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I disturbi del sonno nei bambini: i dubbi dei genitori, le risposte dell’esperto

neonato dorme sereno abbracciato al suo orsacchiotto di peluche

Le cause dei risvegli con pianto durante il sonno o del resistere al dormire sono molte.  Tutti i bambini si svegliano molte volte di notte, specie nel primo anno di vita, ma la maggior parte di loro si riaddormenta spontaneamente. Si calcola che il 30 % circa  dei bambini presenti disturbi del sonno nei primi 2 anni di vita  e circa il 15 %  nel corso del terzo anno. In media i bambini italiani presentano questo problema più frequentemente dei bambini degli altri paesi industrializzati: i nostri bambini vanno a letto più tardi e si svegliano un numero maggiore di volte. Si parla di disturbi del sonno quando è presente difficoltà ad addormentarsi (tempo maggiore di 45 minuti) e  i risvegli multipli si presentano per almeno tre notti a settimana.

Ecco le risposte alle domande che i genitori, soprattutto se alle prese con bambini che non vogliono addormentarsi o si svegliano piangendo durante la notte, spesso si pongono.

Perché i bambini dormono tanto?

Una delle funzioni del sonno nel bambino è la maturazione del cervello, nel sonno vengono prodotti ormoni fondamentali per la crescita del bambino, nel sonno si consolidano le informazioni ricevute durante il giorno e si apprende. Il neonato è un essere straordinario in uno stato di continuo apprendimento. Questo elevato bisogno di sonno è parallelo all’intensa crescita che si verifica a questa età.

Dove e come deve dormire il mio bambino?

Nei primi mesi della vita il bambino in genere dorme in una culla accanto al letto dei genitori. La cameretta è troppo lontana e i risvegli per le poppate sono frequenti. Esistono diverse scuole di pensiero sul fatto di far dormire il bambino nel letto dei genitori; molti genitori hanno paura di fargli del male involontariamente durante la notte; alcuni ricercatori sostengono tuttavia che il dormire insieme alla madre a contatto fisico migliora lo sviluppo psicofisico del bambino e previene le “morti bianche o morti in culla”. E’ buona regola, una volta deciso il posto dove farlo dormire, mantenere lo stesso per il sonno diurno e notturno (es. non farlo dormire nel passeggino di giorno e nel lettino di notte).

E’ opportuno inoltre che il bambino nei primi mesi sia messo a dormire su un fianco o sulla schiena, evitate la posizione a pancia sotto, a meno che non ci siano indicazioni specifiche; tra il quarto e il settimo mese il bambino avrà la capacità di muoversi e girarsi e sceglierà la posizione più giusta per dormire.

Il mio bambino dorme poco durante il giorno. E’ normale?

I nostri bambini non devono essere costantemente stimolati, hanno bisogno di calma di serenità e di stabilità; oggi, più che qualche decennio fa, bisogna imparare a rispettare i loro ritmi e farli vivere in un ambiente protetto. Maggiori stimoli avranno, più saranno irrequieti, agitati e iperattivi durante il giorno.

Perché alcuni bambini dormono tutta la notte ed altri si svegliano continuamente?

Esiste certamente una componente genetica: chiedete ai nonni come eravate voi genitori da piccoli e spesso vi sentirete raccontare l’esperienza che vivete voi adesso. Come negli adulti, esistono anche bambini che hanno bisogno di meno sonno (brevi dormitori) e quelli che hanno bisogno di più sonno (lungo dormitori); esistono bambini che sono meno attivi la sera e che la mattina si svegliano pieni di energia e bambini che invece non vorrebbero mai andare a dormire la sera e la mattina hanno difficoltà a svegliarsi.

Quando il bambino si sveglia durante la notte è estremamente importante avere pazienza: non precipitatevi subito ma aspettate; valutate l’intensità del pianto e cercate di resistere. Quando andate vicino al bambino, non accendete luci, non prendetelo in braccio, cercate di calmarlo con voce bassa e cullatelo un po’ nel lettino; se non c’è proprio bisogno non dategli da bere latte o altre cose, evitate camomille o cose simili; andate via dalla stanza prima che il bambino sia completamente addormentato; non diventate voi l’unico mezzo per farlo addormentare.

papà con mano nei capelli abbraccia nel letto il figlio che piange

A che età il bambino inizia a dormire senza svegliarsi la notte?

In generale intorno ai 4-6 mesi, ma c’è una grande variabilità. La cosa più importante a questa età è di regolarizzare gli orari: ora in cui metterlo a dormire, ora in cui svegliarlo, orario dei pasti regolare. Un’altra cosa molto importante è esporlo alla luce durante il giorno e giocare in queste ore, mentre si dovrebbe ridurre le attività verso sera e cercare di evitare luci intense.

Perché il bambino inizia a piangere in maniera inconsolabile la sera?

Contemporaneamente all’acquisizione di un ritmo circadiano (ovvero caratterizzato da un periodo di 24 ore, dal latino circa diem, intorno al giorno) e all’adattamento al ciclo luce-buio, il bambino, che passa una giornata calma e regolare, la sera si innervosisce ed inizia a piangere. Queste fasi vengono comunemente identificate come dolori addominali o coliche gassose del primo trimestre; non sappiamo se effettivamente ci sia un dolore addominale ma è tuttavia chiaro che i bambini che presentano questo disturbo in maniera intensa, saranno dei bambini che avranno probabilmente maggior difficoltà nel sonno. Queste manifestazioni sono legate alla maturazione dei meccanismi che predispongono al sonno e sono la manifestazione della normale fase di iperattività alla fine della giornata che corrisponde al periodo di massima vigilanza dell’adulto; la comparsa tra 3 e 4 settimane di vita di una lunga fase di veglia che si verifica tra le 17 e le 22 è il primo segno che il bambino inizia ad assumere una ritmicità circadiana. In alcuni bambini queste fasi sono lievi e di breve durata, in altri sono prolungate e si possono protrarre a lungo, anche fino a tarda notte; in altri ancora si verificano in orari più tardivi. E’ in questa fase che il ritmo circadiano del bambino si stabilizza ed è perciò estremamente importante controllare questi stati di agitazione; bisogna creare un ambiente tranquillo, poco luminoso, senza stimolazioni ulteriori (tipo cullamento intenso); lasciatelo nel lettino in camera per dargli la possibilità di addormentarsi da solo.

E’ giusto dare da bere o da mangiare ogni volta che piange?

Nelle prime settimane di vita il ritmo del neonato è regolato dai bisogni interni e può essere giusto alimentarlo ad ogni risveglio. Dopo i 4-6 mesi di vita non ha più bisogno di mangiare durante la notte se di giorno fa dei pasti regolari; quindi non si dovrebbe dare da bere o mangiare se si sveglia; la grande quantità di liquidi che alcuni bambini ingeriscono durante la notte, specie se a base di tisane, aumentano la diuresi ed il bambino si bagnerà più spesso, e di conseguenza tenderà a svegliarsi più spesso e a piangere. Oltre al fatto che a lungo andare il biberon diventerà il mezzo esclusivo per addormentarsi e che il bambino si sveglierà perché “è abituato a bere durante la notte”.

E’ giusto usare sciroppi o tisane o erbe per farlo dormire?

No. Sia i “cosiddetti rimedi naturali” che i farmaci sono da evitare sotto i due anni di età. Spesso non risolvono il problema o questo si ripresenta una volta interrotta la somministrazione. Possono dare un effetto paradosso, cioè eccitare invece di calmare. A questa età l’insonnia nella maggior parte dei casi è legata ad un mancato adattamento ai ritmi normali o a dei condizionamenti o circoli viziosi che vanno modificati per poter risolvere il problema. E’ inoltre importante ricordare che nessun farmaco dovrebbe essere somministrato al bambino senza il preventivo parere del pediatra, che, in determinate situazioni, potrà eventualmente valutare l’opportunità di ricorrere ad una terapia farmacologica.

Esistono fasi dello sviluppo che sono momenti chiave per l’acquisizione di un buon sonno?

Sì. Due momenti dello sviluppo sono estremamente importanti per l’acquisizione di un corretto ritmo circadiano e di un buon sonno.

  • a 3-4 mesi quando il bambini inizia ad essere influenzato dagli stimoli ambientali e gradualmente si adatta al ciclo luce-buio di 24 ore. Il bambino va esposto alla luce solare di giorno e mantenuto in penombra o al buio la notte; vanno ridotti gli stimoli esterni mentre spesso la sera, con il papà e la mamma che ritornano a casa dal lavoro, diventa invece una occasione di eccitazione e di gioco. Cercate di stabilire degli orari fissi per l’addormentamento e per il risveglio;
  • a 8-9 mesi compare l’angoscia dell’estraneo e aumenta l’ansia di separazione: è una fase evolutiva normale del bambino che si accompagna ad aumento fisiologico dei risvegli.

Cosa fare se il bambino ha difficoltà ad addormentarsi?

Cercate di instaurare un rituale fisso, che il bambino associerà con il momento per rilassarsi ed andare a dormire. Cantare una ninna-nanna o effettuare le operazioni di pulizia, (bagnetto, cambio pannolino, ecc.) possono costituire un buon segnale per il bambino. Cercate sempre di metterlo nel lettino o nella culla ancora sveglio. Lasciate il tempo al bambino di addormentarsi da solo. Gia intorno ai 4-6 mesi si può iniziare con queste pratiche. Il muoversi o piagnucolare o vocalizzare non significa che il bambino sia sveglio o voglia essere preso in braccio; in questo caso l’attesa per vedere quello che succede è fondamentale: bisogna dare il tempo al bambino di farci capire cosa vuole. Spesso il bambino si addormenterà da solo senza aiuto.

Cosa fare se il bambino ha l’angoscia di separazione (paura di addormentarsi e separarsi dalla madre)?

Intorno agli 8-9 mesi si verifica un aumento fisiologico dei risvegli notturni in relazione alla fase di sviluppo chiamata “angoscia dell’estraneo” che corrisponde ad una angoscia di separazione dalla madre. Il bambino piange e si dispera se la madre è distante da lui e cerca continuamente il contatto visivo o fisico. E’ un momento estremamente importante anche per acquisire un buon sonno.
Si può adottare la tecnica del “minimal checking” che consiste nell’instaurare il solito rituale per l’addormentamento e lasciare la stanza ma tornare a controllare il bambino ogni 2-3 minuti, anche se non piange o chiama; quando si entra nella stanza bisogna tranquillizzarlo parlandogli dolcemente e uscire di nuovo dalla stanza, senza aspettare che si addormenti; si deve continuare fino a che non si addormenta. La stessa tecnica va adottata durante i risvegli notturni, ma vedrete che non sarà necessario fare molti controlli notturni.

Cosa fare per i risvegli notturni o se il bambino lotta contro il sonno?

E’ estremamente difficile adottare delle tecniche perché ogni bambino e ogni genitore hanno un diverso modo di comportarsi al momento dell’addormentamento e dei risvegli notturni; pertanto ogni intervento va individualizzato sulla singola coppia genitore-bambino. Oltre al minimal checking, una tecnica generale può essere quella dell’estinzione graduale. Questa consiste nel cercare di ottenere il comportamento desiderato tramite piccole conquiste successive, come abituare il bambino alla progressiva distanza dai genitori al momento di andare a letto o durante i risvegli.

Se il bambino comincia a piangere o a chiamare, aspettate 30 secondi poi entrate nella stanza tranquillizzatelo con il minimo di interazione reciproca ed uscite dalla stanza quando il bambino è ancora sveglio. Ad ogni chiamata successiva allungate progressivamente l’intervallo di tempo passando a 1 minuto, poi 2 minuti e così via, finché il bambino si addormenta da solo. La notte successiva raddoppiate il tempo di attesa e continuate così. Dopo una settimana le cose dovrebbero migliorare. Mettete sempre una piccola luce e date la possibilità al bambino di controllare l’ambiente circostante. Non fatevi venire i sensi di colpa perché il bambino piange e voi non intervenite. Non creerete nessun trauma psicologico al vostro figlio. Se sarete costanti otterrete il risultato aspettato.

Centro del Sonno per l'Età Evolutiva Sapienza – Università di Roma

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