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Vaccinazioni: controindicazioni ed effetti collaterali

neonato sorridente mentre gli viene somministrata una iniezione

L’esperienza derivata dalla somministrazione di milioni di dosi di vaccini di vario tipo permette di avere una idea precisa delle controindicazioni.
Alcune di esse sono permanenti.
Altre temporanee (relative a particolari condizioni che si modificano nel tempo).
Ci sono infine condizioni che vengono definite false controindicazioni.

Controindicazioni vere permanenti

Costituiscono controindicazione alla vaccinazione, in modo permanente:

alterazioni del sistema immunitario:

  • malattie da immunodeficenza: immunodeficenza combinata, ipogammaglobulinemia, agammaglobulinemia;
  • immunosoppressione dovuta a tumori maligni come linfomi e leucemie;
  • immunosoppressione da somministrazione di cortisonici ad alte dosi (maggiore di 2 mg/kg/die) per più di una settimana, oppure somministrazione di farmaci immunodepressivi (citostatici) o da radioterapia;

allergia o ipersensibilità accertate:

  • all’uovo, solo per i vaccini coltivati su uova di pollo (vaccino antimorbillo);
  • agli antibiotici contenuti nei vaccini;
  • reazioni gravi (shock anafilattico, nevrassite) dopo la prima dose.

Controindicazioni vere temporanee

Sono controindicazioni vere alla somministrazione dei vaccini, ma solo temporaneamente:

  • malattie acute febbrili con temperatura maggiore a 38,5° C o con disturbi gravi ma transitori;
  • terapia immunosoppressiva con cortisonici ad alte dosi (maggiore di 2 mg/kg/die) per un periodo inferiore a una settimana;
  • gravidanza: durante tale periodo può essere somministrato solo il vaccino anti-tetanico nella donna non vaccinata che si trovi tra il 4° e l’8° mese di gestazione.

Controindicazioni false

Non costituiscono controindicazione alle vaccinazioni:

  • affezioni minori come le infezioni delle prime vie respiratorie con temperatura inferiore a 38,5° C;
  • allergie, tranne i casi descritti precedentemente;
  • dermatite atopica e altre manifestazioni eczematose o infezioni cutanee localizzate;
  • terapia con antibiotici sia orali che iniettivi o cortisonici per uso locale;
  • diabete insulino-dipendente;
  • malattie croniche del cuore, polmone, fegato e reni;
  • convulsioni febbrili e non sia a livello familiare che personale;
  • malattie neurologiche non evolutive;
  • ittero neonatale;
  • prematurità e immaturità;
  • malnutrizione;
  • allattamento al seno.

braccio di un neonato con accanto siringa pronta per la vaccinazione

Patologie che costituiscono motivo di uso estensivo delle vaccinazioni

Le patologie seguenti costituiscono motivo di uso estensivo delle vaccinazioni:

  • asma bronchiale;
  • fibrosi cistica del pancreas (mucoviscidosi);
  • malattia celiaca;
  • malattie broncopolmonari croniche;
  • cardiopatie congenite;
  • sindrome di Down;
  • malattie neurologiche non evolutive;
  • malnutrizione;
  • immaturità e prematurità.

Gli effetti collaterali delle vaccinazioni

I vaccini in uso attualmente sono molto efficaci e sicuri, va comunque ricordato che nessun vaccino come quasi nessuna pratica medica è totalmente privo di rischio.

La frequenza degli effetti indesiderati è in ogni caso nettamente inferiore agli effetti e alle complicazioni della malattia contro cui si viene vaccinati.
Per esempio il morbillo ha come complicanza più temibile l’encefalite che può presentarsi in 1 malato su 2.000 e nel 30-40% dei casi può lasciare esiti invalidanti. La stessa complicazione, come effetto collaterale da vaccinazione, si verifica in 1 caso su 1.000.000 di dosi di vaccino.

Gli effetti collaterali delle vaccinazioni possono distinguersi in:

reazioni locali:

  • dolore, gonfiore, arrossamento, edema e indurimento locale;

reazioni generalizzate:

  • febbre, che compare 2-24 ore dopo o da 5 a 15 giorni dopo la somministrazione (la diversità del tempo di comparsa dipende dal tipo di vaccino);
  • reazioni allergiche (estremamente rare) e shock anafilattico (evento eccezionale).

Cosa fare in caso di reazione al vaccino

  • In caso di febbre, se questa supera i 38,5° rettali (oppure i 38° ascellari o inguinali) è opportuno somministrare un antifebbrile per uso pediatrico (preferibilmente paracetamolo) alla dose di 10-15 mg/kg/dose se per via orale, 15-20 mg/kg/dose se per via rettale, ripetibile ogni 4-6 ore;
  • in caso di reazioni locali l’applicazione di ghiaccio o di un panno bagnato freddo in un primo momento e di una pomata all’arnica in un secondo momento può contribuire a ridurre l’infiammazione. In questa fase può essere utile anche l’uso del paracetamolo per ridurre il dolore;
  • inoltre il vaccino DTP (antidifterite-tetano-pertosse), a distanza di 24 ore, può causare nel punto di iniezione la formazione di un piccolo nodulo lievemente dolente: in genere questo si riassorbe spontaneamente entro qualche settimana.