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Mononucleosi infettiva: il Pediatra risponde

adolescenti che si baciano

Cos’è la mononucleosi?

La mononucleosi è una malattia infettiva abbastanza frequente causata dal virus di Epstein-Barr (EBV – Epstein Barr Virus). E’ nota anche come “malattia del bacio” (dall’inglese kissing disease), poiché si trasmette prevalentemente con la saliva.

La malattia si chiama mononucleosi perché è associata all’aumento nel sangue di un sottogruppo di globuli bianchi, i monociti (cellule mononucleate). 

I sintomi più comuni con cui si presenta sono: stanchezza, mal di gola, febbre e ingrossamento dei linfonodi del collo. Non esiste una terapia specifica per questa malattia: i farmaci sono utili solo per alleviare i sintomi; molto importanti sono il riposo e la corretta idratazione. La mononucleosi si risolve generalmente in modo spontaneo nel giro di alcune settimane ma qualche volta può durare alcuni mesi.

Cos’è il virus di Epstein-Barr?

Il virus di Epstein-Barr appartiene alla famiglia degli herpesvirus. Il virus venne isolato in Inghilterra dai ricercatori Anthony Epstein e Yvonne Barr nel 1964. Una percentuale altissima di adulti presenta anticorpi contro questo virus, il che significa che in passato ha avuto una infezione senza presentare sintomi. Questo virus non è in grado di provocare danni al bambino durante la gravidanza.

A quale età è più frequente la mononucleosi?

E’ una malattia che può essere contratta a qualsiasi età. I casi più frequenti si verificano fra i 3 e i 6 anni e fra i 15 e i 25 anni. E’ rara sotto i 2 anni e sopra i 40 anni.

Come si trasmette la mononucleosi?

Nella maggior parte dei casi il virus viene trasmesso attraverso la saliva, ma è possibile trasmetterlo anche attraverso il sangue o i rapporti sessuali.

Oltre al bacio, modalità di trasmissione comuni sono tosse e starnuti e la condivisione di bicchieri e posate utilizzate da persone in quel momento contagiose.

Per quanto tempo è  contagiosa la mononucleosi?

Il periodo di incubazione della malattia è di 4-6 settimane negli adulti e di 10-15 giorni nei bambini, il che significa che questo è il tempo che passa da quando si ha il contatto con la persona infetta a quando si presentano i primi sintomi.

Durante la fase di incubazione non si trasmette la malattia mentre dopo averla contratta è possibile trasmetterla per alcune settimane; in alcuni soggetti il virus può permanere nella saliva per alcuni mesi.

Se la malattia viene seguita facendo esami del sangue, si può affermare che una persona è contagiosa fino a quando gli anticorpi di tipo IgM risultano positivi.

Quali sono i sintomi e i segni della mononucleosi?

Come già accennato la maggior parte delle persone che viene a contatto il virus di Epstein-Barr sviluppa i propri anticorpi senza ammalarsi.

Quando presenti, i sintomi sono diversi all’esordio della malattia rispetto a quanto accade nel corso della malattia stessa.

Anche l’età influenza la maniera in cui si presenta la mononucleosi.

Nel bambino piccolo i sintomi si presentano in modo più sfumato.

Il bambino più grande e l’adolescente presentano nella prima settimana sintomi comuni delle forme virali influenzali o parainfluenzali come brividi, sudorazione, svogliatezza, nausea, stanchezza, mal di testa, mal di gola e febbricola.

Nei giorni successivi possono manifestarsi stanchezza marcata, ingrossamento dei linfonodi del collo, febbre elevata e un forte mal di gola con essudato biancastro molto evidente sulle tonsille .

Di solito è il mal di gola che induce i genitori a chiedere una visita al pediatra.
In alcuni casi può comparire un esantema morbilliforme legato la maggior parte delle volte all’assunzione dell’amoxicillina prescritta per curare una tonsillite che si pensava di origine batterica.
Non raramente  è presente  ingrossamento di  milza e fegato.

Come si fa la diagnosi di mononucleosi?

La maggior  parte delle volte la diagnosi viene fatta basandosi sui sintomi appena descritti. Nei casi in cui persistono dubbi è possibile eseguire un esame del sangue  per la ricerca degli anticorpi specifici anti virus di Epstein-Barr richiedendo sia anticorpi IgM, che segnalano la presenza di infezione in atto, sia anticorpi IgG che segnalano che si è avuta una infezione nel passato o che quella attuale sta andando verso la completa guarigione.
Altri esami, come la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn e il cosiddetto monotest, sono considerati superati.  

Come si cura la mononucleosi?

La mononucleosi è una malattia autolimitante (tende cioè a risolversi in modo spontaneo); di conseguenza la terapia è soltanto sintomatica e comporta l’utilizzo di analgesici e antipiretici associati a riposo. Non esistono invece farmaci antivirali in grado di neutralizzare il virus o di accelerare il decorso della malattia. Trattandosi di una malattia virale, non devono essere utilizzati gli antibiotici.

In quanto tempo si guarisce dalla mononucleosi?

Nella maggior parte dei casi, la mononucleosi è una malattia non grave, che ha un decorso benigno. I sintomi della fase iniziale e di quella acuta regrediscono quasi sempre nel giro di 1 mese. Solo la stanchezza può durare ancora per settimane o anche mesi.

Quali possono essere le complicanze della mononucleosi?

In bambini sani le complicanze gravi sono molto rare.

La rottura potenziale della milza rappresenta la complicanza più grave. In caso di aumento del volume della milza, è buona norma è sospendere per un mese dopo la guarigione le attività ludiche o sportive che possono comportare traumi per non correre rischi in tal senso.

E’ presente non raramente una forma lieve di epatite che non richiede trattamenti.
Più rara una forma di anemia emolitica che porta alla diminuzione transitoria delle piastrine, dei globuli bianchi e dell’emoglobina.

Come si può prevenire la  mononucleosi?

La aspecificità dei sintomi della fase iniziale rende difficile adottare misure preventive. A diagnosi posta, sono sufficienti le normali misure di igiene, come usare bottiglie, stoviglie ed asciugamani personali e lavare le stoviglie sempre con il detersivo.

Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può tornare a scuola?

I bambini possono essere riammessi in comunità  dopo 2-3 giorni che la febbre è scomparsa se le condizioni generali sono ritornate buone; altrimenti è consigliabile aspettare qualche giorno in più. E’ importante sapere che stiamo parlando di una malattia che provoca un abbassamento temporaneo delle difese immunitarie  per cui il bambino per alcune settimane sarà più predisposto a contrarre altre infezioni.

Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può riprendere a fare sport?

Dopo una settimana senza febbre, tranne nei casi in cui ci sia stato un importante aumento del volume della milza che consiglia di evitare possibili traumi e rischi di rottura.

Cosa si può fare per contrastare la stanchezza provocata dalla mononucleosi?

Allungare il periodo di riposo notturno, evitare gli sforzi prolungati, proporre un’alimentazione sana e completa. In questa occasione possono essere utilizzati integratori multivitaminici.