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Allergia all’uovo

bambino sorridente mangia uovo alla coque

Cos’è l’allergia all’uovo

E’ una delle più comuni allergie alimentari. Consiste in un’allergia ad alcune proteine dell’uovo, tra cui quella sicuramente più frequentemente in causa è l’ovalbumina, contenuta nell’albume. Non vi è differenza, sul piano del potere allergizzante, tra uovo cotto e uovo crudo.
I bambini con allergia all’uovo devono evitare anche pollo, tacchino e carni di volatili in genere.
Le manifestazioni dell’intolleranza possono comparire alla prima assunzione dell’uovo. La positività del test cutaneo (Prick test) all’uovo può infatti essere presente anche nei primi mesi di vita, quando cioè ancora l’uovo non è stato assunto dal bambino, probabilmente perché la sensibilizzazione (cioè l’attivazione della risposta immunitaria contro l’alimento) è avvenuta durante la gravidanza, l’allattamento al seno o addirittura per via aerea. Questi bambini, con Prick test precocemente positivo all’uovo, debbono introdurre l’uovo solo in ambiente protetto (in ospedale, cioè), per il rischio di sviluppare reazioni intense sin dalla prima somministrazione dell’alimento.

Come per l’allergia al latte, i sintomi dell’allergia all’uovo tendono col tempo a scomparire, divenendo molto rari oltre il 4° anno di vita.

Questi bambini, come quelli allergici al latte, sono però a rischio (intorno al 50%) di sviluppare un’allergia ad inalanti, in particolare agli acari e al gatto.

I sintomi dell’allergia all’uovo

I sintomi possono essere:

  • cutanei (45-75% dei casi): orticaria, dermatite atopica;
  • gastrointestinali (50% dei casi): diarrea, vomito;
  • respiratori (10-40% dei casi): asma, rinite, tosse.

La diagnosi si basa sulla relazione tra sintomi e introduzione, eliminazione e reintroduzione (Test di provocazione) dell’uovo. I test (Prick e RAST), se positivi, esprimono solo la sensibilizzazione all’alimento (cioè il riconoscimento dell’alimento come estraneo da parte del sistema immunitario del soggetto), mentre non necessariamente “predicono” l’esistenza effettiva di una “malattia” (cioè di sintomi) riferibili all’uovo.

Cosa fare

Una volta fatta la diagnosi, la terapia si basa esclusivamente sull’abolizione temporanea, ma scrupolosa, dell’uovo e della carne di volatili dalla dieta, secondo le indicazioni del pediatra. La reintroduzione dovrà avvenire con tempi e modalità stabiliti dal pediatra, senza tentativi estemporanei da parte dei genitori: le eventuali reazioni, possibili per dosi anche piccolissime di proteine dell’uovo, potrebbero da un lato essere molto pericolose per il bambino, dall’altro confondere il quadro clinico e rendere più difficile la sua interpretazione da parte del medico.
Nonostante la consuetudine di attendere ad eseguire la vaccinazione antimorbillo-parotite-rosolia quando sia stato introdotto l’uovo nell’alimentazione del bambino, non esiste una correlazione tra l’esistenza di un’allergia all’uovo, anche se associata a Prick o RAST positivo per uovo, e un rischio di reazione a tale vaccinazione.

Prevenzione

La prevenzione viene consigliata nei casi di bambini a rischio di allergie: chi ha 2 parenti di 1° grado (genitori o fratelli) allergici o ha già presentato un’allergia al latte dovrà preferibilmente ritardare l’inserimento dell’uovo, come di altri alimenti a maggiore rischio di allergie, secondo le indicazioni del pediatra.

Importante anche, come si è detto, effettuare la prima somministrazione di uovo ad un soggetto con Prick positivo per uovo, in ambiente protetto.

In questi casi, i genitori selezioneranno con scrupolo, con l’aiuto del pediatra, i prodotti dietetici privi di uovo e, se necessario sempre su indicazione del pediatra, privi di carne di pollo, di tacchino e di mela.

E’ importante fare attenzione all’etichetta degli alimenti: i seguenti termini, tra gli ingredienti di un alimento, possono tradire la presenza nell’alimento stesso di proteine dell’uovo:

  • bianco d’uovo;
  • tuorloalbumina;
  • ovalbumina;
  • ovomucoidi;
  • maionese.