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Gravidanza e vaccini: guida per una scelta sicura

donna incinta distesa nel prato con suo figlio

Alcune malattie, come la rosolia, il morbillo, la varicella e l’epatite B, se contratte durante la gravidanza, possono provocare malformazioni e problemi al feto. Per questo motivo, prima di pianificare una gravidanza, è importante conoscere la propria situazione immunitaria nei confronti delle malattie prevenibili con vaccino e provvedere per tempo (almeno un mese prima del concepimento) ad effettuare le vaccinazioni necessarie o ultimare i richiami mancanti.

Anche durante la gravidanza la vaccinazione resta un importante strumento per proteggere la mamma ed il nascituro da alcune malattie.

Ma i vaccini possono essere pericolosi per la gestante ed il bambino in grembo? In questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza su questo importante tema.

Alcune credenze da sfatare

La storia delle vaccinazioni alle madri in gravidanza inizia già nel XIX secolo quando, dopo la scoperta da parte di Jenner della vaccinazione contro il vaiolo, si accertò che la vaccinazione praticata alle madri proteggeva dal vaiolo il bambino in arrivo senza che si verificassero altri problemi né per la madre né per il figlio e senza conseguenze sulla gravidanza.

Dal XIX secolo ad oggi la ricerca scientifica ha compiuto molti progressi. Sono stati acquisiti dati inconfutabili sulla sicurezza, efficacia ed utilità dei vaccini.

Le vaccinazioni durante il periodo gravidico, tuttavia, sono sempre state, e sono tuttora, viste con sospetto per il timore che possano causare danni alla madre e al bambino.

Quali vaccinazioni è possibile fare in gravidanza

I vaccini in cui non sono presenti virus o batteri vivi (i cosiddetti vaccini inattivati) sono innocui e sicuri tanto per la mamma quanto per il bambino.

Fra i più comuni ricordiamo i vaccini per epatite A, epatite B, influenza stagionale, meningococco, papilloma virus umano, pertosse, pneumococco, difterite e tetano. Fra questi, quello contro l’influenza stagionale e la pertosse, come vedremo più avanti, sono raccomandati per le mamme in attesa. Gli altri, pur non essendo raccomandati, possono essere somministrati in totale sicurezza qualora, per particolari situazioni, se ne ravvisi la necessità (ad esempio il vaccino per il tetano per la gestione di una ferita a rischio infezione).

I vaccini contenenti microrganismi vivi attenuati, invece, non sono in genere consigliati in gravidanza. Appartengono a questo gruppo i vaccini contro la rosolia, il morbillo, la varicella, la parotite e altri vaccini per malattie più rare. Possono tuttavia essere utilizzati in caso di effettiva necessità, ad esempio su donne gravide in particolari situazioni epidemiche (è il caso del vaccino per la febbre gialla). Inoltre, l’aver effettuato inavvertitamente una di queste vaccinazioni in gravidanza non costituisce una indicazione alla interruzione volontaria della gravidanza. Dati significativi relativi a situazioni in cui sono stati somministrati vaccini contenenti microrganismi vivi attenuati a donne già gravide permettono infatti di affermare che questi vaccini sono privi di effetti collaterali di rilievo.

Quali vaccini sono raccomandati in gravidanza

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Società Italiana di Pediatria ed altri soggetti a livello internazionale che si occupano di salute pubblica, quali ad esempio American Academy of Pediatrics,  Centers for Disease Control – U.S. Departement of Health Sciences, World Association for Infectious Diseases ad Immuological Disorders, raccomandano l’uso esteso dei vaccini contro l’influenza stagionale e contro la pertosse per le donne in gravidanza.

Le mamme in attesa presentano infatti una risposta anticorpale sovrapponibile a quella delle donne non gravide raggiungendo livelli di immunità protettivi per la madre e per il bambino.

Perché vaccinare contro l’influenza le mamme in gravidanza?

La febbre di qualsiasi origine nella gravida (quindi anche quella dell’influenza che è molto elevata e dura diversi giorni) comporta un aumentato rischio di palatoschisi (una malformazione del palato), cardiopatie congenite e malattie neurologiche nel bambino.

La gravida, inoltre, tende a contrarre l’influenza in percentuale superiore e in forma più acuta rispetto  alle donne non gravide per una minore efficacia del sistema immunitario in questo periodo.

Gli studi effettuati, in particolare nel corso della pandemia di influenza H1N1 del 2010, hanno dimostrato che almeno il 20% delle morti in utero è causato dall’influenza.

Una recente analisi, condotta su 33 studi che hanno monitorato 1500 bambini le cui madri avevano contratto l’influenza in gravidanza, ha dimostrato che il 3,5 % di questi bambini ha presentato patologie gravi come idrocefalo, palatoschisi, malformazioni cardiache, intestinali e degli arti. Questa percentuale è molto più alta di quella di bambini le cui madri non hanno contratto l’influenza in gravidanza.

La madre vaccinata durante il periodo gravidico, infine, fornisce al bambino attraverso la placenta un tasso di anticorpi che risulta protettivo per almeno i primi sei mesi di vita periodo in cui è più elevato per il lattante il rischio di morte per influenza.

Il periodo di somministrazione ideale è da inizio novembre, quando viene messo in commercio il nuovo vaccino, a metà dicembre. 

Perché vaccinare contro la pertosse le mamme in gravidanza?

La pertosse rappresenta  una malattia grave se contratta nei primi 3 mesi di vita. Il 90% dei casi di morte per pertosse si verifica in questo periodo.

E’ stato provato che gli adulti vaccinati con vaccino antipertosse acellulare presentano mediamente, nel corso della vita, 3 infezioni dovute al batterio della pertosse. Queste infezioni successive, dovute al fatto che il vaccino non dà immunità permanente, si presentano spesso in modo asintomatico o tali da non essere riconosciute clinicamente. Gli adolescenti e gli adulti diventano quindi dei potenziali trasmettitori di pertosse al neonato con cui possono venire in contatto.  Non essendo possibile rivaccinare tutte le persone che avranno contatto con il lattante nei primi 3 mesi di vita, diventa necessario vaccinare la madre in gravidanza in modo che fornisca al bambino una quantità di anticorpi adeguata a proteggerlo nei primi mesi di vita in attesa che venga sottoposto alle vaccinazioni di legge e sviluppi la propria risposta immunitaria.

La vaccinazione deve essere praticata alla madre fra la 27^ e la 36^ settimana di gestazione: effettuarla in questo lasso di tempo garantisce al neonato una protezione per tutto il periodo di maggior rischio di mortalità.

Pediatra, esperto in omeopatia

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