​​

Gastroenterite infettiva: la prima cura è l’alimentazione

bambino nel seggiolone si rifiuta di mangiare

Le gastroenteriti infettive sono infezioni dello stomaco e dell’intestino, di origine virale (più frequenti) o batterica (meno frequenti ma di solito più aggressive) e sono tipicamente caratterizzate da diarrea, vomito, febbre e dolori addominali. Spesso lasciano dietro di sé degli strascichi: lo strato superficiale dell’intestino, colpito dall’infezione, viene rimpiazzato abbastanza velocemente, ma con cellule immature, meno capaci cioè, rispetto alle cellule originarie, di digerire ed assorbire le sostanze nutritive contenute negli alimenti. Il risultato è che per un tempo variabile, che può prolungarsi anche per diversi giorni, l’intestino funziona male, digerisce e assorbe poco. Le sostanze contenute negli alimenti e poco digerite (il lattosio, in particolare, cioè uno zucchero contenuto ad esempio nel latte) rimangono nell’intestino, dove vengono fermentate dalla flora batterica intestinale, con conseguente produzione di gas e di acidi, che, oltre a provocare disturbi come mal di pancia, senso di aria nella pancia, scariche indigerite, a loro volta sono “tossiche” per la mucosa che riveste l’intestino. Insomma, facilmente si crea un circolo vizioso, chiamato anche sindrome postgastroenteritica, che somiglia un po’ alle condizioni di un motore ingolfato: anche la poca benzina che entra non brucia, e anzi finisce per ingolfare ulteriormente il motore…

L’importanza della dieta

Inevitabilmente (come vi è facile immaginare se pensate a come ci si sente, anche da adulti, quando ci si trova in situazioni simili), il bambino colpito da queste infezioni è inappetente e giù di corda, e tale rimane anche oltre il periodo di massima intensità dei sintomi.

Il decorso di tali infezioni, soprattutto se di origine virale, è scarsamente influenzato da farmaci: solo alcune forme batteriche particolarmente aggressive richiedono il ricorso ad antibiotici (es. diarrea del viaggiatore). Oltre ai fermenti lattici, alla somministrazione di piccole quantità per volta di acqua o liquidi trasparenti (the deteinato, camomilla) freddi e con soluzioni reidratanti, il provvedimento più opportuno è proprio quello di “rispettare” l’inappetenza del bambino, senza forzarlo o insistere perché mangi, facendo anzi in modo che anche quel poco che eventualmente si sente di mangiare sia particolarmente digeribile.

Ricordatevi che l’inappetenza è una forma “naturale” di difesa dell’organismo, e in particolare dell’apparato gastrointestinale, e che la dieta è un aiuto importante nell’attesa che stomaco ed intestino riprendano a funzionare come prima.

Cosa può mangiare il bambino

Gli unici alimenti consentiti nei giorni iniziali di malattia sono: riso bollito, con poco olio e parmigiano, the e fette biscottate, patata bollita e schiacciata, somministrati preferibilmente in porzioni piccole e frequenti, tiepidi e senza alcuna forzatura. Si può poi, con il migliorare dei sintomi e assecondando l’appetito del bambino, passare gradualmente alla pasta in bianco (con olio, non burro), al petto di pollo ai ferri, alla mela e alla banana, anche al latte (magari per qualche giorno delattosato), ad un po’ di prosciutto, a qualche biscotto secco. Completamente fuori luogo briochine, dolciumi, grassi e fritti, o anche alimenti ricchi di fibre, che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Alla scomparsa dei sintomi, si può riprendere una dieta gradualmente più ampia, ma sempre privilegiando alimenti leggeri e facilmente digeribili, per non sovraccaricare il sistema gastrointestinale nella sua fase di recupero.

Con queste semplici precauzioni, normalmente, queste infezioni tendono spontaneamente a regredire, e anche l’inappetenza e i dolori, soprattutto se la dieta leggera viene osservata scrupolosamente, gradualmente migliorano, consentendo al bambino, una volta superato il problema, un facile e rapido recupero sia del buon umore che del peso eventualmente perduto.

Quando occorre chiamare il pediatra

Contattate il pediatra alla comparsa dei sintomi, per concordare, in funzione dell’età e del quadro clinico generale, quali provvedimenti sia opportuno adottare nel caso specifico, in particolare se il bambino è molto piccolo.

Certamente, è opportuno ricontattare il pediatra se la situazione dopo alcuni giorni non migliora, e soprattutto se i dolori diventano sempre più forti, o continui, o si associano feci gelatinose, ricche di muco o addirittura sangue, o se, dopo una fase di miglioramento, ricompaiono il vomito o la febbre.

E’ inoltre opportuno rivolgersi al pediatra con urgenza se notate una rapida perdita di peso nelle 24 ore, pannolino più volte asciutto nei più piccoli e difficoltà ad urinare nei più grandicelli, o pianto senza lacrime, tutti possibili sintomi di disidratazione.

Pediatra, esperto in omeopatia

Le informazioni di tipo sanitario contenute in queste pagine non possono in alcun modo intendersi come riferite al singolo e sostitutive dell'atto medico; per i casi personali si invita sempre a consultare il proprio Pediatra. I contenuti di queste pagine sono soggetti a verifica e revisione continua; tuttavia sono sempre possibili errori e/o omissioni. amicopediatra.it non è responsabile degli effetti derivanti dall'uso di queste informazioni.