:

  • non andate autonomamente al Pronto Soccorso o all’ambulatorio del medico, ma 
  • chiamate il vostro medico, o  il numero verde regionale (vedi sopra) o (se disponibile) il numero verde provinciale o il 112 o il numero verde del Ministero della Salute 1500.

Non recarsi autonomamente all’ambulatorio del medico o del pediatra!

In caso di bisogno, anche per semplici problemi influenzali, contattate il Medico o il Pediatra di Famiglia per telefono, e non recatevi autonomamente al suo ambulatorio!

Stare in casa ed evitare luoghi affollati o contatti non necessari

In questo momento critico è bene che ognuno si assuma oneri e responsabilità, compresi i singoli cittadini, che devono mettere in atto le precauzioni utili ad evitare il contagio da persona a persona (v. oltre). Stare in casa e uscire solo per concrete necessità, ed evitare di frequentare o trovarsi in ambienti chiusi  dove non sia possibile rispettare la distanza minima di 1 metro tra persona e persona.

Autoisolamento

Nel caso si dubiti di essere entrati in contatto stretto con casi di infezione da Coronavirus, si rimanga in casa e si eviti contatti con altre persone per 14 giorni e si avvisi immediatamente per telefono il proprio medico o chiamando il numero verde regionale o di ASL

Cause della Covid-19: coronavirus SARS-CoV-2

I coronavirus sono una grossa famiglia di virus responsabili di vari quadri clinici, da semplici raffreddori a forme respiratorie severe ed epidemiche, come la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) e la MERS (Middle East Respiratory Syndrome). Il SARS-CoV-2 è geneticamente molto simile al virus della SARS e, come nel caso della SARS (zibetti) e della MERS (dromedari), l’epidemia attuale, è partita  dal passaggio del virus, diretto o tramite animali ospiti intermedi, dai pipistrelli all’uomo, probabilmente nel contesto promiscuo dei mercati di animali vivi di Wuhan.

Caratteristiche del virus

In realtà molti aspetti del comportamento del virus sono ancora incerti e oggetto di studio.

Modalità di trasmissione

La trasmissione del virus avviene principalmente attraverso le goccioline emesse con la tosse, gli starnuti e durante la normale (anche se stretta) conversazione, fino ad una distanza di circa 2 metri. Molto importante, data la persistenza anche a lungo del virus sulle superfici, la via indiretta, cioè per contatto col virus depositatosi su oggetti, che poi viene portato alla bocca, al naso e agli occhi con le mani. Da non dimenticare anche la via orofecale, considerando anche che in alcuni studi sembra essere stata riscontrata la presenza del virus nelle feci anche dopo la negativizzazione del tampone nasale. Attenzione quindi anche al cambio dei pannolini dei bambini, da eseguire sempre indossando guanti e mascherina, e soprattutto lavando bene le mani prima e dopo l’operazione.

Resistenza nell’ambiente

Secondo una recente ricerca,  dopo che una persona infetta ha respirato, o tossito o parlato in un certo ambiente, soprattutto se senza protezione, il virus rimane sospeso nell’aria fino a 3 ore dopo. Il SARS-CoV-19 resiste invece  sulle superfici per molto più tempo: sul rame fino a 8 ore, sul cartone fino a 48 ore, sull’acciaio fino a 48 ore e sulla plastica fino a 72 ore.

In ogni caso il virus è facilmente eliminabile dalle superfici mediante comuni disinfettanti a base di candeggina all’1%, alcool  al 75%, acido peracetico e cloroformio.

Portatori sani

E’ certo che il virus possa essere trasmesso anche da soggetti che non presentano sintomi (portatori sani). E’ allo studio la portata di questo fenomeno, anche se molto probabilmente la quantità di virus emesso è molto inferiore rispetto a chi presenta sintomi.

Incubazione

Per incubazione si intende il tempo che passa tra il momento in cui la persona contrae il virus e quello in cui comincia a manifestare i primi sintomi della malattia.  E’ un dato molto importante, perché su di esso ci si basa ad esempio per stabilire il periodo di isolamento di una persona che sia venuta a contatto con un malato. Attualmente l’incubazione viene ritenuta  mediamente di  5-7 giorni, con un minimo di 1 giorno e un massimo di 14 giorni. Alcuni studi hanno avanzato l’ipotesi che in realtà l’incubazione possa essere anche più lunga, fino a 27 giorni, ma si tratta di dati da verificare.

Contagiosità

La contagiosità appare comunque elevata, superiore a quella di un virus influenzale, e con una capacità di trasmissione che supera abbondantemente il valore di 2 (significa che ogni persona affetta contagia più di 2 persone), arrivando secondo alcuni studi a superare il valore di 3.

Mutagenicità e “varianti italiane”

Per mutagenicità si intende la tendenza di un virus ad andare incontro a mutazioni, cioè a cambiare una o più delle migliaia di “lettere” di cui è composto il suo RNA. Moltissimi  virus “mutano”: basti pensare al virus influenzale, che continuamente cambia caratteristiche, tanto da rendere necessario ogni anno riformulare il vaccino antinfluenzale. Il coronavirus non fa eccezione, anzi, dalla sua comparsa ha già subito diverse mutazioni, alcune delle quali, responsabili dell’epidemia “italiana”, sono state individuate e mappate. Ogni mutazione non solo può rendere meno riconoscibile al sistema immunitario il virus, ma anche modificarne sia pure parzialmente le capacità infettanti e di aggressività, in senso positivo o negativo. In realtà le “varianti italiane” del SARS-CoV-2 abbiano in questo senso caratteristiche simili al ceppo originale.

Pericolosità del virus

Allo stato attuale,  facendo riferimento al numero di casi accertati, le forme aggressive severe sembrano essere circa il 10%, e la letalità (percentuale di decessi sul totale dei soggetti infetti) il 3 %.  In questo senso il SARS-CoV-2 è molto meno aggressivo dei virus “cugini” della SARS e della MERS, ma più aggressivo dell’influenza (tasso di letalità variabile a seconda dell’annata, ma mai superiore all’1%).

La pericolosità di un virus si basa però anche sulla sua capacità di contagiare le persone, che nel caso di questo coronavirus sembra essere particolarmente alta. In altre parole, un virus come il SARS-CoV-2, con una relativamente bassa aggressività ma che colpisce moltissime persone può causare molti più danni di un virus molto aggressivo ma con scarso potere infettante.

Il SARS-CoV-2 si è rivelato più “intelligente”del suo cugino responsabile dell’epidemia di SARS del 2002. Quest’ultimo, infatti, molto più aggressivo e letale, di fatto eliminava o determinava il ricovero in terapia intensiva delle sue vittime prima che potessero trasmettere l’infezione a molte altre persone. Il SARS-CoV-2, invece, causa spesso e comunque in una fase iniziale sintomi lievi, consentendo alla sua vittima nel frattempo di contagiare un gran numero di persone, prima di essere riconosciuto o comunque di aggravare le condizioni del paziente e quindi determinarne l’isolamento. Ed infatti esso ha già causato molti più problemi e vittime del virus della SARS del 2002, che si autoesaurì proprio perché “troppo” letale.

Categorie a rischio e bambini

Ad essere particolarmente a rischio di complicazioni, come del resto anche in caso di altre affezioni respiratorie, sono anziani e soggetti affetti da deficit immunitari e condizioni croniche, soprattutto respiratorie.

Significativamente più colpiti i maschi, soprattutto nelle età più avanzate e  per cause ancora non note. Un fattore ulteriore di rischio è il fumo di sigaretta.

I dati su Covid-19 e bambini sono ancora relativamente pochi. Sembra comunque, in base ai lavori scientifici che stanno via via comparendo, che i bambini si infettino al pari degli adulti, ma sviluppino la malattia in modo molto più lieve. 

Come si manifesta: i sintomi

I sintomi ricordano quelli di una “normale influenza”: febbre, rinite, tosse, difficoltà respiratoria, fino alla polmonite, ad una grave insufficienza respiratoria e renale che, in alcuni casi, possono determinare la morte.

Nei casi più delicati la fase critica sembra verificarsi ad una settimana circa dall’inizio dei sintomi, quando talora si verifica un brusco e repentino peggioramento. Può essere d’aiuto nel monitorare la funzione respiratoria l’utilizzo di un saturimetro, un apparecchio che misura in tempo reale il grado di ossigenazione del sangue  (espresso in pressione parziale di ossigeno o PO2) attraverso un sensore applicato ad un dito del paziente. In condizioni normali la PO2 deve essere pari o superiore a 94 a riposo, e non scendere mai, neppure sono sforzo, sotto il valore di 90.

Il decorso, nelle forme che richiedono ricovero e/o somministrazione di ossigeno e soprattutto nei casi in cui siano necessarie l’intubazione e la ventilazione assistita, è lungo, spesso 2-3 settimane prima del miglioramento decisivo.

Come si diagnostica

Si parla di caso sospetto:

  • se una persona manifesta sintomi respiratori acuti con febbre  richiedenti ospedalizzazione e senza un motivo diverso che possa spiegarli oppure
  • se una persona presenta improvvisamente febbre o tosse o difficoltà respiratoria e nei  14 giorni precedenti è stata in una zona in cui vi è diffusione comunitaria di infezioni da Coronavirus o ha avuto un  contatto stretto con un caso confermato di  Covid-19.

Il caso sospetto diventa caso confermato se viene identificato il SARS-CoV-2 nel tampone nasale, o faringeo, o su espettorato o su aspirato tracheale (nei soggetti intubati per grave insufficienza respiratoria). Per la conferma definitiva sono necessari  due test, di cui il secondo e definitivo viene esaminato entro 5-6 ore all’Istituto Superiore di Sanità.

Vi è da dire che purtroppo l’attuale tendenza a riservare l’esecuzione del tampone ai casi richiedenti ospedalizzazione, oltre che rendere poco attendibili i dati su numero di infetti e numero di morti, rende estremamente difficile e anche confuso, soprattutto nelle zone a larga diffusione del Coronavirus,  l’approccio ai molti casi lievi o moderati e ai loro contatti stretti, spesso bambini.

Ecografia polmonare, Rx Torace e soprattutto TAC polmonare sono gli esami che consentono di evidenziare le lesioni polmonari abbastanza tipiche del Covid-19. Nei pazienti ospedalizzati poi ovviamente vengono eseguiti esami ematici in grado di definire meglio la situazione clinica del paziente.

Contatto stretto

Si intende per contatto stretto una persona, adulto o bambino, che nei 14 giorni prima o dopo la manifestazione dei sintomi rientri in uno dei seguenti casi:

  • essere un sanitario o addetto impiegato nell’assistenza ad una persona affetta da Covid-19 o personale di laboratorio addetto al trattamento di campioni di Covid-19;
  • essere stato a stretto contatto (faccia a faccia entro due metri) con un caso sospetto o confermato di Covid-19 e per almeno 15 minuti;
  • essere stato a contatto diretto non protetto con secrezioni di una persona affetta da Covid-19 (esempio fazzoletto, toccato senza indossare guanti);
  • essersi trovato in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
  • essere convivente nella stessa casa di un caso sospetto o confermato di Covid-19;
  • avere viaggiato in aereo nella stessa fila o nelle due file antecedenti o successive a quella di un caso sospetto o confermato di Covid-19.

Si può curare?

Non esiste una terapia specifica per questo virus, mentre è di fondamentale importanza la terapia di supporto, che ha lo scopo sia di lenire i sintomi (paracetamolo per febbre e dolore) sia di sostenere le funzioni vitali del paziente (soprattutto respiratoria con l’ossigenoterapia nei casi lievi con cannula nasale, nei casi moderati con ventilazione assistita, fino all’intubazione nei casi gravi), in particolare nel caso di pazienti particolarmente fragili, come bambini molto piccoli,  anziani e/o soggetti con deficit immunitari e patologie croniche.

Sempre e solo su indicazione del medico, vengono utilizzati spesso anche antibiotici, il cui scopo è trattare e/o prevenire le frequenti sovrinfezioni batteriche, spesso responsabili i aggravamenti del quadro clinico, e, secondo i protocolli recenti,  l’Idrossiclorochina, un farmaco antimalarico, e un anticoagulante come l’enoxaparina, che ha lo scopo di prevenire le frequenti embolie polmonari che complicano in fase avanzata il quadro clinico del paziente.

Non sembra portare a particolari benefici, almeno nella fase di aggravamento, l’utilizzo dei farmaci antivirali.

Sconsigliato, salvo diversa indicazione del medico, il ricorso alle terapie con aerosol e cortisonici.

Come si previene: si può evitare il contagio?

La prevenzione più efficace in caso di epidemie virali rimane la vaccinazione, analogamente a quanto avviene per l’influenza. Tuttavia ci vorrà tempo perché si possa arrivare a realizzare, testare e produrre un vaccino per il SARS-CoV-2. Nel frattempo quindi gli sforzi si devono concentrare su misure preventive a livello di sistema sanitario e individuali, che hanno lo scopo soprattutto di impedire o limitare la trasmissione del virus da persona a persona..

Misure di protezione individuali

Per tutti

La situazione in costante e evoluzione consiglia di attenersi ad alcune buone abitudini igieniche, utili anche a prevenire il contagio da “normali” virus, come quello influenzale:

  • lavatevi le mani frequentemente, per almeno 1 minuto, o in mancanza d’acqua utilizzare i disinfettanti in gel a base di alcool al 60%;
  • coprite naso e bocca quando tossite o starnutite, meglio con l’avambraccio o il gomito o un fazzoletto usa e getta, che va poi gettato nella spazzatura, meglio se in in contenitore chiuso;
  • evitate di toccarvi con le mani  gli occhi, il naso o la bocca: le mani entrano a contatto con superfici su cui il virus può essersi depositato, e da qui essere trasportato alle vie respiratorie;
  • mantenete una distanza di almeno due metri da persone affette da sintomi respiratori;
  • evitate saluti che comportino contatto con le mani e il viso o le braccia o comunque una vicinanza entro i 2 metri;
  • disinfettate le superfici con disinfettanti a base di cloro (candeggina all’1%) o alcool (al 70%);
  • pulite e disinfettate accuratamente e più volte al giorno smartphone, telecomandi, joystick e tastiere, e evitate che vengano passati di mano in mano da una persona all’altra.
  • disinfettate dopo l’uso la cornetta del telefono, e non passatela da una persona all’altra durante una telefonata
  • evitate di uscire di casa se non è necessario e soprattutto evitate ambienti affollati e chiusi
  • indossate una mascherina in presenza di altre persone se avete disturbi respiratori o se siete affetti da patologie croniche; negli altri casi indossare la mascherina è inutile se non si adottano anche le altre precauzioni per evitare la trasmissione virale;
  • arieggiate frequentemente gli ambienti chiusi, soprattutto dopo che vi sono transitati soggetti con sintomi respiratori.

Per i nostri bambini

  1. Prima di tutto date il buon esempio, applicando voi stessi le precauzioni igieniche di cui sopra; indossate la mascherina solo se avete sintomi respiratori o avete in casa neonati o bambini molto piccoli o con malattie croniche.
  2. Lavate e disinfettate frequentemente le superfici di casa e i giocattoli con disinfettanti a base di alcool al 75% e cloro (candeggina all’1%).
  3. Indossate guanti e mascherina durante il cambio di pannolino, e lavatevi bene le mani prima. e dopo l’operazione
  4. Pulite e disinfettate accuratamente e più volte al giorno smartphone, telecomandi, joystick e tastiere, e evitate che vengano utilizzati da diverse  persone contemporaneamente.
  5. Eliminate mascherine usate e fazzoletti usa e getta riponendoli in un contenitore chiuso e smaltendoli nell’indifferenziata.
  6. Se voi stessi o i vostri bambini siete stati in contatto stretto con un caso di infezione da Covid-19, informate telefonicamente il pediatra o il numero 1500, evitate contatti con altre persone e non andate né portate il bambino all’ambulatorio del pediatra o al Pronto Soccorso.
  7. Insegnate al bambino (e verificate che lo faccia davvero) a:
  • lavarsi le mani frequentemente, per almeno 1 minuto (usate una piccola clessidra o il “conto alla rovescia” di un cellulare, oppure  una canzoncina o una filastrocca), o in mancanza d’acqua utilizzare i disinfettanti in gel a base di alcool almeno al 60%, strofinando bene le mani e le dita fino a che non sembrano essere asciutte;
  • coprire naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce, meglio con l’avambraccio o il gomito o un fazzoletto usa e getta;
  • evitare di toccarsi con le mani  gli occhi, il naso o la bocca: le mani entrano a contatto con superfici su cui il virus può essersi depositato, e da qui essere trasportato alle vie respiratorie;
  • non scambiarsi bottiglie, posate, bicchieri, spazzolini e altri oggetti personali
  • mantenere una distanza di almeno due metri da persone affette da sintomi respiratori

Per chi viaggia

Per coloro che si trovano eventualmente a viaggiare in zone a rischio e a transitare in aeroporti internazionali, è consigliabile  vaccinarsi contro l’influenza almeno 2 settimane prima del viaggio e aggiungere alle normali precauzioni di cui sopra:

  • evitare di consumare o toccare carne o uova poco cotte;
  • evitare contatti stretti con animali di fattoria o selvatici, sia vivi che morti; gli animali di compagnia non sono invece  portatori del virus, anche se è opportuno lavarsi le mani dopo il contatto con gli animali domestici;
  • segnalare alle autorità sanitarie o al medico se si presentano sintomi respiratori, febbre, difficoltà respiratoria durante o dopo il viaggio.

Per chi torna da aree a rischio

Se siete  tornati  da un’area a rischio nei 14 giorni precedenti, o siete stati a contatto con persone tornate dalla Cina nei 14 giorni precedenti, e accusate sintomi respiratori (in particolare febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratoria):

  • non recatevi autonomamente al Pronto Soccorso o all’ambulatorio del medico o del pediatra di famiglia
  • contattate il medico, riferendo i sintomi e il viaggio;
  • contattate il 112 o il numero verde gratuito 1500 del Ministero della Salute;
  • evitate il contatto con altre persone o se ciò è temporaneamente impossibile indossate una mascherina quando si è a contatto con altre persone;
  • lavate frequentemente le mani con acqua e sapone o disinfettatele frequentemente con un gel disinfettante a base di alcool almeno al 60%;
  • utilizzate fazzoletti usa e getta davanti alla bocca quando starnutite o tossite, gettandoli poi  in un contenitore chiuso.

Ultimi aggiornamenti: casi nel resto del mondo

I dati relativi ai casi accertati nel mondo è costante aggiornamento.

Ecco dove reperire dati attendibile e aggiornati in tempo reale:

Per l’Italia:

Il Ministero della salute ha creato una pagina web dedicata agli ultimi aggiornamenti sul virus;

l’Istituto Superiore della Sanità fornisce gli aggiornamenti sull’epidemia sulla pagina dedicata al coronavirus.