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Ingorgo mammario: come riconoscerlo e risolverlo

Cos’è l’ingorgo mammario

L’ingorgo mammario è un aumento patologico della ghiandola mammaria, caratterizzato da un ingrossamento delle mammelle che diventano gonfie, tese e dolenti, rendendo difficile l’allattamento al seno. L’ingorgo mammario infatti è una delle cause più frequenti di una precoce interruzione dell’allattamento e per tale motivo è particolarmente utile e importante  intervenire tempestivamente.

L’ingorgo mammario inoltre, se non adeguatamente trattato, può portare alla mastite, ovvero una infiammazione della ghiandola mammaria (il ristagno di latte nei dotti galattofori diventa infatti terreno fertile per la proliferazione dei batteri).

L’ingorgo mammario non deve essere confuso con una condizione molto frequente, cioè il turgore mammario, che è dovuto invece ad un aumento fisiologico della ghiandola mammaria, legato alla produzione del latte nei primi giorni di allattamento. In questa fase è quindi del tutto normale che il seno sia turgido e solo lievemente dolente.

Ecco come distinguere il turgore mammario, dall’ingorgo mammario e dalla mastite.

TURGORE MAMMARIO
(fisiologico)
INGORGO MAMMARIO MASTITE
Mammelle piene, pesanti e lieve dolorabilità. Mammelle e\o areola dure, dolenti. Dolore intenso, a volte con irradiazione.
Generalmente inizia 2-3 giorni dopo il parto. In genere 4-6 giorni dalla nascita, ma anche successivamente. Generalmente entro i primi 2-3 mesi dalla nascita.
Generalmente sono interessati entrambi i seni. Generalmente sono interessati entrambi i seni. Generalmente interessato un solo seno o, più spesso, una sola parte.
Le mammelle sono soffici quando vengono compresse, la cute è normale. Mammelle gonfie, sensibili, non comprimibili e dolenti, la cute è lucida o poco arrossata. La cute del seno interessato è localmente molto calda e arrossata.
Assenza di febbre e di dolore intenso. A volte febbricola, malessere. Febbre anche elevata, malessere, astenia, dolori muscolari.
Il latte fuoriesce facilmente. Il latte fuoriesce con molta difficoltà, a gocce. Dolore molto intenso durante allattamento.
Il capezzolo è normale. Il capezzolo è appiattito, retratto. Il capezzolo non è generalmente interessato.
Nessuna complicazione, tendenza alla risoluzione spontanea. Possibili complicazioni: danneggiamento del capezzolo, mastite, formazione di ascessi, riduzione della produzione di latte. Necessità di terapia farmacologica.

Le cause dell’ingorgo mammario

Mentre il turgore mammario è dovuto alla produzione di latte nei primi giorni dell’allattamento, l’ingorgo è causato da un accumulo di latte all’interno degli alveoli (piccolissimi contenitori di latte) che prima si gonfiano e poi si rompono con successivo edema della mammella, che quindi si gonfia, diviene tesa, lucida e dolente. In particolare possono essere coinvolti l’areola (l’aria più scura alla base del capezzolo) ed il capezzolo stesso che si ritrae, rendendo particolarmente difficoltosa la suzione da parte del neonato.

Cosa fare per prevenire l’ingorgo mammario

  • Allattare precocemente, frequentemente e senza restrizione per favorire una corretta rimozione del latte.
  • Svuotare completamente un seno, prima di offrire l’altro al bambino; la volta successiva, iniziare la poppata dal seno con cui si è terminata la poppata precedente.
  • Allattare in un posto tranquillo.
  • Rilassarsi (può essere d’aiuto una doccia tiepida, applicare qualcosa di caldo alla schiena, fare esercizi di respirazione tranquilla, bere una bevanda calda).
  • Ammorbidire e massaggiare areola e capezzolo per favorire la emissione del latte.
  • Iniziare l’allattamento ai primi segni del bambino, senza aspettare che sia completamente affamato ed inizi a piangere in modo disperato, e si possa quindi attaccare meglio.
  • Favorire il contatto “pelle a pelle” madre – bambino.
  • Assicurarsi che il bambino sia correttamente posizionato durante la poppata.
  • Assicurarsi che stia realmente succhiando e deglutendo.
  • Usare la tecnica della compressione del seno nel caso non stia effettivamente succhiando (mantenere il seno con la mano a “C” o “U”, comprimere il seno quando la suzione è meno efficace, rilasciare la compressione quando il bimbo deglutisce).
  • Nel caso il seno sia ancora pieno e teso dopo la poppata, praticare una spremitura manuale per eliminare il latte residuo ed applicare un impacco freddo solo per pochi minuti (non a diretto contatto della pelle!)
  • Usare un reggiseno adatto, non comprimente.

Cosa fare in caso di ingorgo mammario

  • Allattare molto spesso, almeno 8-10 volte al giorno, incluso la notte, fino a che persiste l’ingorgo.
  • Usare analgesici (paracetamolo o ibuprofene) sotto controllo medico, se necessario.
  • Svuotare bene il seno ad ogni poppata, possibilmente manualmente (o eventualmente con uso di tiralatte, se necessario).
  • Per svuotare il seno, senza spremiture manuali o uso di tiralatte, si può provare il “metodo della bottiglia”: riempire una bottiglia, ben pulita e a collo largo (tipo quelle delle passate di pomodoro o dei succhi di frutta grandi), inizialmente con un po’ di acqua calda (per farla intiepidire e non rischiare una rottura del vetro), poi svuotarla e riempirla di acqua bollente ed attendere qualche minuto. Svuotare la bottiglia e raffreddare solo il collo della bottiglia sotto un getto di acqua fredda. Appoggiare il collo della bottiglia al seno, facendolo ben aderire all’areola: si creerà nel giro di pochi secondi un “effetto sottovuoto” che estenderà il capezzolo e provocherà la fuoriuscita spontanea del latte. Perché sia efficace, e per evitare possibili scottature, è necessario seguire attentamente una serie di passaggi, descritti in un video sul sito della Lega per il latte italiana.
  • L’applicazione di impacchi caldi (ma non troppo!) prima delle poppate per favorire l’emissione del latte, e di impacchi freddi dopo le poppate per ridurre l’edema (es. applicare una busta di piselli surgelati avvolta in un panno per alcuni minuti) può contribuire in alcuni casi a ridurre l’ingorgo.
  • Applicazione di foglie di cavolo verde: molte donne hanno sperimentato che l’applicazione di foglie di cavolo sul seno ha portato ad una riduzione dell’ingorgo. Nel caso si vogliano utilizzare è importante seguire una corretta igiene: lavare bene le foglie sotto acqua corrente fredda, lavare bene le mani prima e dopo l’applicazione. Le foglie andranno applicate sul seno (e mantenute a contatto della pelle dal reggiseno) a mo’ di impacco, per circa un’ora, un paio di volte al giorno. E’ importante sottolineare che le foglie vanno applicate sul seno (e non sull’areola o sul capezzolo) e che l’applicazione è consigliata solo se la cute del seno è integra, non presenta cioè lesioni.
  • Praticare il metodo della “pressione inversa”, ideato da K.J. Cotterman, una consulente per l’allattamento statunitense. Una pressione gentile viene applicata dalla madre distesa, ponendo i polpastrelli delle dita attorno alla base del capezzolo, cioè sull’areola, e ruotandoli in tutte le direzioni. La pressione spinge l’edema delicatamente verso la base e la parte alta del seno, ammorbidendo l’areola e rendendo quindi possibile l’attaccamento del bambino.

La prevenzione rimane il punto fondamentale, ma in caso di ingorgo rivolgersi al proprio pediatra o ad una consulente per l’allattamento (per es. della Lega per il latte italiana).

Pediatra di Famiglia a Santa Maria Capua Vetere (CE) – ASL Caserta – Regione Campania

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