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Linfonodi ingrossati nei bambini: cosa possono significare, quando preoccuparsi

Quando si parla di linfonodi ingrossati c’è sempre molta paura da parte dei genitori perché spesso si pensa a malattie gravi, ma fortunatamente nel bambino nella maggior parte dei casi non è così. In questo articolo cercheremo di spiegare cosa sono e a cosa servono i linfonodi, perché si ingrossano, cosa fare, e soprattutto quali sono i segnali da non sottovalutare e le situazioni che necessitano di una visita pediatrica.

Cosa sono e a cosa servono i linfonodi

linfonodi, chiamati anche ghiandole linfatiche, fanno parte del sistema immunitario, il nostro sistema di difesa. Hanno una forma tondeggiante o leggermente ovale (a forma di fagiolo), e si trovano in varie zone del corpo, lungo le cosiddette vie linfatiche. I linfonodi sono stazioni di passaggio attraverso cui si muove la linfa; hanno una via di ingresso ed una di uscita (ilo dei linfonodi).

Immaginiamo ora il nostro sistema immunitario come una complessa ed efficace organizzazione con il compito di difenderci da potenziali aggressioni che possono venire dall’esterno (infezioni causate da virus o batteri) o dall’interno (esempio cellule tumorali), oppure reagire come risposta ad eventuali infiammazioni dei tessuti vicini.

Di questo sistema di difesa fanno parte alcune cellule del sangue (linfociti, neutrofili, macrofagi…) che si muovono trasportate dalla linfa lungo dei percorsi chiamati vie linfatiche (un po’ come il sangue che circola attraverso le vene e le arterie). Queste cellule si fermano nei linfonodi, dove si organizzano per reagire e cominciare la loro battaglia nei confronti degli aggressori.

La manifestazione evidente di tale reazione è l’ingrossamento dei linfonodi, che può essere generalizzato (cioè sono interessati molti linfonodi) se la causa agisce in tutto l’organismo, oppure localizzato (interessa uno o pochi linfonodi vicini) se invece la causa colpisce solo una parte del corpo.

I linfonodi sono tanti (circa 600) e presenti in molte parti del corpo. Alcuni di questi sono profondi (per esempio quelli addominali) e sono visibili solo attraverso immagini come l’ecografia, altri invece sono più superficiali e quindi possono essere visti o palpati, in particolare quando si ingrossano o si infiammano e diventano dolorosi.

La zona più ricca di linfonodi superficiali è quella della testa ed in particolare la zona laterale del collo e quella sotto la mandibola. Altre zone sono la regione inguinale, il cavo ascellare, il cavo popliteo (situato dietro le ginocchia), la piccola fossetta sopra la clavicola, la regione occipitale (parte posteriore della testa). I linfonodi profondi si trovano principalmente nell’addome e nel mediastino (parte centrale del torace).

Perché si ingrossano i linfonodi

La reazione del nostro organismo nei confronti di malattie infiammatorie, infettive o tumorali in atto, può portare ad un ingrossamento dei linfonodi che viene chiamato, in termini medici, linfoadenomegalia o linfadenopatia.

Nei bambini le cause principali sono costituite dalle infezioni (virali o batteriche), anche se bisogna essere sempre attenti ad identificare eventuali forme tumorali (per fortuna molto rare, ma purtroppo presenti anche in età pediatrica).

Essendo frequentemente a contatto con infezioni, in particolare tra i 2-3 e i 5-6 anni di vita, i bambini presentano molto spesso un ingrossamento dei linfonodi e per tale motivo negli anni passati venivano chiamati anche “bambini linfatici”. Poiché generalmente le infezioni interessano le prime vie respiratorie, i linfonodi più frequentemente coinvolti sono quelli del collo e quelli sotto la mandibola.

Vediamo ora quali sono le situazioni che sono più frequentemente responsabili di ingrossamento dei linfonodi nel bambino:

  • faringite e tonsillite (virale o batterica);
  • mononucleosi infettiva;
  • infezione da Citomegalovirus;
  • toxoplasmosi;
  • malattia da graffio di gatto;
  • gengivostomatiti ed afte;
  • ascessi dentali;
  • ferite;
  • infezioni della pelle (esempio impetigine, dermatite atopica infetta);
  • vaccinazioni recenti (in particolare la Morbillo-Parotite-Rosolia-Varicella);
  • PFAPA (stomatite aftosa ricorrente, febbre, linfoadenopatia);
  • ingestione di alimenti contaminati.

Cause molto meno frequenti ma potenzialmente più pericolose sono la tubercolosi, le malattie tumorali, le malattie autoimmuni, l’uso di alcuni farmaci.

Come si manifesta un ingrossamento dei linfonodi

Primo anno di vita

Nel primo anno di vita piccoli linfonodi (della grandezza di una lenticchia o di un piccolo pisello) sono normalmente palpabili nella regione inguinale e nella zona occipitale (dietro la testa) e spesso vengono notati per caso dai genitori lavando il bambino. In questo caso niente paura: rientrano nella normalità, anche se per tranquillizzare i genitori a volte è utile una valutazione pediatrica.

Da 2 a 5 anni

Nel bambino in età prescolare (2-5 anni), si possono facilmente vedere e palpare linfonodi di piccole dimensioni (inferiori ad un centimetro, della dimensione di un cece o un piccolo fagiolo) al collo e sotto la mandibola, ed in regione inguinale; si possono muovere facilmente, non causano dolore e la pelle che li ricopre è normale. Linfonodi con queste caratteristiche sono normalmente presenti anche nel bambino sano, come risposta a banali infezioni virali.

Ad ogni età

Linfonodi di qualunque dimensione palpabili nel cavo ascellare o sopra la clavicola devono invece essere sempre guardati con molta attenzione e richiedono un rapido approfondimento pediatrico.

I linfonodi possono essere di consistenza dura-elastica oppure molle, e possono essere dolenti oppure completamente asintomatici, cioè non causare dolore.

Possono essere inoltre mobili (cioè si spostano facilmente se li muoviamo un po’ tenendoli tra le dita) oppure fissi.

La pelle che li ricopre inoltre può apparire normale oppure molto calda e arrossata.

E’ importante infine considerare se l’aumento dei linfonodi è generalizzato (cioè interessa varie zone del corpo) o se è invece localizzato (interessa una sola zona).

Diagnosi ed esami

In caso di linfonodi ingrossati, il pediatra farà un’accurata anamnesi (raccolta cioè di informazioni attraverso l’intervista dei genitori) e visita, con particolare attenzione a:

  • edel bambino (più frequenti nel bambino minore di 5-6 anni, più rari nel bambino grande e nell’adolescente);
  • sede dei linfonodi interessati (se localizzata o generalizzata);
  • dimensione dei linfonodi;
  • caratteristiche dei linfonodi (dolenti, mobili, fissi);
  • presenza di altri sintomi associati (febbre, sudorazione, perdita di peso);
  • presenza di altri segni clinici (eruzione cutanea, fegato o milza ingrossati, problemi respiratori, problemi ai denti o della pelle…);
  • eventuali cause scatenanti (infezioni delle vie aeree, vaccinazioni, assunzione di alcuni farmaci, viaggi, traumi, contatti con animali…).

Il pediatra potrà consigliare l’esecuzione di alcuni esami di laboratorio (per cercare di identificare una eventuale causa infettiva, o una malattia infiammatoria o tumorale) ed eventualmente anche l’esecuzione di una ecografia.  Questa indagine permette di valutare alcune caratteristiche del linfonodo, che spesso possono indirizzare verso un ingrossamento dovuto ad una causa reattiva (cioè in risposta ad una infezione) oppure verso una causa di tipo tumorale.  Tramite ecografia inoltre – se necessario – è possibile ricercare linfonodi profondi (come ad esempio quelli addominali). In alcune condizioni potrà essere anche necessaria l’esecuzione di una radiografia del torace.  Nei casi più preoccupanti a volte possono essere prescritti esami più approfonditi come TAC o Risonanza Magnetica Nucleare e, nel caso di sospetto di malattia tubercolare, di un test chiamato Mantoux. In rari casi infine, per arrivare ad una diagnosi precisa, può essere indispensabile eseguire una biopsia del linfonodo, con esame istologico.

Terapia

Nei casi più frequenti e di breve durata può essere sufficiente una terapia sintomatica, che cioè attenua solo il fastidio ed il dolore, a base di paracetamolo o ibuprofene. In altri casi, quando si sospetta una infezione batterica, è utile, solo su consiglio del pediatra, una terapia antibiotica, praticata generalmente con una associazione di amoxicillina – acido clavulanico per una durata di 14 giorni.

In tutti gli altri casi la terapia dipende da una corretta diagnosi e quindi dalla malattia di base.

Cosa fare

Come abbiamo visto la causa più frequente di un ingrossamento dei linfonodi nel bambino è la risposta a banali infezioni virali, è necessario quindi solo seguire la terapia consigliata e un periodo di attesa. Per i genitori è utile sapere che i linfonodi una volta ingrossati possono rimanere di dimensioni aumentate anche per molti giorni, per poi ritornare molto gradualmente nella norma.

Quando preoccuparsi e richiedere una visita pediatrica urgente

E’ molto importante però riconoscere alcuni segnali di allarme (bandierine rosse), situazioni cioè che necessitano di una visita pediatrica urgente:

  • linfonodi ingrossati da più di 3-4 settimane
  • malessere o stanchezza persistente
  • dolore osseo persistente e non spiegabile
  • febbre persistente
  • sudorazione notturna abbondante e persistente
  • perdita di peso senza motivo apparente
  • respiro corto e difficoltoso (in assenza di asma o altre patologie respiratorie già conosciute)
  • prurito persistente senza apparente motivo
  • fegato o milza ingrossati
  • tosse notturna persistente senza una valida spiegazione
  • linfonodi molto grandi (maggiori di 2-3 centimetri) e fissi
  • linfonodi con pelle sovrastante molto arrossata e dolente
  • età minore di 12 mesi
  • linfonodi ingrossati sopra la clavicola o nel cavo ascellare
  • presenza di petecchie (puntini di colore rosso-violaceo a “capocchia di spillo”)
  • presenza di rash (cioè di eruzioni della pelle)
  • presenza di lividi cutanei o episodi di sanguinamento.

Se il tuo bambino ha linfonodi ingrossati e sono presenti uno o più di questi segnali di allarme, è necessario rivolgersi con urgenza al proprio pediatra.

In ogni caso, in presenza di linfonodi ingrossati, è utile rivolgersi al proprio pediatra per una visita di controllo.

Pediatra di Famiglia a Santa Maria Capua Vetere (CE) – ASL Caserta – Regione Campania

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