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Anemia da carenza di ferro nel bambino: quali sono i sintomi, come si cura

L’anemia è una condizione caratterizzata dalla riduzione del contenuto di emoglobina (Hb, dall’inglese Hemoglobin) nel sangue.

Il sangue è costituito essenzialmente da una componente fluida (plasma) e da una componente cellulare (globuli rossi o eritrociti, globuli bianchi o leucociti, e piastrine). I globuli rossi contengono una proteina particolarmente importante chiamata emoglobina che ha la funzione di trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti e, dopo averlo ceduto, di “recuperare” l’anidride carbonica – un prodotto di scarto del metabolismo cellulare – e riportarla ai polmoni (da dove poi verrà espulsa con la respirazione).

Quali valori di emoglobina indicano che il bambino è anemico

Nel bambino, i valori di riferimento al di sotto dei quali si parla di anemia cambiano in relazione all’età (a differenza dell’adulto) e vanno valutati attraverso delle tabelle specifiche.

Nella tabella che segue sono riassunti, per età, i valori di emoglobina media (valore “normale”) e i valori che invece corrispondono ad anemia.

Valori di emoglobina in base all’età per bambini e adolescenti

età

Hb media (g/dl)

Valori di Hb (g/dl)che

corrispondono ad anemia

neonato (a termine)

16,5

< 13,5

1 mese

13,9

<10,7

2 mesi

11,2

<9,4

3 a 6 mesi

11,5

<9,5 g

6 mesi a 2 anni

12

<10,5

2 a 6 anni

12,5

<11,5

6 a 12 anni

13,5

<11,5

12 a 18 anni – Maschi

14,5

<13 g

12 a 18 anni – Femmine

14 g

<12 g

Anemia sideropenica (o da carenza di ferro): la più frequente nei bambini

Esistono molte cause di anemia, ma l’anemia sideropenica o “da carenza di ferro” è la forma più frequente in età pediatrica, soprattutto nel primo anno di vita.

Perché la carenza di ferro può determinare anemia

All’interno dell’emoglobina è presente il gruppo eme, contente ferro: è proprio il ferro che conferisce all’emoglobina la capacità di trasportare e cedere ossigeno ai tessuti. Una carenza di ferro può determinare una riduzione della produzione di emoglobina e quindi la condizione di anemia.

Bisogna ricordare che il ferro è un elemento presente, oltre che all’interno dell’emoglobina, anche in moltissimi altri enzimi del nostro organismo. Quindi una carenza  di ferro non solo predispone all’anemia ma può anche condizionare il corretto sviluppo psicomotorio del bambino, soprattutto nei primi anni di vita.

Perché è così frequente la carenza di ferro in età pediatrica

Durante la crescita il fabbisogno di ferro dell’organismo è molto elevato. Basti pensare a come è rapida la crescita del bambino e che il volume ematico (del sangue) raddoppia nel primo anno di vita.

La carenza di ferro può avere diverse cause.

Ridotta introduzione con la dieta

Quello che accade più frequentemente nel bambino è una scarsa introduzione di ferro con la dieta, non sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell’organismo. I momenti più critici sono il primo anno di vita e l’epoca puberale, periodi caratterizzati da un rapido accrescimento.

Nel primo semestre di vita la quantità di ferro disponibile dipende esclusivamente da due risorse: il latte (materno o formula) e il ferro di riserva presente alla nascita.
Nel latte materno la quantità di ferro presente non è molto elevata (in media 0,5 mg/l) ma è molto biodisponibile, cioè è assorbito per una buona parte. Il lattante sano, nato a termine ed allattato al seno, generalmente è protetto dalla carenza di ferro fino al sesto mese di vita. Nei latti in formula invece la quota assorbibile di ferro è inferiore, ma generalmente le formulazioni sono “arricchite” con una maggiore quantità di ferro che ne evita la carenza (fino a 12 mg/l). 

Dal momento dello svezzamento sarà una dieta varia e ricca a fornire all’organismo il ferro necessario.

La carenza di ferro nel primo anno di vita è generalmente provocata da un allattamento materno protratto oltre i sei mesi senza introduzione delle prime pappe e senza adeguata supplementazione di ferro, oppure da una introduzione precoce del latte vaccino (latte di mucca che si acquista al supermercato), che è povero di questo minerale e non andrebbe mai dato prima dell’anno di vita.

Negli anni successivi, soprattutto in epoca adolescenziale, alla base della carenza vi sono in genere diete poco varie o di esclusione, povere di carne e di vegetali ricchi in ferro.

Età

Quantità giornaliera di ferro

raccomandata

7 – 12 mesi

11 mg

1 – 3 anni

7 mg

4 – 8 anni

10 mg

9 – 13 anni

8 mg

14 – 18 anni, femmine

15 mg

14 – 18 anni, maschi

11 mg

Ridotto deposito pre-natale di ferro

E’ una condizione frequente nel bambino nato pretermine poiché circa l’80% del ferro di riserva presente alla nascita viene acquisito dal feto attraverso la placenta nel terzo trimestre di gravidanza. Ridotti depositi di ferro alla nascita si verificano anche in caso di carenza di ferro nella mamma durante la gravidanza, disfunzioni della placenta, nelle gravidanze gemellari o nei neonati in cui si verificano sanguinamenti durante o dopo il parto.

Ridotto assorbimento di ferro

Si verifica nelle sindromi da malassorbimento, come la celiachia, nelle malattie infiammatorie croniche dell’intestino o in caso di infezioni da Helicobacter Pylori. 

Aumentata perdita di ferro

Si verifica con la perdita di sangue evidente (come nel caso di mestruazioni abbondanti in giovani adolescenti) oppure occulta, non evidente (come in caso di allergia alle proteine del latte vaccino nel primo anno di vita, ernia iatale, diverticolo di Meckel, parassitosi intestinali).

I sintomi dell’anemia da carenza di ferro: come riconoscerla

L’anemia sideropenica si sviluppa in genere lentamente, man mano che i depositi di ferro dell’organismo si esauriscono. Talvolta i sintomi di anemia possono essere poco evidenti, anche con valori di emoglobina molto bassi, poiché l’organismo si adatta progressivamente.

Ecco a quali sintomi occorre fare attenzione.

Stanchezza, irritabilità, mal di testa, rallentamento della crescita

I segni che possono allarmare la mamma sono una minore vivacità del piccolo, che appare più facilmente stanco e irritabile, uno scarso appetito o un frequente mal di testa.  Si può anche verificare inoltre un rallentamento della crescita.

Pallore

Il pallore si riscontra più precocemente a livello delle mucose della bocca e delle congiuntive (a livello delle palpebre inferiori) e solo nelle fasi più avanzate a livello cutaneo.

Fragilità di capelli, unghie

Segni caratteristici della carenza di ferro possono essere una fragilità dei capelli e delle unghie, che appaiono assottigliate e nelle forme più gravi concave (coilonichia).

Fessurazione agli angoli della bocca e afte

Gli angoli della bocca possono apparire irritati e talvolta con piccole fessurazioni (cheilite angolare); si può anche verificare una irritazione della mucosa della lingua (glossite) oppure formazioni di afte.

Alterazioni del comportamento alimentare

Un segno particolare di carenza di ferro può anche essere una alterazione del comportamento alimentare del piccolo che si manifesta con la voglia insolita di mangiare sostanze non nutritive, come vernici o ghiaccio o cose sporche come carta, terra, gesso (picacismo).

Disturbi del sonno

Una carenza di ferro inoltre può provocare disturbo del sonno con movimenti esagerati delle gambe (“gambe senza riposo”) durante la notte.

Tachicardia, tachipnea e astenia

Nelle forme più gravi di anemia possono comparire un aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) e del respiro (tachipnea) ed una marcata stanchezza (astenia).

Come si fa la diagnosi di anemia sideropenica

Se il pediatra sospetta un’anemia da carenza di ferro, per la conferma diagnostica prescriverà un esame del sangue emocromicitometrico (o semplicemente emocromo) per la valutazione dell’anemia e dosaggio del ferro, della transferrina e della ferritina per la valutazione dello stato del ferro.

Esami per la diagnosi di anemia (Hb, MCV,MCH, reticolociti)

Per la diagnosi di anemia occorre valutare:

  • i livelli di emoglobina: come abbiamo visto, al di sotto di determinati valori, diversi a seconda dell’età, il bambino è definito anemico;
  • il volume corpuscolare medio (o MCV dall’inglese Mean Corpuscular Volume), che ci indica la dimensione dei globuli rossi. In caso di anemia, il globulo rosso sarà più piccolo (anemia microcitica);
  • il contenuto di emoglobina nei globuli rossi (o MCH dall’inglese Mean Cellular Hemoglobin), che in caso di anemia sarà basso (anemia ipocromica);
  • la conta dei reticolociti circolanti, che rappresentano la forma immatura dei globuli rossi, presenti in numero ridotto in caso di anemia (anemia iporigenerativa);
  • piastrine (PLT): in caso di anemia l’emocromo può rilevare anche un aumento delle piastrine. 

Esami per la diagnosi di anemia da carenza di ferro (assetto marziale: sideremia, transferrinemia, ferritinemia)

In realtà l’esame emocromocitometrico non è sufficiente per diagnosticare l’anemia da carenza di ferro; sono necessari anche esami relativi al metabolismo del ferro nel nostro organismo, definiti come assetto marziale:

  • sideremia: indica il “ferro circolante” legato alla transferrina. In caso di anemia da carenza di ferro è generalmente (ma non sempre) ridotta;
  • transferrinemia: la transferrina è una proteina presente nel sangue deputata al trasporto del ferro in circolo. In presenza di una anemia da carenza di ferro, il valore della transferrina libera (cioè non legata al ferro) sarà più alta rispetto al normale;
  • ferritinemia: la ferritina è la principale proteina di deposito del ferro, pertanto la sua concentrazione nel sangue indica quante riserve di ferro ha il nostro organismo. In presenza di anemia sideropenica, la ferritinemia  è ridotta. Per avere un valore attendibile è consigliabile eseguire il dosaggio della ferritina quando il bambino sta bene, perché la ferritina aumenta in caso di stati infiammatori (per esempio in caso di malattie febbrili).

Come si cura l’anemia da carenza di ferro

Se gli esami del sangue documentano un’anemia da carenza di ferro, è necessaria la somministrazione di ferro. Il dosaggio è sempre definito dal pediatra (in base al peso del bambino: si somministrano 3 mg per ogni kg). In commercio sono presenti numerose formulazioni: sarà sempre il pediatra a prescrivere quella più adatta (in età pediatrica, sono preferibili i preparati contenenti un sale ferroso: solfato, fumarato, gluconato).

E’ bene che i genitori ricordino che il ferro è meglio assorbito se somministrato lontano dai pasti e se assunto insieme ad una bevanda contenente vitamina C, come la spremuta d’arancia.

La terapia va continuata per almeno 3 mesi dopo la normalizzazione del valore dell’emoglobina (in media servono 3-6 mesi di terapia).

Come si previene l’anemia da carenza di ferro

La profilassi viene effettuata nel primo anno di vita, su indicazione del pediatra, in quelle condizioni che predispongono alla carenza di ferro:

  • nel neonato pretermine (nato prima della 37 settimana) o di basso peso alla nascita (inferiore a 2,5 kg): a partire dalla terza settimana di vita e fino all’anno è raccomandata la somministrazione di 2mg/kg al giorno, che possono essere aumentati a 3/4 mg/kg al giorno per i neonati con peso molto basso alla nascita (inferiore a 1,5 kg);
  • nei lattanti alimentati esclusivamente al seno: a partire dal quarto mese di vita e fino a quando non è garantita una adeguata introduzione di ferro con gli altri alimenti, è raccomandata la somministrazione di un supplemento di ferro di 1mg/kg al giorno.

In tutti gli altri casi, un corretto svezzamento e semplici accorgimenti saranno sufficienti ad evitare la carenza di ferro:

  • non prolungare l’allattamento esclusivo al seno oltre il 6 mese di vita;
  • se il lattante non è alimentato al seno, prediligere formule rinforzate con ferro;
  • non introdurre il latte vaccino prima dei 12 mesi di vita;
  • promuovere un’alimentazione con cibi contenti ferro. Con la dieta si assumono due tipi di ferro: il ferro eme che si trova negli alimenti di origine animale (carni rosse magre, tacchino, pollo, pesci come tonno, merluzzo, salmone) di più facile assorbimento da parte dell’intestino, e il  ferro non-eme, di origine vegetale contenuto nei cereali, legumi e nelle verdure, che è meno assorbibile. Per favorire l’assorbimento anche del ferro vegetale, è utile associare questi alimenti con degli altri contenenti vitamina C (presente in agrumi, uva, kiwi, peperoni, pomodori, cavoli, broccoli, lattuga). Utili accorgimenti possono essere condire la verdura con il limone o la macedonia con succo di limone o di arancia;
  • evitare l’assunzione di cibi contenenti ferro in associazione a sostanze che ne riducono l’assorbimento, ad esempio cibi contenti calcio (latte o formaggi) e tanniti (thè, cioccolato).

Diete vegetariane o vegane e carenze nutrizionali

Particolare attenzione va posta ai bambini che praticano diete vegetariane o vegane: in questi casi è indispensabile una stretta collaborazione tra la famiglia e il pediatra per evitare la comparsa di deficit nutrizionali.


Articolo scritto in collaborazione con il Dr. Giuseppe Longobardi