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La vaccinazione contro la difterite

neonato disteso con braccio tenuto fermo per la vaccinazione

Cos’è la difterite

La difterite è una grave malattia infettiva causata dall’azione di una tossina (tossina difterica) prodotta da batteri.

Il contagio avviene attraverso le goccioline di saliva o le secrezioni nasofaringee ed oculari.
Il periodo di incubazione è di 2-5 giorni. I soggetti che, in seguito alla diagnosi, hanno intrapreso una terapia antibiotica adeguata non sono più contagiosi dal 4° giorno dall’inizio della terapia. I soggetti non trattati possono essere contagiosi anche per 2 settimane dall’inizio della malattia.
Solitamente la difterite inizia con mal di gola, febbre moderata, tumefazione del collo.
Molto spesso i batteri della difterite si moltiplicano nella gola (faringe) dove si viene a formare una membrana di colore grigiastro che può soffocare la persona colpita dalla malattia. A volte queste membrane si possono formare anche nel naso, sulla pelle o in altre parti del corpo.
La tossina difterica, diffondendosi tramite la circolazione sanguigna, può causare paralisi muscolari, lesioni a carico del muscolo cardiaco con insufficienza cardiaca, lesioni renali, fino a provocare la morte della persona colpita.
La letalità della difterite è di circa il 5% e in molti casi, nei sopravvissuti, permangono danni permanenti a carico di cuore, reni, sistema nervoso.
In Italia, prima dell’avvento della vaccinazione di massa (al termine della seconda guerra mondiale) si registravano annualmente alcune decine di migliaia di casi di difterite con più di mille morti ogni anno.
I casi di malattia si sono ridotti, fino a scomparire quasi del tutto alla fine degli anni ’70, dopo che la vaccinazione antidifterica è stata praticata in forma estensiva in associazione con quella antitetanica.
Nei paesi dell’ex Unione Sovietica dove la vaccinazione viene praticata in maniera inadeguata si verificano ancora decine di migliaia di casi con numerosi decessi.

Il vaccino antidifterico

Il vaccino antidifterico, disponibile fin dal 1920, è costituito da anatossina difterica, cioè dalla tossina originaria resa innocua mediante procedimenti chimici che conservano però la sua capacità di stimolare la produzione di anticorpi protettivi (analogamente a quanto accade per l’anatossina tetanica).
Il vaccino antidifterico è stato a lungo combinato con il vaccino antitetanico, al quale si accomuna per modo e calendario di somministrazione, e con il vaccino antipertossico acellulare (DTPa, ovvero vaccino antidifterite-tetano-pertosse acellulare).
Attualmente è usato nella forma combinata con gli altri vaccini indicati per l’immunizzazione dei nuovi nati.

Chi vaccinare

I neonati e i bambini di età inferiore ai sette anni dovrebbero ricevere il vaccino in associazione con gli altri vaccini obbligatori e raccomandati.
La vaccinazione inizia ai due mesi di età.
I vaccini per la pertosse non sono attualmente raccomandati per i bambini dopo il settimo compleanno, per cui i richiami oltre questa età vengono eseguiti solo con vaccino Td (tetano-difterite adulti).

Chi non vaccinare

Non devono ricevere il vaccino antidifterite-tetano-pertosse acellulare (DTPa) i bambini con:

  • reazioni moderate o serie dopo aver utilizzato in passato il vaccino DTP o DTPa;
  • reazioni allergiche gravi a componenti del vaccino;
  • problemi neurologici non stabilizzati.

Questi bambini possono essere vaccinati con il solo vaccino difterite-tetano (DT)
Le persone che sono moderatamente o seriamente malate devono riferirlo al medico prima di eseguire qualsiasi vaccino.
Dopo i 7 anni di età la vaccinazione antipertosse non è più raccomandata. Gli attuali vaccini non possono essere usati negli adolescenti e negli adulti perché gli effetti collaterali del vaccino sono più frequenti. Sta per rendersi disponibile un vaccino che può essere usato negli adolescenti e negli adulti.

Dosi e calendario

Il ciclo di base è costituito da tre dosi di vaccino, da praticare entro il primo anno di vita del bambino (al terzo, quinto e undicesimo mese) contemporaneamente alle altre vaccinazioni infantili; una quarta dose di richiamo (insieme con i vaccini antitetanico e pertossico) viene proposta nel sesto anno.
Ulteriori richiami sono quindi previsti, per conservare una buona immunità, con cadenza decennale con il vaccino Td (tetano-difterite adulti). Per quanto riguarda gli adulti, il ciclo comprende tre dosi di cui le prime due praticate a distanza di circa due mesi l’una dall’altra e la terza a distanza di 6-12 mesi dalla seconda.
I richiami sono previsti ogni dieci anni.

Efficacia

La vaccinazione antidifterica, a ciclo ultimato, conferisce una protezione pressoché totale.

La durata della protezione nel tempo è molto lunga e ulteriormente garantita dall’esecuzione dei richiami decennali.

Effetti collaterali

Circa la metà dei bambini che ricevono il vaccino DTPa non ha nessuna reazione avversa e la maggior parte degli altri bambini ha solo reazioni lievi.
Le reazioni lievi comprendono dolore nel punto dove l’iniezione è stata eseguita, febbre, irrequietezza riduzione dell’appetito, stanchezza e vomito. Alcuni bambini possono sviluppare un gonfiore temporaneo del braccio o della gamba dove l’iniezione è stata eseguita.
Questa reazione è più comune dopo la quarta dose di DTPa.
Questi eventi avversi possono verificarsi subito dopo la vaccinazione e durare fino a un paio di giorni.

In caso di reazioni lievi:

  • dare da bere molti liquidi;
  • non vestire troppo il bambino se è caldo;
  • usare farmaci a base di paracetamolo (non a base di acido acetilsalicilico) o panni freddi , se necessario, per ridurre la febbre o il dolore;
  • nel caso in cui i sintomi si protraggano per più di due giorni, può essere opportuno consultare il vostro medico per verificare se si tratti di un comune effetto collaterale della vaccinazione o se i sintomi siano da riferire ad un’altra malattia.

In rari casi (circa l’1%) il bambino ha una reazione moderata. Le reazioni moderate comprendono pianto prolungato, febbre oltre i 40°C, convulsioni, oppure il bambino inizia a zoppicare, impallidisce ed è meno vigile.

In casi estremamente rari (molto meno di 1 ogni 10.000, cioè in circa 0,003%) i bambini possono avere reazioni gravi. Le reazioni gravi comprendono difficoltà respiratorie e shock, severo interessamento cerebrale (convulsioni prolungate, coma o perdita di coscienza).

Se si verifica una reazione moderata o grave, dovete rivolgervi immediatamente al vostro medico o al Pronto Soccorso.

Pediatra di Famiglia a Cantù (CO) - Agenzia di Tutela della Salute dell'Insubria, Regione Lombardia. Tutor di Pediatria per il corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Milano Bicocca.

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