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Pertosse

bambina si copre la bocca con il braccio

Cos’è la pertosse

La pertosse è una malattia altamente contagiosa caratterizzata da tosse molto intensa ed insistente. E’ volgarmente nota come “tosse canina” o “tosse asinina” per l'”urlo” caratteristico che bambini ed adulti talvolta emettono quando tentano di respirare durante o dopo un forte accesso di tosse.

Particolarmente diffusa in passato, oggigiorno la pertosse è molto meno frequente. Negli ultimi anni però in vari paesi europei si è verificato un aumento dei casi di pertosse in adolescenti ed adulti, dovuto al fatto che la protezione garantita sia dalla malattia naturale che dalla vaccinazione decade nel tempo, consentendo reinfezioni, spesso tra l’altro con sintomi e decorsi più lievi, che però rendono più difficile la diagnosi e quindi il tempestivo trattamento ed isolamento del soggetto dai contatti stretti. Anche per questo, e anche in paesi ad alta copertura vaccinale, sono in aumento i casi di pertosse e la conseguente mortalità nei neonati e lattanti di pochi mesi, privi di anticorpi contro la pertosse perché non ne ricevono da madri non vaccinate in gravidanza.

Cosa causa la pertosse

La pertosse è causata da un battere, la Bordetella Pertussis, che si trova nella bocca, nel naso e nella gola di una persona infetta, e viene trasmesso per contatto stretto attraverso le goccioline di saliva e muco emesse quando la persona parla. starnutisce o tossisce.

La contagiosità è massima nelle prime 2-3 settimane di infezione, nella fase quindi in cui i tipici severi accessi di tosse non sono ancora cominciati e in cui la tosse viene facilmente confusa con una “normale” tosse di un raffreddore o di una laringotracheite virale. Ciò rende particolarmente difficile proteggere i bambini piccoli, particolarmente a rischio di complicazioni, dal contagio. La durata della contagiosità varia da caso a caso, potendo protrarsi anche per 6-7 settimane dall’inizio della sintomatologia.

Le fonti di infezione sono solitamente le scuole e gli asili. Anche però gli adulti e gli adolescenti possono trasmettere l’infezione, in quanto la vaccinazione eseguita di routine nei primi anni di vita non ha un effetto duraturo. Ne consegue che adolescenti ed adulti possono reinfettarsi e a loro volta trasmettere l’infezione ai piccolini non ancora o incompletamente vaccinati.

I sintomi della pertosse

Il periodo di incubazione, in media di 7-10 gg, può variare da 6 a 21 giorni.

La malattia inizialmente non si differenzia molto da una comune infezione delle prime vie respiratorie: raffreddore con rinorrea chiara, starnuti, e tosse non particolarmente intensa. Questi sintomi possono durare fino a 2 settimane, e vengono seguiti da accessi di tosse sempre più severi. La febbre, quando c’è, è bassa.

Durante un classico accesso di tosse:

  • si sente un caratteristico “urlo” quando il paziente tenta di respirare;
  • la tosse produce del muco denso, appiccicoso;
  • può verificarsi il vomito;
  • le labbra e le unghie possono assumere un colore violaceo, per la mancanza di ossigeno;
  • il paziente rimane esausto al termine dell’accesso.

Esistono anche forme più lievi di pertosse (più frequenti in età scolare o, in soggetti parzialmente immunizzati contro la pertosse), difficili da diagnosticare perché i sintomi assomigliano ad un normale raffreddore, e non sempre è presente l'”urlo”.

Nella fase di convalescenza gli accessi di tosse possono durare molti mesi nella forma classica, o solo pochi giorni nelle forme lievi.

La pertosse, oltre che disturbare molto il paziente, non è affatto innocua, e soprattutto nei primi mesi di vita sono particolarmente frequenti complicazioni, prime fra tutte polmoniti, ma anche convulsioni, encefalite (spesso con gravi deficit neurologici permanenti), otite media, anoressia e disidratazione. Nei lattanti non vaccinati o incompletamente vaccinati la pertosse è particolarmente insidiosa e difficile da diagnosticare, perché non si manifesta col classico decorso del bambino più grande o dell’adulto, ma spesso direttamente con l’arresto respiratorio (apnea). In questa fascia di età essa può essere mortale, tanto che l’80% delle morti negli ultimi 10 anni ha riguardato lattanti sotto i 6 mesi di vita.

Negli adolescenti e negli adulti la pertosse può causare tosse severa, con difficoltà a respirare, mangiare, dormire, e può portare a fratture costali, polmonite e rendere necessario il ricovero.

Come si diagnostica la  pertosse

La diagnosi precoce è importante, perchè la terapia è efficace se iniziata precocemente, nei primi giorni di malattia, molto meno se più tardivamente.

D’altra parte, sospettare la pertosse è abbastanza facile nel periodo accessionale, caratterizzato dai tipici violenti accessi di tosse intervallati da periodi di assenza di tosse. Molto più difficile, a meno che non si sappia che il soggetto ha. avuto un contatto con una persona affetta da pertosse, la diagnosi nella fase iniziale, in cui la sintomatologia ricorda una “normale” infezione delle prime vie respiratorie.

La diagnosi di certezza richiede l’identificazione della bordetella pertussis nel muco emesso o prelevato con un tampone. Ciò però è possibile nelle prime 2-3 settimane di malattia, poi si deve ricorrere alla ricerca nel sangue degli anticorpi antibordetella.

Cosa fare

La pertosse deve essere trattata con un antibiotico, sia per  attenuare la sintomatologia (in tal caso la terapia è tanto più efficace quanto più precocemente viene cominciata, possibilmente prima che compaiano gli accessi tipici di tosse) sia comunque per ridurre la contagiosità. Solitamente si utilizza un macrolide (eritromicina, claritromicina, azitromicina), per un periodo di almeno 2 settimane.

Il bambino dovrebbe rimanere in un ambiente tranquillo, bere una sufficiente quantità di liquidi, alimentarsi con pasti leggeri e frequenti (per limitare la tendenza a vomitare), e proteggersi dagli stimoli che possono provocare la tosse (quali il fumo o le correnti d’aria, o i profumi e gli odori intensi).

Se si tratta di un bambino piccolo, sotto i 6 mesi, o di un paziente a rischio di complicazioni, è consigliabile l’ospedalizzazione.

Il bambino può tornare all’asilo o a scuola dopo 5 giorni dall’inizio della terapia antibiotica.

Cosa non fare

Non serve recarsi in alta montagna, su cabinovie o aerei, secondo una credenza che l’aria povera di ossigeno possa ridurre la proliferazione della Bordetella pertussis.

Quando consultare il medico

  • Se il bambino ha meno di 1 anno di vita, e avete il sospetto che il bambino sia venuto a contatto con un soggetto con pertosse.
  • Se il bambino sembra avere un tipo di tosse che ricorda la pertosse.
  • Se siete preoccupati o avete qualsiasi dubbio da chiarire.

Prevenzione

L’unica misura preventiva primaria è la vaccinazione.

In caso di esposizione al contagio:

  1. i soggetti in età inferiore a 7 anni che non abbiano iniziato o completato il ciclo vaccinale dovrebbero iniziarlo o completarlo secondo gli schemi prestabiliti. Bambini che abbiano ricevuto solo 3 dosi di vaccino, se l’ultima risale a più di 6 mesi prima del contagio, devono ricevere la 4a dose. Bambini che abbiano ricevuto 4 dosi di vaccino devono ricevere una 5a dose se l’ultima dose risale a più di 3 anni prima del contagio, a meno che abbiano 7 anni o più.
  2. Indipendentemente dall’età e dallo stato vaccinale, tutti i contatti stretti (familiari e non) devono ricevere una terapia preventiva con eritromicina o altro macrolide per 2 settimane.

Pediatra libero professionista a Bergamo. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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