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Vaccinazioni: vero o falso?

Negli ultimi anni si è molto diffusa anche in Italia quella che nei paesi anglosassoni e negli USA viene definita Vaccine Hesitancy” , “esitazione vaccinale” in italiano, termine che comprende i concetti di indecisione, incertezza, ritardo o riluttanza dei genitori a vaccinare i propri bambini. Questo gruppo molto numeroso e variegato di genitori comprende genitori contrari alle vaccinazioni per motivi culturali e filosofici, genitori che vorrebbero vaccinare i bambini quando sono più grandi, altri che vorrebbero che i vaccini fossero somministrati uno alla volta e non in associazione e altri ancora che vorrebbero vaccinare i loro bambini ma sono spaventati dai gravi effetti collaterali riportati dalle tante false informazioni che circolano, soprattutto sul web.

Di seguito alcune delle affermazioni più frequenti riguardanti i vaccini e alcune  informazioni che possono aiutare i genitori a vivere con maggiore serenità e consapevolezza questo importantissimo momento di prevenzione che il sistema sanitario nazionale offre gratuitamente in difesa della salute dei loro bambini.

 

Le malattie infettive stavano già scomparendo prima dell’introduzione dei vaccini.

FALSO.

La poliomielite, ad esempio, è sempre esistita e fino agli anni ’50-’60, in cui in Europa c’era già stato un netto miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie,  si sono verificate epidemie di questa terribile malattia. Con l’introduzione del vaccino negli anni ’60 si è assistito ad una graduale scomparsa.

Per contro, di recente in paesi come le ex-repubbliche sovietiche, Siria, Francia e USA, in cui per motivi economici, culturali o per guerre in atto le vaccinazioni sono state sospese, sono ricomparse malattie come poliomielite, difterite ed epatite B.

 

I vaccini non contengono più ingredienti e additivi pericolosi.

VERO.

I vaccini contengono:

  • un microrganismo inattivato o attenuato;
  • acqua distillata sterile o soluzione fisiologica sterile;
  • adiuvanti come sali di alluminio (rendono duratura la risposta immunitaria);
  • stabilizzanti (albumina e gelatina)
  • antibiotici in dosi bassissime per evitare crescite batteriche nei preparati da somministrare.

Le quantità minime di queste sostanze contenute nei vaccini non sono tossiche. Rarissimamente possono causare reazioni allergiche (un caso ogni 2 milioni di somministrazioni) ed è questo il motivo per cui bisogna aspettare mezz’ora prima di lasciare la sede dove il vaccino viene effettuato.
Dal 2002 i vaccini in commercio non contengono mercurio.

 

I vaccini possono causare l’autismo.

FALSO.

Da tantissimi studi scientifici effettuati non è emerso alcun dato che stabilisca un nesso di causalità fra vaccini ed autismo. L’unico studio che riportava un legame causale fra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MPR) e l’autismo si è rivelato privo di metodologia scientifica e l’autore, il gastroenterologo Wakefield,  è stato radiato dall’Ordine dei Medici del Regno Unito.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che i dati disponibili non mostrano nessuna evidenza di una relazione fra vaccino MPR  e i disordini dello spettro autistico.

 

I vaccini non proteggono il 100% dei soggetti vaccinati.

VERO.

Proprio perché i vaccini non hanno un’efficacia del cento per cento è importante mantenere percentuali di coperture vaccinali della popolazione molto alte (sopra il 95%); in questo modo l’alto numero di soggetti immunizzati impedisce la trasmissione delle malattie infettive alle persone che non hanno risposto in modo efficace ai vaccini o che non hanno potuto essere vaccinate perché affetti da malattie particolari. Si tratta della cosiddetta “immunità di gregge”.

 

L’infezione naturale da morbillo è meno pericolosa della vaccinazione; infatti una volta i bambini sani venivano messi a contatto con quelli malati  di morbillo per far contrarre la malattia e non succedeva niente.

FALSO.

L’infezione naturale da morbillo provoca una encefalite in 1 su mille dei bambini infettati e provoca la morte di 2 su mille.

La vaccinazione può provocare una reazione allergica grave in un bambino su 1 milione di vaccinati che può essere comunque controllata con i farmaci di cui dispone il medico vaccinatore.

I vantaggi superano in modo eclatante i rischi.

L’Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella “top ten” dei paesi in cui si sono verificati più casi a livello mondiale nel  2017. Dall’inizio 2017 sono stati notificati oltre 5000 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 35% circa dei casi di infezione da morbillo ha riportato almeno una complicanza.

 

I lattanti di pochi mesi sono troppo piccoli per sopportare un numero così elevato di vaccini.

FALSO.

Il nostro sistema immunitario incontra fin dalla nascita moltissimi virus e batteri e produce anticorpi nei loro confronti. Dal punto di vista immunologico, i lattanti sarebbero teoricamente in grado di rispondere  ad un numero molto superiore di antigeni rispetto a quelli che vengono attualmente somministrati con i vaccini previsti dal calendario attuale.

 

Somministrare il vaccino antipertosse ale donne nel terzo trimestre di gravidanza protegge il neonato per alcuni mesi.

VERO.

La pertosse contratta nei primi mesi di vita è una malattia che espone il lattante a gravi rischi per la propria salute. Le madri che si vaccinano nell’ultimo trimestre di gravidanza passano i propri anticorpi al bimbo che sta per nascere. Questi anticorpi proteggono il bambino nei primi mesi di vita, in attesa che la protezione venga effettuata dalle vaccinazioni praticate al terzo mese.

 

Somministrare contemporaneamente diversi vaccini comporta una produzione di anticorpi inferiore a quella che si avrebbe se i vaccini venissero fatti uno alla volta. 

FALSO.

Numerosi studi hanno dimostrato che la produzione di anticorpi nei confronti delle singole malattie è uguale quando si somministrano più vaccini contemporaneamente e quando si somministra un vaccino alla volta.

 

Il livello degli anticorpi che vengono prodotti dopo le vaccinazioni tende a diminuire dopo alcuni anni.

VERO.

Dopo alcuni anni il livello degli anticorpi tende ad abbassarsi; questo fenomeno rende necessario effettuare vaccinazioni di richiamo. Il calendario attuale propone un richiamo fra il quinto e il sesto anno di vita uno fra il dodicesimo e il diciottesimo anno.


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