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La vaccinazione contro la pertosse

esecuzione di una vaccinazione ad un neonato

Cos’è la pertosse

La pertosse è una malattia infettiva acuta delle vie respiratorie, estremamente contagiosa. Essa è provocata dal batterio Bordetella pertussis. Per i lattanti e i bambini piccoli la malattia può essere grave.

Dopo un periodo di incubazione che va da 5 a 21 giorni, in cui non si manifesta alcun particolare sintomo, ha inizio la malattia vera e propria. Il decorso è di 6-8 settimane e può essere suddiviso in tre periodi:

  • periodo catarrale: inizialmente il soggetto sembra soffrire di una banale tosse, accompagnata da starnuti, secrezione nasale, e talvolta moderata febbre. Successivamente la tosse diventa catarrale e insistente ed i sintomi possono essere confusi con quelli di una bronchite. In questa fase, che dura solitamente 1 o 2 settimane, è difficile per il medico diagnosticare la malattia in base alla visita clinica. Il sospetto inizia a sorgere quando la tosse peggiora progressivamente;
  • periodo accessuale: esso dura 2-3 settimane. La tosse diventa più insistente e grave e compaiono i veri e propri accessi: una serie di colpi di tosse continui, sempre più ravvicinati, che impediscono al malato di respirare normalmente, e spesso terminano con una inspirazione forzata che produce il caratteristico “urlo”. Ad esso fanno spesso seguito vomito o espulsione di un muco chiaro e filante. L’urlo è presente nella maggior parte dei casi ma non in tutti. Gli accessi possono verificarsi anche solo poche volte nelle ventiquattro ore o ripetersi decine di volte al giorno, con maggiore frequenza nelle ore notturne;
  • periodo di convalescenza: gradualmente il numero degli attacchi diminuisce e così la loro intensità; la tosse diventa di nuovo catarrale fino a scomparire nel corso di alcune settimane.

La pertosse si trasmette da un individuo infetto ad uno sano attraverso le goccioline di saliva o di muco espulse tossendo. Il periodo di massima contagiosità è quello catarrale; successivamente la contagiosità si attenua per estinguersi circa tre settimane dopo la comparsa degli accessi.

Sebbene non possa considerarsi una malattia molto preoccupante, lo può però diventare se contratta da bambini di età inferiore a due anni o da bambini affetti da malattie croniche. Nei lattanti esiste il rischio di apnea temporanea dopo un accesso di tosse. Altre complicazioni sono rappresentate da otiti, bronchiti, broncopolmoniti, e più raramente da encefalopatie; la tosse può provocare emorragia nasale, dei vasi sanguigni e della superficie oculare. Il vomito ricorrente può causare disidratazione e difficoltà di alimentazione.

La diagnosi e la cura

La pertosse può essere diagnosticata attraverso l‘identificazione del batterio responsabile in una coltura eseguita su un campione prelevato mediante tampone o aspirato naso-faringeo nelle prime fasi della malattia. In caso di diagnosi precoce, l’uso degli antibiotici, in particolare dei macrolidi, può essere particolarmente efficace; essi riducono infatti l’infettività del bambino e possono abbreviare la durata della malattia. Una volta iniziato il periodo accessuale, l’uso degli antibiotici non risulta particolarmente efficace. Un soggetto affetto da pertosse dovrebbe rimanere in un ambiente tranquillo, bere una sufficiente quantità di liquidi, alimentarsi con pasti leggeri e frequenti, e proteggersi dagli stimoli che possono provocare la tosse (quali il fumo o le correnti d’aria).

Il vaccino antipertossico

Il vaccino antipertossico è solitamente combinato con il vaccino antitetanico e antidifterico (DTP). Il vaccino antidifterite-tetano-pertosse (DTP), disponibile fin dal 1940, ha subito varie modificazioni fino a giungere alle moderne formulazioni sotto forma di vaccino “acellulare” (DTPa), contenente cioè soltanto alcuni componenti del batterio il quale, rispetto al preparato originario ottenuto con cellule batteriche intere, provoca un minor numero di reazioni nei vaccinati, pur conservando elevata efficacia protettiva.

Negli ultimi tempi sono state poste in commercio diverse combinazioni con gli altri vaccini dell’infanzia.

Chi vaccinare

I neonati e i bambini di età inferiore ai sette anni dovrebbero ricevere il vaccino DTPa. La vaccinazione inizia ai due mesi di età. I vaccini per la pertosse non sono attualmente raccomandati per i bambini dopo il settimo compleanno, per cui i richiami oltre questa età vengono eseguiti solo con vaccino Td (tetano-difterite adulti).

Chi non vaccinare

Non devono ricevere il vaccino DTPa i bambini con:

  • reazioni moderate o serie dopo aver utilizzato in passato il vaccino DTP o DTPa;
  • reazioni allergiche gravi a componenti del vaccino;
  • problemi neurologici non stabilizzati.

Questi bambini possono essere vaccinati con il solo vaccino Difterite-Tetano (DT).

Le persone che sono moderatamente o seriamente malate devono riferirlo al medico prima di eseguire qualsiasi vaccino.

Dopo i 7 anni di età la vaccinazione antipertosse non è più raccomandata. Gli attuali vaccini non possono essere usati negli adolescenti e negli adulti perché gli effetti collaterali del vaccino sono più frequenti. In altri Paesi è invece già disponibile un vaccino che può essere usato negli adolescenti e negli adulti.

Dosi e calendario

Come per il vaccino contro il tetano e la difterite, il ciclo vaccinale è costituito da tre dosi di vaccino, da praticare entro il primo anno di vita del bambino (al terzo, quinto e undicesimo mese) contemporaneamente alle altre vaccinazioni infantili; una quarta dose di richiamo viene proposta nel sesto anno.
Sono disponibili attualmente preparati vaccinali che consentono di prolungare anche nell’adulto la copertura vaccinale.

Efficacia

La protezione conferita dalla vaccinazione antipertossica è di circa l’85%. Raramente, la pertosse può colpire soggetti vaccinati, questo avviene soprattutto se è passato molto tempo dal completamento del ciclo vaccinale di base; nei vaccinati, comunque, la pertosse si presenta in forma meno grave.

Effetti collaterali

Circa la metà dei bambini che ricevono il vaccino DTPa non ha nessuna reazione avversa e la maggior parte degli altri bambini ha solo reazioni lievi. Esse comprendono dolore nel punto dove l’iniezione è stata eseguita, febbre, irrequietezza riduzione dell’appetito, stanchezza e vomito. Alcuni bambini possono sviluppare un gonfiore temporaneo del braccio o della gamba dove l’iniezione è stata eseguita.
Questa reazione è più comune dopo la quarta dose di DTPa e può verificarsi subito dopo la vaccinazione e durare fino a un paio di giorni.

In caso di reazioni lievi:

  • dare da bere molti liquidi;
  • non vestire troppo il bambino se è caldo;
  • usare farmaci a base di paracetamolo (non a base di acido acetilsalicilico) o panni freddi , se necessario, per ridurre la febbre o il dolore.

In rari casi (circa l’1%) il bambino ha una reazione moderata. Le reazioni moderate comprendono pianto prolungato, febbre oltre i 40°C, convulsioni, oppure il bambino inizia a zoppicare, impallidisce ed è meno vigile.

In casi estremamente rari (molto meno di 1 ogni 10.000, cioè in circa 0,003%) i bambini possono avere reazioni gravi. Esse comprendono difficoltà respiratorie e shock, severo interessamento cerebrale (convulsioni prolungate, perdita di coscienza).

Se si verifica una reazione moderata o grave, dovete rivolgervi immediatamente al vostro medico o al Pronto Soccorso.